COMUNICATO STAMPA - Responsabilità editoriale UILPA

Più risorse per il trattamento accessorio del personale della P.C.M.: ad un passo dall’obiettivo

Ora nessuno avveleni i pozzi!

Non vorremo che dopo tanto impegno profuso per creare condizioni utili per mettere fine al lungo blocco contrattuale di 10 anni del CCNL del personale dirigente e non dirigente della P.C.M., giunti “all’ultimo miglio” dal traguardo, ci attenda una ulteriore beffa.

Da qualche tempo il vento, dalle parti degli Uffici della P.C.M. sembra finalmente cambiato. Si stanno determinando condizioni finalmente utili per offrire ai lavoratori e alle lavoratrici nuove opportunità di valorizzazione professionale, di compensazione del disagio, a fronte dei crescenti carichi di lavoro e delle mansioni e funzioni svolte e, soprattutto, di sblocco del rinnovo del CCNL, dopo 10 lunghi anni.

L’occasione propizia è rappresentata da un emendamento aggiuntivo al disegno di legge A.S. 1493, “Conversione in legge del decreto legge 21 Settembre 2019, n° 104 (riordino Ministeri)” – che ha già avuto il via libera da parte della R.G.S. – e che dispone l’incremento – a decorrere dall’anno 2020 –  delle risorse destinate ai fondi per il trattamento accessorio del personale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, per 5 milioni di euro a valere sul fondo risorse decentrate del  personale non dirigenziale e di 2 milioni di euro valere sul fondo risorse decentrate del  personale dirigenziale non generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Si tratta di risorse importanti che non servono solo per rafforzare il legame fra la retribuzione accessoria e la performance, ma anche per compensare il maggiore impegno richiesto a fronte dei numerosi e crescenti servizi istituzionali e di supporto alle autorità politiche che il personale della Presidenza del Consiglio dei Ministri è chiamato a svolgere. Non sfugge che la disponibilità di queste risorse consentirebbe anche di superare gli ostacoli che attualmente si frappongono alla continuazione del negoziato relativo al CCNL del personale del comparto, evitando che il mancato rinnovo contrattuale si traduca in una beffa, per l’insufficienza della strumentazione necessaria a preservare gli attuali livelli di tutela economica e a migliorare le condizioni di lavoro e le opportunità di valorizzazione professionale e anche economica del personale non dirigente e dirigente della P.C.M..

Non vorremmo che ad alcune OO.SS., che al tavolo negoziale del CCNL hanno la maggioranza -  a cominciare da SNAPRECOM -  fosse offerto l’alibi per ritardare ulteriormente la prosecuzione utile del negoziato per il rinnovo del CCNL, con la conseguenza che, se i lavoratori e le lavoratrici di tutti gli altri comparti hanno visto rinnovato il proprio contratto per la tornata contrattuale 2016 -2018, per i dipendenti della PCM siamo ancora fermi al palo (mentre in un mondo “normale” dovremmo già poter negoziare i CCNL relativi alla vigenza contrattuale 2019 -2021).

Ci appelliamo al Ministro della Pubblica amministrazione e alle autorità politiche e di vertice amministrativo della P.C.M. perché facciano la loro parte e si impegnino affinché l’emendamento vada in porto, anche in considerazione del fatto che esso non comporta oneri aggiuntivi per la finanza pubblica, dato che le risorse utili per il suo finanziamento sono ottenute interamente dai risparmi permanenti derivanti dall’ottimizzazione dell’organizzazione del lavoro e dei processi produttivi della stessa Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Ci appelliamo ai lavoratori e alle lavoratrici della P.C.M., a cui in questi anni non abbiamo mai taciuto le difficoltà e i limiti che il quadro legislativo ha determinato, con il reiterato blocco della contrattazione collettiva nazionale e di quella integrativa di ente ed amministrazione, di fare quadrato con noi ed attorno a noi per proseguire, insieme, la comune battaglia per il miglioramento delle condizioni di lavoro. Abbiamo sempre detto la verità, senza retorica, senza finzioni, senza ipocrisie, certi che la migliore tutela economica e di benessere organizzativo dei lavoratori e delle lavoratrici passi per la contrattazione e vada realizzata attraverso buone e trasparenti relazioni sindacali e non tramite giochi di potere da realizzare nelle segrete stanze.

La soluzione per offrire anche ai lavoratori e alle lavoratrici della P.C.M. la possibilità di un nuovo CCNL autonomo, che colga le opportunità derivanti dallo sblocco della contrattazione, di cui i lavoratori e le lavoratrici degli altri comparti hanno già potuto usufruire è ad un passo dal realizzarsi. Tutte le persone di buona volontà, a cominciare dai responsabili delle autorità politiche e di vertice della P.C.M. devono ora fare la loro parte. Intendiamo sostenerle in questo percorso, cosi come denunciare chi, viceversa, lavora per avvelenare i pozzi. Noi la nostra parte la faremo fino in fondo.

FP CGIL    Florindo Oliverio              

CISL FP    Angelo Marinelli                 

UILPA       Sandro Colombi

 

 

 

 

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