Prima colazione, italiani promossi

Bene le famiglie con bambini, meno i giovani: il 18% la salta

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La prima colazione è oggi una buona abitudine a cui non rinunciano circa 9 italiani su 10. Ben l'88% la consuma infatti tutti i giorni (o quasi), un dato in aumento rispetto a 6 anni fa quando la sceglievano l'86%. Scende, quindi, il numero di chi la salta, passando dal 14% del 2013 al 12% del 2019. Molto bene le famiglie con figli under 14 - circa 4 milioni - dove tutti fanno colazione (98%), un dato in netto aumento rispetto a sei anni fa dove solo l'88% aveva questa buona abitudine. Sono alcuni dei dati emersi da una ricerca a cura dell'Osservatorio Doxa/UnionFood "Io Comincio Bene" presentata oggi a Milano, nel corso di un incontro organizzato da Unione Italiana Food, la più grande associazione in Europa che raggruppa aziende produttrici di beni alimentari. Dati positivi, è stato affermato, che mostrano come la maggior parte degli italiani abbia accolto ormai positivamente i messaggi che da anni lanciano gli esperti di nutrizione sull'importanza del primo pasto della giornata. E in questo contesto appare ancora più positivo che i genitori dimostrino una maggiore attenzione sul tema. Eppure, resta un problema per i giovanissimi: tra i 15 e i 24 anni il numero di chi la salta sale al 18%. Perché si rinuncia? La difficoltà a mangiare appena svegli (29%), la preferenza nel consumare qualcosa a metà mattina (25%) e la difficoltà a conciliare questo momento con la routine del mattino, perché ci si alza troppo tardi (16%) o per mancanza di tempo (15%).
    Non solo una buona abitudine, è stato precisato nel corso della presentazione dell'indagine, la prima colazione rappresenta anche un comparto d'eccellenza del made in Italy alimentare. Lo confermano anche i numeri: solo nel 2018 la produzione a valore dei prodotti usati anche per la prima colazione è stata di circa 13 miliardi e 854 milioni (escluso latte e yogurt). "Il mondo della prima colazione comprende categorie di prodotti molto diversi tra loro, eppure si può dire che un po' tutti mostrano un positivo stato di salute. Il valore complessivo della produzione di prodotti che vengono usati anche per la prima colazione ammonta a 13miliardi e oltre 850milioni di euro. Parliamo di un chiaro esempio del 'saper fare' delle aziende italiane", ha commenta Marco Lavazza, Presidente Unione Italiana Food.
   

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Prada, prima le persone, ogni donna ha il suo stile

Capi come archetipi, è chi li veste a dare la sua interpretazione

Lifestyle Moda
Chiudi Milan fashion week: Prada (ANSA) Milan fashion week: Prada

Lo stile prima della moda, le persone prima di ogni cosa: Miuccia Prada apre le sfilate milanesi con una dichiarazione chiara, che è un po' anche la sua risposta al dibattito che è nell'aria. "La sensazione del momento è che ci sia troppo di tutto, c'è questo invito a non produrre e a consumare meno ma - riflette Miuccia Prada - se non produci non lavori. Io ho cercato di fare meno, di pensare più allo stile e alle persone che alla moda. Infatti per la prima volta ho scelto singolarmente ogni insieme per ogni ragazza".

Il risultato è una collezione fatta di pezzi che sono come degli archetipi: il tailleur boucle', la giacca con le spalle segnate, il pantalone un po' a campana, il completo con la gonna di pelle, l'abito lungo dall'aria quasi romantica, la longuette ricamata, la camicia a polo a costine aderente. Sono quasi tutti capi (apparentemente) semplici, che vengono poi combinati con la libertà che fa la differenza tra la moda e lo stile: lo stesso completo cambia faccia se portato con il tacco da signora o con la stringata con la platform, così come l'abito abbinato con il sandalo basso e il cappellino a cloche oppure con la collana di conchiglie. Che dire di un passepartout come la polo a costine? Grigia con la gonna di garza dall'aria cruda ed è subito minimal, messa sotto la giacca blu e via in ufficio, con la longuette di pelle allacciata di sbieco ed è subito sera. Basta poi un tocco, come un ricamo di felci, per cambiare twist all'abito più semplice, per rendere prezioso un top di pelle tagliata come un scampolo, per ingentilire la gonna portata con il blazer quasi severo. E con un tocco d'oro lo stesso completo di pelle parla di persone diverse, come quelle libere di scegliere tra una longuette cammello e una camicia nera o un completo di velluto a costine. Tanti stili, tante donne diverse, come le ospiti della sfilata, da Nicole Kidman alla scrittrice Juman Malouf, moglie di Wes Anderson: insieme per la fondazione Prada hanno concepito il progetto espositivo "Il sarcofago di Spitzmaus e altri tesori", che apre il 19 settembre con un cocktail che è uno degli appuntamenti più attesi di questa fashion week.

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Yoga, 5 benefici beauty che (forse) non sai

Meno occhiaie, meno rughe, la pratica

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Chiudi Yoga, un toccasana beauty. foto iStock. (ANSA) Yoga, un toccasana beauty. foto iStock.

Lo yoga: anno dopo anno, cresce il numero di persone che si dedica a questa pratica che è un toccasana sotto ogni punto di vista. Anche beauty: i benefici mentali e fisici di questa disciplina si legano infatti al benessere del viso, influendo in maniera positiva sullo stato di salute della pelle. Abiby, talent scout di prodotti must have e novità nel mondo beauty, svela 5 segreti di bellezza legati a questa disciplina: meno occhiaie, pelle più luminosa, più elasticità e meno rughe.

Addio alle borse sotto gli occhi: lo yoga migliora la circolazione corporea e rallenta l’invecchiamento cellulare
Lo yoga è una disciplina che ha un grande impatto sull’intera circolazione corporea, sia quella sanguigna che quella del sistema linfatico. Immaginando il corpo come una grande rete autostradale, dopo ore seduti a una scrivania o dopo un’intera giornata in piedi l’intero sistema ha bisogno di far circolare il traffico in maniera regolare: lo yoga permette di farlo con movimenti lenti e mirati favorendo una buona circolazione sanguigna che rallenta l’invecchiamento cellulare, aiuta ad avere arti meno gonfi ed eliminare le borse sotto gli occhi.

Stop alle rughe: lo yoga aiuta a rilassare i muscoli, anche quelli del viso
Con lo yoga ogni muscolo è stimolato e riattivato. Più forza e resistenza, flessibilità ed elasticità: i primi risultati sono già visibili dopo poche settimane di pratica. Spesso quelli più rigidi e contratti sono quelli della schiena e del collo, che se sforzati possono causare forti mal di testa. Oppure quelli del viso, che invece possono anticipare la comparsa delle rughe.

Lo yoga previene e combatte le infiammazioni, inclusi sfoghi cutanei e acne
Alla base delle infiammazioni possono esserci cause molto diverse tra loro tra cui lo stress; lo yoga aiuta a combatterli sia dal punto di vista corporeo, con l’attivazione e il rilassamento dei muscoli e la stimolazione del sistema circolatorio, sia dal punto di vista mentale, grazie alla meditazione. Anche quelli causati dal sistema digerente possono essere limitati o addirittura eliminati: molte posizioni yoga favoriscono infatti la digestione e il movimento intestinale. Lato “beauty”, uno dei primi benefici è la riduzione e l’eliminazione degli sfoghi cutanei, brufoli in primis.

Lo yoga facilita il sonno ed elimina le occhiaie
Una buona nottata di sonno insieme a una buona idratazione aiutano a ridurre e a prevenire le occhiaie in modo naturale. A volte però è difficile godere di un buon riposo a causa delle giornate frenetiche che viviamo. Diverse posizioni yoga insegnano a governare corpo e mente, a quietare i pensieri e concentrarsi sul respiro e non sugli avvenimenti passati. Queste attività garantiscono un sonno più profondo e ristoratore che aiuta il corpo e la mente a rigenerarsi e ristabilire gli equilibri.

Lo yoga tiene a bada i pensieri negativi per una pelle luminosa
Lo yoga non coinvolge solo il corpo ma prima di tutto mette in moto la mente: è lei che pone i limiti, aiuta a mantenere le posizioni, regola ogni singolo movimento. Lo yoga è quindi un allenamento anche per il cervello e per lo spirito: aiuta a concentrarsi, migliorando la nostra capacità di trovare e mantenere un focus, permette di controllare ed eliminare i pensieri negativi. Così facendo, lascia più spazio alla positività, migliorando anche la flessibilità dei nostri pensieri oltre che quella dei nostri muscoli. Il risultato beauty? Una pelle luminosa e distesa che non conosce stress.

“La pratica dello yoga ha grandi benefici dal punto di vista beauty: insieme ad una routine di bellezza dedicata, aiuta a valorizzare il proprio corpo e soprattutto il proprio viso”, sottolinea Valentina Abramo, Brand Partnership Manager di Abiby che dedica allo yoga la beauty box di settembre ‘Feed your Soul’, con prodotti in grado di detergere e rigenerare in profondità, ideali per realizzare quotidianamente un delicato rituale beauty. In perfetto stile #YogaSkin, l’ultimo trend del 2019 che punta a rendere il proprio aspetto più rilassato e luminoso, proprio come dopo una lezione di yoga”.

