Kassabova, l'instabilità fa crescere i muri

La scrittrice originaria di Sofia in Italia con 'Confini'

(ANSA) - ROMA, 23 NOV - KAPKA KASSABOVA, CONFINE-VIAGGIO AL TERMINE DELL'EUROPA (EDT, PP 405, EURO 25,00) Viviamo in un'era di fortificazioni, in un mondo instabile in cui i confini diventano "quasi un mondo sotterraneo". "Come nelle classiche storie horror l'ingrediente principale è un ambiente instabile, dove è possibile tutto, gli orrori e i miracoli" e "proprio per questa instabilità non ci sarà un'altra cortina di ferro". E' la visione di Kapka Kassabova a 30 anni dalla caduta del Muro di Berlino. "Parliamo di confini apocalittici che rappresentano la paura collettiva. Di confini duri come può essere Messico-America dove mettono i bambini nelle gabbie. E noi viviamo un tempo del mondo di sotto senza saperlo" dice all'ANSA. Grande viaggiatrice e apprezzata scrittrice di origini bulgare, emigrata in Nuova Zelanda dopo il crollo del Muro, la Kassabova, che è nata nel 1973 e oggi vive in Scozia, appartiene all'ultima generazione della cortina di ferro.
    Nel suo nuovo libro 'Confine. Viaggio al termine dell'Europa', pubblicato da EDT nella traduzione di Anna Lovisolo, esplora i cosiddetti Balcani sud-occidentali. Quel confine tra Bulgaria, Turchia e Grecia considerato una via di fuga dal blocco di Varsavia migliore rispetto al Muro di Berlino, con boschi e montagne affollate di militari, spie e fuggiaschi. "Quando cadde il muro di Berlino al mondo c'erano 16 confini fortificati oggi ce ne sono più o meno 60. Questo fa pensare che il mondo sia più sicuro, ma non è evidentemente così" afferma.
    "La parola confine è associata spesso solo ed esclusivamente alla politica, ma io sono più interessata alla terra, alla visione metaforica e simbolica" spiega la scrittrice che ha fatto del confine e delle persone che lo abitano la chiave delle storie del suo libro, accolto come una rivelazione da gran parte della critica anglosassone e vincitore di numerosi premi, che è venuta a presentare in Italia.
    "Il confine di cui io parlo nel libro è conosciuto come l'altro Muro di Berlino perché il Muro era una cortina di ferro continua, dalla Finlandia alla Bulgaria. Per cui, quando si parla del Muro di Berlino e si pensa solo alla Germania, la rappresentazione è sbagliata. In particolare la parte di cui mi sono occupata in questo libro era un pezzo particolarmente attivo, di transito, sia durante la Guerra Fredda, sia prima.
    Era il posto dove passavano storicamente gli immigrati per andare dall'Asia all'Europa. Fino a pochi anni fa c'erano posti che avevano ancora i cancelli chiusi, non per ragioni politiche ma per l'inerzia del confine e se tu volevi andare a visitare parchi naturali o aree protette nella zona della montagna di Strangia dovevi trovare la pattuglia di confine più vicina e chiedere la chiave", racconta la Kassabova che si considera una scrittrice di luoghi, che crede nel "potere che hanno i posti perduti, segreti e le persone che nessuno conosce" ed è interessata ai microcosmi e alle voci di chi non viene ascoltato.
    Adesso, spiega, "i check point che ci sono in Bulgaria sono i più trafficati in Europa per via del grande commercio dall'Asia.
    Ma c'è una differenza sostanziale rispetto a trent'anni fa: la terra è più instabile. Le migrazioni sono un fenomeno che non si può fermare, che è causa e sintomo di instabilità. E per via di tutto questo non sappiamo se domani saremo noi a dover scappare, a trovarci ad attraversare un confine dalla parte cattiva alla parte buona".
    La prima sezione del libro è ambientata in una comunità bulgara di confine "e per me - continua - è stato interessante vedere come la mitologia collettiva di questi posti rifletta la cultura degli inferi, del sotto mondo" dice la scrittrice che ha voluto incontrare tutto lo spettro della società del confine, i fuggitivi, i nativi, le guardie e i fantasmi del confine, cioè quelli che sono dall'altra parte. Il viaggio ha seguito tanto le terre selvagge, quanto il confine. Dal mar Nero al Monte Strangia che è una delle montagne più misteriose e oscure d'Europa, poi attraverso la pianura Tracia e al traffico che c'è in quel confine e ancora fino al massiccio del Rodopoi, il viaggio "è diventato quasi speculare perché il confine è anche uno specchio" sottolinea la Kassabova . (ANSA).
   

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