Marchi top 2019, ecco i più popolari, emergenti e green

Da Arjè a Rotate, da Veja a Reformation ecco su chi puntare

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Chiudi Top sustainable brands 2019 : Odd Molly (@Stylight) (ANSA) Top sustainable brands 2019 : Odd Molly (@Stylight)

Che Bottega Veneta fosse il luxury brand dell’anno lo sapevi già, ma qual è il vero brand rivelazione del 2019? Off-White, Balenciaga o Yeezy? Quale sneaker si è portata a casa l'oro quest’anno? Stylight che segue ed analizza ogni giorno i trend ed il comportamento d’acquisto dei suoi 12 milioni di utenti mensili grazie al suo Fashion Recap 2019 svela i grandi trend del 2019, ma anche quali sono i trend che andranno avanti nel 2020. I 3 report di Stylight ti riveleranno i nomi dei brand e dei trend che il web ha davvero ricercato

In testa alla lista dei “Most popular Brands” abbiamo l’iper femminile Elisabetta Franchi, seguita dallo storico brand di calzature Hogan e dal Veneto Golden Goose. Al quarto posto troviamo con il loro Dsquared2 i fratelli Canadesi Dean&Dan. Al quinto posto l’onnipresente luxury street style brand Off-White. Da notare che il marchio si posiziona al primo posto della classifica in tutti gli altri paesi.

Quanto agli emergenti, ecco i 5 che almeno sull'e-commerce non solo italiano si sono distinti: The Emerging Brands 2019

Sensi Studio Con i click che hanno superato il 1000% di crescita rispetto al 2018, Sensi Studio è in cima alle classifiche di Stylight. Il brand è stato fondato nel 2010 dalla stilista Stephany Sensi, che si è fatta largo grazie ai suoi panama e alle sue borse tutte fatte a mano da artigiani Ecuadoriani. Il prodotto più richiesto di quest’anno è la sua borsa di paglia.

Arjé Il brand è stato lanciato nel Febbraio 2017 dalla coppia di marito e moglie Bessie e Oliver Corral. Arjé deve parte del suo successo grazie all’utilizzo del concetto innovativo del “See Now, Buy Now”: i prodotti delle collezioni possono essere ordinati già due settimane dopo la loro presentazione. Il prodotto più popolare è la camicia in seta Gaia.

Rotate Questo brand scandinavo ha registrato un’aumento di click del 122% nel 2019 rispetto al 2018. Ultra femminile e alla moda, il marchio creato dalla danese Birger Christensen ha raggiunto il successo di quest’anno grazie ai suoi abiti super trendy, come il popolare abito lungo con le maniche un po’ a palloncino in stampa pitonata. 

Cecilie Bahnsen In quarta posizione ritroviamo un brand dallo stile un po’ bambolina, con abiti dalle silhouette romantiche e dagli ampi volumi. Cecilie Bahnsen, finalista del LVMH Award e originaria di Copenaghen, ha fondato il suo omonimo marchio nel 2015. Il prodotto più popolare del brand è un semplice ma originale abito in popeline di cotone nero

Wandler Direttamente da Amsterdam, il piccolo brand lanciato dalla designer olandese Elza Wandler nasce solo nel 2017. Non sorprende il successo virale della sua borsa Hortensia su Instagram, ma il suo vero musthave è la borsa Corsa. 

Quest’anno uno dei trend che ha riguardato la moda e non solo, è quello dell’“Ecosostenibilità”. Ecco i marchi da tenere d'occhio per il loro impegno green: Top sustainable brands 2019

Odd Molly Il marchio Svedese Odd Molly, creato nel 2002, propone collezioni colorate e facili da indossare, tutte principalmente realizzate con materiali ecosostenibili. Il brand cerca di tenere a mente il principio di ecosostenibilità durante ogni fase del ciclo produttivo, che inizia con la scelta dei materiali, ed arriva fino alla spedizione del prodotto finito. Nel 2019, i click sono aumentati del 537% rendendolo il numero uno dei green brands di Stylight. Il suo prodotto più popolare è un abito midi rosso con stampa floreale.

Veja Quando si parla di marchi green non si poteva di certo non parlare dell’ormai super popolare brand di sneakers Francese Veja. Fin dalla sua creazione nel 2004 il marchio si è fortemente impegnato ad avere un approccio ecosostenibile ed ha fatto della “trasparenza” uno dei suoi principali core value. Il risultato: un successo internazionale con oltre 3 milioni di paia di scarpe vendute. Con un aumento di click del 214% il prodotto più cliccato è la Net Sustain V-10 di colore bianco. Reformation Decisamente

Madewell Tra le fan di questo brand ci sono alcune delle più grandi fashioniste del momento come Caroline de Maigret e Alexa Chung: L’americano Madewell è noto per le sue creazioni in denim, ed ha creato un’etichetta esclusiva chiamata “Do Well” per evidenziare quali sono i prodotti ecosostenibili del suo catalogo, il suo must-have è la giacca di jeans leggermente oversized.

Reformation Decisamente uno dei brand più trendy degli ultimi anni, il Californiano Reformation utilizza materiali ecosostenibili per tutte le sue collezioni e il prodotto di maggior successo del 2019 è un abito midi con stampa floreale.

Ninety Percent Arrivato direttamente da Londra nel 2018, il brand Ninety Percent offre una collezione fatta di fibre ecosostenibili come il cotone organico, il poliestere riciclato e filamenti alternativi alla viscosa convenzionale. Oltre a supportare l’ambiente con una produzione eco friendly, il brand ha annunciato che donerà il 90% dei suoi profitti in beneficenza. Il prodotto più popolare è un maxi abito bianco di jersey organico. 

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The Crown mania, da Claire Foy a Olivia Colman e 10 location della serie

Cambia la regina per la terza serie, ecco tutti i set

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Chiudi The Crown terza stagione @ Netflix (ANSA) The Crown terza stagione @ Netflix

The Crown una delle serie tv più amate degli ultimi anni torna in tv per la terza stagione, su Netflix dal 17 novembre. La vita di Elisabetta II, l’attuale sovrana del Regno Unito, dal 1947 ad oggi, sta appassionando milioni di telespettatori: per le prime due stagioni ad interpretarla è stata Claire Foy, attrice britannica perfetta per questo ruolo. Non la vedremo, però, nella terza stagione. Peter Morgan, il creatore della serie, ha infatti imposto tra le clausole del contratto con Netflix che tutti gli attori sarebbero cambiati ogni due stagioni, per evitare di invecchiare i personaggi col trucco rendendoli poco realistici. Elisabetta II sarà interpretata dall'altrettanto eccezionale attrice inglese Olivia Colman, che, caso vuole, ha vinto un Oscar per il ruolo di un’altra regina, Anna, nel film La Favorita di Yogos Lanthimos: dunque sembra avere tutte le carte in regola per conquistare i fan di The Crown. Accanto a lei nel ruolo del principe consorte Filippo non ci sarà più Matt Smith ma Tobias Menzies (Il Trono di Spade). Fa il suo ingresso nella nuova stagione anche Helena Bonham Carter, che vestirà i panni della bellissima e infelice principessa Margaret. Nella terza stagione di The Crown la nuova guardia si insedia a Downing Street, mentre la Regina Elisabetta II e la sua famiglia affrontano le sfide di un Regno Unito in costante cambiamento. Dalla Guerra Fredda fino alla corsa allo spazio, sullo sfondo l’esuberanza degli anni Sessanta e la lunga ripresa degli anni Settanta, la Famiglia Reale si deve adattare ad un mondo nuovo, più libero ma al tempo stesso molto più turbolento.

I SET:

The Crown è stato girato nei pressi di Londra, e precisamente negli Elstree Studios, famosi per Star Wars, la trilogia di Indiana Jones, Superman e Il discorso del re. Le location utilizzate per gli esterni sono quasi tutte nel Regno Unito, alcune in Francia e una in California.
Suggerito dalla piattaforma Pitchup.com, ecco un itinerario per scoprire le 10 location più belle della terza stagione di The Crown e vivere da protagonisti le atmosfere della serie tv.  

Londra, Inghilterra

Gran parte della terza stagione è ambientata dentro o intorno alla residenza ufficiale dei monarchi inglesi, Buckingham Palace. Con le sue 775 stanze e 240 camere da letto, Buckingham Palace è il quartier generale dei re britannici dal 1837, anche se Netflix ha usato per molte delle scene, Lancaster House, un altro palazzo decisamente affascinante. 

Cambridge, Inghilterra

Dal 1967 al 1970 Charles ha frequentato il Trinity College, parte dell’università di Cambridge fondata nel 1546, che vanta tra i suoi allievi ben 34 Premi Nobel e altre figure di spicco, tra le quali 6 primi ministri inglesi, Isaac Newton e Rajiv Gandhi. Il principe Carlo (Josh O’Connor) appare mentre si prepara a interpretare Riccardo II con la compagnia teatrale universitaria, un ruolo che però non ha mai recitato nella vita reale. Il miglior posto dove soggiornare è la Gayton Farm a qualche chilometro da Cambridge, e precisamente a Horningsea, nella tranquilla campagna inglese, a pochi passi dal fiume Cam dove si può pescare. 

Sandringham, Inghilterra

Questa residenza privata di campagna è stata apprezzata da quattro generazioni di monarchi inglesi, a partire dal 1862. A Sandringham si trova il Royal Stud, e la passione della Regina per i cavalli è più che evidente in tutta la terza stagione. Per immergervi totalmente nel personaggio vi consigliamo di soggiornare al Pine Cones Caravan and Camping, una struttura elegante e raffinata che offre ospitalità in confortevoli pod da 4 persone. A pochi chilometri dalla costa del Norfolk, propone anche un parco avventura e un maneggio dove potrete provare l’ebbrezza dell’equitazione seguendo le orme di Elisabetta II.

Balmoral, Scozia

A differenza dei palazzi reali che appartengono alla Corona, Balmoral Castle in Scozia è una delle due residenze private della famiglia reale inglese. Dal 1847 rappresenta un ritiro per i monarchi e la Regina è rappresentata qui mentre trascorre momenti della sua vita privata lontana dai suoi doveri di regnante. Potete pernottare all’Ecocamp Glenshee, una struttura accogliente, sostenibile e dog-friendly a sud del Parco Nazionale di Cairngorms.

Aberystwyth, Galles

Poco prima di diventare Principe del Galles, nel 1969 Carlo frequentò un corso di lingua e storia gallese alla Aberystwyth University. Carlo viene ritratto mentre affronta l’animosità dei nazionalisti gallesi, ma conquista la simpatia del suo tutor. Il Brynrodyn Caravan and Leisure Park offre viste strepitose sul mare e sulle montagne che lo circondano ed è vicinissimo alla spiaggia di Borth.

Windsor, Inghilterra

Al Guards Polo Club di Windsor Carlo incontra nel 1970 Camilla Shand (che diventerà Parker Bowles), la donna destinata a diventare l’amore della sua vita. La terza stagione di The Crown esplora l’impatto che questo incontro storico ebbe su Carlo e sugli altri membri della famiglia reale.

Caernarfon, Galles

Quest’anno cade il cinquantesimo anniversario dell’investitura di Carlo a Principe del Galles, un titolo che risale al 1301, che avvenne al Caernarforn Castle. Filmato nella location originale, è quanto di più vicino a un’incoronazione vedremo nella terza stagione. Durante la cerimonia le risposte e i discorsi di Carlo furono pronunciati sia in inglese che in gallese. 

Versailles, Francia

Per festeggiare l’ingresso della Gran Bretagna nella Comunità Economica Europea nel 1972, la Regina presenziò a una cena di Stato organizzata dal presidente francese Georges Pompidou nel meraviglioso Palazzo di Versailles. In The Crown la Regina e la principessa Margaret vengono rappresentate mentre si godono il viaggio e cercano di parlare al meglio in francese. In questa occasione la Regina fece anche la sua ultima visita al Duca di Windsor, che aveva abdicato lasciando il trono a Elisabetta. 

Normandia, Francia

Nel 1967 la Regina fece un raro viaggio privato in Normandia per verificare gli ultimi sviluppi nell’allevamento dei cavalli da corsa. Visitò diverse scuderie compresi Haras du Pin – la scuderia nazionale francese conosciuta anche come la Versailles equestre - Haras du Mesnil, Haras de Verrerie e Haras la Tuilerie. Netflix mostra anche la visita della regina Elisabetta nel 1974 alle scuderie di Kentucky. Per combinazione soggiornò vicino a Versailles, presso la Kentucky at Lane’s End Farm. 

Los Angeles, USA

La principessa Margaret visitò Los Angeles nel 1965 con il marito Lord Snowdon, incontrando star di Hollywood come Elizabeth Taylor, Paul Newman, Judy Garland, Gregory Peck, Fred Astaire, Frank Sinatra e Mia Farrow. Netflix descrive il suo comportamento audace, che più tardi portò i diplomatici inglesi a impedirle di fare visite ufficiali in America, secondo documenti resi pubblici recentemente.