 

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Living mountain, con sport o relax montagna da vivere sempre

Andare 'per erbi' o in mountain bike, il green d'autunno al Ciocco

Lifestyle Tempo Libero
Chiudi la Tenuta del Ciocco, nella Valle del Serchio, provincia di Lucca. Taverna dello Scoiattolo a 1000 mt (ANSA) la Tenuta del Ciocco, nella Valle del Serchio, provincia di Lucca. Taverna dello Scoiattolo a 1000 mt

​La voglia di verde - un mix vario e componibile a piacere di natura, sport, relax - è stato il trend più forte delle vacanze appena trascorse. Da qualche anno sta riguadagnando forti preferenze rispetto alla voglia di mare (detto in generale, poi ciascuno segue le proprie inclinazioni) e questo 2019 sembra essere stato un anno di svolta grazie anche ai temi green che dilagano ovunque. Ma mentre le vacanze al mare, perlomeno in Italia, sono finite o ridotte al weekend, la montagna - non necessariamente alta - ha vita più lunga e anche al di là della neve che si attende.

Si parla di living mountain per indicare una montagna da vivere e in vari modi tutto l'anno, un territorio da esplorare seguendo le stagioni, con un contatto con le comunità locali che dell'accoglienza fanno una missione non solo di business. Una montagna che diventa 'ricarica naturale', antidoto allo stress e per questo da qualche tempo in molte zone si studiano modi di accoglienza per viverla slow tutto l'anno declinando le esperienze sull'enogastronomia portante, sul benessere, sul fitness, sulla scoperta del luogo e sullo sport. Living mountain sono definiti i programmi che le località montane più aperte e accoglienti organizzano non solo l'estate ma tutto l'anno, in particolare in autunno che offre colori stupendi con il foliage e i profumi del bosco in cucina con la stagione dei funghi e delle castagne. Una montagna da vivere con scarponcini o pedali ai piedi, tra sentieri battuti o per una pedalata tra boschi e pascoli. Programmi di living mountain sono lungo l'arco alpino, come ad esempio a Madonna di Campiglio e nelle Dolomiti di Brenta. E nel centro Italia dove la grande tenuta naturalistica del Ciocco, 600 ettari in Garfagnana in provincia di Lucca è votata alla living mountain. Non ci sono vie ferrate come in alta quota ma lungo i sentieri si va per 'gli erbi' come una delle guide locali, Alessandra Fiori, chiama in generale le varie piante che incontra e racconta insegnando a riconoscere lungo il cammino aromatiche comuni come nepitella, finocchio selvatico, malva, melissa, sambuco. O con e-bike si esplora il territorio con vista sulla Valle del Serchio che stregò Giovanni Pascoli che di Castelvecchio fece il suo buen ritiro e luogo di scrittura oggi protetto gelosamente dal lascito testamentario della sorella Maria e per questo casa-museo dove il tempo si è fermato al 1912, data della scomparsa del poeta.

Nelle oltre 42 km di strade sterrate e non, oltre a numerosi percorsi ciclabili nel bosco, cinque diverse tipologie di strutture ricettive, incluso il resort di lusso Renaissance Tuscany parte della catena Marriott, quattro ristoranti, si trova un vero e proprio villaggio sportivo con la Pump Track coperta più grande d’Italia dove allenarsi con dossi e paraboliche da sperimentare poi in Mtb. Il Ciocco appartiene alla famiglia Marcucci da generazioni realizzato inizialmente ettaro dopo ettaro con le rimesse del fondatore Luigi, panettieri emigrato a Chicago e poi portato avanti dal figlio Guelfo lungimirante imprenditore che nel 1967 inaugurò qui il primo resort d'Italia, rivoluzionando il mercato delle
vacanze, con svago, sport e benessere in un’unica soluzione. E ora dai discendenti. Qui è nata, con Mariolina Marcucci, la prima tv musicale europea - Videomusic, correva l'anno 1984 e in questa tenuta hanno svolto il ritiro tante squadre di calcio, dalla Nazionale italiana a quella russa, dalla Fiorentina al Bologna. La bici, in particolare la moutain bike è di casa: dopo la finale del 14-15 settembre della Coppa Italia Giovanile Cross Country sono attesi il Campionato Europeo Trial (5-6 ottobre) e la Coppa del Mondo Trial(12-13 ottobre).​ Il Festival d'autunno il 22 settembre tra spettacoli di falconeria e voli in mongolfiera esalterà la bellezza di un territorio che tra borghi (come quello di Barga, nella lista arancione dei più belli d'Italia), chiese dell'anno 1000, fortificazioni, paesaggi, ponti medievali, meno di altri ha visto l’intervento dell’uomo e conservato un assetto antico.​

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Matrimoni 2020, dalle partecipazioni ai colori tutte le tendenze

Dalla fiera Tuttosposi i consigli della wedding planner Cira Lombardo

Lifestyle Design & Giardino
Chiudi lifestyle Tuttosposi (ANSA) lifestyle Tuttosposi

Matrimoni 2020 ecco le tendenze per il giorno del sì, secondo la wedding planner Cira Lombardo ospite della Fiera Tuttosposi (19-27 ottobre alla Mostra d'Oltremare di Napoli). In quattro incontri gratuiti nei weekend 19-20 e 26-27 ottobre, dalle 12.00 alle 13.30, consiglia su come organizzare le nozze che hanno sempre sognato. Ecco quanto ha ancipato ad Ansa Lifestyle sui Wedding Trends del 2020:

Partecipazioni. Gli sposi del prossimo anno si innamoreranno delle partecipazioni fatte a mano, sempre più richieste e apprezzate. Non parliamo di inviti “fai da te”, ma di vere e proprie opere d’arte in miniatura, realizzate da artisti esperti e personalizzate. Le più scelte del 2020 saranno quelle dipinte con pitture ad acquerello, semplici, chic e incredibilmente romantiche
Colori. Al corallo e al color pesca, protagonisti del 2019, si aggiungono nuove tonalità pastello, fresche e delicate, come il neo menta, un verde chiarissimo con una punta di azzurro, il pourist blu, una sorta di celeste polvere con una vena di grigio, e il malva, mix tra viola e rosa antico.
Temi. Natura e bosco incantato ispirati alla shakespeariana “Sogno di una notte di mezza estate” e con eco proveniente dagli stili più amati del 2019, il barocco e il boho chic. Tantissimi wedding day avranno come tema anche il semplice colore scelto come fil rouge dell’evento.
Effetti speciali. Matrimoni sempre più tecnologici, con spettacoli di luci laser, fuochi piromusicali e riprese video con drone a cui gli sposi non potranno rinunciare
Green Non dimentichiamo i matrimoni ecologici, la tendenza del momento per coppie che hanno a cuore la salvaguardia del pianeta: sempre più futuri sposi scelgono dettagli a impatto zero, come partecipazioni in carta riciclata, ricevimenti plastic free e come bomboniere, semi da piantare.

Moda sposa. La moda Sposa 2020 vira con decisione verso uno stile romantico e sognante. Questa tendenza non porrà l’attenzione solo su abiti ampi e principeschi, che pure saranno molto gettonati, ma anche su modelli più semplici e minimal, il cui stile sarà interpretato, però, sempre in chiave romantica. In generale, avranno grande successo tessuti nobili, capaci di mettere in risalto la femminilità e l’eleganza della sposa, insieme a dettagli di pizzo, tulle, ricami e pietre preziose. Infine, vera chicca della prossima stagione saranno gli abiti trasformabili e i completi pantalone con strascico a effetto, per spose originali e dalla forte personalità, desiderose di stupire.

 

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Moda Milano al via, si comincia con tuffo in piscina

Prada per la prima volta in apertura di fashion week. 58 sfilate in programma

Lifestyle Moda
Chiudi La tuffatrice Noemi Batki si tuffa durante la sfilata di Benetton Spring-Summer 2020 collection,  alla Milano Fashion Week (ANSA) La tuffatrice Noemi Batki si tuffa durante la sfilata di Benetton Spring-Summer 2020 collection, alla Milano Fashion Week

Prende il via con un tuffo in piscina, alla storica Cozzi, dove sfila (ma fuori dal calendario ufficiale) la collezione Benetton per lui e per lei disegnata da Jean Charles de Castelbajac, la settimana della moda donna dedicata alle proposte per la prossima estate. Se le sfilate vere e proprie iniziano il 18 settembre, ed entrano subito nel vivo con Prada, per la prima volta in apertura di fashion week, Milano già da giorni è nel vortice modaiolo, con presentazioni e aperture di negozi una via l'altra. Ha giocato d'anticipo Tommy Hilfiger che il 16 settembre, assieme al campione di Formula 1 Lewis Hamilton, ha presentato la collezione TommyXLewis autunno 2019 con una performance alla Società del Giardino. "L'architettura storica di Milano si è fusa con l'energia giovane e dinamica della città e ha davvero colto appieno lo spirito della mia collaborazione con Lewis" ha detto Tommy Hilfiger, mentre Hamilton ha spiegato che "questa stagione è incentrata sull'incontro tra due mondi distinti: il classico Dna sportivo americano di Tommy e il mio stile streetwear contemporaneo". Sempre il 16 Fred Perry ha organizzato un evento itinerante in battello sul Naviglio Grande per inaugurare il murales che prende vita grazie a un video in motion graphic che si può vedere inquadrando con lo smartphone il QR code presente sulla parete. Il 17, invece, l'inaugurazione del Fashion Hub con la presentazione della collezione tutta ecosostenibile di Gilberto Calzolari, vincitore del Franca Sozzani GCC Award for Best Emerging Designer. La proposta per la prossima estate, intitolata Dune, è un grido di allarme nei confronti della desertificazione del pianeta. Per donne nomadi e guerriere, abiti tribali in "tessuto di sughero" ma anche capi high-tech realizzati con l'upcycling di airbag scoppiati, nati grazie a una partnership con Volvo Car Italia.

