Svelata a sorpresa la nuova Opel Corsa, ma solo come elettrica

In attesa della sesta generazione ecco la versione BEV da 100 kW

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Con qualche mese di anticipo rispetto alla presentazione della nuova generazione della Corsa, Opel - il costruttore tedesco che fa parte del Gruppo PSA - svela la versione 100% elettrica di questo modello di segmento B che quando arriverà sul mercato proporrà una potenza di 100 kW (corrispondenti a 136 Cv) e ben 330 km di autonomia. Una variante che moltiplicherà l'interesse del pubblico per Corsa che, dal lancio nel 1982, è un modello di grande successo assoluto con una produzione che ha superato i 13,6 milioni di unità. Corsa ha portato la mobilità a milioni di persone e ora offre loro la possibilità di guidare a emissioni zero. La sesta generazione di Corsa sarà ordinabile tra poche settimane e verrà lanciata a settembre, partendo proprio con la Corsa-e, che sarà seguita dalle versioni diesel e benzina. La nuova Corsa-e offre una mobilità elettrica alla portata di tutti, grazie alla batteria da 50 kWh può essere ricaricata rapidamente fino all'80% della capacità in soli 30 minuti. Corsa-e è pronta per tutte le opzioni di 'pieno elettrico' - cavo e presa domestica, wallbox o ricarica rapida - e la batteria è coperta da una garanzia di 8 anni. Il livello di carica può essere verificato con la app myOpel, per poter ottimizzare tempi e costi di ricarica. Inoltre, l'autonomia può essere regolata scegliendo tra tre modalità di guida: Normal, Eco e Sport. In Sport, reattività e dinamismo della vettura aumentano, con una moderata riduzione dell'autonomia. In modalità Eco, Corsa-e diventa una specialista delle lunghe distanze e aumenta significativamente l'autonomia senza intaccare il confort. Il sistema di propulsione di Corsa-e permette di guidare a emissioni zero con il massimo 'piacere'.

Con una potenza di 100 kW (136 Cv) e una coppia istantanea massima di 260 Nm, la nuova BEV di Opel spicca per reattività, agilità e dinamismo. Corsa-e passa da 0 a 50 km/h in soli 2,8 secondi e in soli 8,1 secondi da 0 a 100 km/h. Le caratteristiche dinamiche di Corsa-e sono ben espresse dal suo design sportivo e la vettura conserva le dimensioni compatte delle generazioni precedenti. Con una lunghezza di 4,06 metri, Corsa resta una 5 posti agile, pratica e funzionale. La linea del tetto richiama quella di una coupé ed è più bassa di 48 mm rispetto al modello precedente, senza che si perda nulla in termini di altezza interna. Il posto guida è stato abbassato di 28 mm, con uno spostamento del baricentro che va a tutto vantaggio di maneggevolezza e caratteristiche dinamiche. Il moderno abitacolo caratterizzato dal cruscotto digitale può essere reso ancora più raffinato con i sedili in pelle.

Presenti anche fari IntelliLux Led Matrix, allerta angolo cieco laterale, sensori laterali e importanti sistemi avanzati di assistenza alla guida come il riconoscimento cartelli stradali, il cruise control adattivo, la protezione della fiancata flank guard basata su sensori, l'assistenza al parcheggio e il servizio telematico Opel Connect.

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Sulle tavole arriva la pizza romana alla barbabietola rossa

In commercio per la stagione estiva

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ROMA - Arriva con la prossima estate la pizza alla barbabietola rossa. La pizza è stata presentata in anteprima dal Gruppo Giovani Panificatori in occasione della giornata di formazione dedicata allo studio delle tradizioni e all'evoluzione delle lievitazioni e degli impasti tipici dell'Italia centromeridionale svolta presso il Mulino Farchioni a Bastardo (Perugia).

A realizzare la pizza è Adriano Albanesi, erede di una dinastia di fornai romani. Il nuovo prodotto è preparato con un impasto composto esclusivamente da farine di grani autoctoni dell'Umbria derivati dai contratti di filiera con i coltivatori locali, a garanzia - spiega una nota - della salubrità del prodotto, del rispetto dell'ambiente e della valorizzazione del made in Italy.

La pizza, simile alla classica pizza bianca romana, si presenta di colore rosa tipico del "prezioso estratto" ed è ricca - spiegano gli addetti ai lavori - di fibre, vitamine e sali minerali. La giornata di presentazione e formazione ha visto all'opera un team di professionisti partenopei e molisani che hanno dato vita, davanti a un pubblico di addetti del settore, a ricette sottolineate da un elenco di variazioni connesse a tradizioni e territori. 

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Skoda svela Superb ibrida plug-in e Citigo elettrica

Il marchio presenta nuovo brand elettrico iV

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Skoda debutta nella mobilità elettrica con Superb iV e Citigo-e iV. ''Oggi Skoda fa il suo ingresso nel mondo della mobilità elettrica. Si tratta di un momento molto speciale per la nostra azienda, che il prossimo anno festeggerà il suo 125° compleanno - ha precisato il presidente di Skoda Auto, Bernhard Maier - . Il debutto è accompagnato da due modelli: il nostro primo completamente elettrico, Citigo-e iV come opzione d'accesso alla mobilità elettrica, e Superb iV come primo modello ibrido plug-in del marchio. Presentiamo inoltre la versione aggiornata della nostra ammiraglia Superb, con un design ulteriormente perfezionato e nuove tecnologie''. La gamma è stata svelata in occasione dell'Ice Hockey World Championship IIHF di cui la casa di Mlada Boleslav e main sponsor.

In particolare, le novità riguarda la Superb iV, con la sua propulsione ibrida plug-in, e Citigo-e iV, poi nel 2020 seguirà la prima Skoda esclusivamente elettrica, basata sul pianale modulare per veicoli elettrici del Gruppo Volkswagen (MEB) ed entro la fine del 2022 saranno lanciati sul mercato complessivamente dieci modelli elettrificati.

In particolare, come tutti i modelli Superb, anche Superb iV viene costruita nello stabilimento di Kvasiny, dove in futuro verranno realizzati anche i componenti per i modelli ibridi plug-in del Gruppo Volkswagen. Si tratta del primo modello Skoda dotato di propulsione ibrida plug-in: l'auto riceve la propulsione da un motore benzina 1.4TSI da 156CV e da un motore elettrico che eroga 85kW. La potenza di sistema massima è quindi 218CV (emissioni di CO2 sono inferiori a 40g/km) ed un'autonomia fino a 55chilometri nel ciclo WLTP. Altra novità è la Citigo-e iV, la prima auto esclusivamente elettrica della casa automobilistica boema. La scattante city car a emissioni locali zero è lunga 3.597mm, risultando così perfettamente idonea all'impiego nelle grandi città. Il suo motore elettrico eroga 61kW e, grazie alla batteria agli ioni di litio, raggiunge un'autonomia massima di 265chilometri secondo il ciclo WLTP. Quando l'energia si esaurisce, la batteria può essere ricaricata fino all'80% in 1ora, utilizzando un caricabatterie rapido a corrente continua da 40kW e un cavo di ricarica CCS (Combined Charging System).