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International Tattoo Expo, a Trieste 200 tatuatori dal mondo

Boom ingressi. Professionista, 'i nostri lavori? Opere d'arte'

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Alcuni sono giunti a Trieste dal Messico per realizzare tattoo "a mano", seguendo una particolare tecnica Maya, senza l'utilizzo delle più moderne tecnologie.  Altri - spiegano gli organizzatori - sono arrivati da diverse zone di Italia, ma anche da Australia, Spagna o Inghilterra, per dare mostra delle loro abilità. Sono circa 200 i tatuatori professionisti da tutto il mondo che, con il loro stand e gli attrezzi del mestiere, stanno partecipando alla 12/ma edizione dell'International Tattoo Expo di Trieste, manifestazione dedicata ai tatuaggi e ai piercing, in corso al Salone degli Incanti fino a domani.
    Un richiamo per gli appassionati, che stanno arrivando anche da Slovenia, Croazia e Austria per una decorazione d'artista.
    L'Expo di Trieste è tra le principali fiere di settore del nord est e ieri - secondo i dati diffusi dall'organizzazione - ha registrato 500 ingressi solo nella prima ora di apertura.
    E così le prime decorazioni hanno cominciato a prendere forma: tra i visitatori, c'è chi ha già preso appuntamento per un tatoo e chiede che gli venga disegnato sul polpaccio "il capitano" Francesco Totti. A pochi metri di distanza, in un altro stand, un altro tifoso di diversa fede calcistica ha portato con sé un'immagine di Diego Armando Maradona da far riprodurre fedelmente sul polpaccio.
    Hanno prenotato il loro appuntamento attraverso il sito web dedicato alla kermesse e ora, persone di tutte le età, aspettano il proprio turno per imprimere sulla pelle disegni neri o coloratissimi. Si tratta di immagini realistiche, copiate da foto, o di linee e forme frutto dell'estro dell'artista.
    "Fin da piccola - spiega Andrea, 29 anni di Pordenone - sognavo di diventare una tatuatrice". Dopo la scuola d'arte, a 22 anni ha iniziato a lavorare in uno studio, perché "solo così si impara il mestiere, seguendo un professionista". Le regole per svolgere la professione al meglio, puntualizza, sono "l'igiene e il saper ascoltare il cliente e i suoi desideri, per guidarlo nelle scelte più giuste". Uno dei tatuaggi più difficili mai realizzati? "Un quadro di Van Gogh che ho riprodotto su un braccio. Difficile il disegno e l'abbinamento dei colori". Ma in fin dei conti, conclude, "il tatuaggio nient'altro è che un'opera d'arte". 

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Il volto è il nostro patrimonio umano, amalo #nofilters

Dalla chirurgia e dai ritocchini alla 'perfezione social' l'omologazione dell'eterno presente

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Prima la chirurgia estetica e i ritocchini con l'opportunità di appianare le rughe, tirare su i cedimenti del mento, rimpolpare gli zigomi, le labbra, riempire piccoli e grandi solchi, ora le possibilità del digitale applicato ai social con i filtri sulle foto, le correzioni per farci più belli. E di questo nostro viso, patrimonio umano, cosa resta? Se l'immagine è di volti belli, perfetti, 'plasticosi', che correggono chirurgicamente, esteticamente, artificialmente i contorni reali, autentici dove risiederà più la nostra perfezione/imperfezione? Dove il tempo passerà a lasciare traccia sul viso lasciandoci meno belli ma forse più ricchi?
Siamo immersi in una cultura della perfezione in un mondo di diversità: i canoni di bellezza contemporanei, fortemente segnati dal conformismo, spingono verso l’omologazione dei tratti. Nel presente delle relazioni digitali per immagini, deviare da questi canoni comporta l’esclusione dai trend sociali, la solitudine, l’angoscia esistenziale.
Il volto è in profonda trasformazione. Fotoritocco massiccio sui social network e in pubblicità, influencer digitali quasi indistinguibili da quelli reali, androidi dai tratti sempre più dettagliatamente antropomorfi e potenziati da un’intelligenza artificiale sempre più raffinata: questi fenomeni hanno portato nella vita privata e sociale di tutti un incontro quotidiano e costante con facce artificiali. Facce molto diverse tra loro, ma accomunate da un obiettivo irraggiungibile: fermare lo scorrere del tempo. Cosa comportano le trasformazioni in atto per le relazioni interpersonali e per la società in generale? Quale ricaduta ha sulle nostre vite? La scomparsa del ‘vecchio’ volto sarà senza conseguenze per la collettività? In una trasformazione di tale portata entra in gioco anche l’antico sogno di creare dei nostri simili, capaci di emularci e forse di continuarci, dando vita ad esseri dotati di intelligenza e un giorno capaci di coscienza ed emozioni; la rimozione del ‘vecchio’, sia come concetto sia come manifestazione concreta, all’interno delle nostre società e le conseguenti manipolazioni per far apparire un artificiale ed eterno presente.
La videografica, la robotica, la chirurgia, il fotoritocco dilagano: cosa significano queste presenze artificiali per le relazioni interpersonali e per l’auto-percezione di sé? Quale ricaduta ha sulle nostre vite la manipolazione del volto, non parte qualsiasi del corpo ma il ‘luogo’ stesso che ci rende unici, che fa di noi delle persone? Cosa comporta l’esperienza perturbante dell’ "Uncanny Valley" che, come provato dagli studi di robotica in Giappone, produce inquietudine in chi si trova di fronte a volti molto simili agli umani, ma che umani non sono (androidi e creazioni della videografica)? La scomparsa del volto ‘vecchio’ è davvero senza conseguenze per la collettività? "In questione non c’è ovviamente la libera scelta individuale dei comportamenti e delle modificazioni, ma il fatto che esperienze così complesse avvengano senza una consapevolezza diffusa e un discorso sociale condiviso. Non si tratta pertanto di emettere giudizi ma di avviare una riflessione urgente perché il volto umano è il luogo dove il senso di esistere si manifesta. Prenderne coscienza è quanto mai necessario", spiega Lorella Zanardo, scrittrice, attivista, già autrice del documentario chock Il Corpo delle donne (cui si deve una certa sveglia culturale in Italia alcuni anni fa).

Ora la Zanardo, con Cesare Cantù e in collaborazione con la Fondazione Il Lazzaretto, è impegnata nel progetto Volto Manifesto, lanciato in anteprima il 7 novembre al Festival della Peste! a Milano e ora con eventi in tutta Italia. "Attraverso l’idea del volto come patrimonio per l’umanità, il progetto - anticipa - si pone come obiettivo di stimolare una riflessione aperta sulla trasformazione del volto nell’era digitale, invitando ad un dialogo collettivo e condiviso sul tema dell’unicità del volto, delle trasformazioni reali e digitali in atto, del ruolo unico ed irripetibile che il volto riassume all’interno delle relazioni umane e per l’etica di una società". 

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Italia 29ma per benessere cittadini, fa meglio degli Usa

Studio Boston Consulting, sale rispetto a 2018 ma in calo su 2008

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Chiudi Iniziativa volontari Retake in palazzi Aler Milano (ANSA) Iniziativa volontari Retake in palazzi Aler Milano

Italia 29ma al mondo per il benessere dei cittadini. E' quanto emerge dalla classifica 2019 in base all'indicatore Sustanaible Economic Development Assessment (Seda), lanciato da The Boston Consulting Group nel 2012 e che misura il benessere dei cittadini in 143 paesi.  Rispetto allo scorso anno l'Italia migliora salendo di una posizione, ma rispetto al 2008 ne ha perse quattro.
    Il coefficiente Seda dell'Italia (ovvero la sua capacità di trasformare ricchezza in benessere) è pari a 0,91, meglio dello 0,90 degli Stati Uniti. "In linea generale, il posizionamento dell'Italia non si discosta dai risultati degli ultimi cinque anni. Regge il confronto con la media Ue del quartile più alto per stabilità economica, mentre cresce il punteggio per l'ambiente" afferma Boston Consulting, sottolineando che il "grande problema dell'Italia è l'occupazione". Il Seda analizza per ogni paese 40 indicatori, per i quali assegna un punteggio ogni anno. Un punteggio che viene rapportato con il reddito nazionale lordo pro capite: questo è il coefficiente Seda di conversione della ricchezza in benessere.
 
   

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Black Friday 2019 a ridosso del Natale sarà shopping da record

Report Gfk, trend positivo ovunque, previsto boom acquisti top di gamma

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Lo scorso anno le vendite nella settimana del Black Friday hanno superato i ricavi del Natale in Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Spagna, Polonia e Brasile. Come andrà il Black Friday 2019? Secondo le indagini GfK, i consumatori sono sempre più propensi ad acquistare prodotti top di gamma in offerta, piuttosto che scegliere i modelli più economici.

Quest'anno il Black Friday cade il penultimo giorno del mese, il 29 novembre, a sole 3 settimane dal Natale e in prossimità del giorno di paga per molte persone. Per tutti questi motivi, GfK prevede che il Black Friday 2019 supererà tutti i precedenti record di vendita. Lo scorso anno la crescita delle vendite è stata importante soprattutto nel settore Tech & Durables: l’Italia ha registrato un +42% rispetto al 2017. Molto positivo il trend anche in Germania e Francia, cresciute rispettivamente del +15% e del +13%, mentre la Spagna ha visto una crescita più contenuta (+7%).
Ma cosa pensano i consumatori italiani del Black Friday e cosa si aspettano da questo evento promozionale? Secondo quanto emerge dallo studio GfK Black Friday - che indaga aspettative, desideri e comportamenti reali di acquisto degli italiani - il 73% degli italiani conosce bene il Black Friday e il 43% dichiara di avere un forte desiderio di fare acquisti durante questa occasione.
Lo scorso anno, inoltre, il 45% degli italiani ha acquistato i regali di Natale durante il Black Friday, percentuale che sale all’83% tra chi ha effettuato gli acquisti online.

I consumatori sono sempre più esperti, ma cercano semplicità
Ci sono poi alcuni trend di fondo che riguardano i consumatori di tutto il mondo e che potranno influenzare l’andamento del Black Friday 2019. Rispetto al passato, oggi i consumatori sono più esperti e passano molto più tempo a fare ricerche prima di fare acquisti. Secondo lo studio GfK FutureBuy, quasi la metà (45%) dei consumatori europei confronta i prezzi più spesso rispetto al passato. Questo succede ancora di più prima del Black Friday, quando i consumatori sono incoraggiati a confrontare i prezzi per cercare l’offerta migliore. Un'altra caratteristica comune ai consumatori di tutto il mondo è la ricerca della semplicità. Un numero crescente di persone pensa di “avere troppa scelta” quando effettua degli acquisti: ne sono convinti il 42% dei consumatori in Europa e il 67% in APAC. Ridurre il numero degli articoli in promozione può quindi aiutare il percorso di acquisto dei consumatori durante il Black Friday.

Black Friday: i consumatori cercato prodotti Premium a prezzi convenienti
Nei Paesi dove le vendite del Black Friday hanno già raggiunto o superato il Natale - come Gran Bretagna, Germania, Francia, Francia, Italia, Spagna, Polonia, Russia e Brasile - molti Produttori e Retailer stanno puntando sulla promozione del segmento Premium in questo particolare periodo dell’anno. I consumatori sono quindi incoraggiati ad acquistare prodotti top di gamma in offerta ,piuttosto che modelli più economici. 
La ricerca di prodotti Premium non è solo un fenomeno indotto dalle promozioni, ma riflette alcuni cambiamenti nelle attitudini e nei desideri dei consumatori: infatti, una persona su due pensa che sia “importante concedersi qualcosa” di tanto in tanto. Anche la qualità è una caratteristica sempre più apprezzata: il 49% dei consumatori preferisce "possedere meno articoli, ma di qualità superiore" mentre il 45% "acquista solo da brand di fiducia" (GfK Consumer Life 2019). 

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Very Ralph, ritratto di Ralph Lauren, emblema del fashion Usa

60 anni di carriera del primo stilista che ha reso eleganti gli abiti di tutti i giorni

Lifestyle Moda
Chiudi Ralph Lauren in una foto d'epoca @Very Ralph Hbo (ANSA) Ralph Lauren in una foto d'epoca @Very Ralph Hbo

Ralph Lauren è l'emblema del fashion americano in tutto il mondo. Ora alla vigilia di 60 anni di attività, riflette sul suo viaggio da quando era un giovane ragazzo del Bronx che non sapeva cosa fosse uno stilista, fino a diventare l'amato stilista. Very Ralph è il documentario che lo racconta: sabato 16 novembre è in prima visione su Sky Arte il documentario Hbo sullo stilista, presentato al Met di New York a fine ottobre e in anteprima italiana alla Festa del Cinema di Roma. Nel film Lauren condivide alcuni aspetti inediti della sua vita e del suo lavoro e ricorda durante diverse interviste, la sua infanzia, i suoi cinquant’anni di matrimonio, gli albori della sua società di moda, le sue reazioni alle critiche, le sue creative campagne pubblicitarie e la sua visione pioneristica della moda. Ralph Lauren è stato infatti il primo stilista a creare una linea completa dedicata alla vita di tutti i giorni e a portarla nelle case; uno dei primi a sapersi contraddistinguere nel mondo della moda e in quello della pubblicità e infine il primo stilista ad aver creato delle catene di abbigliamento all’avanguardia capaci di trasformare l’esperienza stessa dello shopping.