Di sostenibilità parla anche Jean Charles de Castelbajac, mostrando il trench di carta creato per la nuova collezione Benetton, che è un viaggio tra i porti del Mediterraneo fatto di righe mariniere ma a tutto colore, gonne cartolina con tanti saluti da Saint Tropez, felpe e t-shirt con le stampe delle campagne firmate da Oliviero Toscani e abiti decorati con l'immagine di Braccio di Ferro o con piccoli maglioncini a righe applicati al posto delle tasche. Dal 18 settembre si comincia con la sfilata di N21, Alberta Ferretti, Jil Sander e Prada, di cui molto probabilmente sarà ospite il regista Wes Anderson, che apre la sua mostra "Il sarcofago di Spitzmaus e altri tesori" alla Fondazione Prada, per cui aveva già disegnato il Bar Luce. Attesi ospiti  per la chiusura della rassegna, il 22, giorno delle sfilate di Dolce e Gabbana e Gucci, ma anche dei Green Carpet Fashion Awards, gli Oscar della moda sostenibile in programma alla Scala.

Tra le 58 sfilate in programma in questi giorni, i debutti di Peter Pilotto, Boss, Simona Marziali-MRZ, vincitrice di Who's on Next 2018, DROMe e Shuting Qiu. Tra gli appuntamenti culturali, la mostra itinerante di Louis Vuitton 'Time capsule' a Palazzo Reale; tra gli eventi mondani tante inaugurazioni di boutique, da Msgm a Simonetta Ravizza; tra le presentazioni più insolite quella sul tram di Margherita Missoni, nuovo direttore creativo di M Missoni. La location più gettonata? I bagni misteriosi, scelti da Francesca Liberatore, Iceberg e Missoni. Torna in via Borgonuovo, invece, Giorgio Armani, che nel giorno della sfilata, sabato 21, presenterà 'La prima' borsa che ha disegnato, aprendo per la prima volta le porte della Fondazione che porta il suo nome.

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Stress da rientro, abituarsi gradualmente è la soluzione

Prima di affrontare la routine ritagliarsi piccoli momenti per sè

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Chiudi Esercizi di stretching nel parco foto iStock. (ANSA) Esercizi di stretching nel parco foto iStock.

Affaticamento, poca voglia di riprendere la solita routine: difficile rientrare nei canoni almeno per un primo periodo e se il bel tempo ancora ci fa nostalgia d'estate. Lo stress da rientro capita a tutti, chi più chi meno. Come sopravvivere a questa momentanea impasse? “Il rientro alla routine è un cambiamento forzato, se ci costringiamo a non sentirlo, creeremo una doppia forzatura che manderà in tilt il nostro sistema”, dichiara la Dottoressa Elena Badalamenti, Problem Solver, Coach e Formatore in collaborazione con Gillette Venus. “Il modo più efficace per mantenere uno stato ottimale, evitando la trappola del trascurare il proprio corpo e la propria mente, è abituarsi gradualmente al cambiamento.

Ecco una tecnica semplice di problem solving utilizzata dall’Executive Performance Coaching Lab adattata al momento del rientro, che rispetta soggettività e peculiarità di ognuno di noi:

- Porsi la seguente domanda: “Cosa faccio di diverso quando sono in uno stato di ottima forma rispetto a quando sono sotto pressione?”;
- Fare una lista dei comportamenti divisi in “sotto pressione” e “ottima forma”;
- Scegliere dalla lista delle cose che facciamo in stato ottimale solo le più piccole e metterle in atto la mattina prima di affrontare la routine quotidiana;
- Prima di affrontare le incombenze della giornata dedicarsi dei propri momenti di cura, come perdersi nel piacere della pagina di un libro, di una piccola passeggiata o di una doccia rilassante, ci farà partire con più energia e manterrà più a lungo i benefici dell’estate”.

Arginata la sindrome da rientro con questo stratagemma, non rimane che godere degli scampoli d’estate e degli ultimi fine settimana, sia in città che fuori porta, che ci permettono di respirare ancora un po’ di aria di vacanza. 

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Friends 25 anni dopo, a New York nei luoghi della serie cult

Tra il palazzo di Greenwich dove vivevano i ragazzi alla Grand Army Plaza della sigla

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Chiudi A New York, Greenwich, all’incrocio tra Bedford e Grove street il palazzo dei ragazzi di Friends (ANSA) A New York, Greenwich, all’incrocio tra Bedford e Grove street il palazzo dei ragazzi di Friends

A 25 anni dal debutto, Friends rimane una delle serie più amate della televisione, con milioni di fan nel mondo e una generazione, quella dei ragazzi più o meno grandi della metà degli anni '90, che è stata segnata da Friends, così come la precedente lo era stata da Happy Days. Ancora oggi è uno dei programmi più seguiti in televisione sulla sua rete originale,  un appuntamento costante nella syndication e nei servizi di streaming, dove continua ad essere un successo mondiale. In Italia è attualmente in onda tutti i giorni su Comedy Central - Canale 128 di Sky. Tra le serie favorite dalla critica e dal pubblico durante le sue 10 stagioni, Friends non solo ha vinto l'Emmy per la Migliore Serie Comica, ma si è anche aggiudicata gli Emmy Awards per le star della serie Jennifer Aniston e Lisa Kudrow. Della Warner Bros. Television, Friends segue le vite e gli amori di un gruppo affiatato di amici che vivono a New York City: i fratelli Ross (David Schwimmer) e Monica Geller (Courteney Cox), insieme agli amici Chandler Bing (Matthew Perry), Phoebe Buffay (Lisa Kudrow), Joey Tribbiani (Matt LeBlanc) e Rachel Green (Jennifer Aniston). Il mitico divano arancione dove i sei inseparabili amici sedevano per discussioni, amori, risate, confessioni e colpi di scena è in tour nel mondo, è stato al Lido di Venezia durante la Mostra del cinema, arriva a Roma il 21 e 22 settembre a Piazza Barberini.

La quasi totalità delle vicende narrate in Friends si svolge nelle vie di New York e in particolare a Manhattan. Ecco, suggeriti da Made, alcuni luoghi cult della serie per un itinerario indietro nel tempo. 

Tra i luoghi indimenticabili, il famoso palazzo dove vivevano i ragazzi, la tappa n.1 per i fan della serie tv. Sebbene gli interni fossero ricostruiti in set fotografici, non mancavano nella serie le inquadrature dell’esterno del loro palazzo, realmente in città! Più precisamente nel quartiere di Greenwich, all’incrocio tra Bedford e Grove street. A pochi passi dal palazzo, percorrendo Bedford street fino all’incrocio con Christopher street, si può trovare il piccolo teatro Lucille Lortel Theater in cui Joey si è esibisce nella terza stagione.

Altro luogo storico è il Central Perk, il bar dove i ragazzi si trovano tutti i giorni per parlare delle loro (dis)avventure. Il luogo non esiste davvero nella realtà ma è impossibile non citarlo. 

Washington Square è la zona in cui sono ambientate gran parte delle vicende di Ffriends: nella serie capita spessissimo di vedere scorci dei palazzi con le celebri scalinate antincendio e l’arco al centro di Washington Square Park è senz’altro una delle immagini più famose del programma.

Infine Grand Army Plaza: qui si concentrano un gran numero di palazzi facilmente ricollegabili alla serie: la Pulitzer Fountain, al centro della piazza, ha ispirato la famosa fontana della sigla di Friends e il Plaza Hotel è la location per la festa di fidanzamento di Monica e Chandler.