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Palermo diventa Capitale internazionale della pizza

Dal 28 giugno all'1 luglio ultima tappa di Master Pizza Champion

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PALERMO - Per quattro giorni, dal 28 giugno all'1 luglio, Palermo sarà capitale internazionale della pizza. Protagonisti saranno diversi maestri pizzaioli, campioni mondiali, che parteciperanno all'ultima tappa del "Master Pizza Champion", un gara che ha già fatto tappa in altre sette città italiane e che torna nel capoluogo siciliano dopo molti anni. In lizza per il titolo sedici finalisti, uno dei quali sarà scelto proprio a Palermo ed un altro che nel corso di un mese riceverà più 'like' sulla piattaforma 'Ristorazione italiana magazine' che organizza l'evento giunto al quinto anno consecutivo assieme a 'Pizza senza frontiere', un'altra gara in cui verranno premiati i primi tre classificati; i primi cinque accederanno alla finalissima di Londra che si disputerà il prossimo novembre.

E' stata presentata, in mattinata, nell'aula magna dell'Istituto alberghiero 'Pietro Piazza', alla presenza del dirigente scolastico Vito Pecoraro, la prima edizione del 'Mediterranean Piazza Award' che si svolgerà alla Fiera del Mediterraneo di Palermo all'interno del 'Gelato&Pizza Village' e che nasce su iniziativa di Fabio Sciortino, organizzatore, Maurizio Valguarnera, direttore artistico, in collaborazione con Enrico Bianchini.

"L'obiettivo è dare la possibilità ai pizzaioli che operano nell'area del bacino del Mediterraneo di ritrovarsi in gara avendo come unico denominatore l'utilizzo di grani autoctoni - spiegano Bianchini e Valguarnera - un progetto che si sta portando avanti insieme con la facoltà di Scienze e tecnologie agrarie dell'Università di Palermo e con Umberto Nardi dell'Università Cattolica di Roma, per realizzare una tipologia di pizza a basso contenuto glicemico e di sodio". Al 'Gelato&Pizza Village' parteciperanno 13 tra le più rinomate pizzerie e 14 tra le più famose gelaterie siciliane. Tra i piazzaioli in gara, Daniele Vaccarella, Pietro Barone, Daniele Carollo, Mirko Pizzuti e Diego Gaetano Lo Bue. 

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A Milano auto elettriche usate come batterie per la città

Enel e Nissan lanciano primo esempio italiano di vehicle to grid

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Grazie alla collaborazione di Enel e Nissan parte dal capoluogo della Lombardia la sperimentazione italiana del 'vehicle to grid'. Con tale termine inglese, abbreviabile con la sigla V2G, si indica la soluzione per cui le auto elettriche possono essere collegate a una colonnina di ricarica sia per rifornire le proprie batterie così da essere pronte a macinare chilometri sia per essere impiegate come accumulatori, capaci di restituire energia alla rete e stabilizzarla, nei momenti di massima richiesta. Negli Stati Uniti, in Giappone e in alcuni Paesi europei tra cui Germania e Danimarca, la messa in prova di questa funzione è già stata avviata da diversi mesi. In Italia, appunto, i test partiranno in giugno da Milano, grazie al progetto realizzato dalla multinazionale energetica e dalla Filiale del costruttore nipponico, la cui durata prevista è di 18 mesi. L'iniziativa, la prima del genere nel nostro Paese, segue di due anni una fase di test che a Genova ha visto coinvolti Nissan, Enel e l'Istituto Italiano di Tecnologia per lo sviluppo, nel primo progetto pilota di car sharing elettrico aziendale, testato con colonnine di ricarica di tipo V2G. I termini della partnership milanese sono stati presentati questa mattina, in un evento organizzato in via Rubattino, presso la sede della RSE, società pubblica di ricerca per il settore elettrico ed energetico, coinvolta come terzo attore.

Qui Enel X ha installato le colonnine di ultima generazione adatte a un impiego V2G che saranno utilizzate per i rifornimenti delle auto.

I test prevedono l'utilizzo di due vetture EV, modello Nissan Leaf, e di due infrastrutture di ricarica bidirezionale, collegate a una microrete sperimentale di RSE. Attraverso una piattaforma di controllo specifica sarà possibile, appunto, utilizzare le macchine elettriche per la stabilizzazione della rete. I veicoli saranno guidati dal personale di RSE.

"Le funzioni che verranno sperimentate - è stato spiegato -, comprendono un'ampia gamma di servizi ancillari, come l'ottimizzazione dei flussi energetici dell'utenza, una novità di questo progetto anche in ambito europeo. L'obiettivo è mettere alla prova le funzionalità del V2G in base alle abitudini degli utenti privati e di coloro che utilizzano veicoli di flotte aziendali. Durante i periodi di ricarica le batterie saranno impiegate come sistemi di accumulo energetico connessi alla rete, in grado di garantire vantaggi per il sistema elettrico e per i possessori delle auto. In particolare, la tecnologia V2G permetterà di massimizzare l'autoconsumo di energia rinnovabile da impianti domestici, ottimizzare i flussi di energia prodotta e consumata a livello locale e garantire la continuità della fornitura di energia in caso di interruzioni". A ciò, è stato chiarito, si aggiunge l'opportunità per i possessori di auto elettriche di "ottenere una remunerazione per i servizi forniti al sistema elettrico, massimizzando i benefici ambientali ed economici della mobilità a zero emissioni". In prospettiva futura, questi benefici saranno massimi per i privati che abbineranno la V2G a soluzioni domestiche di produzione di energia verde, come i pannelli fotovoltaici: in questo caso, l'auto potrà essere utilizzata anche come accumulatore casalingo supplementare, in grado di restituire gratuitamente all'impianto di casa energia di fonte solare nelle ore serali o notturne.

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Megane R.S. Trophy-R segna tempi record al Nurburgring

L'esordio oggi, alla vigilia del GP di Monaco di Formula 1

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Renault Megane R.S. Trophy-R segna un nuovo tempo record al Nordschleife nella categoria trazione anteriore di serie. Rispetto a Mégane R.S. Trophy, Renault Megane R.S. Trophy-R, dotata dello stesso motore da 300 cv, deve il miglioramento della performance alla riduzione di peso (fino a 130 kg), al lavoro sull'aerodinamica e agli sviluppi più radicali nell'aderenza al suolo. La supersportiva della Losanga ha segnato il 5 aprile scorso un nuovo record assoluto per una trazione anteriore di serie sul Nordschleife del Nürburgring, oggi autorità mondialmente riconosciuta per la performance sportiva. Ha percorso i 20,600 km in 07'40''100, e i 20,832 km del tracciato completo ufficiale in 07'45''389.