Prodotto e diretto da Susan Lacy, vincitrice di Emmy e produttrice di titoli come Jane Fonda in Five Acts e Spielberg, Very Ralph cerca di raccontare l’uomo che si cela dietro l’icona della moda e uno dei più grandi brand di successo nella storia della fashion industry. Con un’innata abilità di convertire i suoi sogni in realtà, Ralph Lauren ha trasformato le sue aspirazioni in un impero mondiale e multimilionario, diventando la prova vivente dell’ottimismo americano e dell’American Dream. Per più di cinquant’anni egli ha celebrato l’iconografia dell’America ridefinendone lo stile, traducendo la sua visione e la sua ispirazione in uno dei brand più conosciuti al mondo. Nel film c'è una full immersion nell’archivio del marchio, con interviste alla sua famiglia, ai colleghi di vecchia data e agli esponenti più influenti del fashion biz come Anna Wintour, Karl Lagerfeld, André Leon Talley, Hillary Clinton, Jason Wu, Naomi Campbell, Martha Stewart, Calvin Klein, Diane von Furstenberg, Tyson Beckford, Tina Brown, Jessica Chastain, Vanessa Friedman e Paul Goldberger.

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Ron: "Dalla e quel disco capolavoro di 40 anni fa"

Artista ricorda l'amico Lucio e la lavorazione di uno dei dischi cult

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Chiudi Lucio Dalla (C) Francesco De Gregori ( D) con Ron (S), durante il primo tour nel 1979. Ron stato uno  dei primi giovani talenti scoperto da Lucio Dalla. ANSA ARCHIVIO (ANSA) Lucio Dalla (C) Francesco De Gregori ( D) con Ron (S), durante il primo tour nel 1979. Ron stato uno dei primi giovani talenti scoperto da Lucio Dalla. ANSA ARCHIVIO

 "Ognuno di noi ha un angolo riservato per scrivere, per lui andava bene ovunque, bastava che fosse per terra" così Ron ricorda l'amico Lucio Dalla, protagonista con l'omonimo album della prima puntata della nuova stagione della produzione originale Sky Arte '33 Giri - Italian Masters', al via dal 20 novembre ogni mercoledì alle 21.15 (canale 120 e 400 di Sky), dedicata ai migliori dischi della musica italiana.
    A celebrare il disco uscito nel 1979, Ron e Maurizio Biancani che al mixer dell'Angelo Studio di Garlasco ripercorrono i momenti della creazione dell'album con toccanti inserti della voce di Dalla e un'emozionante reinterpretazione di Anna e Marco eseguita alla chitarra dallo stesso Ron. Nella puntata anche le interviste ai musicisti che hanno collaborato con Dalla, Ricky Portera e Giovanni Pezzoli, realizzate proprio a Lo Studiolo di Bologna (il luogo di Lucio Dalla), e un'esibizione esclusiva di Tango di Luca Carboni e Bruno Mariani.
    "Eravamo felici mentre facevamo questo disco - racconta oggi Ron - capivamo che Lucio era lì lì per scoppiare e ce ne accorgevamo ogni giorno, anche se lui non aveva ancora finito le sue canzoni e ogni tanto si buttava per terra e scriveva, ma c'era un'aria bella, gloriosa, si capiva che stava nascendo un capolavoro". Nel lavoro di Sky Arte tanti dettagli tecnici: "ci siamo accorti che un sacco di gente che non sa nulla di come si fa un disco è interessatissima e questo - dice Ron ci rende felici", ma anche tanti aneddoti: "arrivavano le zoccolate di Lucio - ricorda l'amico - quando uno sbagliava".
    Riascoltare l'album di 40 anni fa è anche andare indietro nel tempo: "abbiamo cominciato a lavorare da subito con Lucio quando mi fece sentire 'Occhi da ragazza', che dovevo cantare io a Sanremo ma fu bocciata, poi la cantò Morandi e fu un successo. Ci conoscemmo lì e con Lucio ho collaborato in maniera strepitosa: scriveva i testi delle mie canzoni finché non mi disse 'adesso cominci a farteli te' e io a momenti svenni. E' stata una bella zoccolata che però - conclude Ron - è servita".

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Monica Bellucci debutta a teatro: "Per me è un vero salto nel vuoto"

A Parigi al Petit Marigny dal 27 novembre legge testi inediti di Maria Callas

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Chiudi Monica Bellucci (ANSA) Monica Bellucci

Nuovo debutto per Monica Bellucci. L'attrice italiana star del cinema internazionale per la prima volta sale sul palcoscenico a teatro. Sulla scena dello Studio Marigny, nel cuore di Parigi, la Bellucci leggerà testi inediti di Maria Callas, raccolti da Tom Wolf, il regista autore di 'Maria by Callas' tra i piu' grandi specialisti dell'artista genio della lirica. "Per me è un vero salto nel vuoto", dice la Bellucci ai microfoni di RTL, la prima radio privata di Francia, aggiungendo di aver accettato subito l'offerta. "Ho detto 'si' mio malgrado, un 'si' che mi si uscito spontaneamente come se non avessi tempo per riflettere piu' di tanto. Ho trovato il progetto seducente e soprattutto questa donna mi affascina. Ciò che mi coinvolge della Callas è una certa duplicità tra la diva e la donna capace di amare con la purezza di un bambino". Attraverso gli scritti recentemente pubblicati in Francia nella raccolta 'Lettres et Memoires', Monica Bellucci ripercorrerà il percorso della cantante statunitense di origini greche, dalla sua modesta infanzia a New York, fino agli anni della guerra, ad Atene, passando per i debutti e il trionfo. Una vita talvolta macchiata dagli scandali e dalle prove personali. L'attrice si dice anche colpita dalla modernità della Divina, come quando divorziò prima del tempo, o dai suoi amori travolgenti, come quello con Giovan Battista Meneghini, di 20 anni piu' giovane di lui o Aristotele Onassis. Nelle missive la Callas racconta anche l'infanzia difficile, le complesse relazioni con la madre, la continua ricerca di perfezione ed eccellenza. Vuole diventare la piu' grande 'Norma' di tutti i tempi, e ci riuscirà. Ma parla anche della sua solitudine di Diva osannata dal pubblico e dalla critica, i pettegolezzi della stampa, la stanchezza dovuta all'età e ai successi. La Bellucci non ha dubbi. Mettersi nei panni di una personalità di questo calibro, per giunta a teatro, sarà un "salto nel vuoto". Ma "credo che questo mestiere lo fai anche per provare dei brividi. Ed è sicuro che per me, il teatro, sarà un vero brivido". Il che non impedisce all'attrice che al cinema ha recitato per i piu' grandi registi- da Giuseppe Tornatore fino a Francis Ford Coppola o Emir Kusturica - di concludere sui toni della fiducia e dell'ottimismo. "Quando hai paura - conclude - significa che sei sulla strada giusta". Lo spettacolo è in programma dal 27 novembre al 6 dicembre allo Studio Marigny, a due passi dagli Champs-Elysées, la celebre avenue parigina che collega Place de la Concorde all'Arco di Trionfo.

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Renzo Arbore: "io e le mie 100 radio"

Maestro - designer racconta rapporto del cuore con "oggetti che a me paiono giocattoli"

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Chiudi Renzo Arbore collezionista di radio (ANSA) Renzo Arbore collezionista di radio

La radio rinasce dal design che da sempre l’ha valorizzata e dal nuovo segnale digitale-DAB che, ci si aspetta, rinnoverà il mercato. Mezzo di comunicazione per eccellenza fin dagli albori degli anni ’20, è sopravvissuta (anche rosicchiandone l’audience) alla carta stampata, alla tv ed ora ad internet ed ai social con i quali si sta integrando alla perfezione. L’oggetto radiofonico stimola inoltre la fantasia degli architetti tanto che alcuni modelli d’epoca sono diventati oggetto da collezionismo per una folta schiera di appassionati in crescita in tutto il mondo. Sulla spinta del nuovo sistema di segnale digitale DAB (digital audio Broadcasting) che in Italia sostituirà del tutto le onde FM in modo obbligatorio a partire dal prossimo gennaio, gli apparecchi radiofonici sono in grande spolvero e nuovi modelli si sommano ai classici con design innovativi e tecnologia all'avanguardia. In attesa delle radio del futuro che, prevedono i designer, proietteranno ologrammi nell’aria mostrando finalmente anche le immagini che ad oggi non ci sono. L'amore per le radio vintage e la spinta innovativa che gli apparecchi stanno subendo in questi anni li racconta ad Ansa Lifestyle il maestro Renzo Arbore che con un gruppo di designer, produttori e distributori radio hanno ricordato il primo collegamento via radio fra Roma, Napoli e Milano avvenuto il 14 novembre 1929.

La radio oggetto di design si coniuga in moltissime forme. Si va da apparecchi mini, da comodino, da cucina, salone e sala da bagno ai nuovi ibridi che uniscono la connessione internet al segnale DAB, ai CD e ai DVD e allo schermo per i video. “E’ tempo di ‘altra radio’ grazie al design che guarda al futuro e sforna oggetti ideali da regalare, collezionare e ascoltare tutti i giorni, a casa, appena svegli, nella sala da bagno, in ufficio e durante i viaggi in auto, - ha affermato Renzo Arbore, appassionato collezionista di radio (ne possiede un centinaio e non ha perso una uscita dei sessanta modellini in miniatura di radio, perfettamente funzionanti, venduti nelle edicole della penisola nei primi anni 2000).
Amato innovatore e conduttore di trasmissioni radiofoniche originali e di grande successo fin dagli anni ‘60, Arbore ora firma anche una collezione di nuove radio a tecnologia DAB, La Miami Swing by Renzo Arbore. Alla presentazione a Roma del nuovo modello della linea, Jonathan dalla linea che richiama il volo di un gabbiano e che porta la firma degli architetti-scenografi Alida Cappellini e Giovanni Licheri, l'artista ha raccontato ad Ansa Lifestyle il suo rapporto con il mondo della radio e della radiofonia. “Dalla radio meravigliosa che mio padre aveva sulla scrivania, una Phonola di Castiglioni , a quella vicino al comodino alla radio-grammofono Marelli fino alla radio che ho costruito da giovane io stesso, una radio a galena che funzionava senza batterie ma impiegando delle cuffie lasciate a noi ragazzi dagli americani e che captava i segnali radio nell’aria attraverso la pietra galena, da sempre sono stato affascinato da questi oggetti che paiono giocattoli”.

"La radio negli anni sessanta era un mezzo di comunicazione per un pubblico adulto ma i giovani iniziarono ad avvicinarsi e a gustarla con la partenza della trasmissione Bandiera Gialla, ideata da me con l'amico Gianni Boncompagni. A questa seguirono altre trasmissioni come Per voi giovani e Alto Gradimento che ruppero gli schemi della tradizione radiofonica. Quando iniziammo io e Gianni in radio non si parlava, potevano farlo solo gli speakers e noi fummo i primi a fare i conduttori. Avemmo il coraggio di fare ascoltare per primi i Beatles agli italiani mentre c’erano delle resistenze della produzione. Avemmo coraggio, senza l'appoggio di molti. Luciano Rispoli accettò la nostra proposta di fare Bandiera Gialla a patto che fosse una trasmissione settoriale, di nicchia. Invece divenne la radio ascoltata in massa dai giovani e fece grande concorrenza alla televisione. Oggi atti di coraggio del genere non ne vedo. Invece è l'ora di ideare, ad esempio, nuovi progetti come una radio jazz che non esiste. La radio più coraggiosa è rimasta Radio 3. Un grande atto di coraggio sarebbe anche quello di reinventare i disc jockey d’autore, quelli veri che scelgono la musica. Invece oggi si preparano le play list che snaturano l'ascolto. Forse l’unico vero dj oggi è Gegè Telesforo. C’è molto da lavorare in radio dove la musica leggera italiana è anche sottovalutata. Andrebbe creata una grande antologia ma spero che la faranno i posteri. Io per ora ho dei progetti soprattutto televisivi e d'orchestra”.

Il futuro della radio come oggetto invece lo prevede l’architetto Giovanni Licheri: “La radio ha enormi potenzialità ancora non sfruttate. Ci sono dei progetti di modelli in grado di proiettare ologrammi nell’aria della stanza mostrando finalmente anche le immagini”.