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A New York il primo hotel al mondo dedicato al lusso del sonno

Equinox Hotel a Hudson Yards, dal letto con vibrazioni alle app con i rituali tutto è per riposare

Lifestyle Lusso
Chiudi Equinox Hotel si trova in un grattacielo di 91 piani all'interno dell'Hudson Yards a New York (ANSA) Equinox Hotel si trova in un grattacielo di 91 piani all'interno dell'Hudson Yards a New York

Un albergo dedicato alla cura del sonno nella città che non dorme mai. A New York ha aperto Equinox Hotel, il primo hotel del sonno al mondo nonché il primo associato ad un brand del Fitness. Equinox Fitness è infatti un'azienda americana del luxury fitness che comprende tra gli altri SoulCycle, centro dedicato esclusivamente allo spinning frequentato anche dall'ex First Lady Michelle Obama. Equinox Hotel si trova in un grattacielo di 91 piani all'interno dell'Hudson Yards il nuovo polo residenziale, business e intrattenimento inaugurato sull'estremo versante occidentale della città, poco distante dal fiume Hudson. Ha 212 stanze, 48 delle quali sono suite e una penthouse. E' dotato inoltre di una palestra da oltre 5mila e 500 mq, due piscine, una interna e una esterna, una spa, due ristoranti, di cui uno riservato solo agli ospiti, un bar con terrazza all'aperto con una vista spettacolare e una dining room privata. Ma oltre all'aspetto 'wellness', la vera esperienza all'Equinox Hotel è appunto quella che può essere definita la cura del sonno. L'albergo è stato infatti concepito come un luogo dove il sonno non è negoziabile. Le stanze possono essere paragonate a delle camere del sonno con livelli precisi di temperatura, silenzio e oscurità. "La temperatura è mantenuta costantemente tra i 18 ed i 19 gradi - ha detto all'ANSA Claudia Dalla Torre, 25enne romana a capo del Entertainment and Diplomatic Sales - per incoraggiare il sonno ottimale. Le persiane a scomparsa garantiscono il buio totale e le finestre sono completamente insonorizzate". L'assenza di qualsiasi tipo di suono è un lusso senza prezzo a New York dove il rumore non da' tregua in qualsiasi momento della giornata. La cura del sonno parte anche dal letto. "Non ci sono molle o parti in metallo - continua Claudia -. Il materasso è fatto a mano in Grecia con fibre naturali che aiutano a prevenire il sudore notturno. Accanto al letto c'è un'area per sedersi perchè il letto deve essere riservato esclusivamente al sonno".

Tra le amenità, oltre alla vista sul Vessel, la nuova attrazione di New York situata al centro della pizza di Hudson Yards, un'app sulla tivù con dei rituali, come dei tutorial per svegliarsi e per addormentarsi. La doccia del bagno ha tre tipi diversi di gettito d'acqua e anche i prodotti per l'igiene personale sono diversi a seconda se usati al risveglio o prima di andare a dormire e recano l'etichetta Am (mattino) o Pm (pomeriggio). Oltre ad avere il lusso di un sonno indisturbato, gli ospiti dell'albergo potranno ulteriormente coccolarsi con una Spa che offre sauna ad infrarossi, una camera per la crioterapia, IV drip (terapia endovenosa, ndr), un delta wave table, ossia un letto con vibrazione che fa cadere in un sonno profondo. Trenta minuti sembrano come aver dormito tre ore. Ma visto che soprattutto alle nuove generazioni piace combinare travel and wellness, l'Equinox Hotel di New York sarà solo il primo di una lunga serie. "Nei prossimi undici anni - spiega Claudia - ne apriremo 33 negli Stati Uniti, il prossimo già dalla fine dell'anno prossimo a Seattle. Poi seguiranno Los Angeles, Houston, Chicago, Hawaii".
   

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Iconica, quando Torino era capitale della moda

Un percorso tra piccole sartorie e grandi atelier storici, con abiti e bozzetti

Lifestyle Moda
Chiudi Iconica (19-23 settembre, Torino) (ANSA) Iconica (19-23 settembre, Torino)

Abiti, bozzetti, immagini che raccontano la storia inedita che ha consacrato Torino capitale della moda. Una città che pullulava di piccole sartorie e grandi atelier: da Sanlorenzo alla Naide, sopra il caffè Platti, dove si poteva incontrare Marella Agnelli, alle sorelle Cappa in via Pietro Micca.  La racconta, dal 19 al 23 settembre Iconica, format nato con l'obiettivo di avvicinare il pubblico alle storie di personaggi diventati icone del nostro tempo: dalla moda all'arte, dalla letteratura alla musica, dal cinema al design.  Il tema della seconda edizione è 'Atelier. Torino artefice dell'eleganza'. La mostra, a ingresso gratuito, si svolge in otto sale di Palazzo Chiablese che hanno ospitato Paolina Bonaparte e la regina Margherita di Savoia: 32 manichini con abiti iconici, ma anche un importante nucleo - mai esposto prima - di schizzi originali di cappelli della modista Pina Cerrato.

La moda italiana è nata a Torino. Il 31 marzo 1911 nel centro città per la prima volta una donna torinese indossò un paio di pantaloni femminili. Si trattava di calzoni modello ‘jupes-culottes’ lanciati dal sarto parigino Paul Poiret all’Esposizione Internazionale dell’Industria e Lavoro che si teneva nel capoluogo piemontese in quei giorni. Per sfuggire al clamore che la vista di tale ‘sfacciata’ mise provocò nel pubblico a passeggio in piazza Carlo Felice, la signora dovette rifugiarsi in una profumeria e uscire dal retro diverse ore dopo.
Con l’Expo del 1911 e il lussuoso Padiglione dedicato alla Moda si parlò per la prima volta della nascita della “Sartoria Italiana” e Torino si consacrò polo di riferimento al pari della vicina Parigi.
Nel 1935 in città si aprì la sede dell’Ente Nazionale della Moda e, nel novembre del 1950, nacque il Samia, il primo salone della moda italiana. Era una manifestazione unica in Italia che riscosse un grande successo fino alla sua chiusura nel 1977. Per quasi tutto il XX secolo Torino è stata capitale indiscussa della moda, seconda solo a Parigi. La forza del settore torinese risiedeva, prima che nell’originalità, nell’abilità sartoriale, un’eccellenza artigiana che poteva vantare una grande e ricca clientela in tutto il mondo.
Occorre arrivare all’inizio degli anni ’60 perché il GFT (Gruppo Finanziario Tessile) di Torino trasformi la produzione della moda da sartoriale a industriale dando vita a una delle prime distribuzioni del prêt-à-porter delle grandi case di moda. Per circa vent’anni l’azienda torinese fu il principale polo produttivo e distributivo della moda italiana e non solo lavorando per Valentino, Armani, Dior, Ungaro e molti altri marchi prestigiosi. Con molteplici società, stabilimenti anche all’estero e un gran numero di marchi propri come Marus, Facis e Cori l’azienda rappresentò un esempio di industria fiorente completamente torinese. Furono invece gli anni ’90 a segnare il passaggio del testimone da Torino capitale della moda a Milano, con la nascita della sua famosa Fashion Week e l’imporsi di nuovi brand nel panorama internazionale.

Torino pullulava di piccole sartorie e grandi atelier che, dai primi del ‘900 agli anni ’80 e oltre, si avvicendavano, affiancavano e spartivano equamente un raffinato pubblico di fedeli clienti.
L’atelier Vacchetta in via XX Settembre, ‘Trinelli’ in piazza Castello sopra Baratti & Milano, la ‘Naide’, con la sua chicchissima direttrice Madame Biagine, al piano nobile sopra il caffè Platti, dove si poteva incontrare Marella Agnelli. Le storiche ‘sorelle Noussan’ in via Arcivescovado 1, le ‘sorelle Cappa’ in via Pietro Micca, la ‘Longo’ dietro via Cernaia e ‘Maria Cristina’ in via Roma. E ancora, l’atelier ‘Solaro’ in piazza San Carlo sopra il Caffè Torino, a fianco la maison ‘Favro’, famosa, oltre che per i sui capi, per gli arredi che sembrava non avessero nulla da invidiare a una reggia. In corso Vittorio Emanuele si susseguivano gli atelier di ‘Sanlorenzo’ al numero 68 già dal 1945, di ‘Emi Badolato’ al 76, a fianco, al numero 74, sotto la pellicceria Tonio, riconosciuta come una delle migliori al mondo, si faceva largo un giovane Roccuzzo che avrebbe dominato gli anni ‘80. Queste sono solo alcune delle tantissime sartorie di cui non si incrocia che qualche abito e il racconto di chi è rimasto testimone di quell’epoca.


   

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Echi vittoriani nell'animo street di Burberry

Terza stagione per Riccardo Tisci: "ho studiato l'archivio storico del brand, ora sono pronto a innovare"

Lifestyle Moda
Chiudi Britain London Fashion S/S 2020 Burberry (ANSA) Britain London Fashion S/S 2020 Burberry

