Pochi 'pazienti fragili' vaccinati, allarme degli esperti

Serve un'azione decisa, anche a partire da chi è ricoverato

Redazione ANSA ROMA

Malati cronici e anziani trarrebbero molti benefici dall'essere vaccinati contro lo pneumococco e contro l'influenza, ma in pochi lo sono. Con ricadute anche sulla spesa sanitaria. A chiedere "un'azione decisa" nei confronti dei cosiddetti 'pazienti fragili', anche a partire dal vaccinare le persone ricoverate, sono stati gli esperti riuniti al convegno "Le vaccinazioni nel paziente fragile", tenutosi a Milano. "Il numero dei pazienti fragili comprende diverse categorie e riguarda gli anziani, soprattutto gli ultra 75enni, ma anche i soggetti immunodepressi come chi fa chemioterapia, oltre a chi fa uso di farmaci biologici in reumatologia, in gastroenterologia, in dermatologia. Parliamo di milioni di persone", evidenzia Carlo Federico Perno, co-presidente del Congresso, professore di Microbiologia all'Università Statale di Milano. Nel caso delle vaccinazioni del paziente fragile, l'obiettivo principale è proteggerlo da infezioni che può contrarre più facilmente e in forma più grave. Inoltre, soprattutto per queste persone, la prevenzione con il vaccino costa alla collettività meno della cura con farmaci e ricoveri.
    Eppure, la copertura vaccinale è molto al di sotto di quella prevista dalle Linee Guida. "Ad esempio, quella anti-influenzale: nei portatori di patologie croniche, dati europei dicono che non si va oltre il 30-40%, ovvero percentuali inferiori a quella degli anziani, che negli ultimi anni si è attestata poco sopra il 50%. Mentre la copertura vaccinale contro lo pneumococco, prevista dal Piano Nazionale per varie categorie di pazienti fragili, è addirittura quasi assente", sottolinea Massimo Galli, presidente della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit). Bisogna quindi, chiedono gli esperti, lavorare a programmi di implementazione delle vaccinazioni. A partire dall'ospedale, ove le campagne vaccinali per i pazienti cronici "possono essere organizzate anche durante gli stessi periodi di ricovero. Dei ricoverati dai 50 anni in su, oltre il 50% - conclude Galli - sarebbe eleggibile all'anti-pneumococco". (ANSA).
   

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