La storia tra Mégane R.S. e il 'Ring' dura da più di un decennio. Comincia nel 2008 con un primissimo record nella categoria trazione di serie: Mégane R.S. R26.R fa il giro in 8'17'. Un record che sarà polverizzato 3 anni dopo, nel 2011, dalla seconda generazione di Mégane R.S. in versione Trophy, guidata dal pilota-collaudatore Laurent Hurgon (8'07''97), che nel 2014 passa per la prima volta sotto la soglia degli 8 minuti (7'54''36) con la versione Trophy-R di Mégane III R.S. Sarà sempre lui a pilotare l'ultimissima generazione di Megane R.S. Trophy-R per segnare questo nuovo tempo di riferimento, in una caccia al record dove ogni secondo diventa sempre più difficile da conquistare. Megane R.S. Trophy-R sarà commercializzata prima di fine 2019 in serie limitata a poche centinaia di esemplari in tutto il mondo. Sarà con Daniel Ricciardo e Nico Hülkenberg, piloti di Renault F1 Team, che Megane R.S. Trophy-R esordirà pubblicamente oggi, nel giorno che precede il Gran Premio di Monaco di Formula 1.

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Ford sviluppa Digit, robot bipede che fa le consegne

Equipaggiato con sensore LIDAR sfrutta tecnologia autonoma

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Ford segue le tendenze del momento che vedono lo shopping online tra e cose più amate dai clienti di tutto il mondo. Per questo motivo la casa dell'Ovale Blu sta collaborando con Agility Robotics per esplorare una nuova frontiera nel mondo dell'automazione e un nuovo modo di pensare a come effettuare le consegne. Questa evoluzione passa attraverso la realizzazione di Digit, un robot bipede che non solo ha un aspetto antropomorfo ma è in grado di riprodurne le caratteristiche motorie, per completare i passaggi finali di una consegna completamente autonoma, superando gli eventuali ostacoli - dal veicolo alla porta di casa. "Come emerso dai progetti pilota condotti, per le persone gestire il recupero delle merci in consegna può essere complesso, in termini di tempo e logistica", ha commentato Ken Washington, Vicepresident, Ford Research and Advanced Engineering e Chief Technology Officer. "Vincere questa sfida - ha aggiunto - significa liberare il loro tempo, per dedicarlo ad altre attività che richiedono realmente la loro attenzione".

Dal momento che i veicoli a guida autonoma possono muovere persone e merci contemporaneamente, hanno un grande potenziale per rendere le consegne ancora più convenienti ed efficienti.

Attraverso il ride-hailing, ad esempio, ne può essere raddoppiato l'utilizzo, abbinando il servizio di consegna al trasporto contestuale di passeggeri. Il passaggio ulteriore di questa evoluzione passa attraverso la realizzazione di Digit, un robot bipede progettato e creato da Agility Robotics, costruito in materiale ultra leggero e capace di sollevare pacchi che pesano oltre 18 kg. Digit può salire e scendere le scale, camminare in modo naturale su terreni sconnessi e persino reagire ai piccoli urti senza perdere l'equilibrio e cadere.

Il design, inoltre, gli consente di richiudersi e di auto-riporsi nella parte posteriore del veicolo a guida autonoma, durante gli spostamenti, e di tornare operativo, non appena raggiunta la destinazione, per effettuare la consegna.

Affinché potesse essere autonomo, ma al contempo ultra-leggero e dinamico, gli sviluppatori di Digit hanno scelto di lasciare che parte del suo 'cervello' fosse gestita da un altro da sé, dotato di sensori avanzati e hardware di calcolo più evoluto - il veicolo a guida autonoma - ed ottenere maggiore supporto e capacità analitiche, quando necessario.

Equipaggiato con un sensore LiDAR e telecamere stereo, Digit ha l'energia sensoriale necessaria per navigare attraverso gli scenari di base. Se incontra un ostacolo inaspettato, può inviare un'immagine al veicolo e far configurare la soluzione migliore al veicolo. L'auto potrebbe persino inviare tali informazioni nel cloud e richiedere l'aiuto di altri sistemi per consentire a Digit di muoversi al meglio, fornendo più livelli di assistenza che aiutino a mantenere il robot leggero e agile.

Il peso così leggero di Digit aiuta anche a garantirne una durata più lunga nell'arco della giornata.

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Furti e vandalismi, presi 4 giovani

Tre maggiorenni e un minorenne, sette colpi in due mesi

Legalità & Scuola Dalle scuole
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(ANSA) - PARMA, 24 MAG - Due giovani agli arresti domiciliari, uno raggiunto dal provvedimento di obbligo di presentazione alla polizia e un quarto, l'unico under 18, denunciato al tribunale dei minori di Bologna. Sono i quattro ragazzi, il più grande ha 22 anni, identificati dai carabinieri di Parma come gli autori di una lunga serie di furti e atti vandalici ai danni di diverse scuole della città emiliana. L'indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Parma, avrebbe attribuito alla banda sette colpi in due mesi.
    Licei, istituti tecnici, scuole medie e elementari erano finiti nel mirino della baby gang che colpiva le scuole soprattutto per portarsi via le dotazioni di personal computer (35 in tutto quelli rubati) ma anche saccheggiare i distributori automatici di alimenti e bevande (bottino complessivo circa 1000 euro). (ANSA).
   

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Aree di servizio a due stelle, anche off-limits per disabili

Spazi desolanti e fatiscenti, indagine choc di Quattroruote

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 Aree di servizio di 'serie B', desolanti con parcheggi intasati da camion, bagni fatiscenti e un'inaccettabile accoglienza per i portatori di handicap. È quanto è emerso da un'indagine sul campo condotta dal mensile Quattroruote, pubblicata sul prossimo numero in uscita, che ha esaminato le autostrade A5 (Torino-Aosta), A6 (Torino-Savona), A7 (Milano-Genova), A10 (Genova-Ventimiglia), A12 (Genova-Roma), A15 (Parma-La Spezia), A22 (Modena-Brennero), A24 (Roma-L'Aquila) e A25 (Torano-Pescara), contigue agli itinerari principali, l'A1 Autostrada del Sole e l'A14 Bologna-Taranto, già valutate lo scorso anno.

