Ferlinghetti, la cosa più importante è imparare a respirare

Parla il poeta centenario e arriva il suo Little boy

LAWRENCE FERLINGHETTI, LITTLE BOY (EDIZIONI CLICHY) - "La cosa più importanmte di una vita è imparare a respirare. Parole e respiro sono a volte due cose diverse. Little Boy è un lungo respiro. Come una vita intera". Lo dice all'ANSA Lawrence Ferlinghetti dalla sua abitazione di San Francisco, sopra la libreria e casa editrice City Lights da lui fondata. Il padre della Beat Generation, il testimone della Summer of Love e della rivoluzione hippy, primo editore di Jack Kerouac e Allen Ginsberg, di Gregory Corso e William Burroughs, da sempre non ama "dare risposte. Visionario, poetico, arriva in Italia  il suo 'Little Boy', l'atteso libro in cui, a 100 anni,  Ferlinghetti si racconta in un flusso di coscienza trascinante e senza punteggiatura. Uscito negli Usa per il suo compleanno, festeggiato il 24 marzo scorso, e' un memoir, un'autobiografia, un autoritratto in prosa. E' il libro di un poeta in viaggio, di un ragazzino che vivra' per sempre, come tutti i giovani. "Sono un poeta. Lascio alla critica - sottolinea - il compito di decidere se 'Little Boy' sia piu' memoir, piu' autobiografia, o anche altro. I poeti hanno sempre preferito che fosse la critica a farlo!". Dell'esperienza della Beat Generation dice ridendo "Beat chi?" e dei suoi amici racconta: "Mi manca il buffo senso dell'umorismo di Gregory Corso. Eppure la sua poesia era cosi' piena di premonizioni di morte". Mentre di quello che pensa del mondo di oggi perduto nella tecnologia, a cui piu' volte fa riferimento nel libro, tra smartphone, Facebook e droni, Ferlinghetti spiega: "E' una domanda troppo grande. Domande, risposte. Dovrei scrivere un libro intero solo per rispondere a questa singola domanda. Sono solo - ribadisce - un poeta, le domande e le risposte sono piu' adatte agli storici, ai critici".

Dissidente romantico o romantico dissidente come parla di se stesso nelle ultime pagine del libro, Ferlinghetti, poeta, pittore, artista di origini italo-americane nell'edizione di Little Boy pubblicata da Edizioni Clichy e tradotta dalla sua fedele collaboratrice Giada Diano, saluta i lettori del paese d'origine della sua famiglia facendoci entrare nello spirito del libro: "Sono felice che Little Boy sia riuscito ad arrivare in Italia. Credo che Little Boy sia universale. Ci sono Little Boy ovunque nel mondo e Little Boy puo' essere di qualunque nazionalita'".

Con il libro arriva anche il film documentario 'Lawrence. A Lifetime In Poetry', diretto dalla stessa Diano ed Elisa Polimeni. "Questo meraviglioso film di Giada Diano e Elisa Polimeni e' davvero prezioso come documento letterario perche' nessuno ha mai raccontato cosi' la mia figura di poeta. Sono felice e spero che lo vedano tutti" dice Ferlinghetti al quale e' molto piaciuto il film.

Il viaggio che si compie con 'Little Boy' a cui Ferlinghetti ha lavorato per quasi tutta la vita ci porta dentro la realta' e il sogno dell'autore di 'A Coney Island of the Mind', 'Il senso segreto delle cose' e 'Poesia come arte che insorge'. "Non sono memorie, le memorie sono per le signore vittoriane. Non e' nemmeno un'autobiografia, e' semplicemente un io immaginario, il tipo di libro che ho scritto per tutta la mia vita. Diciamo che e' un romanzo sperimentale" come spiega Ferlinghetti di questa autobiografia di stampo quasi joyciano che ti trascina nella pagine e ti fa stare dentro la storia fin dalle prime parole: "Little Boy si sentiva completamente perso. Non sapeva chi fosse ne' da dove venisse". E la sua e' la vita di un ragazzino, little boy appunto, dall'infanzia travagliata: nato nel 1919 a Yonkers, New York, rimasto orfano di padre da piccolo, affidato dalla madre sconvolta nelle braccia della zia Emilie che lo porta in Francia, tornato con lei a New York, finito in orfanatrofio, ripreso dalla zia e adottato dalla facoltosa famiglia Bisland. Arruolato in Marina appena prima di Pearl Harbor. Duecentotrentasette pagine in cui tra poeti, folli, artisti, Ferlinghetti ci parla anche di noi e di quella paura dell'ignoto che genera nemici ovunque. 

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