La sfilata di Burberry, il marchio made in Britain per eccellenza, è tra le più attese della London Fashion Week. Nella terza giornata di collezioni ha allontanato per qualche ora le preoccupazioni per lo scenario di una possibile Brexit no deal, di un taglio netto dall'Ue potenzialmente devastante anche per l'industria della moda. L'ex premiere dame Carla Bruni, l'attrice Isabelle Huppert e il gotha della moda internazionale si sono sono schierate nelle prime file col solito parterre d'eccezione, da Anna Wintour ad Edward Enninful, passando per Anna Dello Russo e Suzy Menkes. La location è stato il Troubadour Theatre a White City: una grande tenso-struttura accanto al quartier generale della Bbc. Tutto è iniziato con un parallelepipedo di specchi levatosi a far apparire il palco. Ed ecco incedere in pedana le supermodel Irina Shayk, Kendall Jenner (in versione bionda), le sorelle Gigi e Bella Hadid, Vittoria Ceretti, Fran Summers, Freja Beha. La prima parte del défilé è dedicata all'heritage del brand, con completi sartoriali sia per lei sia per lui, aggiornati dall'utilizzo di materiali anche non tradizionali; e trench che incorporano pattern e scampoli di foulard. La sera brilla di cristalli Swarovski, che punteggiano anche vestiti gessati, gonfiandosi di piume su abiti sinuosi da sirena. La seconda parte dello show firmato dallo stilista tarantino ha invece un animo street: maxi loghi, stampe animalier e tie-dye, parka e gonne mini sul davanti ed extra long sul retro.
Lo stesso espediente applicato ai pantaloni, alla caviglia sul retro e appena sotto l'inguine di fronte, in un'esplosione di righe, quadratini e check, divenuti ormai sinonimi del brand.
Una bella prova per Riccardo Tisci, giunto ormai alla terza stagione al timone creativo di Burberry, dove ormai sembra avere trovato la sua strada, con una collezione denominata Evolution, a voler significare l'ambizione di guardare al futuro senza dimenticare le radici e i codici estetici lasciati in eredità dal fondatore Thomas Burberry: un figlio dell'era Vittoriana.
"Il mio primo anno con Burberry - ha spiegato lo stesso Tisci a conclusione dell'evento, senza nascondere la sua soddisfazione - è stato segnato dallo sforzo di comprendere e raffinare una nuova codificazione della maison. Ora, con queste fondamenta, mi sento pronto per iniziare una vera esplorazione al cuore di un marchio incredibile". Un marchio che il direttore creativo italiano succeduto all'inglesissimo Christopher Bailey ha voluto approfondire scandagliando pure "l'archivio" storico, come ha evidenziato, "per scoprire la bellissima storia delle origini del suo passato": la storia di "un giovane pioniere e self-made man di nome Thomas Burberry che costruì l'azienda durante l'era Vittoriana, un tempo di cambiamenti e progressi per la Gran Bretagna che mi ha sempre affascinato". "Un innovatore accorto", nella parole di Tisci, "ma anche un romantico e un sognatore" capace di scegliere l'unicorno, e non il cavallo dello stemma di famiglia, quale simbolo duraturo della sua creatura. 

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Fair Play is wow, capsule collection La Martina - Veepee

Nella lounge dello store a Milano, il negozio esperienziale del futuro

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La Martina, il brand argentino con la vocazione per il polo e presente oggi anche nel segmento lifestyle, e Veepee, pioniere delle vendite evento online, hanno lanciato una capsule collection legata al tema del Fair Play, filo conduttore dell’intera collaborazione che ha ispirato la limited edition e che comunica i valori di rispetto e integrità che accomunano le due aziende.
Fair Play is Wow, la collezione disegnata da La Martina per Veepee, è composta da T-shirt e Polo, con cinque capi tre per l’uomo e due per la donna, in vendita in negozio o on line sul sito.

Forte del proprio Dna di pioniere delle vendite-evento online, Veepee ha reinterpretato la propria vocazione di piattaforma ‘always on’ insieme con La Martina per offrire un’esperienza all’interno dell’Experience Lounge. Pensata come negozio ibrido e connesso, la lounge offre la possibilità di acquistare, senza interruzioni, tra online e offline, ma può anche di trasformarsi in un hub di eventi e attività fino al 10 ottobre nello store di Corso Venezia a Milano.
 “È la prima volta che una capsule collection diventa protagonista di una nostra flash-sale”, ha dichiarato Fabio Bonfà, Regional Manager Southern Europe and Latam di Veepee “e siamo orgogliosi di poter condividere questo progetto con La Martina. Tramite l’Experience Lounge i visitatori avranno la possibilità di accedere al negozio del futuro e potranno conoscere una nuova modalità di shopping. Veepee è da sempre all’avanguardia e pioniere nell’innovazione, ponendo la customer experience al centro. La multi-canalità si inserisce nella nostra strategia e ci permette di offrire ai nostri utenti un’esperienza unica”.  La Martina Experience Lounge nasce con l’obiettivo di mettere il consumatore al centro di un’esperienza unica, da vivere in store a 360°. Puntiamo a realizzare uno spazio fisico in cui sia forte la contaminazione con altri brand affini a La Martina, nell’ottica di riuscire a sviluppare un format di 'experience store' da replicare”, afferma Enrico Roselli – CEO de La Martina.

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Bijoux, recupero di materiali e sostenibilità, futuro è creativo

Esperti, ancora alto l'impatto del fashion sull'ambiente

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Sostenibilità ambientale e recupero di materiali nell'ottica di una economia circolare sono i concetti sui quali si muove il settore del fashion che produce accessori e bijoux. E gli esempi non mancano nelle collezioni di oltre 600 marchi viste alla prima, nuova, edizione di HoMi Fashion&Jewels, il salone internazionale dedicato a bijoux accessori moda e gioielli a Fiera Milano di Rho. A Sperimenta, la sezione dove trovano spazio realtà di nicchia, agili e smart, si sono viste collane nate dal riciclo delle linguette delle lattine (dalaLeo), una collezione di accessori uomo (Cycled Project) ottenuta trasformando l'unica parte inquinante della bicicletta, il copertone, o camere d'aria usate per pezzi unici di gioielli ispirati al mondo della natura (Maria Gualtieri).
    Gli stilisti di Lalla's che sotto all'hashtag #noplasticfuture rinunciano totalmente a questo materiale a favore di vetro di Murano, cuoio e legno, mentre, al contrario, UgualiMai utilizza bottiglie di plastica e sacchi della spazzatura per borse e gioielli. Ma ci sono anche altri interessanti esperimenti, come i gioielli di avorio vegetale (Kori Jewels). Restano ancora ovviamente nelle collezioni di gioielli l'oro e i diamanti ma UrOburo assicura che si tratta di oro e diamanti 'sostenibili'.
    Rivoluzionare il Fashion secondo un paradigma ecologico è comunque un obiettivo dal quale non si può prescindere. Perché la moda, come spiegano gli esperti intervenuti al talk organizzato per HoMi da A.I. Aritisanal Intelligence è il secondo settore, dopo il petrolio, ad impattare maggiormente sull'ambiente tenuto conto anche del fatto che l'80% dei tessuti utilizzati per vestirsi in tutto il mondo sono sintetici. Tra gli intervenuti all'incontro anche Bav Tailor, tra le prime designer ad utilizzare materiali alternativi come la pelle di pesce riciclata.
   

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La corsa di Beep Beep e Willy il Coyote lunga 70 anni

Tra i personaggi più popolari dei cartoni animati

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Chiudi La corsa di Beep Beep e Willy il Coyote lunga 70 anni (ANSA) La corsa di Beep Beep e Willy il Coyote lunga 70 anni

Anche se è un cacciatore che non dà tregua alla sua preda, la sfortuna che lo accompagna e i danni che subisce nel suo maniacale inseguimento ne fanno uno dei personaggi più simpatici dei cartoni animati di tutti i tempi. E' Willy il Coyote, che da 70 anni dà la caccia a Beep Beep.

Entrambi nati il 16 settembre del 1949 dalla matita di Chuck Jones, che disegnò il coyote e il velocissimo pennuto per la Warner Bros, appaiono insieme per la prima volta in un episodio dal titolo Fast and Furry-ous (Lavato e stirato). La trama sarà la stessa per ogni episodio della lunga serie fatta di 45 corti e un cortometraggio, e sempre lo spettatore si ritroverà a fare il tifo per lo sfortunato coyote. Il suo acerrimo nemico è Road Runner, che molti hanno sempre pensato uno struzzo, un nandù, tanto che nei vecchi doppiaggi italiani e fumetti veniva chiamato Beep-beep lo struzzo corridore.

In realtà è ispirato ad un uccello dei deserti americani e appartenente alla famiglia dei cuculidi, comunemente chiamato Roadrunner (corridore della strada). Preda agognata da Willy il Coyote, Beep Beep si muove velocissimo e nonostante gli innumerevoli e sempre più ingegnosi tentativi di cattura da parte del coyote, riesce puntualmente a sfuggirgli, in modo anche irridente. Le sfide fra i due protagonisti si risolvono, quindi, sempre a favore dell'astuto pennuto dai colori sgargianti, e puntualmente il coyote cade vittima del suo stesso ingegno, finendo per subire incidenti seri a cui sopravvive solo semplicemente perché è un cartone animato. Ubicate nelle gole della Monument Valley le trappole inventate da Willy Coyote per catturare Beep Beep, prevedono spesso strani arnesi tecnologici, regolarmente difettosi o d'uso impossibile, forniti dalla ACME Inc., azienda fittizia ideata dallo stesso Chuck Jones, che oltre a Willy Coyote fornisce le attrezzature anche tutti gli altri personaggi dei Looney Tunes. E' facile pensare che anche il loro creatore tenesse più al povero coyote che all'inarrivabile struzzo se è vero che in fase di definizione del personaggio, prima del debutto in Fast and Furry-ous, lo sfortunato veniva indicato come 'Don Coyote' in riferimento a Don Quixote, omaggio a Don Chisciotte di Cervantes.