Dall'inchiesta emerge come le aziende titolari delle concessioni abbiano scelto d'investire poco su queste arterie, concentrando la maggior parte delle risorse su quelle con volumi di traffico più alti, dove l'anno scorso la stessa analisi aveva fatto registrare valutazioni più alte. In particolare, gli inviati del mensile sono partiti dalla Valle d'Aosta per arrivare fino in Abruzzo: 105 le aree di servizio visitate, collocate lungo percorsi che, specie nel periodo di vacanza, risultano molto battuti portando alle località di mare (come la Torino-Savona e la Milano-Genova) o di montagna (come l'A22 per il Brennero e l'A24/25 tra Roma e L'Aquila/Teramo).

Sei i parametri principali utilizzati per esprimere i giudizi: il numero e la qualità degli spazi di sosta, lo stato degli edifici e l'offerta di servizi particolari (per esempio, per bambini e animali domestici), la tipologia e la qualità delle aree di ristoro (servizio e pulizia), l'efficienza delle toilette, l'accessibilità per gli utenti disabili e il prezzo dei carburanti al self-service.

Il quadro generale evidenzia una situazione peggiore rispetto alle precedenti verifiche: nonostante il livello di pulizia delle aree di ristoro e dei bagni sia accettabile, il giudizio medio non supera le due stelle su cinque, con ben quarantacinque strutture che ottengono solo una stella, o una e mezza, senza quindi raggiungere una votazione sufficiente.

Su 105 aree, dieci offrono meno di dieci posti ciascuna per parcheggiare; i posti riservati a donne in gravidanza o a famiglie sono previsti solo in undici aree. Quattro quelle che offrono colonnine per la ricarica di auto elettriche. Tutti numeri ancora troppo bassi.

Un capitolo a parte merita l'analisi dell'accoglienza degli utenti disabili: in più del 50% delle strutture visitate i bagni sono risultati chiusi a chiave o dotati di citofono. Per accedere a quello che dovrebbe essere un diritto, l'utente è costretto a qualificarsi e a chiederne l'apertura. Inoltre, in presenza dei tornelli d'ingresso all'autogrill, in diversi casi il varco a loro dedicato - o l'ingresso ai bagni - si rivela impraticabile per la presenza d'ingombranti espositori che di fatto impediscono il passaggio di una carrozzina (succede, per esempio, a Varco Laimburg Est, Adige Ovest, Viverone Sud, Piani d'Invrea Nord, Versilia Ovest, Fine, Arone Est).

Non solo: le aree Po Est, Garda Est e Paganella Ovest sono risultate prive di accessi dedicati ai disabili, mentre in altri casi le toilette a loro riservate sono abbinate alla baby room o alle docce(Castagnolo Est, Corneto Ovest, Isarco Est, Paganella Est, Povegliano Est, Bracciarola Nord). 

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Count down per la Gai Economy Run 2019, gara per auto ibride

Al via anche le elettriche pure, controlli consumi tramite app

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Al motto di Gai-Pride, orgogliosamente al volante di auto ibride, dal cuore del capoluogo lombardo domenica prenderanno il via i piloti della prima Gai Economy Run del 2019, competizione automobilistica che premia chi consuma e inquina meno alla guida di una vettura ibrida. La manifestazione, che è stata lanciata nel 2014 ed è giunta al sedicesimo Gran Premio, vede quest'anno il debutto in gara delle macchine elettriche, ammesse a partecipare in una classifica speciale.

Organizzata dal Gruppo di Acquisto Ibrido, associazione di consumatori che riunisce gli acquirenti di veicoli ad alimentazione ibrida con lo scopo di ottenere forti sconti dai concessionari, la prova vede in lizza automobilisti provenienti da tutta Italia. Si tratta di una vera e propria gara automobilistica che si svolge su strade aperte al pubblico e nel rispetto del Codice della Strada. La vittoria viene assegnata non a chi arriva prima al traguardo ma chi si distingue per il minor impiego di carburante e quindi per la guida con il minor impatto ambientale. Consumi ed emissioni dei veicoli partecipanti vengono monitorati costantemente attraverso una app che comunica con la centralina di bordo. Il via è previsto alle 9 del mattino dal Campus Giuriati, del Politecnico di Milano. La carovana "green" dopo aver gareggiato per la città e dintorni rientrerà nella struttura universitaria meneghina per prendere la bandiera a scacchi, con ultimi arrivi previsti tra le 12 e le 13. Qui, saranno verificate le vetture, verranno smontati i kit di controllo Hybrid Assistant e si procederà al "rifornimento" a buffet dei concorrenti, con pranzo a cura degli studenti della scuola professionale alberghiera della Fondazione Enaip Lombardia di Busto Arsizio. Le premiazioni sono previste sempre al Politecnico, intorno alle 17, al termine di un convegno sulla mobilità sostenibile (inizio alle 15), organizzato dall'ateneo meneghino.

La scelta del capoluogo lombardo è una novità per la manifestazione, come sottolinea Luca dal Sillaro, socio fondatore del GAI Gruppo Acquisto Ibrido: "La prova è sempre stata organizzata in posti molto panoramici ma meno centrali - spiega -. Questa volta siamo nella vera sede della scienza e della tecnica, infatti il Politecnico di Milano è l'istituzione che per antonomasia si occupa di ricerche e sviluppo. Per la prima volta quest'anno seguiremo tutta la gara e le premiazioni con dirette streaming sui nostri canali social".

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Jeep Wrangler vince in Francia premio 4x4 dell'anno

Per la Casa americana è la sesta affermazione in 34 anni

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La nuova Jeep Wrangler ha conquistato il titolo di '4x4 de l'Année 2019', prestigioso riconoscimento francese giunto alla 34esima edizione, assegnato dai lettori e dai giornalisti della rivista transalpina '4x4 Magazine'. Si tratta della sesta volta che un modello della Casa delle Sette feritoie si aggiudica questo premio, istituito nel 1985. Ogni anno il periodico specializzato analizza e mette alla prova un vasto numero di veicoli a quattro ruote motrici prodotti dai costruttori di tutto il mondo e tra questi decide chi merita di primeggiare. In passato, altri modelli del marchio Jeep hanno vinto: la Jeep Cherokee XJ (1986), la Jeep Cherokee XJ con motore benzina da 4.0 litri (1989), la Jeep Grand Cherokee ZJ (1994), la Jeep Wrangler JK (2008) e la Jeep Renegade (2015).

