Società & Diritti

Il volto è il nostro patrimonio umano, amalo #nofilters

Dalla chirurgia e dai ritocchini alla 'perfezione social' l'omologazione dell'eterno presente

null © Ansa
  • di Alessandra Magliaro
  • 16 novembre 2019
  • 17:12

Prima la chirurgia estetica e i ritocchini con l'opportunità di appianare le rughe, tirare su i cedimenti del mento, rimpolpare gli zigomi, le labbra, riempire piccoli e grandi solchi, ora le possibilità del digitale applicato ai social con i filtri sulle foto, le correzioni per farci più belli. E di questo nostro viso, patrimonio umano, cosa resta? Se l'immagine è di volti belli, perfetti, 'plasticosi', che correggono chirurgicamente, esteticamente, artificialmente i contorni reali, autentici dove risiederà più la nostra perfezione/imperfezione? Dove il tempo passerà a lasciare traccia sul viso lasciandoci meno belli ma forse più ricchi?
Siamo immersi in una cultura della perfezione in un mondo di diversità: i canoni di bellezza contemporanei, fortemente segnati dal conformismo, spingono verso l’omologazione dei tratti. Nel presente delle relazioni digitali per immagini, deviare da questi canoni comporta l’esclusione dai trend sociali, la solitudine, l’angoscia esistenziale.
Il volto è in profonda trasformazione. Fotoritocco massiccio sui social network e in pubblicità, influencer digitali quasi indistinguibili da quelli reali, androidi dai tratti sempre più dettagliatamente antropomorfi e potenziati da un’intelligenza artificiale sempre più raffinata: questi fenomeni hanno portato nella vita privata e sociale di tutti un incontro quotidiano e costante con facce artificiali. Facce molto diverse tra loro, ma accomunate da un obiettivo irraggiungibile: fermare lo scorrere del tempo. Cosa comportano le trasformazioni in atto per le relazioni interpersonali e per la società in generale? Quale ricaduta ha sulle nostre vite? La scomparsa del ‘vecchio’ volto sarà senza conseguenze per la collettività? In una trasformazione di tale portata entra in gioco anche l’antico sogno di creare dei nostri simili, capaci di emularci e forse di continuarci, dando vita ad esseri dotati di intelligenza e un giorno capaci di coscienza ed emozioni; la rimozione del ‘vecchio’, sia come concetto sia come manifestazione concreta, all’interno delle nostre società e le conseguenti manipolazioni per far apparire un artificiale ed eterno presente.
La videografica, la robotica, la chirurgia, il fotoritocco dilagano: cosa significano queste presenze artificiali per le relazioni interpersonali e per l’auto-percezione di sé? Quale ricaduta ha sulle nostre vite la manipolazione del volto, non parte qualsiasi del corpo ma il ‘luogo’ stesso che ci rende unici, che fa di noi delle persone? Cosa comporta l’esperienza perturbante dell’ "Uncanny Valley" che, come provato dagli studi di robotica in Giappone, produce inquietudine in chi si trova di fronte a volti molto simili agli umani, ma che umani non sono (androidi e creazioni della videografica)? La scomparsa del volto ‘vecchio’ è davvero senza conseguenze per la collettività? "In questione non c’è ovviamente la libera scelta individuale dei comportamenti e delle modificazioni, ma il fatto che esperienze così complesse avvengano senza una consapevolezza diffusa e un discorso sociale condiviso. Non si tratta pertanto di emettere giudizi ma di avviare una riflessione urgente perché il volto umano è il luogo dove il senso di esistere si manifesta. Prenderne coscienza è quanto mai necessario", spiega Lorella Zanardo, scrittrice, attivista, già autrice del documentario chock Il Corpo delle donne (cui si deve una certa sveglia culturale in Italia alcuni anni fa).

Ora la Zanardo, con Cesare Cantù e in collaborazione con la Fondazione Il Lazzaretto, è impegnata nel progetto Volto Manifesto, lanciato in anteprima il 7 novembre al Festival della Peste! a Milano e ora con eventi in tutta Italia. "Attraverso l’idea del volto come patrimonio per l’umanità, il progetto - anticipa - si pone come obiettivo di stimolare una riflessione aperta sulla trasformazione del volto nell’era digitale, invitando ad un dialogo collettivo e condiviso sul tema dell’unicità del volto, delle trasformazioni reali e digitali in atto, del ruolo unico ed irripetibile che il volto riassume all’interno delle relazioni umane e per l’etica di una società". 

  • di Alessandra Magliaro
  • 16 novembre 2019
  • 17:12

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