Le modalità di espressione dei due personaggi sono estremamente semplici: il Road Runner emette solo il suono "bii-bip", mentre il coyote si esprime con cartelli estemporanei. Una curiosità legata ai due personaggi è la storia, raccontata da Chuck Jones, di come decise di diventare disegnatore. Nella sua autobiografia Jones attribuisce la sua vena artistica agli insuccessi professionali di suo padre. Uomo d'affari nella California degli anni '20, il padre del disegnatore iniziava ogni nuova impresa commerciale con l'acquisto di materiale di cancelleria e matite nuove con su impresso il nome della società che voleva lanciare. Quando il business, inevitabilmente falliva, il padre portava a casa enormi pile di cancelleria e matite che distribuiva ai suoi figli, imponendo loro di utilizzare tutto il materiale il più velocemente possibile. Armati di una scorta infinita di carta e matite, i bambini disegnavano costantemente. E' per questo, secondo Jones, che lui e molti dei suoi fratelli intrapresero poi carriere artistiche. 

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Essenze di legni, profumi di foreste, le fragranze della Greta Generation

Amore per l'ambiente è anche trend profumeria artistica

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Chiudi Pitti Fragranze trend legni (ANSA) Pitti Fragranze trend legni

Profumano di legni e foreste le nuove fragranze e hanno un’aspetto rock e decisamente cittadino. La profumeria artistica, settore che complessivamente vale in Europa 1.3 miliardi di euro (prezzo al consumo) prende una piega decisamente green con essenze legnose e produzioni sostenibili strizzando l'occhio alla Greta Generation e ai Millannials.

Le semplici e classiche boccette di profumo lasciano il posto ad essenze in bombolette spray da street art, flaconi ricoperti di serigrafie punk, messaggi di libertà, rispetto e peace and love, simboli moderni e amore per l'ambiente. Dopo anni di odori cipriati, fioriti o dolci ed orientali ecco la svolta. Profumano di foreste, sanno di legni di sandalo, cedro, patchouli e vetiver, coltivati in modo sostenibile e con filiera certificata. Il legni sono il tema portante della fiera internazionale della profumeria artistica, Pitti Fragranze 2019 alla stazione Leopolda di Firenze.

I profumi si adeguano ai bisogni della Greta Generation e dei Millannials che hanno attenzione e rispetto della natura. Dopo lo spaventoso incendio della foresta amazzonica, mentre Thomas Brail vive arrampicato su un platano nel centro di Parigi per protestare contro i continui abbattimenti di alberi cittadini e nello stadio da calcio della cittadina di Klagenfurt, in Austria, sono stati piantati circa 300 alberi dall’artista Klaus Littmann, a Firenze i nasi, creativi ed imprenditori hanno discusso di ambiente, profumi di foreste e metodi per ricavare essenze senza incidere sull'ecosistema.

Ha spiegato Veronique Nyberg, creatrice di fragranze per Mane Emea, colosso mondiale nella produzione di materie prime per i principali marchi di profumeria che detiene un brevetto mondiale di estrazione delle fragranze (Jungle Essence, ad anidride carbonica) che permette di ricavare essenze laddove i metodi tradizionali con solventi non riescono, come nel caso della frutta. “Assistiamo ad un forte revival di essenze da legni di cedro, sandalo, patchouli, vetiver, insieme a legni cosiddetti moderni perché ricavati da più essenze. Sono materie prime antichissime, anche con 4.000 anni di storia, hanno proprietà preziose e mistiche, sono molto conosciute nel campo della profumeria e fra le più costose. Si coltivano in modo sostenibile grazie ad accordi siglati con produttori locali nel continente asiatico, in Marocco, Cina ma sono anche riprodotte nei laboratori senza incidere sull'ambiente”.
Fra le novità in chiave Greta Generation (o generazione Z) e Millennials si segnalano da Firenze i profumi legnosi no gender, il ritorno delle acque di colonia (ancora per i giovani no genere), le candele e i profumi pop-rock (Coreterno) ideati da Michelangelo Brancato, romano emigrato a New York da molti anni dove inventa profumi dall’aria decisamente punk (le sue candele serigrafate con immagini del Seicento, messaggi di libertà e simboli moderni nascosti fra i disegni vanno a ruba negli States). Inoltre le bombolette di essenze spray in stile street art e graffiti ispirate alle fermate del metrò milanese dell’italiana Step A Board; i profumi del naso africano Catherine Omai che ora vive in Inghilterra e porta le sue essenze per la prima volta in Italia (rigorosamente prodotte in Africa con legni coltivati localmente e con flaconi avvolti nei tessuti tipici ‘aso oke’ fabbricati artigianalmente nei villaggi). Artigianali e sostenibili anche i nuovi profumi al vino bianco e rosso (Aqua Dos Acores), prodotti sulle isole Azzorre dai vigneti coltivati da una famiglia di produttori di vino italiani, emigrati in Portogallo dal 2008.

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Colori natura, tutte le sfumature di verde e terra per arredare le pareti di casa

Da Maison & Objet di Parigi le tendenze palette. Armonie calde e fredde

Lifestyle Design & Giardino
Chiudi Copyright © 2019 Londonart. (ANSA) Copyright © 2019 Londonart.

Colori per arredare, le nuove tendenze prevedono un uso molto più giocoso del colore, con combinazioni di tonalità a contrasto o in armonia fra loro e un declino delle pareti monocromatiche.  In primo luogo, i colori opachi e i colori terrosi, manifestazioni di una rinnovata affermazione del nostro desiderio di natura, rimangono di tendenza.

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Dal 1995 Maison & Objet di Parigi è il punto d’incontro internazionale per i professionisti del design, dell'arredamento e del lifestyle. Due volte l’anno, a gennaio e a settembre, la kermesse riunisce oltre 3.000 espositori e quasi 90.000 visitatori. Dagli editor di Houzz ecco i trend colore per il 2020.

Armonie calde: rosso sangue, arancione e senape
Queste sono sicuramente le nuove nuance di quest’anno. Mescolanze di colori caldi e vivi – bordeaux, rosso vino, rosso sangue, arancio bruciato, senape e marrone dorato – creano atmosfere energiche e perfette per riscaldare i nostri interni.

Armonie fresche: cachi, lime e verde mandorla

Tra gli schemi colore più interessanti, è impossibile non citare questa combinazione di sfumature di verde. Il verde abete, grande colore del 2019, appare ancora qua e là, mentre il nuovo verde si tinge di un pizzico di giallo e tende verso un verde oliva-cachi più caldo. Visti anche molto verderame, lime e verde mandorla – che sono sopravvissuti all’era scandinava. Un rimando alla natura è sempre il benvenuto nei nostri interni.

Armonie dolci: beige, tortora, greige, miele e fulvo chiaro
Questi colori sono dei classici senza tempo piuttosto che delle novità. Ma non c’è modo migliore di ravvivarli combinandoli insieme: il tortora (e tutto lo spettro fino al marrone) ha fatto un grande ritorno, accompagnato da giallo senape, fulvo e terra di Siena. 

 
Contrasti primaverili: verde cachi, lime, rosa, arancione e terra di Siena

Cosa abbinare al cachi o al verde oliva? Per dare un tocco in più a queste tonalità rilassanti, niente batte un rosa cipria, un color pesca, un corallo o un giallo senape: nuance contrastanti che aggiungono calore senza prevaricare gli altri, come dei bei fiori in un prato. Queste combinazioni creano un’atmosfera ispirata alla natura ed evocano l’allegria della primavera. Coppia Colore di Primavera: Verde e Rosa

Contrasti classici e chic: bordeaux, blu-verde, antracite e beige
Il contrasto verde-bordeaux deve essere trattato con cautela: si può scivolare facilmente in una combinazione di colori natalizi, ma uno stratagemma per dargli un’aria diversa ed elegante è l’abbinamento con il verde oliva, il lime, il blu pavone, l’antracite o il beige.

Contrasti delicati: blu, arancione e rosa
Tra le sfumature di blu, abbiamo visto tanto blu pavone, blu Klein e denim. Il blu negli ultimi anni è stato un grande protagonista, ma ora sembra essere in netto declino. In questa edizione della fiera il blu è stato sfumato con tocchi di rosa, terra di Siena e fulvo – che restituiscono un contrasto meno aggressivo rispetto all’arancione. 