Nei primi quattro mesi di quest'anno, la nuova generazione dell'iconico modello americano ha conquistato solo in Europa lo 'Off-Road Award' nell'ambito del '4x4 of the Year' della rivista inglese 4x4 Magazine, il 'Legend Car' dei 'Best of Moto 2018 Awards' del portale polacco specializzato www.moto.pl, il '2018 Automotive Première' degli 'Auto Leader 2018 Awards' delle testate Motor e Auto Moto, 'Auto ideale per un lungo viaggio in due' del portale polacco Wirtualna Polska e il premio di miglior novità dell'anno, categoria 'Premium crossover e SUV' dei Grand Prix awards della rivista russa Za Rulyom.

Jeep Wrangler viene proposto in Italia con carrozzeria a due o a quattro porte, due motori a 4 cilindri (un 2,0 litri benzina e un 2.2 litri turbodiesel), tre allestimenti (Sport, Sahara e Rubicon) e prezzi che partono dai 48.500 euro. Grazie al finanziamento proposto da FCA Bank può essere comperato con pagamenti rateali da 300 euro al mese.

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Melanoma, i giovani ignorano i rischi, al via la campagna #soleconamore

Il 39% degli adolescenti non usa mai la crema solare in spiaggia

Salute & Benessere Stili di Vita
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Gli adolescenti ignorano le regole fondamentali per esporsi al sole in modo sicuro, nonostante i raggi ultravioletti siano il principale fattore di rischio per il melanoma, il tumore della pelle più aggressivo e in costante crescita soprattutto fra i giovani (il 20% dei nuovi casi è riscontrato in pazienti fra i 15 e i 39 anni).

Così il 39% degli adolescenti non mette mai la crema protettiva in spiaggia, per oltre la metà (51%) utilizzarla è "da sfigati" perché impedirebbe di abbronzarsi. È la fotografia scattata dal sondaggio su 3.500 giovani che dà il via al progetto #soleconamore, campagna nazionale di sensibilizzazione sull'abbronzatura consapevole e sulla prevenzione del melanoma indirizzata ai giovanissimi, realizzata da Fondazione Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) e presentata al Ministero della Salute. Ma la scarsa consapevolezza dei giovani va oltre: solo il 18% sa cos'è il fototipo (per il 53% è un tipo di immagine, per il 16% una tecnica di selfie e per il 13% una tonalità di colore dei fiori), mentre il 63% ritiene che le lampade solari aiutino ad abbronzarsi meglio e il 48% non sa cosa sia il melanoma (per il 24% è un problema alimentare).

Il melanoma è una delle neoplasie che ha fatto registrare i più alti tassi di crescita, spiega Fabrizio Nicolis, presidente Fondazione Aiom: "In un quindicennio in Italia, il numero delle nuove diagnosi è raddoppiato, passando da poco più di 7.000 nel 2003 a 13.700 nel 2018 e la mancata conoscenza dei fattori di rischio gioca un ruolo decisivo. Le diagnosi negli adulti di oggi sono la conseguenza dell'esposizione scorretta al sole da giovani in passato. Ecco perché la nostra campagna è rivolta agli adolescenti e sarà declinata in particolare sui social network, con il coinvolgimento di influencer di primo piano". Il sole, afferma Paola Queirolo, responsabile scientifico del progetto, "non è un nemico, ma vanno seguite alcune regole, a partire dall'uso di creme solari con un fattore di protezione alto ed il sole va sempre evitato nelle ore centrali. Le scottature solari gravi, durante l'infanzia e l'adolescenza - conclude - triplicano il rischio di melanoma in età adulta, ma fra i teenager è ancora molto scarsa la consapevolezza del pericolo".
   

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Melanoma, i giovani ignorano i rischi. Parte la campagna #soleconamore

Il 39% degli adolescenti non usa mai la crema solare in spiaggia

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Gli adolescenti ignorano le regole fondamentali per esporsi al sole in modo sicuro, nonostante i raggi ultravioletti siano il principale fattore di rischio per il melanoma, il tumore della pelle più aggressivo e in costante crescita soprattutto fra i giovani (il 20% dei nuovi casi è riscontrato in pazienti fra i 15 e i 39 anni). Così il 39% degli adolescenti non mette mai la crema protettiva in spiaggia, per oltre la metà (51%) utilizzarla è "da sfigati" perché impedirebbe di abbronzarsi. È la fotografia scattata dal sondaggio su 3.500 giovani che dà il via al progetto #soleconamore, campagna nazionale di sensibilizzazione sull'abbronzatura consapevole e sulla prevenzione del melanoma indirizzata ai giovanissimi, realizzata da Fondazione Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) e presentata al Ministero della Salute.

Ma la scarsa consapevolezza dei giovani va oltre: solo il 18% sa cos'è il fototipo (per il 53% è un tipo di immagine, per il 16% una tecnica di selfie e per il 13% una tonalità di colore dei fiori), mentre il 63% ritiene che le lampade solari aiutino ad abbronzarsi meglio e il 48% non sa cosa sia il melanoma (per il 24% è un problema alimentare). Il melanoma è una delle neoplasie che ha fatto registrare i più alti tassi di crescita, spiega Fabrizio Nicolis, presidente Fondazione Aiom: "In un quindicennio in Italia, il numero delle nuove diagnosi è raddoppiato, passando da poco più di 7.000 nel 2003 a 13.700 nel 2018 e la mancata conoscenza dei fattori di rischio gioca un ruolo decisivo. Le diagnosi negli adulti di oggi sono la conseguenza dell'esposizione scorretta al sole da giovani in passato. Ecco perché la nostra campagna è rivolta agli adolescenti e sarà declinata in particolare sui social network, con il coinvolgimento di influencer di primo piano".

Il sole, afferma Paola Queirolo, responsabile scientifico del progetto, "non è un nemico, ma vanno seguite alcune regole, a partire dall'uso di creme solari con un fattore di protezione alto ed il sole va sempre evitato nelle ore centrali. Le scottature solari gravi, durante l'infanzia e l'adolescenza - conclude - triplicano il rischio di melanoma in età adulta, ma fra i teenager è ancora molto scarsa la consapevolezza del pericolo". 

La campagna, realizzata grazie al contributo non condizionante di Novartis e di Pierre Fabre, prevede l'impegno di una decina fra le influencer più seguite a livello nazionale sui social network, coordinate da Iaia De Rose. Da un lato, a partire da giugno, si svolgerà un vero e proprio tour nelle spiagge italiane più affollate di giovanissimi, con la distribuzione di un opuscolo informativo. Sul fronte digitale, la campagna proseguirà sui social, dove gli adolescenti saranno invitati dalle influencer a realizzare video accattivanti, per stimolare il dibattito e rendere virale il tema. Basandosi su quiz, le influencer intervisteranno i ragazzi in modo da testare la loro preparazione sul tema "sole sicuro". L'obiettivo è raggiungere più di 100mila teenager.