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Armani day, "un'immersione nel mio mondo tra arte e design"

Il bello delle 'prime volte' con l'alta gioielleria e la sfilata pre-fall

Lifestyle Moda
Chiudi Italy Fashion Giorgio Armani (ANSA) Italy Fashion Giorgio Armani

Con uno spazio come il teatro di via Bergognone, perché andare a cercare un altro posto dove presentare la pre-fall? Se lo è chiesto Giorgio Armani, che ne ha approfittato per mettere in fila al Silos i suoi accessori più belli e per presentare, all'Armani Hotel, la sua prima linea di alta gioielleria. Per unire tutti gli appuntamenti, ha pensato a un cocktail, una cena e un dopocena con Giorgia al Privé, per i suoi 350 invitati tra cui il sindaco Beppe Sala, Andrea Casiraghi e Beatrice Borromeo, Eva Herzigova.
    "Trovo entusiasmante il mio lavoro perché mi consente di vivere continuamente delle 'prime volte'" dice Armani, spiegando che l'Armani day è anche un'occasione "di vivere, in un'immersione totale, il mio mondo tra arte e design". Per lui, forse, è anche stato un modo per fare il punto su oltre 40 anni di carriera e di dar luce a quei settori che sono stati un po' più nell'ombra, come gli accessori, quegli 800 'Accenti di stile' cui dedica un'esposizione, che ha curato personalmente, aperta dal 15 novembre al 2 febbraio, dove ammirare le ballerine che fu tra i primi ad abbinare agli abiti da sera, le 'plissé bag', le spille a forma di insetto e le collane tessili nelle quali sete e tulle ricoprono le pietre.
    Passeggiando negli spazi al piano terra del Silos, è con amore che Armani guarda ogni singola borsa, spiegando che ognuna "custodisce una storia, un ricordo". E agli ospiti venuti da mezzo mondo dice senza perifrasi: "conoscete i miei vestiti, ma non questo: ho fatto tante cose, poi sviluppate da altri". E comunque: "sono felicissimo che mi copino, finché mi copiano - scherza - sarò sempre io". E se "sui giornali vedete tantissimi tailleur Armani, da me - dice pensando alla sfilata - dovete aspettarvi continui aggiornamenti". Così la pre-fall nasce all'insegna del trasformismo, che è il titolo della collezione che sfila in una sala tutta scura, dominata da una firma-scultura luminosa. "Siete abituati a vedere Armani con piccole varianti, qui - sottolinea - c'è la libertà concessa alle donne di essere di volta in volta diverse". Fermo restando il fil rouge dello stile Armani, questa voglia di libertà si esprime nell'abbinare il tailleur maschile a un gioiello importante o a un cappello dall'aria retrò, nel mettere il vestito nero con le scarpe maschili, nel mescolare tocchi di oriente a stilemi più europei,nel portare il blouson sul petto nudo, nell'osare delle frangette di jais come veletta o collier.
    Il tutto su una tavolozza di neri, beige e rossi che accompagnano la donna dalla mattina alla sera, quando si può osare di più, magari una tuta intera in paillettes, un pantalone in jais, un abito lungo tutto ricamato, un caftano nero con collo decorato, una tunica che riflette la luce. Se oggi Milano dal punto di vista creativo riflette "una gran confusione, con il recupero di Armani o la follia del va bene tutto, senza una linea di condotta cui potersi rifare con serenità", il pensiero del creativo corre ai suoi esordi, a una Milano diversa, quella degli anni '70, dove però la moda "era un po' ridicola perché la vita non arrivava a essere vestita Paco Rabanne o Courrèges. Io - ricorda - ho cercato di inserirmi tra quelle due realtà, tra l'eccesso e la noia". Ci è riuscito talmente bene che oggi il suo nome identifica uno stile e che c'è persino un colore, il 'greige', che viene chiamato il greige Armani. Da oggi, poi, c'è anche un oro Armani: un nuova lega brevettata per la linea di alta gioielleria che debutterà a breve nei negozi. Presentata a clienti e stampa in una suite dell'Armani Hotel, la gioielleria è suddivisa in tre linee: la Borgonuovo, incentrata sul logo; la 'Sì', con onice e diamanti neri, che ruota intorno al fiore-decoro del flacone dell'omonimo profumo, e la 'Firmamento', con la luna e le stelle in diamanti. (ANSA).
   

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L'inverno elegante di Fido, impermeabili imbottiti e smanicati

Nuova collezione Moncler Poldo Dog Couture

Lifestyle Pets
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Moncler & Poldo Dog Couture tornano a collaborare a una nuova collezione di abbigliamento e accessori per cani caratterizzata da tessuti fantasia e da un comfort studiato. I cappotti della nuova stagione per gli amici a quattro zampe sono al tempo stesso classici e di tendenza. Il progetto, in collaborazione con il brand milanese Poldo Dog Couture, detta gli standard dell'eleganza di Fido. I grandi classici, direttamente dagli archivi Moncler, come gli smanicati e gli impermeabili, sono reinterpretati e adattati alle esigenze del miglior amico dell'uomo. I piumini, naturalmente in nylon laqué, sono disponibili in sei diverse taglie e in una selezione di vivaci tonalità tra cui il giallo, il rosa e il blu. I nostri amici potranno passeggiare anche sotto la pioggia grazie ad un impermeabile in pvc semi-trasparente. E per la prima volta in assoluto, il gilet stampato riproduce un effetto tricot che ricorda i tipici maglioni invernali. La collezione è completata da un guinzaglio e un collare coordinati nei colori della bandiera francese. 
   

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Giorgio Armani lancia la prima collezione di Alta Gioielleria

Purezza e sensualità nelle nuove creazioni

Lifestyle Lusso
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Giorgio Armani lancia la sua prima collezione di Alta Gioielleria Giorgio Armani, che completa la linea di prêt-à-porter. Lo stilista aggiunge così una nuova tessera al composito disegno di lifestyle improntato al lusso dell’artigianalità, all’eleganza assoluta della linea e della materia.
Il gusto del monile che adorna è presente nel lavoro dello stilista fin dagli esordi, a metà degli anni Settanta, quando inizia a creare oggetti sofisticati, a volte eccentrici, con pietre dure e paste di vetro, spesso accompagnati da montature di passamaneria di seta o in metalli ultraleggeri.
Sono gioielli che, come gli abiti, coniugano la modernità essenziale a un gusto morbido dai tratti vagamente esotici.
Espressione di uno stile inconfondibile, nel quale la purezza accentua la sensualità, i gioielli Giorgio Armani esplorano alcuni elementi distintivi della Maison, offrendo un’interpretazione del lusso autentica e personale. Declinata in tre temi principali, la collezione reinventa i segni caratteristici del mondo Giorgio Armani.
Borgonuovo racchiude raffinate e pregiate variazioni sul tema del logo, mantenendo intatta la sua identità autentica e lineare. Acceso talvolta da pavé di luminosi diamanti o da pietre semipreziose nelle delicate sfumature pastello, appare ingentilito da frange sottili in oro bianco. Il design diventa pura decorazione.
La serie Sì, ispirandosi al simbolo olfattivo femminile del marchio, ne trae il carattere nitido e deciso che trasferisce nel gioco di opposizioni cromatiche. Orecchini, anelli, bracciali e collier dalla semplicità architettonica rielaborano la forma del petalo, moltiplicato in raffinati fiori di onice nera, impreziositi da brillanti e diamanti neri che illuminano ogni movimento.
Infine, Firmamento, attraverso i diffusi bagliori di pavé e diamanti taglio brillante, rievoca il lucore degli astri nel cielo notturno, tema ricorrente nell’immaginario e nelle collezioni moda Giorgio Armani. Stelle e falci di luna, dal tratto stilizzato, diventano anelli, bracciali, orecchini e collane in oro bianco, arricchiti talvolta di inserti e frange.

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Italia, non è un paese per mamme lavoratrici

Paola Setti racconta ipocrisia e cultura maschile dominante

Lifestyle Società & Diritti
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Per una donna, lavorare e fare figli in Italia può essere un calvario. Lo stato, le aziende, la cultura dominante, nonostante leggi, programmi, discorsi e sforzi recenti , sono ancora tarate su un modello culturale maschile e patriarcale. Se le donne vogliono lavorare, devono essere come gli uomini. Cioè, pensare solo al lavoro e non ai figli. Meglio se non ne fanno del tutto. E' un'Italia ipocrita e arretrata quella che viene raccontata in "Non è un paese per mamme", il libro della giornalista Paola Setti per All Around.
    Genovese trapiantata a Milano, dopo che ha fatto due figli ha chiesto un po' di elasticità al direttore del suo giornale, per conciliare lavoro e bimbi piccoli, non trovandola, alla fine si è licenziata, scoprendo successivamente di non essere certo un caso unico. Così, Paola ha cominciato a raccogliere dati e testimonianze sulla condizione delle madri lavoratrici in Italia. E il risultato della sua inchiesta sul campo è demoralizzante.
    "La legislazione ci sarebbe pure - scrive la giornalista -.
    Quella che manca è la pratica. Cioè, in ultima analisi, la cultura". E giù con testimonianze di madri che hanno dovuto lasciare il lavoro dopo aver partorito: mobbizzate dai datori e dai colleghi che non le aiutano (se va bene) o le prendono di mira (se va male) ("tu vorrai mille permessi, uscire prima, entrare dopo"), subito licenziate se hanno posti precari, senza l'aiuto di nidi aziendali (inesistenti) e pubblici (rarissimi), senza telelavoro (che aiuterebbe), con mariti spesso poco propensi (per cultura atavica) a dividere la cura dei figli.
    Quelle che resistono, fanno sforzi eroici e sovrumani, aiutate solo dai genitori (chi ce li ha vicini), a loro volta schiavizzati dai nipoti e dalle figlie. Ma molte lasciano. Nel 2018 le donne che hanno dato le dimissioni sono state 30.672, la maggior parte per l'impossibilità di conciliare lavoro e figli.
    Quelle che restano in azienda, spesso rinunciano alla prole. Il 57% dei dirigenti donne non hanno figli, contro il 25% dei dirigenti maschi.
    In Italia, scrive Setti, lo stato dà solo il 2% del Pil alle famiglie, contro il 4% della Francia ad esempio. "Ma allo stato fa comodo avere le donne a casa, perché creare asili e case per anziani costa, mentre il lavoro di cura casalingo è gratuito. Le donne hanno ottenuto la parità, ma una parità a misura d'uomo - è il commento finale dell'autrice -. Devono essere come gli uomini, uniformarsi a un modello maschile. Invece servirebbe un mondo del lavoro orientato su un modello genitoriale". (ANSA).
   

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Vini, 10 tendenze da sapere (e che non ti aspetti)

Dal portare la propria bottiglia al ristorante al vino in lattina

Lifestyle Food
Chiudi Orange Wine (Decanter.com) (ANSA) Orange Wine (Decanter.com)

La cultura del vino, che ci appartiene come italiani, è in continua espansione ed evoluzione, aumentano i consumi e anche il modo di bere il vino cambia. Secondo una ricerca britannica pubblicata dal Telegraph si arriverà a portare direttamente da casa la propria bottiglia di vino al ristorante  (Bring Your Own Bottle), mentre su Forbes si legge che i vini vegani saranno un business presto dai numeri importanti e questa sarà una delle principali tendenze mondiali insieme al boom del mercato dei vini organici (già in atto)  che secondo un'indagine di Reuters crescerà del 14% entro il 2022.  Tra le tendenze più curiose figurano anche quelle dei vini all’infuso di cannabis per via delle numerose proprietà benefiche. La “wine mania” dilaga anche sui social dove sono oltre 51 milioni i post dedicati alla bevanda e oltre 7 milioni i post con l’hashtag #winelover. Spazio anche al ritorno in auge dei vini rosati e al debutto dei vini arancioni. Gli abbinamenti food più richiesti? Carni rosse, grissini, salumi, pesce alla griglia e verdure in pinzimonio. È quanto emerge da uno studio condotto da Espresso Communication per Vitavigor, storico marchio dei grissini di Milano, coinvolgendo un panel di 40 esperti tra sommelier e wine blogger. 

Quali sono le tendenze?

Secondo gli esperti tra le tendenze del futuro nel mondo vinicolo vanno segnalate quella della BYOB (Bring Your Own Bottle) e dei vini dal basso contenuto alcolico: “Il BYOB è un sistema molto diffuso in tanti mercati internazionali. Il consumatore porta la sua bottiglia al ristorante che gli mette a disposizione il servizio professionale, i giusti calici ed anche dei piatti abbinati – afferma Roberto Anesi, eletto Miglior Sommelier d’Italia nel 2017 e Professionista dell’Anno 2019 – Generalmente si pagano dei "cork fee" per la stappatura che in certi casi possono arrivare addirittura oltre i €150. Per motivi salutistici e per le leggi sull’alcool, invece, il consumatore pone molta più attenzione rispetto al passato al quantitativo di alcol presente nei vini, di conseguenza sempre più produttori si stanno adeguando al trend dei LOW ABV wines”.

