Musica: Il paradiso e la Peri, l'Islam senza pace al Massimo

L'opera di Schumann in scena a Palermo fino al 29 ottobre

(ANSA) - PALERMO, 25 OTT - Un immenso tappeto orientale copre lo spazio che va dalla platea al fondo della scena, con l'orchestra in bella vista, il golfo mistico è stato rialzato per il debutto di "Das Paradies und Die Peri", ieri sera al Teatro Massimo di Palermo. Opera, o meglio oratorio profano, mai sentita a Palermo, scritta da Robert Schumann su un testo di Thomas Moore, nel 1843. Nel silenzio assoluto entra in scena il coro, poi i cantanti, a piedi nudi, come in una moschea, perché il testo parla di una Peri, una sorta di fata, della tradizione persiana, cacciata dal Paradiso per i suoi terribili peccati.
    Sullo schermo di fondo compare la scritta Allah, poi un velo nero di chiusura, le porte del Paradiso per lei resteranno chiuse, ma la nostalgia di quel luogo di felicità, dove i fiori non appassiscono e i fiumi sono dorati, la prende alla gola e farà di tutto per rientrare. Vola di stella in stella, nei paesi descritti dal testo, dalla Persia alla Siria all'Egitto, raffigurati nel filmati come sono oggi, martoriati dalle guerre, dalla sofferenza dei bambini, mentre bruciano le bandiere degli States e di più dell'Isis. Ma il sangue dei martiri, dei kamikaze, non basta per entrare in Paradiso, solo le lacrime di un delinquente veramente pentito, che vede un bambino pregare consentiranno alla Peri di essere accolta nel luogo dell'assoluta serenità. La regia pregevole del collettivo Anagoor e di Simone Derai cogli al cuore il senso dell'opera, mettendo a fuoco il sapore autobiografico, con l'immagine di Schumann e della sua famiglia accompagna la storia della Peri.
    La nostalgia della fata è la stessa di Robert Schumann che non trovò mai pace su questa terra. Successo pieno per l'opera fortemente voluta da Gabriele Ferro sul podio, che mette in risalto tutta la bellezza e la soavità della partitura. Di prim'ordine il cast: Sarah Brandon, Valentina Mastrangelo, Atala Schock, Maximilian Schmitt e Albert Dohmen. Si replica fino al 29 ottobre. (ANSA).
   

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