Un'altra falsa convinzione, molto diffusa soprattutto tra i ragazzi, è che le lampade solari siano utili per preparare la pelle all'abbronzatura estiva. "Niente di più sbagliato - afferma Stefania Gori, presidente nazionale Aiom -. I danni di queste apparecchiature sono sottovalutati. È dimostrato che il loro utilizzo, soprattutto in età inferiore ai 35 anni, aumenta in maniera significativa il rischio di melanoma. L'intensità degli ultravioletti artificiali è di 12-15 volte superiore all'esposizione solare naturale. Infatti, secondo l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, le lampade solari sono 'cancerogene' per l'uomo al pari del fumo di sigaretta e, dal 2011, il Ministero della Salute ne ha vietato l'utilizzo ai minorenni e alle donne in gravidanza".

"Troppe persone ignorano i danni del sole e non adottano nessuna protezione - afferma Monica Forchetta, presidente APaIM (Associazione Pazienti Italia Melanoma) -. I ragazzi devono essere informati anche grazie ai nuovi strumenti digitali, perché contro questo tumore è possibile adottare regole efficaci di prevenzione. Inoltre, il melanoma lascia i suoi 'segni' sulla pelle. In seguito a ogni modifica di un neo, è indispensabile rivolgersi allo specialista per approfondimenti". "Va posta poi particolare attenzione anche ai tatuaggi, molto diffusi fra i giovani e non solo - conclude Fabrizio Nicolis -. Non aumentano il rischio di melanoma, ma in alcuni casi ne rendono più difficile la diagnosi. I pigmenti infatti ostacolano il monitoraggio dei nei, i cui cambiamenti rappresentano il segnale della trasformazione in forma tumorale. Inoltre il 50% dei melanomi si sviluppa a partire da nei preesistenti, per cui i tatuaggi non dovrebbero mai essere eseguiti su lesioni pigmentate della cute".

   

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Codacons, estendere il divieto di fumo in spiaggia in tutta Italia

Appello al ministero dell'ambiente, è per la tutela salute pubblica

Salute & Benessere Sanità
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Il divieto di fumare sulle spiagge dovrebbe essere un provvedimento nazionale in quanto tutela la salute pubblica. E' quanto afferma il Codacons commentando l'annuncio di Lampedusa e Linosa di consentire di fumare solamente in apposite aree dotate di posacenere. "Lampedusa e Linosa - scrivono in una nota - solo solamente due degli ultimi esempi della diffusione delle "no smoking beach" sul territorio italiano.

Ormai sempre più comuni hanno dichiarato guerra al fumo in spiaggia, per ultimi, infatti, gli esempi di Sassari e di Savona, che hanno proibito il fumo in spiaggia sanzionando duramente i trasgressori". Un provvedimento necessario, secondo il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell'ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori che "deve essere diffuso nelle spiagge di tutta Italia, al fine di tutelare la salute pubblica della collettività". Di qui l'appello: "Ci rivolgeremo al Ministero dell'Ambiente chiedendo un provvedimento di portata nazionale che normi e vieti espressamente il fumo sulle spiagge italiane". 
   

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SpaceX ha lanciato i primi 60 satelliti per internet veloce

I primi della costellazione Starlink, che ne prevede 12. 000

Scienza & Tecnica Spazio & Astronomia
Chiudi Il lancio del Falcon 9 dalla base di Cape Canaveral,  a bordo i primi 60 satelliti della costellazione Starlink per l'internet veloce (fonte: SpaceX) (ANSA) Il lancio del Falcon 9 dalla base di Cape Canaveral, a bordo i primi 60 satelliti della costellazione Starlink per l'internet veloce (fonte: SpaceX)

Lanciato con il razzo Falcon 9 della SpaceX il primo nucleo di 60 satelliti della costellazione Starlink, che ne comprenderà quasi 12.000 per portare le connessioni internet ovunque. Il lancio è avvenuto dalla base di Cape Canaveral (Florida), dopo due rinvii. Ogni satellite pesa 227 chilogrammi e per il Falcon 9 è stato il carico più pesante che abbia mai portato in orbita, hanno detto i rappresentanti dell'azienda di Elon Musk. 

Dopo la partenza il primo stadio del razzo riutilizzabile è atterrato come previsto sulla piattaforma galleggiante nell'Oceano Atlantico. Prima del primo tentativo di lancio, Musk aveva twittato un'immagine dei satelliti nell'ogiva del razzo: assomigliavano a un gigantesco mazzo di carte, riempendo quasi ogni centimetro dello spazio destinato al carico utile.

Anche quando sono stati rilasciati in orbita, i satelliti sono stati sparsi come le carte da gioco su un tavolo: invece di utilizzare meccanismi a molla, gli ingegneri di SpaceX hanno scelto di utilizzare l'inerzia propria dei satelliti. Dopo il rilascio, i satelliti hanno azionato i motori per raggiungere l'orbita operativa a 550 chilometri di quota.



I 60 satelliti appena lanciati sono solo l'inizio, ha detto Mask, e saranno sono necessari altri sei lanci di 60 satelliti ciascuno prima che Starlink possa iniziare a fornire una iniziale copertura internet e altri 12 lanci per una copertura moderata. "Questo sistema - ha aggiunto -  non solo fornirà l'accesso internet alle aree che non ce l'hanno, ma fornirà servizi Internet competitivi alle aree che già dispongono di questi servizi".

SpaceX, come altre aziende (tra cui TeleSat e Amazon), puntano a fornire servizi Internet a banda larga affidabili e poco costosi in grado di connettere il mondo grazie a reti di piccoli satelliti in orbita terrestre bassa, molto più vicini alla Terra rispetto ai satelliti che oggi sono dedicati a Internet. Il progetto di Space X prevede di schierare quasi 12.000 satelliti in tre fasce orbitali entro la metà del 2020: inizialmente posizionando circa 1.600 satelliti a 550 chilometri, poi 2.800 a 1.150 chilometri e infine 7.500 satelliti a 340 chilometri.

 

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Curarsi a casa costa meno che in ospedale, ma pochi lo fanno

Possibili in molti casi, ma comuni solo per anziani a terminali

Salute & Benessere Sanità
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Le cure domiciliari costano un quarto di quelle in ospedale, ma sono ancora poco utilizzate anche se sono sempre più numerosi gli ambiti in cui potrebbero essere utilizzate. Lo affermano gli esperti alla Conferenza Nazionale sulle Cure Domiciliari a Pisa, organizzata dalla Confederazione Nazionale associazioni di Distretto - Società Scientifica delle Attività Sociosanitarie Territoriali (Card).