Anche nel mondo di Hollywood sono numerose le celebrities ad essersi fatte coinvolgere dalla “wine mania”: dal musicista premio Oscar John Legend (eletto da People l'uomo più sexy dell'anno), che ha realizzato una linea di vini personalizzata dal nome LVE (Legend Vineyard Exclusive) a Drew Barrymore, che ha stretto una partnership con la Carmel Road Winery in California per lanciare il suo Pinot grigio, fino ad arrivare a Brad Pitt e Angelina Jolie, che all'epoca del loro matrimonio hanno fondato Miraval, un lussuoso vigneto in Provenza dal valore di 60 milioni di dollari, a Francis Ford Coppola, che ha deciso di mettere i suoi pregiati vini della Diamond Collection in lattina. Tendenza segnalata da una ricerca americana pubblicata su Business Insider secondo cui il 28% dei millennial preferirebbe bere del vino in lattina e seduti comodamente sul divano di casa per questioni economiche e di praticità. Ma non è tutto, perché secondo una ricerca della CNBC quello del canned wine rappresenta un business da 45 milioni di dollari.

A segnalare il trend dei vini vegani è invece Eleonora Galimberti, esperta wine consultant per buyers, appassionati e collezionisti da tutto il mondo: “Tra le tendenze nel campo del vino sta prendendo sempre più campo la filosofia vegana, che tanto fa discutere già il mondo del food. Da non confondere con la pratica biologica, il vino ‘vegan’ è prodotto senza interazioni di derivazione animale, sia in vigneto che in cantina, certificato e controllato da SGS. Il mercato alimentare testimonia che il segmento vegano è sempre più in espansione, sia in termini di esistenza che di grandi brand. L’abbinamento gastronomico per eccellenza a un vino vegan rimane senza dubbio il grissino classico, prodotto che richiama freschezza, leggerezza, mineralità, equilibrio di aromi e sapori, ma soprattutto persistenza”.

Infine secondo Chiara Bassi, sommelier e wine blogger di Perlage Suite, il 2019 è l’anno del ritorno in auge dei vini rosati: “Se da un lato rimangono nettamente meno consumati dei più tradizionali vini bianchi e rossi, questo trend si sta ritagliando una fetta sempre più importante nel settore ho.re.ca. e per questo non va trascurato. In estate, quando è più difficile scegliere i vini rossi, è impossibile resistere alla loro freschezza, mentre nel resto dell’anno convincono per la loro grande bevibilità e la facilità con cui accompagnano antipasti e primi piatti, ma anche secondi di pesce, pasticceria secca o dessert al cioccolato. L’abbinamento perfetto? Consiglio di avvolgere su un grissino salato in superficie una fetta di pancetta cotta leggermente affumicata e gustarla con un vino rosato salentino da uve primitivo”.

Ecco la top 10 delle tendenze nei vini:

1. Vini vegani: bevande prodotte senza interazioni di derivazione animale, certificate e controllate da SGS.
2. Vini rosati: bevande mediterranee per eccellenza, prodotte da uva rosse e vinificate con un contatto di qualche ora delle bucce con il mosto.
3. Vini low ABV: vini con un grado alcolico compreso tra i 6 e gli 8,5, fortemente preferiti dai giovanissimi.
4. Vini organici: ottenuti da uva coltivate senza l’uso di prodotti chimici sintetici o artificiali, e conformi ai principi dell’agricoltura biologica.
5. Bring Your Own Bottle: è in crescita la tendenza di portare da casa la propria bottiglia di vino al ristorante, avvalendosi del servizio di un sommelier esperto.
6. Vini alla cannabis: prodotti con cannabis organica e uva fermentate in maniera biodinamica, sono richiesti per le proprietà benefiche.
7. Vini in lattina: il mercato del canned wine è sempre più in voga per via della sua praticità d’uso e portabilità.
8. Riesling: prodotto in Germania, si tratta di uno dei vini bianchi più raffinati al mondo, considerato il più ricercato dagli appassionati per via del suo aroma unico.
9. Vini arancioni: bevande prodotte attraverso la fermentazione di uve bianche con le loro parti solide, ovvero pelle e graspi.
10. Cabernet Franc: è il vino fruttato francese per eccellenza, contraddistinto per un mix di aromi che vanno dalla frutta alle spezie, oltre a mantenere la sua freschezza e mineralità.

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Mark Constantine (Lush): "vi racconto perchè la cosmetica etica cambierà il mondo"

Il carismatico fondatore del brand etico si racconta al primo concept store dedicato ai profumi

Lifestyle Beauty & Fitness
Chiudi The Perfume Library, Lush. Firenze . Nella foto Mark Constantine, il co fondatore del brand (ANSA) The Perfume Library, Lush. Firenze . Nella foto Mark Constantine, il co fondatore del brand

Ha appena aperto uno store unico al mondo, The perfume library, un concept che unisce profumeria artistica e libri da tutto il mondo sui profumi e l'ha voluto in centro a Firenze, città culla del Rinascimento anche per cosmetica e fragranze. Poco tempo prima a Parigi aveva aperto il primo e unico store al mondo di cosmetici freschi, fatti a mano, davanti agli occhi dei consumatori, mentre a Tokyo aveva realizzato un negozio solo di bombe da bagno, i sali minerali colorati e profumati adorati dagli instagrammers e a Milano uno store solo di prodotti naked, ossia senza incarti. Ha 66 anni e guarda il suo passato con soddisfazione. E' Mark Constantine il co fondatore, nonchè 'mente', del brand etico inglese di cosmetica Lush, un marchio totalmente orientato a temi oggi diventati di attualità: cruelty free, packaging no plastic e zero waste (hanno inventato saponi, bagnoschiuma e shampoo 'nudi'), contro lo sfruttamento del lavoro e dunque attento alla provenienza delle materie prime ma anche 'attivista' con prodotti come crema e profumo i cui ricavati vanno totalmente a finanziare associazioni che favoriscono integrazione sociale.
"Noi crediamo a tutto questo, da sempre, è la nostra storia, il nostro dna", racconta in un'intervista ad Ansa Lifestyle Constantine, "il fatto che oggi siano temi di cui si parla ci fa molto piacere. A me piace che quello che noi facciamo e abbiamo sempre fatto per la verità induca al cambiamento reale dello stile di vita delle persone in un modo naturale, non imposto. Non mi piace se comprano una cosa perchè va oggi comprata così ma perchè devi essere consapevole che ogni tuo gesto aiuterà a cambiare il mondo e perlomeno te stesso. Non deve essere una legge ma qualcosa che deve diventare un tuo modo di essere, cambiare le tue abitudini quotidiane". Mark sottolinea che "siamo sotto l'1% del fatturato della cosmetica mondiale", dunque "nulla rispetto ai grandi colossi" ma che per le modalità attiviste di questo brand, capace di coinvolgere anche i ragazzini grazie a prodotti gioiosi e coloratissimi, "si fa cultura, cultura del cambiamento": insomma gli amici di Greta Thunberg da queste parti si sentono a casa.
La storia di Mark Constantine ha dell’incredibile e spiega perché è un personaggio fuori dal comune (e infatti la sua biografia è in un libro 'Dear John' pubblicato in Gran Bretagna). E' nato nel sud dell'Inghilterra, dove ancora oggi vive e dove è il 'cuore' di Lush, a Poole, dove sono laboratori e team creativi. Abbandonato dal padre da piccolo, a 16 anni era un "homeless - come lui stesso ci ribadisce - non andando d'accordo con la madre e il nuovo compagno. Viveva in una tenda, per strada, ai margini del paese, è stato vittima di molestie sessuali e se non fosse stato per il suo amico d’infanzia, Jeff Osment e della sua accogliente famiglia sarebbe stato un ragazzo perduto di quelli che si trovano nei film di Ken Loach. Neanche a 20 anni, a Londra, Mark diventato tricologo, fa l'incontro della sua vita (a parte la compagna di scuola Margaret detta Mo, cofondatrice del brand, ancora sua moglie): Annita Roddick, la visionaria creatrice del marchio con cui tutti siamo cresciuti, il capostipite del green e cruelty free The Body Shop. Condividendone la visione ambientalista, attivista e animalista crea per l’azienda gli shampoo. "E' stata la mia formazione, devo tutto a quel periodo ribelle e creativo. Tra le tante cose ci univano i dolori dell'infanzia, io senza padre, lei cresciuta da un uomo che credeva suo padre e invece non lo era". Nel ’91 il rapporto si incrina per questioni di copyright ma quando Annita nel 2006, con quasi 2000 negozi e un fatturato da 28/mo posto di top brand nel mondo, vende tutto al 'nemico' ossia all'Oreal (dove ancora non erano banditi i test sugli animali) per Mark è un ulteriore shock: chiude ogni rapporto. Comincia l'avventura da solista, sempre da Poole, di Cosmetics to go: un catalogo di prodotti freschi, fatti a mano, senza violenze sugli animali da vendere per corrispndenza. neanche due anni dopo la bancarotta per troppo successo: non riesce a star dietro agli ordini. Ma uno con questa storia non si rassegna: decide di aprire un negozio a Poole con quelle caratteristiche: è il primo Lush, correva l'anno 1994. Un anno dopo apre nel cuore di Londra, da lì l'espansione continua. La sua vita avventurosa comprende anche l’incontro a sorpresa (organizzato dal solito amico del cuore Jeff) con il padre mai conosciuto: per i 60 anni durante il viaggio regalato dall’amico in Sud Africa (per la cronaca il padre morirà di lì a poco) e il nuovo contatto con la figlia di Annita Roddick dopo anni e anni di silenzio (“mi ha fatto gli auguri per The Perfume Library, ora ci parliamo di nuovo”, ci dice). Il capitalista Mark Constantine (“capitalista buono”, precisa) ha organizzato il futuro della società in modo che i dipendenti abbiano la prelazione su un’eventuale vendita, si muove solo in treno e continua a coltivare la sua passione di ragazzo: il bird watch, sempre con i soliti quattro amici.
Il brand etico, vegetariano, ‘nudo’ , attivista sui test animali, che dell’hand made e della freschezza ha fatto un business model (“produciamo con le persone e non con le macchine”, dice Costantine) sembra più un laboratorio di idee innovative che un’azienda cosmetica tradizionale, e pensare che tutto è cominciato con una colorata bomba da bagno.

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Capitan Harlock compie 40 anni, il maestro Matsumoto a Torino

Quattro giorni di celebrazioni, c'è anche annullo filatelico

Lifestyle Teen
Chiudi CAPITAN HARLOCK (ANSA) CAPITAN HARLOCK

Capitan Harlock, il celebre pirata spaziale nato dall'immaginazione del maestro Leiji Matsumoto, compie 40 anni. Per l'occasione il suo padre artistico è arrivato il 14 novembre Torino, che gli ha dedicato quattro giorni di eventi, tra cui c'è anche l'annullo filatelico di Poste Italiane con speciale folder commemorativo. L'iniziativa 'Mare di stelle', promossa dall'Associazione Culturale Leiji Matsumoto con Comune e Città Metropolitana prevede, fra gli appuntamenti, una serata speciale al Cinema Massimo con la proiezione di 'Galaxy Express 999 The Movie' alla presenza del sensei, che il 16 novembre è  al Mufant per l'inaugurazione della statua di Harlock e della mostra 'Anno 1979 Capitan Harlock sbarca in Italia'. Eventi anche al Mao, al Museo del Cinema e alla Scuola Holden con una inedita performance live drawing di Matsumoto che per la prima volta realizzerà in Italia un bokusaiga, tipico disegno giapponese.
    "Siamo onorati - dice l'assessora Francesca Leon - di avere qui il maestro. I suoi personaggi incarnano alcuni tra i migliori sentimenti degli esseri umani e ci portano a riflettere su temi importanti come il rispetto della terra". 

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Fay Archive rilancia con 5 pezzi iconici

Immancabile il giaccone 4 ganci versione fisherman

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La collezione Fay Archive fa tappa nei principali monomarca italiani del brand, come la boutique di Roma. Il marchio Fay ha una storia che affonda le sue radici negli anni Ottanta, quando Andrea e Diego della Valle scoprono le giacche divisa dai pompieri del Maine: il 4 ganci, un caban in cordura e nylon con collo in velluto che rivisitato dal team stilistico del Gruppo Tod's che acquista il marchio, diventa il capospalla simbolo di un'epoca.
"Questo è un brand che ha una grande storia da raccontare" spiega Michele Lupi men's collections visionary del gruppo Tod's, padre del progetto che comprende un guardaroba vintage con 6mila pezzi originali. Fay Archive è una capsule, "un brand nel brand" come la definisce Lupi, che valorizza l'originalità del marchio che ha saputo tradurre lo spirito di una giacca da lavoro in un capo perfetto per la città. "Il progetto Archive vive di luce propria con 5 pezzi iconici per l'inverno e altrettanti per l'estate - spiega Lupi. Per elaborare il primo capitolo della serie Fay Archive è stato fatto uno studio dell'heritage del marchio. Siamo andati a vedere le prime campagne pubblicitarie come quelle che avevano come protagonisti i pompieri americani ritratti nelle sedi storiche delle fire-houses - ricorda Lupi - ma in questa operazione di valorizzazione del dna del marchio abbiamo puntato a sintetizzare lo spirito vintage Usa, con l'attenzione ai dettagli in sintonia con la cultura giapponese e l'amore per lo stile italiano. Alla fine siamo riusciti a ottenere un equilibrio che Diego della Valle aveva indicato come un' unione tra lo spirito degli american worker e l'eleganza italiana". Il risultato di questa operazione "che ha la forza di un gong nella storia del marchio" si concretizza in capi versatili adatti alle differenti stagioni e temperature".