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Case arredate come scenografie, nuovo trend lusso

Designer e artisti vs architetti, spazi come quinte per ambienti che emozionano

Lifestyle Lusso
Chiudi Armadi scultura ed effetti scenografici di Francesca Montinaro (ANSA) Armadi scultura ed effetti scenografici di Francesca Montinaro

Le case di lusso fanno spazio alle emozioni trasformandosi in scenografie che si ispirano al teatro, al cinema e alla televisione. Dopo anni di minimalismo freddo e austero, penthouse e ville diventano palcoscenici, anche dotati di quinte, in grado di esaltare la personalità di chi le abita. Il nuovo trend prende piede a Londra ma ha anche radici italiane dove artisti e scenografi entrano nelle case dei più facoltosi per renderle magiche. Punta alle emozioni trasmesse da luoghi scenografici Lee Broom, interior designer amatissimo nel Regno Unito. Non è affatto un architetto, ha un curriculum di studi teatrali alle spalle e The Guardian lo ha definito il Marc Jacobs dell’arredamento. E’ suo il lampadario Kaleidoscopica, un’installazione magica che crea impressioni caleidoscopiche, immagini e illusioni ottiche che viene esposto a Londra in occasione del London Design Festival. “Si può ricostruire l’identità dei proprietari realizzando una atmosfera emotiva nelle loro case e ciò è possibile se si parte dall’arte e dalle emozioni, non da misure e calcoli per fare entrare i mobili. Studio la personalità dei proprietari, cosa amano fare, i loro interessi, i gusti artistici, le passioni, le abitudini casalinghe prima di fare progetti per loro, - spiega Francesca Montinaro, artista multidisciplinare, designer e scenografa che ha firmato le scene di molte trasmissioni televisive e talkshow di successo, come l'ultimo Festival di Sanremo. - Progetto e disegno spazi emozionali. In televisione creo le scenografie in base a chi deve vivere quel luogo e alla sua personalità, come i tavoli che ho realizzato per le trasmissioni di Daria Bignardi o di Riccardo Formigli. Lo stesso vale per le case. Spazi, luci, colori e mobili tutto si coniuga intorno ai proprietari e a come loro vogliono mostrarsi ai loro ospiti”. Fra i progetti realizzati dall'artista italiana per arredare le case di lusso sparse per la penisola ci sono gli armadi scultura da ammirare chiusi ma che, una volta aperti, svelano tutto ciò che serve per cene di rappresentanza e feste con moltissimi invitati (da interi servizi di stoviglie, alle collezioni di bicchieri per i cocktails, dai vassoi fuori misura alle tovaglie e le carte da gioco). Oppure tavoli scenografici, laccati, profilati, abbaglianti e sagomati, che trasformano le sale da pranzo in ambienti magici e linee di luci che corrono nei contro soffitti legando le stanze fra loro componendo disegni. E ancora ante a scomparsa e senza binari che aprono, chiudono, allargano o restringono porzioni di casa come fossero quinte teatrali. Gli ambienti si fanno perciò sorprendenti per sottolineare sentimenti e momenti di vita. Recente il progetto di un vero e proprio tempio realizzato da Montinaro per le nozze all’aperto di una facoltosa famiglia indiana, svolte nel Salento. “La famiglia voleva che gli ospiti non si distraessero dalla funzione religiosa e che fossero coinvolti a livello emozionale. Ho perciò progettato un vero tempio per la funzione che ha accolto duecento persone, con una scenografia da sogno piena di colori. Ho ricreato un giardino all’italiana fatto di un labirinto di siepi di stoffa interamente realizzate con tessuti plissé nelle diverse tonalità del verde, posate su un prato. Il soffitto era uno specchio dorato da cui scendevano rami di orchidee. Nessuno poteva distrarsi dalla cerimonia in quel luogo magico”

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Fragranze, profumeria artistica in crescita (+10,4%)

Fatturato da 700 milioni di euro

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Chiudi Officina Profumo-Farmaceutica Santa Maria Novella (ANSA) Officina Profumo-Farmaceutica Santa Maria Novella

La profumeria artistica e di ricerca in Europa è un segmento in crescita, secondo i dati raccolti da Marco Ricchetti di Hermes Lab e illustrati oggi a Pitti Fragranze, analizzando 250 imprese europee del settore. Il fatturato nel 2018 ha sfiorato i 700 milioni di euro, in crescita del 10,4% rispetto all'anno precedente. A realizzarlo questo fatturato è un numero ristretto di grandi gruppi, le cosiddette 'big corporations', aziende dal fatturato compreso tra 10 e 100 milioni di euro che, insieme, producono il 62% del fatturato complessivo del settore.
    La crescita del settore in Europa è dovuta alla forte crescita di queste 'big corporations', con fatturato in aumento del +14,7%, accompagnata da una discreta crescita delle imprese con meno di 10 milioni di euro: rispettivamente +3,2% per le medie (1-10 milioni) e +4,3% per le micro (meno di 1 milione).
    Inoltre nel 2018 sia il settore dello skincare che i profumi d'ambiente hanno visto una crescita a tassi non differenti da quelli delle medie aziende della profumeria artistica. Quali sono quindi - secondo lo studio - i punti di forza delle profumerie indipendenti rispetto alle catene e i department stores? La specializzazione in marchi con una forte identità e personalità e l'intensità delle relazioni personali con i clienti.
   

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Skincare haute couture, super creme bio botaniche con oli, frutti e miele

Sieri e creme speciali, le novità performanti

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Una sorta di haute couture del settore beauty, un'offerta di oli, sieri e creme per una pelle perfetta. E' il settore dello skincare, ovvero la cura della pelle, uno dei comparti in maggior crescita all'interno del mercato beauty. A Fragranze, il salone organizzato da Pitti immagine a Firenze, c'è un focus su questi prodotti di cosmetica altamente performante e innovativa, con una selezione di brand fatta da Muse&Heroine, innovativa agenzia fondata da Janine Knizia.
    Tra questi c'è il brand Ipsum che usa miscele organiche delicatamente bilanciate di oli vegetali ricchi di sostanze nutritive prodotte nell'entroterra verde di Byron Bay, Australia. O ancora altra particolarità è il Boundless solid oil di 8 faces, un olio speciale realizzato con Amla Berry, un super frutto ricco di vitamina C con il più alto valore antiossidante.
    Poi ecco i bio-botanicals di Julisis, le cui formule alchemiche utilizzano essenze floreali e cellule staminali botaniche, combinate con oro liquido, argento ed essenze di pietre preziose. Il Plum Beauty Oil di Le Prunier invece aiuta a ripristinare, riempire e riequilibrare la pelle: ha una miscela brevettata di varietà di prugne che è un'eccellente fonte di antiossidanti, polifenoli, acidi grassi e vitamine. Nuove le maschere di Activist, un'azienda di miele Manuka, preziosa risorsa della Nuova Zelanda, il cui obiettivo è quello di costruire un business sostenibile mentre si celebra il mestiere dell'apicoltura. invece le maschere di Radice Apothecary si affidano alle antiche ricette e ingredienti italiani, come il rosmarino, la salvia, la lavanda toscana, l'elicriso italicum, il ginepro, il timo e l'erba di San Giovanni. Infine i trattamenti premium di Henua, formulati con principi attivi nordici come la linfa di betulla, che ottengono la loro forza dalle bacche e gli estratti vegetali.
   

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Al via la London Fashion Week, all'ombra della Brexit

L'industria della moda teme danni per 800 milioni di sterline

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La Fashion Week di Londra si è aperta all'insegna dei timori per la Brexit. Anche l'industria britannica della moda è preoccupata per una possibile uscita hard dall'Ue, una "Brexit no deal", e ha sfruttato l'inaugurazione  per far sentire forte la sua voce. Nel corso della cerimonia di apertura, di quella che potrebbe essere l'ultima edizione prima del divorzio ufficiale da Bruxelles, Stephanie Phair, presidente del British Fashion Council, ha preso la parola per ribadire che l'industria sta esortando il governo britannico a trovare un accordo prima di lasciare i 27. Il British Fashion Council aveva già fatto sentire la sua voce il 2 settembre scorso chiedendo a Boris Johnson di trovare un'intesa con Bruxelles per garantire il futuro della moda britannica e invitandolo a non introdurre politiche migratorie troppo restrittive che chiudano le porte del Paese ai molti talenti stranieri e alla manodopera specializzata di cui il settore creativo ha bisogno. Stephanie Phair ha ribadito che secondo le stime un no deal costerebbe nell'immediato al mondo della moda ben oltre 800 milioni di sterline (circa 1 miliardo di dollari). La brusca flessione sarebbe da imputare al fatto che, con un taglio netto dall'Ue e dal mercato unico europeo, il Regno dovrebbe attenersi alle regole commerciali del Wto. Per questo Phair è tornata ad sollecitare il governo a negoziare un accordo che garantisca "la salute e la crescita costante dell'industria fashion". Un'industria che del resto non si tira indietro, malgrado gli allarmi del contesto politico. E che per i prossimi 5 giorni si concentrerà sulle nuove tendenze, le collezioni, i colori, le stoffe e gli accessori della prossima stagione. A sfilare nomi simbolo del made in Britain come Burberry, Christopher Kane o Victoria Beckham. Grande attesa poi per la passerella di beneficenza di Fashion for Relief con Naomi Campbell.
    Alla cerimonia d'inaugurazione gli attivisti di Extinction Rebellion, movimento ambientalista radicale che si batte per denunciare l'insufficiente azione dei governi contro i cambiamenti climatici e a favore della biodiversità, hanno inscenato la loro protesta: per denunciare il contributo che anche il business della moda dà alla crisi climatica ed ecologica. 

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La casa-oasi, dialoga con la natura anche nell'arredamento

Il giardino entra nell'abitare, colori e materiali outdoor entrano in salotto

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Chiudi Lene Bjerre a Homi Outdoor (ANSA) Lene Bjerre a Homi Outdoor

La casa un po' giardino un po' piazza, il giardino e la piazza sempre più casa. E' la voglia di vivere nel verde e all'aria aperta, ma con tutti i comfort e con raffinato design, la tendenza del nuovo lifestyle dell'abitare.  Una casa green che si allarga verso l'esterno e continua negli spazi verdi di terrazzi e giardini nel segno di una nuova concezione dell'abitare che integra gli ambienti.