Focus principale dell'appuntamento, spiega il presidente di Card Gennaro Volpe, è porre l'accento sulle cure territoriali e domiciliari che assumono per le famiglie italiane un'importanza sempre maggiore, costando un quarto rispetto al ricovero ospedaliero. "Il nostro obiettivo - precisa Volpe - è fare il punto su questa cenerentola dei servizi sanitari (costano il 2-3% del totale della spesa sanitaria), che tuttavia diventano pratiche sempre più diffuse, usate nel 2016 da circa 1 milione di assistiti dei Distretti italiani". Le cure domiciliari dei distretti sono passate dagli iniziali interventi semplici (ad esempio un prelievo di sangue, una medicazione) a cure di alta complessità (anche con presidi tecnologici), spesso a favore di malati molto complessi, da quelli terminali ai malati con gravi malattie multiple o disabilità, con interventi quotidiani.

"Oggi le cure a casa possono essere veramente alternative a quelle ottenute in ricovero ospedaliero - afferma il Responsabile del Centro Studi Card Area Cure domiciliari Paolo Da Col -. Far rimanere a casa in sicurezza e comfort oltre il 3% della nostra popolazione anziana svantaggiata e fragile, evitando ricoveri, con successi impensabili fino a pochi anni fa, noti per lo più solamente a chi li ha vissuti di persona, è uno degli scopi principali del lavoro nei Distretti".
   

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Il patrimonio gastronomico dell'Europa passa da cinque città

Slow food-Ce, dalla schia veneziana alla Malvasia croata

Terra & Gusto Dolce & Salato
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ROMA - Una mappa per scoprire il patrimonio gastronomico dell'Europa centrale attraverso le specialità locali di Venezia, Dubrovnik in Croazia, Brno nella Repubblica Ceca, Kecskemét in Ungheria e Cracovia in Polonia. Dalle mele ai crostacei, passando dalle albicocche al vino. E' il progetto firmato da Slow Food-Ce per valorizzare i cibi tradizionali, i produttori, i semi, le tecniche di lavorazione artigianali, il folklore, il paesaggio e la cultura del ciore dell'Europa.

Se Brno ha scelto la mela Panenské Ćeské, varietà particolarmente resistente e saporita, la Croazia ha puntato sulla Malvasia di Dubrovnik ottimo da abbinare al pesce bianco e sul sale di Ston, prodotto nella salina più antica di Europa.

Kecskemét, il 'frutteto dell'Ungheria', invece, ha selezionato l'albicocca Hankovszky e il suo tipico distillato, la pálinka.

Per quanto riguarda Cracovia, la scelta è andata sulla ciambella 'Obwarzanek krakowski, realizzata in pasta di pane, bollita e cosparsa di semi di papavero, sesamo o formaggio prima della cottura in forno. Venezia ha presentato la schia della Laguna, piccolo crostaceo di colore grigio generalmente servito fritto e accompagnato con polenta bianca; dall'antico vitigno Dorona viene prodotto l'omonimo vino abbinato alla schia. Ognuna delle cinque città ha previsto diverse iniziative nel corso dell'anno per far conoscere le loro specialità coinvolgendo il grande pubblico, da spettacoli multimediali, ad attività per i bambini, a corsi di cucina e di formazione. Per quanto riguarda Venezia il prossimo autunno ospiterà i 'Venice Food Days' per far scoprire il sapore autentico della città e promuovere la cucina e i prodotti locali, in collaborazione con i principali attori della gastronomia locale.

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Mini Clubman e Countryman ancora più 'top' con motore 306 Cv

Il Twin Turbo John Cooper Works più potente nella storia brand

Motori Prove e Novità
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 Può sembrare strano, ma i modelli più potenti mai costruiti per l'utilizzo stradale nei 60 anni di storia del marchio Mini sono una station wagon e un suv. La scelta di far crescere ulteriormente le performance della Clubman e della Countryman sfruttando il motore 4 cilindri turbo da 306 Cv specifico per le John Cooper Works, è probabilmente legata al successo di questi due modelli compatti premium. La prima è una simpatica wagon urbana a 6 porte - in coda ce ne sono infatti due che si aprono 'a libro' - e il secondo un suv che non è affatto 'mini' nelle dimensioni ma che piace a tanti clienti per il suo aspetto 'diverso' e molto chic.

In entrambe queste Mini 'pepatissime', il motore da 306 Cv è abbinato ad un nuovo cambio sportivo a otto rapporti Steptronic, a un differenziale meccanico autobloccante sull'asse anteriore, e ad un sistema di trazione integrale All4. Grazie anche al telaio opportunamente modificato, e a rinforzi addizionali per la scocca (irrigidimenti per il vano motore e per i duomi delle molle anteriori) la 'coppia' Clubman e Countryman John Cooper Works è in grado di garantire vere sensazioni racing e far entrare così in una nuova dimensione di comportamento e di prestazioni finora sconosciuta a chi guidava la wagon e il suv di Mini.

Quella che è sotto al cofano è l'ultima generazione del 4 cilindri sviluppato per i modelli John Cooper Works: grazie alla tecnologia TwinPower Turbo e a molti altri miglioramenti la potenza massima risulta superiore di 75 CV rispetto alla precedente generazione. La coppia massima è stata aumentata di 100 Nm e raggiunge ora un valore pari a 450 Nm, permettendo di migliorare le performance in accelerazione. Clubman John Cooper Works scatta infatti da 0 a 100 km/h in 4,9 secondi, mentre la Countryman John Cooper Works ferma i cronometri a 5,1 secondi, con una riduzione dei tempi che è rispettivamente 1,4 e 1,5 secondi. Le accelerazioni sono accompagnate da un sound straordinario ottenuto grazie al nuovo impianto di scarico sportivo di nuova concezione, specifico per i nuovi modelli. La potenza del motore si fa sentire più che mai, con un sound emozionale che sottolinea il carattere sportivo e performante delle vetture.

Per la prima volta nella gamma Mini, la velocità massima dei nuovi modelli è autolimitata elettronicamente a 250 km/h.

La posizione al vertice dalla gamma Mini è evenziata anche dal confronto con la coppia Clubman Cooper S e Countryman Cooper S. Rispetto a queste la potenza è stata incrementata dai precedenti 39 a ben 114 Cv. Per ottimizzare le emissioni, l'impianto di scarico è dotato di un filtro antiparticolato per la benzina. Le emissioni di entrambi i nuovi modelli John Cooper Works sono in linea con lo standard Euro 6d Temp.

Com'è naturale per modelli che sono la quintessenza della esclusività, l'incremento delle performance è accompagnato nella Clubman John Cooper Works e nella Countryman John Cooper Workda un design specifico e da equipaggiamenti che sottolineano la natura sportiva di queste versioni da 'collezione'.