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Gilet per le freddolose si carica a batteria

E' realizzato in softshell. Durata del calore 7 ore

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Dopo aver pensato al pubblico maschile Capit dedica alle signore freddolose il nuovo gilet WarmMe che si scalda con una batteria, mantenendo il calore per diverse ore. E' un capo adatto soprattutto a chi pratica attività outdoor come sci, scooter, moto o semplicemente perfetto per chi ama stare al caldo, quello proposto dall'azienda di Arese, che unisce alta tecnologia senza rinunciare allo stile: design sciancrato, cura nelle finiture, cuciture trapuntate a spina di pesce sul davanti, collo alto per una maggiore protezione dal freddo e scelta del total white, per un look elegante in tutte le occasioni del giorno-sera. WarmMe è realizzato in tessuto laminare softshell, che trattiene il calore mantenendo la traspirabilità, è molto resistente e si adatta alle forme del corpo, consentendo libertà di movimento mentre il doppio strato esterno protegge dal vento e dal freddo anche in caso di pioggia. L'hi-tech che scalda un circuito invisibile di piastre riscaldanti flessibili e ultrapiatte è posizionato in specifiche zone del petto e della schiena, così da contribuire a mantenere una temperatura confortevole e uniforme sul tutta l'area del busto. Dispone poi di 3 diversi livelli di temperatura, regolabili attraverso un unico pulsante "easy touch" retroilluminato (da usare senza sfilare i guanti).
    Il nuovo gilet donna è dotatao di cavo Usb che, collegato a una batteria power bank, scalda il gilet in poco tempo, con un'autonomia media di 7 ore. 
   

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Amore e disamore nelle lettere di Ian Fleming alla moglie

Passione, James Bond e storie di corna all'asta da Sotheby's

Lifestyle People
Chiudi Ian e Ann Fleming . Credit: Daily Mail/Shutterstock (ANSA) Ian e Ann Fleming . Credit: Daily Mail/Shutterstock

Caro Ian, cara Ann: le lettere d'amore e del disamore del padre di James Bond, Ian Fleming, alla moglie Ann Charteris saranno messe in vendita online in dicembre da Sotheby's e gettano una nuova luce sulla tempestosa relazione tra lo scrittore e la donna che prima fu la sua amante, poi consorte fedifraga e a sua volta tradita.
    Datate tra gli anni '40 fino alla morte di Fleming nel 1964, le 160 lettere, per un totale di 500 pagine, sono stimate da Sotheby's tra 200 e 300 mila sterline. La straordinaria corrispondenza, in cui la passione si vena di erotismo sado-maso, getta nuova luce sulla "nascita" di James Bond, il personaggio che ha reso Fleming un'icona della spy story.
    L'agente 007 "fu un prodotto della relazione tra Ian e Ann", ha detto Gabriel Heaton, l'esperto di Sotheby's di libri e manoscritti. Non e' un caso, a suo avviso, che Casino Royale, il primo romanzo della serie, fu scritto nell'anno del matrimonio (lei era incinta), "sia come sfogo per la sua libido, che come mezzo per fare soldi per una donna che prima era ricca anche senza pensarci".
    Ann era nata in una famiglia dell'aristocrazia britannica e nei precedenti matrimoni era rimasta all'altezza. Morto il primo marito, il barone Shane O'Neill, in guerra nel 1944, sposo' l'erede della fortuna del Daily Mail Esmond Harmsworth, secondo visconte di Rothermere, di cui nel frattempo era diventata l'amante. Matrimoni che duro' poco a causa della relazione con Fleming. Nel 1948, incinta di Ian, Ann aveva dato alla luce una bambina prematura morta otto ore dopo il parto: "Non ho niente da dire per darti conforto. Posso solo mandarti un abbraccio, il mio amore e tutte le mie preghiere", le scrisse il romanziere tornato in camera dopo aver giocato a golf con il marito cornuto.
    Si sposarono nel 1952, ma andavano a letto assieme da almeno 15 anni. Per celebrare Ian compro' la leggendaria macchina da scrivere d'oro e la testo' in una lettera a Ann "per vedere se scrive parole d'oro". Dopo le nozze Fleming ebbe numerose relazioni con altre donne: "Parli dei tuoi vecchi giorni da scapolo, ma l'unica persona con cui hai smesso di fare sesso quando sono finiti sono io", gli scrisse Ann. L'unione in definitiva non fu felice. In una lettera su carta intestata della British Overseas Airways Corporation Fleming scrive che "nell'attuale crepuscolo, ci stiamo facendo male a vicenda al punto da renderci la vita a malapena vivibile".
    Oltre a Casino Royale, il resto dei romanzi di Fleming furono scritti a Goldeneye, la casa dello scrittore a Giamaica, spesso meta di visitatori illustri tra cui il pittore Lucian Freud e il leader laburista Hugh Gaitskell, con cui Ann ebbe una lunga relazione, e tutto questo e' riflesso nelle lettere all'asta.
    Ian e Ann rimasero comunque assieme fino alla morte di lui: sono sepolti uno accanto all'altro nel cimitero della chiesa di St.
    James a Sevenhampton vicino al figlio Caspar, ucciso nel 1975 da una overdose. (ANSA).
   

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Westwood lancia capsule dei suoi corsetti-icona

Sfilò per la prima volta con la collezione F/W 1987/88

Lifestyle Moda
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Vivienne Westwood lancia una limited edition dei suoi iconici corsetti disponibili in tre colori - avorio, rosso, nero - solo in alcune selezionate boutique, tra cui Londra, New York, Parigi, Los Angeles. Il corsetto firmato dalla stilista britannica sfilò per la prima volta per la collezione autunno/inverno 1987/88 Harris Tweed, che comprendeva alcuni dei pezzi più iconici degli archivi Westwood. Il corsetto Stature of Liberty è il risultato più evidente del lavoro della designer negli anni '80, con il quale è riuscita abilmente a trasformare un capo intimo delle donne nobili del diciottesimo secolo in un capo per tutti i giorni.
    A 30 anni dal suo debutto il corsetto della Westwood è diventato un capo icona per la sua donna il cui motto è "Buy less, Choose Well, Make it last". 

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People incorona John Legend "uomo più sexy al mondo del 2019"

Il pluripremiato cantante dalla voce suadente è sposato e ha due figli

Lifestyle People
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A 40 anni ha già un palmarès impressionante: ha vinto premi Emmy, Grammy, Oscar e Tony. Tutti i grandi, insomma. Ma ora John Legend, il compositore e cantante afroamericano dalla voce suadente, conquista un altro invidiato riconoscimento: quello di Uomo più sexy della Terra.

A incoronarlo al primo posto nella classifica annuale sul Sexiest Man Alive è il magazine People, che gli dedica la copertina. Legend, sposato con la modella Chrissy Teigen e padre di due bimbi, prende il posto di Idris Elba, l'attore vincitore dell'anno scorso.

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Transizione di genere, ispirazioni e icone transessuali celebri del gender fluid

Report su Pinterest, ricerche sul tema in un anno aumentate del 4000%

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Transizione di genere: il tema comincia ad essere una questione sociale, seppure di una piccola parte della popolazione, e se ne parla anche sulle piattaforme social. Su Pinterest, che in occasione della Transgender Awareness Week, la settimana dedicata alla sensibilizzazione della Transizione di Genere che si tiene ogni anno dal 13 al 19 novembre ha realizzato un report a cura di Candice Morgan, Responsabile dell'inclusione e della diversità di Pinterest, in cui analizza come le persone usano la piattaforma per essere se stesse, pianificare il proprio futuro ed esplorare la propria identità, sono state fatte milioni di ricerche legate alla transizione di genere, tra cui: cambiare il proprio nome e pronome, l'uso di ormoni, interventi di chirurgia estetica, tutorial di trucco, consigli di stile, e come sostenere una persona cara che è in transizione..

Secondo quanto emerso dal report nell’ultimo anno le ricerche sulla “transizione di genere” sono aumentate quasi del 4.000%, avendo la possibilità di trovare citazioni ispiratrici, opere d'arte, consigli di stile, idee per il benessere e persone che li rappresentano nelle sempre più numerose celebrità transessuali, non binarie (coloro che non si riconoscono nel binario di genere uomo-donna) e genderqueer (o genderfluid) online.

Abbiamo analizzato l'uso di Pinterest per approfondire argomenti legati alla transessualità e celebrare le transizioni di genere, vissute in prima persona o dai propri cari. Qui sotto condividiamo alcuni dei dati raccolti.

Capire che significato ha per te la transizione
Sono anni ormai che le persone cercano su Pinterest argomenti legati alla transessualità. Le ricerche più popolari includono: "citazioni di ispirazione transgender", "orgoglio transgender", "fatti transgender" e "arte transgender". Nel 2019, tuttavia, la parola "transitioning (transizione)" è salita al primo posto tra le ricerche di argomenti legati alla transessualità. Sono state fatte milioni di ricerche per argomenti come: cambiare nome e pronomi, terapia ormonale, interventi chirurgici di affermazione di genere, stile, e come sostenere una persona cara che sta affrontando il percorso di transizione.

Uno dei nostri dipendenti ha raccontato il ruolo del  motore di ricerca come fonte di ispirazione durante il periodo di transizione: "Tra le altre cose, ho usato Pinterest durante la mia transizione fisica per esplorare e identificare il mio stile. Come vedo me stesso e come voglio che gli altri mi vedano? Quanto voglio mimetizzarmi o distinguermi? Voglio uno stile senza tempo o alla moda? Voglio un tocco senza compromessi, studiato, minimalista, audace o atletico? Certo, mi ero posto queste domande anche prima della transizione e per dieci anni avevo indossato esclusivamente vestiti per ragazzi, ma ho iniziato a scoprire che volevo pormi quelle domande più spesso perché le risposte erano ben diverse da quanto mi sarei potuto immaginare prima di iniziare la transizione. Si è rivelato una grande fonte di ispirazione non solo per quello che voglio indossare, ma anche per la mia autorealizzazione. In un periodo di profonda crescita, mi ha aiutato a capire cosa avrei potuto raggiungere".

Un netto incremento delle ricerche

• Mtf (da maschio a femmina) prima e dopo la transizione +65%: durante la transizione, i Pinner esplorano le testimonianze di altre persone che hanno vissuto la loro stessa esperienza
• Comicità transgender +144%: i fumetti possono essere utili per affrontare con più leggerezza questioni impegnative e situazioni bizzarre vissute da chi sta esplorando la propria identità di genere
• Titoli legati alla transessualità +621%: questi racconti brevi aiutano le persone che affrontano il percorso di transizione a capire che non sono sole
• Idee per il coming out LGBTQ +310%:i Pinner trovano modi creativi per fare coming out con i propri cari, come ad esempio organizzare una festa
• Moda non binaria per taglie forti +196%: i Pinner che non si riconoscono nel binarismo di genere trovano idee di tendenza adatte per circostanze diverse
• Sfondi genderqueer (per il cellulare) +79%: uno sfondo particolare per il telefono è un messaggio speciale che i Pinner non binari possono inviare a se stessi ogni giorno
• Ecco alcune icone transessuali e non binarie di tendenza:
o Indya Moore +198%
o Ezra Miller +338%
o Andreja Pejić +98%
o Ruby Rose +766%
o Sam Smith 312%

Pin principali
Le persone salvano Pin informativi e di ispirazione della community transessuale come:
• Costi relativi alla transizione di genere
• Lista di libri legati alla transessualità
• Guida per principianti all'uso del binder
• Corsi di trucco
• L'icona Laverne Cox come prima stella transessuale sulla copertina di Vogue UK

Risorse su Pinterest
Sei alla ricerca di argomenti relativi alla transessualità su Pinterest? Questi profili possono essere un ottimo punto di partenza:
• Transgender Hub
• GLSEN
• Human Rights Campaign
• GLAAD

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Verdure, c'è la scienza per esaltarle al meglio in cucina

Ricette e non-ricette, preparazioni gourmet ad alta praticità

Lifestyle Food
Chiudi Dal libro La scienza delle verdure di Dario Bressanini (Gribaudo): foto di Barbara Torresan, maionese (ANSA) Dal libro La scienza delle verdure di Dario Bressanini (Gribaudo): foto di Barbara Torresan, maionese

