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Vinitaly: parte il roadshow in Cina, prima tappa a Pechino

Presenti 55 aziende con 500 marchi totali, 800 incontri B2B

PECHINO ANSAcom

Vinitaly apre il suo roadshow in Cina insieme all'Ice partendo da Pechino allo scopo di allargare la mappa del vino nel Dragone: all'hotel Conrad, a due passi dal centrale quartiere di Sanlitun, 50 aziende hanno presentato un totale di 500 marchi avendo un programma record di 800 incontri business-to-business con importatori, buyer e distributori locali. "Una partenza molto buona, frutto del lavoro straordinario di Vinitaly e Ice che hanno messo a fattor comune, tra l'altro, i rispettivi data base permettendo di avere questa partecipazione straordinaria", ha commentato all'avvio della manifestazione Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere, che possiede il brand Vinitaly.

Mantovani ha spiegato, parlando con l'ANSA, che l'Estremo Oriente sarà sempre più strategica per le attività di Veronafiere, tra nuove iniziative in Cina e in Giappone. Un peso quello dell'area, quanto al settore del vino, destinato a essere pari in prospettiva a quello del Nord America. A fine giornata, i visitatori della prima tappa si sono attestati a quota 1.200, a conferma, hanno spiegato gli organizzatori dell'interesse crescente che c'è da parte della Cina per il vino italiano.

Oltre a Pechino, il roadshow prevede tappe a Zhengzhou (19 giugno), Xi'an (20 giugno) e Guangzhou (22 giugno), dove sono state raccolte 1.000 richieste di incontri business-to-business. Mantovani, quanto alle prossime iniziative in Cina, ha citato la joint venture, di cui Veronafiere avrà il 51%, da lanciare con Pacco, società cinese specializzata nella organizzazione e nella realizzazione di eventi: la prima iniziativa congiunta è in programma a giugno 2020 a Shenzhen, con un evento dedicato alle giovani generazioni, quelle più predisposte ad avvicinarsi alla cultura del vino.

In Giappone, sempre sull'Estremo Oriente, "sarà lanciato un progetto triennale dedicato". "Il vino del Balpaese ha bisogno di incrementare la propria posizione in un mercato con una domanda cresciuta del 106% negli ultimi cinque anni, raggiungendo lo scorso anno il valore record di 2,4 miliardi di euro, posizionando la Cina al quarto posto tra i Paesi top buyer mondiali, a ridosso dei mercati consolidati di Usa, Germania e Gran Bratagna", ha detto Mantovani. Il Far East, nel suo complesso, ha un valore di 6,4 miliardi.

Il trend del vino in Cina, dopo il picco del 2017, ha avuto un 2018 positivo, mentre nei primi quattro mesi dell'anno il mercato sconta le pressioni sull'economia in scia anche alla guerra commerciale tra Washingon e Pechino. "Il passo dell'Italia regge", ha rilevato il direttore dell'Ice di Pechino Amedeo Scarpa, malgrado le difficoltà.

La Francia, ad esempio, cede il 20-30%, mentre l'Italia ha conquistato il quarto posto assoluto lo scorso anno scavalcando la Spagna. "Siamo sulla buona strada - ha osservato Scarpa -. Lo conferma l'efficacia dell'azione promozionale multi-level che Mise e Ice hanno messo in campo intorno all'iniziativa "I Love ITAlian wines" e della sinergia sviluppata con partner di esperienza e qualificati come Vinitaly. Ad oggi abbiamo formato oltre 660 professionisti cinesi promotori del vino italiano in Cina, con 18 edizioni dei corsi in 12 città in 2 anni e raggiunto oltre 300 milioni di punti di contatto sul web cinese con il piano media "ITAlian wine: taste the passion!".

In collaborazione con:
Veronafiere

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