La filosofia di dilatare la casa all'esterno per godere del verde e dell'aria aperta è ben illustrata nel concept Oasi Urbana dove la contaminazione interno-esterno, privato-pubblico è realizzata con i divani del salotto che con una revisione dei materiali che non ne cambiano comodità e stile arrivano sul terrazzo, mentre tavolini e pezzi di collezioni da esterno si insinuano efficacemente in salotto perchè comunque di design importante. Il 'Bosco Verticale', il complesso di due palazzi residenziali a torre, realizzato a Milano dall'architetto Stefano Boeri e inaugurato nel 2014 è stato forse il punto di partenza di questa nuova filosofia dell'abitare. "E' stata l'idea geniale di portare la natura nel cemento rendendolo estremamente gradevole e dando la percezione che il verde può portare ossigeno in casa e il terrazzo, se ben arredato e valorizzato, può diventare una stanza in più", ha spiegato l'architetto Cinzia Felicetti, direttore di Marie Claire Maison e direttore artistico del concept allestito a HoMi Outdoor-HoMi dehors, la prima rassegna internazionale degli stili di vita alla Fiera di Milano con 361 espositori da 19 paesi.
    "L'idea è proprio quella di rompere i confini tra dentro e fuori e anche tra casa ed esterno nella consapevolezza che il vero lusso ormai è questo dialogo virtuoso con la natura, l'idea di vivere come si fosse sempre in vacanza". Grande attenzione per la texture dei tessuti e per i colori, polverosi, mai squillanti o troppo decisi: sono entrambi estremamente ruvidi perché citano la terra e poi tanta voglia di comfort e di accoglienza per promuovere la convivialità in casa o fuori ma sempre con la natura protagonista. 
   

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Canada Goose apre 'cold room' a Milano

Per l'arrivo in Italia campagna 'Live in the open'

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C'è anche una "cold room" dove testare le giacche del brand in ogni condizione climatica estrema, fino a -25 gradi nello store di Canada Goose, il primo italiano, che apre in via della Spiga 10, a Milano.
    Per l'arrivo in Italia, il marchio fondato a Toronto nel 1957 lancia la campagna 'Live in the Open', con protagonisti la street artist Alice Pasquini, la guida Jiayi Zhao e il giocatore Jordin Tootoo. Alice crea graffiti, che lei chiama 'regali alla comunità', in piccoli angoli dimenticati del paese. Jiayi Zhao, una guida di spedizioni Polari nata a Pechino, è la seconda protagonista del racconto, mentre Jordin Tootoo, ex campione di Hockey su Ghiaccio, primo giocatore Inuk nell'NHL, da quando ha lasciato lo sport professionistico, ha dedicato il suo tempo a parlare alle comunità indigene. La regia è di Janssen Powers, selezionato al Festival di Cannes di quest'anno per due documentari, le foto di Diana Markosian.
   

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Secchiello e marsupio, borse d'autunno

Miti e leggende da Etro e Versace con le Pegaso e Virtus bags

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Chiudi Milan Fashion Week Women's Fall-Winter 2019/20: Max Mara (ANSA) Milan Fashion Week Women's Fall-Winter 2019/20: Max Mara

Il dilemma della scelta di una nuova borsa, spesso si scontra con l'idea di trovare una compagna di viaggio perfetta: glamour, leggera, funzionale, adatta a tutte le occasioni. Prerogative che sovente mal si conciliano con le ultime tendenze. Eccoci quindi alle prese con i modelli di stagione, dalle shopping bag in colori inediti per l'inverno, come fucsia, arancio, giallo e azzurro, alle mini o maxi tracolle, dalle clutch alle tote bag, fino agli zaini, tra borse in eco-piuma o in eco-fur. Ma le novità in realtà sono due graditi ritorni, mutuati direttamente dagli anni Settanta e Ottanta, decenni del loro massimo splendore: i secchielli e i marsupi. Poi c'è chi la borsa la lega a temi colti come Versace ed Etro che pensano a miti e leggende con la Virtus Bag e la Pegaso Bag. La borsa di Versace prende il nome dall'antica divinità romana simbolo di forza, coraggio e valore. Una V dorata in stile barocco, applicata al centro della borsa, emerge come richiamo all'eredità estetica del brand. La Virtus, realizzata in pelle di vitello, si declina in vari modelli, shopping, hand bag, a cintura, a spalla, clutch da sera, e in una ricca palette di colori che va dal turchese al giallo, dal fucsia al corallo. Etro lancia la Pegaso bag, ri-edizione di un modello iconico degli anni Ottanta, il cui nome trae ispirazione dal cavallo alato della mitologia greca, simbolo di Etro dal 1968. La bag combina la pelle di vitello con la tela Paisley, trattata con una speciale resina che la rende resistente e leggera. La fibbia metallica riproduce la silhouette di Pegaso. Abbandonati gli snobismi iniziali, il marsupio da qualche stagione è tornato ad essere una presenza costante nel guardaroba femminile. A cambiare è il modo di portarlo, almeno per adolescenti e infleuncer, che non lo legano in vita, ma lo sfoggiano a bandoliera. Inoltre cambia il mood del marsupio, come dimostrano le proposte lusso di Fendi e quelle unisex nel classico check di Burberry, fino all'animalier de L'Atelier du Sac. Il marsupio era fino a qualche tempo fa un accessorio considerato la massima espressione dell'ineleganza, più adatto al turista in gita all'estero. Perfino Armani ha ceduto al suo fascino con il suo uomo Emporio. Poi sono arrivati Michael Kors e Max Mara, che ne ha fatto due versioni, una in pelle stampata cocco e l'altra con doppie tasche. Così con il suo inatteso ritorno il marsupio si è accaparrato il titolo di must have.
Basta guardare le foto con Chiara Ferragni, Kendall Jenner e Gigi Hadid, in libera uscita e tocca rassegnarsi a comprare il marsupio anche alle figlie adolescenti, per le quali ci pensa Guess con una versione in nero e rosso. Il secchiello è invece un evergreen tornato alla ribalta da qualche stagione. Andava di moda negli anni della contestazione, nelle versioni cuoio o batik che si trovavano sulle bancarelle dei mercatini dell'usato. Portato sulla spalla fino all'usura era l'alternativa alla borsa di Tolfa. Ma le origini del secchiello non sono affatto proletarie e trovano radici in Francia, visto che da Louis Vuitton il cordone in cuoio che stringe l'estremità del secchiello monogram è perfettamente a quello che mister Vuitton realizzò nel 1932. In realtà, il fondatore della maison aveva creato la Noé bag per trasportare le bottiglie di champagne. Ne conteneva quattro in piedi e una a collo in giù al centro. Ma la storia del secchiello, o bucket bag come lo chiamano gli inglesi, potrebbero essere anche italiane, visto che negli anni Trenta anche Elsa Schiapparelli e Gucci avevano proposto i primi modelli a secchiello per signora, in pelle, anche se il vero successo di questa borsa arrivava ancora una volta con il francese Hermès che lo propose al 100% in pelle trasformandolo nella borsa a cilindro più copiata di tutti i tempi.

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La storia a cartoon, Memoria Viva a Cassino con touch screen

Clarks e Kesserling diventano personaggi e raccontano l'assedio del '43

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La storia non è mai stata così interessante da riscoprire. È una formula innovativa e volta al futuro quella proposta dall’esposizione “Memoria Viva” 1939-1945 Cassino, inaugurata il 10 Settembre presso il Museo Historiale di Cassino e in programma fino al 18 ottobre, organizzata da DBG Management & Consulting.
Il triste capitolo della Seconda Guerra Mondiale, nello specifico del bombardamento a Cassino del 10 Settembre 1943, viene raccontato attraverso tecnologie innovative, personaggi virtuali e foto in 3D e c'è una postazione touch screen per imparare divertendosi, con personaggi in formato cartoon che raccontano la storia in modo semplice.

La mostra ripercorre il bombardamento che distrusse la maggior parte della città di Cassino, attraverso 400 fotografie d’epoca catalogate per anno e luogo, nonché restaurate in formato digitale 3D.

Chi potrebbe narrare di quel terribile avvenimento se non gli stessi protagonisti? Attraverso un software innovativo, basta inquadrare con il tablet uno dei sette personaggi chiave del periodo per ascoltare dagli stessi il vivido racconto di quei momenti, non più dispersi nella memoria. Ciascuno dei sette personaggi racconta di uno specifico anno trattato dalla mostra, dal 1939 al 1945. Attraverso i sette panelli con schermo interattivo è possibile consultare immagini d’epoca in 3D, vecchi quotidiani ed una timeline che riporta i fatti più importanti della specifica annata.  Dopo la chiusura della mostra, l’intero materiale rimarrà consultabile online gratuitamente.

Alla cerimonia di inaugurazione, nel giorno della ricorrenza del bombardamento hanno partecipato Barbara Molinario (Amministratore di DBG Management & Consulting), Enzo Salera (Sindaco di Cassino), Giovanna Pugliese (responsabile dei Progetti Speciali della Regione Lazio), Danilo Grossi (Assessore alla Cultura Cassino), Gaetano De Angelis Curtis (Presidente dell’Associazione Culturale CDSD - Centro Documentazione Studi Cassinati ONLUS) e Michele Merola (Vicepresidente Gruppo Giovani Unindustria Frosinone). A raccontare aneddoti relativi ai fatti di Cassino, il Professor Vittorio Maria De Bonis, storico dell’arte.

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