Tenete i pomodori in frigorifero? Tirateli fuori. Siete abituati a lessare gli asparagi? Male: gettate via un sacco di sapore con l’acqua di co ttura. Molto meglio usare il microonde per lo stelo e saltare le punte in padella. L’aglio e la cipolla li tagliate grossolanamente, oppure finemente, li schiacciate o li gra ttugiate prima di usarli? Perché sì, fa differenza. Cuocete le patate ge ttandole in acqua bollente o partite da acqua fredda? Perché, anche in questo caso, c'è differenza. Le melanzane è meglio salarle prima di friggerle, ma non è per togliere l’amaro, che si deve fare. E già che ci siamo, meglio non usare l’olio extravergine di oliva per friggerle. Questi e tanti altri consigli che troverete nel libro si basano su ciò che la scienza ha scoperto sui vari vegetali che usiamo per arricchire la nostra alimentazione. Li racconta Dario Bressanini (già autore best seller di La scienza della pasticceria e La scienza della carne) nel nuovo libro La scienza delle verdure (Gribaudo) con le golose foto di Barbara Torresan. Il libro è molto pratico ma i consigli più che gourmet sono scientifici. La salsa di pomodoro, raccontata come fa Bressanini, è un focus tra lo storico e l'accademico ma interessante come un racconto breve: quando torneremo a cucinarla a modo nostro (perchè in ogni casa italiana si fa diversamente) l'idea di variarla per seguirne i consigli scientifici ci verrà spontanea.
Nel libro si parla di uso di frigo e freezer, di microonde e forno, patate, pomodori, melanzane, quinoa, cipolle, aglio, peperoni, zucchine, zucca e tanto altro secondo una selezione di verdure fatta dall'autore (tante ma non tutte, non è un'enciclopedia!), con una predilezione per le ricette ed esperimenti scientifici per salse, zuppe e minestre facili da preparare. "Una zuppa di cipolle preparata come si deve - dice Bressanini - è un concentrato di sapore e, allo stesso tempo, una lezione di chimica applicata.  Accanto a esperimenti e a ricette, ci sono anche quelle che chiamo non-ricette: preparazioni talmente semplici e veloci da eseguire da non richiedere accuratezza particolare nel misurare gli ingredienti, e neppure nella preparazione. La bontà è esaltata dalla qualità dei prodotto di partenza: se i pomodori non sanno di nulla, non potete porvi rimedio in alcun modo. Nel caso della caprese, per esempio, è fondamentale che pomodori e mozzarella non siano freddi, per poter gustare il loro sapore. E sarebbe meglio, come scoprirete, che i pomodori non siano mai stati refrigerati". Qualche informazione scientifica:
Carciofi e broccoli sono i fiori della pianta, così come  i cavolfiori. Anche di zucche e zucchine mangiamo i fiori ma più spesso consumiamo i frutti. Già le zucchine sono i frutti della pianta di zucchine (Cucurbita pepo), che tra l’altro appartengono alla stessa specie delle zucche. Quando un gastronomo e un botanico parlano di frutta possono intendere due cose diverse. Dal punto di vista biologico, i frutti sono i semi e gli ovari dei fiori delle piante. Potremmo chiamare “verdura” tutte le altre parti commestibili delle piante che non siano i frutti: ad esempio le foglie (come l’insalata o il basilico), i fiori (come i carciofi ), le radici (come le carote), i baccelli (come i fagiolini), i bulbi (come le cipolle) e i tuberi (come le patate). Oppure potremmo restringere la definizione usandola, in ossequio al nome, solo se sono di colore verde. In cucina, in ogni caso, questa distinzione rigida non è seguita: i pomodori, le olive, i peperoni, i cetrioli e le melanzane sono, botanicamente, dei frutti. Gastronomicamente parlando, però, siamo abituati a considerare frutti solamente quei vegetali che hanno un alto contenuto zuccherino e che risultano più o meno dolci al gusto. Ma a volte anche un frutto, gastronomicamente parlando, non è un frutto, botanicamente parlando: i frutti della pianta di fragole sono in realtà quei piccoli puntini giallo-neri che vediamo sulla superficie. E poi ci sono dei frutti, chiamati frutti sia da botanici che da cuochi, che però non sono per nulla dolci, come l’avocado, che in effetti si usa molto di più per salse e insalate che non come dessert. La scienza ha molte cose da dire su come sfruttare al meglio cipolle, basilico, carote e melanzane e questo indipendentemente dall’etichetta che decidiamo di assegnargli.

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Influencer, dalla Camera nazionale della Moda le 'linee guida'

Influencer o celebrity? E' qui la confusione. 4 best practice per i brand

Lifestyle Moda
Chiudi La modella tedesco-americana e fashion influencer Jasmine Sanders, Golden Barbie (ANSA) La modella tedesco-americana e fashion influencer Jasmine Sanders, Golden Barbie

E' tra i maggiori utilizzatori dell'influencer marketing, ma il settore della moda ha caratteristiche tali che le regole applicabili in altri campi sono poco gestibili nel mondo del fashion: così Camera Nazionale della Moda Italiana spiega perché ha dato vita a un tavolo di lavoro da cui sono nate le "Linee guida influencer", elaborate con il supporto degli avvocati Ida Palombella e Federica Caretta di Deloitte Legal - Studio Associato.
    Il documento è stato elaborato "con lo scopo di riassumere le best practices attualmente adottate dai brand del settore" ed è "finalizzato ad aprire un dialogo con le istituzioni, anche in vista dell'emanazione di futuri eventuali provvedimenti legislativi in materia, ma anche con i social network maggiormente interessati e gli influencer o loro rappresentanti".
    La questione ruota intorno all'utilizzo dell'hashtag #ad/#adv, che per il documento "può rivelarsi fuorviante e comunicare un messaggio errato al consumatore". E’ il caso ad esempio del post contenente un abito o accessorio prestato o regalato dal brand che talvolta è creato per un’occasione particolare e non sarà mai messi in vendita, pertanto il consumatore non potrà mai trovare tale accessorio o abito nei negozi. Altro caso ricorrente e difficilmente gestibile da brand è quello in cui l’ influencer realizzi un post in cui indossa un prodotto regalato o prestato dal brand magari per una occasione speciale (Notte degli Oscar, Met Gala o simili). In questo caso l ’influencer è sempre una celebrity a cui il brand fa un omaggio (#gift) nella speranza che quest’ultimo lo apprezzi e lo indossi, ma senza avere la reale possibilità di ottenere impegni e imporre obblighi in merito a ciò che verrà comunicato con il relativo post, anche per ovvie ragioni di opportunità che rendono poco praticabile la richiesta di inserire specifici hashtag nella comunicazione via social media.

Chi sono gli influencer? Nell’ultimo decennio, con l’avvento e la diffusione crescente di internet , anche la pubblicità e il modo di fare promozione sono cambiati. In particolare, i social network si sono rivelati uno strumento molto efficace per raggiungere in breve tempo un pubblico vastissimo di potenziali clienti. Ciò grazie alla loro immediatezza e facilità di utilizzo. Nell’ambito di questo trend sono sorti nuovi fenomeni che hanno interessato trasversalmente numerosi settori dell’industria italiana e internazionale. Tra questi, gli influencer si sono rivelati uno degli strumenti di marketing più efficaci grazie all’immediatezza del messaggio che trasmettono e al fatto che calano l’attività promozionale nella vita di tutti i giorni, così rendendola sostanzialmente indistinguibile dal quotidiano.

Non esiste una definizione di “ influencer ” a livello giuridico, tuttavia, in ambito nazionale, l’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria ha fornito una definizione che pare essere utile per cominciare a definirne il perimetro: gli influencer sono “ soggetti che hanno la capacità di influenzare i consumatori nella scelta di un prodotto o nel giudizio su un brand. Si tratta di soggetti che hanno acquisito particolare prestigio e autorevolezza per l’esperienza e la conoscenza maturata in un certo ambito o settore, come ad esempio noti blogger che hanno online un largo seguito di pubblico ”.

Influencer da non confondere con la celebrity : personaggio noto del mondo dello spettacolo o dello sport. Se, in linea teorica, la distinzione tra influencer e celebrity sembra netta, all’atto pratico anche le celebrity possono essere influencer ; anzi, probabilmente le celebrity sono state le prime influencer quando ancora il fenomeno non aveva assunto questa forma. Allo stesso modo, una volta acquisita notorietà, l’ influencer può essere considerato una celebrity a tutti gli effetti. Questa confusione di ruoli e la peculiare commistione tra promozione e attività della vita quotidiana hanno reso l’ influencer oggetto di particolare attenzione da parte di diverse autorità nel mondo; in particolare quelle che si occupano della tutela del consumatore nelle diverse giurisdizioni. Tali autorità, prima fra tutte la Federal Trade Commission statunitense, ritengono, infatti, che proprio la confusione tra sfera personale e professionale che rende l’attività promozionale così efficace rappresenti un potenziale pericolo per i consumatori. Per tale motivo, singole autorità nazionali hanno emanato linee guida che identificano regole di buona condotta che gli influencer sono invitati a rispettare nello svolgimento della loro attività promozionale

LE QUATTRO BUONE PRATICHE DA ATTUARE

1. Redazione di una policy . Si auspica che ciascun brand rediga una policy che specifichi le norme di comportamento che gli influencer dovrebbero tenere nella promozione dei propri prodotti, prevedendo, i.a., specifici obblighi di disclosure nel caso in cui l’ influencer sia pagato dal brand per indossare i prodotti ricevuti, posizionamento dell’ hashtag , etc...;

2. Stipula di un contratto con l’influencer . Ogni volta che sia possibile, si auspica la stipula di un contratto con l’ influencer o l’agenzia che ne gestisce l’immagine al fine di rendere vincolanti come obblighi contrattuali l’inserimento di specifici hashtag e le altre regole di condotta specificate nella policy di cui al punto 1;

3. Rinvio alla policy . Anche in assenza di uno specifico contratto, far sottoscrivere all’ influencer per accettazione la policy di cui al punto 1.

4. In caso di regali agli influencer. Inserire una “Thank you card ” in cui si rinvia alla policy e si chiede all’influencer di postare un contenuto specificando “Thank you [brand] for the gift of the [product]”

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Ricordati di essere gentile! Un pop up fa da memo

Community Fb di quartiere e app di vicinato costruiscono relazioni contro l'hate speech

Lifestyle Società & Diritti
Chiudi due anziane sorridenti foto iStock. (ANSA) due anziane sorridenti foto iStock.

Negli ultimi anni, soprattutto con la diffusione dei social network, continuiamo ad assistere alla crescita del fenomeno dell'hate speech, ossia commenti offensivi e potenzialmente dannosi, arrivando anche a gravi comportamenti molto vicini alle minacce. Essere gentili, e non solo il 13 novembre in occasione della Giornata mondiale della gentilezza, non significa essere più deboli dell'altro secondo uno stereotipo antico. Sui social un fattore positivo e costruttivo lo stanno assumendo, in controtendenza con l'hate speech, le comunità virtuali, in particolare quelle di quartiere, ad esempio su Facebook che aiutano a costruire relazioni tra persone. C'è poi anche Nextdoor, una famosa (oltre che prima) app di quartiere privata e gratuita in cui i vicini possono creare community dove conoscersi, scambiarsi consigli e informazioni, migliorare in sostanza la qualità della vita, dal settembre 2018 presente anche in Italia in oltre 2500 quartieri (240 mila nel mondo tra Usa, Inghilterra, Spagna, Francia, Germania, Paesi Bassi, Australia, Danimarca, Svezia e Canada). Può essere presa come esempio positivo prevenendo i contenuti offensivi e invitando i propri membri ad essere più cortesi con i propri vicini grazie all’introduzione di un pop-up che ricorda di “essere gentili”.
Nei primi test negli Stati Uniti, 1 persona su 5 che ha visto il pop-up ha modificato il proprio commento e questo ha portato al 20% in meno di commenti negativi. "E’ per noi molto importante promuovere comportamenti ed espressioni che siano corretti e che non stimolino discussioni accese o fenomeni di odio e discriminazione. Questo perché solo esprimendosi nel rispetto del prossimo si può agire nello stesso modo anche nella vita di tutti i giorni. Diversi ricercatori hanno inoltre dimostrato che felicità e gentilezza sono due sentimenti profondamente correlati. Compiere un atto gentile, infatti, tende a renderci più felici. Chi è felice tende poi, a sua volta, a essere gentile con gli altri, creando un circolo virtuoso. Questo vale ancora di più se si pensa che circa un quinto dei messaggi sugli altri social rischia di essere offensivo. Siamo pertanto molto orgogliosi di poter dare un buon esempio affrontando questa emergenza sociale”, afferma Amedeo Galano, Head of Community di Nextdoor per l’Italia.
Commenta la psicologa Ilaria Merici: "Il contesto italiano è spesso governato da odio e paura con un retrogusto amaro che ha il sapore dell'ignoranza. Amnesty International, Arci e la stessa Camera dei deputati hanno scritto e divulgato linee guida sull'hate speech, sui fenomeni di odio, intolleranza, xenofobia e razzismo, lanciando precisi segnali di allarme soprattutto alle nuove generazioni che nei social vivono le loro relazioni, prettamente virtuali, ma che sempre relazioni sono e che si riflettono poi anche all’esterno. Il recupero della gentilezza è fondamentale come strumento di disinnesco di questa spirale vorticosa. È importante che impegno e fatica debbano essere tesi a rispondere con gentilezza in ogni caso”.

