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Stoccaggi gas di emergenza, la Germania ci riprova

Nuova asta da 36 TWh. Intesa per l’uso dei depositi ungheresi da parte della Serbia. Intanto la gara per il Gnl lituano supera di 4 volte l’offerta e la Ue studia forniture da Israele (articolo di Quotidiano Energia)

Quotidiano Energia -  Trading Hub Europe (The) ha lanciato una nuova asta per il riempimento di emergenza degli stoccaggi gas tedeschi, all’indomani della conclusione della prima procedura di questo tipo chiusasi con un parziale successo (48 TWh sottoscritti su un volume richiesto di 59,6 TWh).

La società che gestisce l’area di mercato unica della Germania informa che l’asta per la cosiddetta “Strategic Storage-Based Options” (Ssbo) richiede questa volta 35,72 TWh, con le offerte che potranno essere presentate dal 30 maggio al 13 giugno.

Come la precedente, l’asta è il primo livello del sistema messo a punto da Berlino, che dopo la procedura di richiesta al mercato prevede un’asta speciale e quindi un terza livello costituito dall’acquisto diretto da parte di The di gas da immettere negli stoccaggi.

La Serbia è invece alla prese con un’insufficiente capacità di stoccaggio, costituita dal solo deposito da 450 milioni mc di Banatski Dvor peraltro controllato al 51% da Gazprom. Il ministro delle Finanze dei Belgrado, Siniša Mali, ha firmato di conseguenza ieri un accordo con il ministro degli Esteri e del Commercio ungherese, Peter Sijart, in base al quale la Serbia potrà stoccare gas nei depositi magiari.

In dettaglio, ha precisato Mali, “saremo in grado di prelevare 3 mln mc di gas al giorno il prossimo ottobre, 6 mln mc/giorno da novembre a febbraio e ancora 3 mln mc/giorno a marzo”.

La Serbia, che da Banatski Dvor può ritirare solo 5 mln mc/giorno contro un fabbisogno nel periodo invernale di 15 mln mc/giorno, potrà acquistare il gas da immagazzinare negli stoccaggi ungheresi sia da Budapest che da altri fornitori.

Nelle prossime ore è atteso un colloquio tra il presidente serbo Aleksander Vucic e l’omologo russo Vladimir Putin sulle forniture di gas al Paese balcanico, in vista della scadenza il 31 maggio dell’attuale contratto da 2 mld mc/anno a un prezzo di 270 $/1.000 mc.

Non ha problemi di questo tipo la Lituana, che grazie al terminale Gnl galleggiante da 4 mld mc/anno di Klaipėda è stato il primo Paese europeo a dichiararsi totalmente indipendente dal gas russo. Terminale cui si rivolgono adesso numerosi Paesi: ieri l’operatore Klaipėdos Nafta ha comunicato i risultati dell’asta per l’ultimo trimestre di quest’anno, che ha attirato richieste per 36,9 TWh, pari a 4 volte i 9,66 TWh offerti. La capacità di rigassificazione è stata perciò allocata, con un criterio di proporzionalità rispetto alle assegnazioni negli ultimi tre anni, a cinque compagnie di Lituania, Estonia e Polonia.

Dal 1° ottobre al 31 dicembre 2022 arriveranno a Klaipėda 10 metaniere da almeno 138.000 mc.

Proseguono intanto le grandi manovre europee per reperire forniture di gas alternative a quelle russe. Secondo un documento interno della Commissione citato oggi da “Bloomberg”, Bruxelles starebbe lavorando a un accordo per importare gas israeliano attraverso l’Egitto sotto forma di Gnl prodotto nei terminali di Idku e Damietta. Un eventuale accordo in questo senso, che dovrebbe comunque ricevere il via libera dei 27 Stati Ue, includerebbe anche collaborazioni nelle fonti rinnovabili e nell’idrogeno, come prevede la politica di partenariato avviata dalla Commissione.