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Gentilezza, 5 consigli ed esercizi per educare i cani

Educatore cinofilo: "nessun cane nasce aggressivo, dipende dal nostro comportamento"

Lifestyle Pets
Chiudi Un gesto di affetto e gentilezza tra un cane e un bambino foto iStock. (ANSA) Un gesto di affetto e gentilezza tra un cane e un bambino foto iStock.

Cani gentili: si può fare. Dal comportamento in casa alla passeggiata al parco: essere gentili non è più una prerogativa riguardante esclusivamente gli esseri umani. Anche gli amici a quattro zampe sono chiamati a osservare le norme di gentilezza necessarie nei diversi luoghi e negli spazi comuni dove essi vivono. La predisposizione al bon ton di un pet dipende molto da come viene educato fin dai primi mesi di vita.
“Per addestrare il proprio cane alla gentilezza, occorre fargli eseguire sin da cucciolo alcune pratiche che gli permetteranno di memorizzare anche in età adulta i comportamenti più importanti – afferma Mauro Ottolini, educatore cinofilo di Ca’ Zampa interpellato da #ANSALifestyle in occasione della Giornata mondiale della Gentilezza il 13 novembre - Nessun cane nasce aggressivo: questa attitudine, così come la gentilezza, si sviluppa in base a come il cane viene abituato e trattato dal secondo al settimo mese di vita”.


I CONSIGLI DELL’ESPERTO
Per educare il proprio animale domestico alla gentilezza, ricapitoliamo le linee guida da seguire secondo Mauro Ottolini.
1. EDUCARLO FIN DA PICCOLO. Per addestrare il proprio cane alla gentilezza occorre fargli eseguire sin da cucciolo alcune pratiche che gli permetteranno di memorizzare anche in età adulta alcuni importanti comportamenti. La gentilezza si sviluppa in base a come il cane viene abituato e trattato dal secondo al settimo mese di vita.
2. L’IMPORTANZA DI SVOLGERE ESERCIZI SPECIFICI. Dall’attenzione da fermo a quella in movimento, passando per lo scambio: sono questi i principali esercizi per educare il proprio cane alla gentilezza. Si tratta di piccole pratiche quotidiane che, se ripetute con pazienza e attenzione, possono essere memorizzate dai nostri amici a quattro zampe.
3. ABITUARLO ALLA PAZIENZA. Il cane deve essere gentile anche quando richiede qualcosa al proprietario: finché il cane non si calmerà, il padrone non dovrà assecondarlo. In questo modo il cane imparerà a chiedere al proprietario delle cose, ma in maniera gentile e non frenetica.
4. DARE IL BUON ESEMPIO. Un cane è gentile se trova amore ed effetto nella sua vita. Se ci si mostra gentili con il cane, anche lui lo sarà con le altre persone. Se il cane si sente parte integrante della vita del proprietario sarà molto più gentile con gli altri.
5. PORTARLO IN GIRO. Fin dai primi mesi di vita il cane deve essere abituato a frequentare ambienti esterni diversi dalla propria casa e incontrare altre persone e cani. La socializzazione gli permetterà di non sviluppare atteggiamenti ostili verso ciò che non fa parte dei propri spazi domestici.

Gli esercizi utili, come farli nel dettaglio:
La prima tipologia di esercizi riguarda quelli statici, suddivisi in da seduto, a terra e di attesa. “Quando ad esempio il proprietario posa un croccantino a terra – afferma Ottolini - il cane dovrà imparare a non prenderlo subito, ma a farlo solo dopo che gli verrà dato il comando, gestuale o verbale”. Abituato in questo modo il cane attenderà il comando restando seduto o a terra, dando la possibilità al proprietario di compiere delle azioni senza prendere l'iniziativa, educandolo così in generale all’attesa e lavorando sulla frustrazione del non tutto subito. Gli esercizi dinamici invece sono legati alla condotta al guinzaglio, al gioco o al recupero. “Anche questi dovranno essere insegnati sempre con un criterio di massima relazione con il cane, per non arrivare mai al conflitto.”.Gli esercizi di gestione delle risorse con la bocca riguardano lo scambio di ciò che il cane ha tra i denti o con qualcosa di par i importanza o con un gustoso croccantino, educando così il cane a non reagire in malo modo quando gli si toglie ciò che sta trattenendo nella propria bocca. “La gentilezza in questo caso – prosegue Ottolini - consiste proprio nel fatto che il cane lascia per volere del proprietario ciò che tiene in bocca in maniera dolce, ottenendo qualcosa di interessante in cambio.”
Il cane deve essere gentile anche quando richiede qualcosa al rispettivo proprietario. “Se il cane vuole uscire o ha fame – sottolinea l’educatore cinofilo di Ca’ Zampa - deve rivolgersi in maniera gentile, ad esempio alzando una zampa, sedendosi, scuotendo la testa per chiedere, anziché mordere il pantalone, abbaiare o correre agitato per casa”. Per fare in modo che ciò avvenga, occorre agire sui comportamenti che il cane deve assumere. L’attenzione da fermo è uno di quegli esercizi che porta il cane a guardare il proprietario con calma aspettando che lui faccia qualcosa, mentre l'attenzione in movimento permette al cane di concentrarsi maggiormente su ciò che gli viene chiesto e meno sul resto, senza farsi prendere dalla frenesia. “Finché il cane non si calmerà, non dovrà essere assecondato, mentre una volta che il cane adotterà il giusto tipo di comportamento potrà essere premiato, ad esempio con un croccantino o con un bel ‘bravo’. In questo modo il cane imparerà a chiedere gentilmente delle cose, e non in maniera frenetica.”
Un cane è gentile se trova amore ed affetto nel proprietario: se quest’ultimo è gentile con il suo pet, anche lui lo sarà con le altre persone, fin da quando è cucciolo. Ciò permetterà di migliorare la qualità della vita dei pet, migliorando così anche la qualità del tempo che i proprietari possono trascorrere con loro. “Se un cane viene abituato a rimanere solo in giardino o in casa – sottolinea Ottolini - col tempo quando vedrà delle persone o cani fuori il cancello o dentro casa abbaierà perché si sentirà invaso nel suo territorio. Questo potrà essere gestito se, dal secondo mese il cane viene abituato ad uscire, viene portato in giro a vedere nuovi luoghi, favorendo l’incontro con altre persone e cani. Solo attraverso una buona socializzazione il nostro amico a quattro zampe riuscirà a controllare la sua aggressività e ad avere un comportamento gentile a prescindere dal luogo in cui si trova.”

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Leonardo DiCaprio spegne 45 candeline

Sempre più impegnato e green, dal Climate Change all'incontro con Greta Thunberg

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Di Caprio incontra Greta, 'grazie a lei sono ottimista' (ANSA) Before the Flood - leonardo di caprio (ANSA) 'Before the Flood' (ANSA) Photocall of 'Once upon a time in... Hollywood' in Rome (ANSA) Photocall Revenant [ARCHIVE MATERIAL 20160116 ] (ANSA) >>>ANSA/ CANNES, CROISETTE IMPAZZITA PER PITT E DI CAPRIO (ANSA) The Traitor Premiere - 72nd Cannes Film Festival (ANSA)

Leonardo Di Caprio, il sex symbol che vuole cambiare il pianeta, compie 45 anni. Il divo americano, nato l'11 novembre 1974, fidanzato da due anni con Camila Morrone dopo le storie con innumerevoli top model, è sempre più impegnato sulle tematiche ambientali. Proprio di recente ha fatto il giro del web la sua foto con l'attivista Greta Thunberg

 

 

 

 

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Buon compleanno Leonardo DiCaprio, 45 anni per il sex symbol green /VIDEO

Attore e attivista, dopo Tarantino nel prossimo film sarà Joe Petrosino

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Chiudi Once Upon A Time... In Hollywood Premiere - 72nd Cannes Film Festival (ANSA) Once Upon A Time... In Hollywood Premiere - 72nd Cannes Film Festival

Buon compleanno Leonardo DiCaprio. L'attore attivista, ambientalista festeggia 45 anni. La foto di lui con Greta Thunberg (finalmente sorridente, un caso?) ha fatto il giro del web poche settimane fa. Nato a Los Angeles l'11 novembre 1974, colpito da planetario successo all'epoca di Titanic, il sex symbol hollywoodiano non si è fatto travolgere, impegnandosi in prove complicate, spesso estreme come quella con cui ha vinto l'Oscar nel 2016, Revenant - Redivivo.

Sugli schermi recenti con Quentin Tarantino, C'era una volta a Hollywood con l'amico-rivale Brad Pitt, Leonardo DiCaprio oltre che essere un ottimo attore e un indiscutibile sex symbol è un vero e proprio influencer per quanto riguarda la lotta ai cambiamenti climatici. Sul suo instagram ha spesso lanciato campagne ambientaliste e non passa giorno in cui non commenti tematiche green o rilanci temi, sui quali tra l'altro ha più di una volta parlato all'Onu. Quanto all'amore è nota la sua passione per modelle bionde e bellissime con cui però non dura mai a lungo. L'ultima in ordine di tempo, da due anni sua fidanzata, è Camila Morrone

Tra i suoi progetti due impegni, uno in preparazione e un altro per adesso solo annunciato, sono biopic: nel prossimo film, The Black Hand di Stephan Talty sarà Joe Petrosino, il mitico poliziotto di New York di origini campane, che sfidò la mafia dei primi Novecento e contribuì al rilancio della reputazione degli immigrati italiani e in futuro potrebbe essere  addirittura il presidente americano Theodore Roosvelt diretto da Martin Scorsese, regista cui deve alcuni ruoli memorabili della sua carriera come Gangs of New York, The Aviator, the Wolf of Wall Street.

 

 

 

 

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Giornata della gentilezza, sei gesti digital per essere gentili 2.0

Abbassare la suoneria, evitare di postare foto senza permesso ed altri suggerimenti

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Chiudi Coffee time tra due amiche . foto iStock. (ANSA) Coffee time tra due amiche . foto iStock.

Gentilezza 2.0: il 13 novembre si celebra l’edizione 2019 del World Kindness Day, ecco alcuni semplici gesti, ma al contempo ‘rivoluzionari’, per vivere una giornata all’insegna della gentilezza digitale. Si parte proprio dall’utilizzo dello smartphone, che sempre più ci accompagna in tutti i momenti della nostra quotidianità, rischiando talvolta di diventare troppo invadente.

Immaginando una giornata tipo, Wiko ha individuato 6 momenti canonici in cui le buone pratiche di gentilezza possono venirci incontro, con naturalezza e senza troppi sforzi.

1. Se il buongiorno si vede dal mattino salutate i vostri cari prima di verificare messaggi e aggiornamenti social e sui mezzi pubblici guardatevi intorno, tutti i passeggeri stanno fissando lo schermo del proprio smartphone ma se alzate lo sguardo forse qualcuno potrebbe aver bisogno più di voi di un posto a sedere.

2. Finalmente arrivati in ufficio, come spesso accade capita di allontanarsi dalla propria postazione nel momento esatto in cui il vostro smartphone squillerà oppure di annoiare i vicini di scrivania raccontando minuto per minuto l’ultima riunione di classe. Abbassare il volume della suoneria e allontanarsi dai colleghi per fare lunghe telefonate sono due semplici accorgimenti per essere più gentili anche al lavoro.

3. Siete usciti in pausa pranzo con i vostri colleghi? Se riuscite a mangiare senza guardare costantemente lo smartphone i vostri commensali si sentiranno meno trascurati e potrebbe essere una buona pratica per trasformare la vostra pausa pranzo in un vero momento di digital detox!

4. Spedita l’ultima e-mail urgente, si esce dall’ufficio e se il vostro primo pensiero è aggiornare il malcapitato di turno sulla vostra giornata, ricordatevi che indossare auricolari wireless o inviare messaggi vocali non sono una scusa per gridare in pubblico e far sapere a tutti per strada i “fatti” vostri.

5. La gentilezza “digitale” può essere dimostrata anche durante un aperitivo o una cena fuori con gli amici, evitando ad esempio di postare le foto della vostra migliore amica senza il suo permesso o fotografare e condividere il calzino imbarazzante del vostro vicino di tavolo.

6. La giornata volge al termine e siete appena arrivati a casa. Sicuramente avrete già avuto modo di aggiornare i social e fare le chiamate di rito (mamma, amica/o, suocera, fidanzato/a) quindi dedicate il resto della serata alle persone che vi circondano. Magari provando a guardare insieme il finale di stagione della vostra serie preferita…senza controllare lo smartphone ogni cinque minuti.

 

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