Esteticamente spiccano il design specifico del frontale che serve anche ad ottimizzare l'aerodinamica. Le grandi prese d'aria nel frontale - disegnate per migliorare il raffreddamento del motore e dell'impianto frenante. - riflettono il loro look racing delle minigonne laterali e nelle appendici posteriori, con uno spoiler specifico per i due modelli assicura una maggiore aderenza alle alte velocità. Altri dettagli esterni specifici sono il tetto e le calotte dei retrovisori verniciati a contrasto in colore rosso, il logo John Cooper Works sulla griglia del radiatore e sul portellone posteriore oltre alla finitura della presa d'aria a nido d'ape.

La sportività degli interni è esaltata dai sedili John Cooper Works con poggiatesta integrati, dal volante con comandi multifunzione, dalla leva del cambio specifica e dal rivestimento del padiglione color antracite. La dotazione standard delle due Mini 'top' include fari a Led, climatizzatore automatico bizona, confort access, Mini Driving Modes, radio Mini Visual Boost con schermo touchscreen da 6,5 pollici con grafiche ridisegnate. Grande anche la scelta di equipaggiamenti opzionali, come il navigatore satellitare connesso anche in variante Plus con schermo da 8,8 pollici che permette di utilizzare i servizi Real Time Traffic Information, Concierge, Mini Online e Apple CarPlay.

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A Roma il primo flash mob italiano per le stelle

Contro l’inquinamento luminoso che spegne il cielo

Scienza & Tecnica Spazio & Astronomia
Chiudi La sera del 24 maggio a Roma il primo flash mob astronomico contro l’inquinamento luminoso (fonte: Gianluca Masi, The Virtual Telescope Project e Roma Best Practices Award) (ANSA) La sera del 24 maggio a Roma il primo flash mob astronomico contro l’inquinamento luminoso (fonte: Gianluca Masi, The Virtual Telescope Project e Roma Best Practices Award)

La lotta contro i cambiamenti climatici e in difesa dell’ambiente passa anche dalla tutela del cielo stellato. In occasione della Seconda Giornata mondiale di mobilitazione per il clima, la sera del 24 maggio è in programma a Roma il primo flash mob astronomico mai organizzato in Italia, contro l’inquinamento luminoso che spegne il cielo. L’appuntamento è al Gianicolo con ‘A Riveder le Stelle’, iniziativa promossa dal progetto Virtual Telescope e da Roma Best Practices Award, con il patrocinio del Municipio I Centro di Roma Capitale e di Fridaysforfuture-Roma.

Il flash mob astronomico nasce nell’ambito dei Fridays for Future, i venerdì di protesta degli studenti contro i cambiamenti climatici e in difesa della Terra, promossi dalla giovane svedese Greta Thunberg e appoggiati ormai da oltre 15.000 scienziati di tutto il mondo. Nel corso della serata sarà possibile osservare il cielo con telescopi amatoriali. “In tempi in cui si auspica una maggiore considerazione per l’ambiente in cui viviamo, la tutela del cielo stellato diventa un simbolo di questa consapevolezza”, spiegano i promotori del flash mob.

L’Unesco parla di “diritto a un cielo puro” nella Dichiarazione Universale dei Diritti delle Generazioni Future del 1994. Per questo, l’Unione Astronomica Internazionale (Uai), in occasione della Giornata Internazionale Unesco per la Luce del 16 maggio, ha promosso l’iniziativa ‘Cieli bui per tutti’. “Il cielo stellato è a rischio estinzione”, denunciano gli organizzatori del flash mob. “Il dilagare dell’inquinamento luminoso, dovuto a un utilizzo irrazionale della luce artificiale, rende, infatti, impossibile ormai godere della vista straordinaria del paesaggio stellato. La stragrande maggioranza della popolazione mondiale - aggiungono - vive sotto un cielo in cui brillano a fatica una dozzina di stelle, invece delle migliaia che potremmo vedere. In questo scenario - concludono - tre quarti della popolazione italiana non riesce più ad ammirare la Via Lattea”.

 

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Nuove 'brecce' per attaccare la malattia di Huntington

Aprono la strada a nuovi farmaci contro la neurodegenerazione

Scienza & Tecnica Biotech
Chiudi Cellule nervose colpite dalla corea di Huntington (fonte: S. Finkbeiner, Gladstone Institute of Neurological Disease, The Taube-Koret Center for Huntington's Disease Research,UCSF) (ANSA) Cellule nervose colpite dalla corea di Huntington (fonte: S. Finkbeiner, Gladstone Institute of Neurological Disease, The Taube-Koret Center for Huntington's Disease Research,UCSF)

Individuate alcune 'brecce' che permetteranno di attaccare con nuovi farmaci la còrea di Huntington, la malattia genetica neurodegenerativa legata alla comparsa nel cervello di aggregati di una proteina mutata (chiamata 'huntingtina') che interferiscono con la trasmissione di segnali tra neuroni. Il risultato è pubblicato sulla rivista Scientific Reports dal Centro della Complessità e dei Biosistemi dell'Università degli Studi di Milano in collaborazione con la Penn State University negli Stati Uniti.

I ricercatori, guidati dalla docente di Patologia generale Caterina La Porta, si sono focalizzati sulle dinamiche di formazione di aggregati eterogenei (formati cioè da un misto di huntingtina mutata e huntingtina normale) che non erano mai state studiate prima d'ora, visto che la maggior parte della ricerca si era concentrata sugli aggregati omogenei della sola huntingtina mutata.

Combinando modelli computazionali ed esperimenti biologici, è stato possibile identificare un probabile meccanismo di aggregazione con cui una singola proteina mutante può legarsi a proteine normali; inoltre sono stati individuati alcuni degli elementi strutturali dell'huntingtina che innescano il processo di aggregazione.

"Una volta identificate le configurazioni molecolari caratteristiche degli aggregati - spiega Silvia Bonfanti, primo autore del lavoro - è stato possibile capire quali fossero i bersagli molecolari più promettenti per destabilizzare gli aggregati". "L'individuazione di questi possibili punti deboli strutturali negli aggregati tossici di huntingtina - aggiunge Caterina La Porta - potrebbe consentire lo sviluppo di farmaci in grado di inibirne la formazione, o perlomeno rallentarla, intralciando quindi lo sviluppo della malattia".

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Il 24 maggio di 175 anni fa il primo telegramma

Inaugurava linea telegrafica elettrica Washington-Baltimora

Scienza & Tecnica Tecnologie
Chiudi Samuel Morse mentre invia il primo telegramma, il 24 maggio 1844 (fonte: Internet Archive Book Images)  (ANSA) Samuel Morse mentre invia il primo telegramma, il 24 maggio 1844 (fonte: Internet Archive Book Images)

Il 24 maggio di 175 anni fa Samuel Morse inaugurava la prima linea telegrafica elettrica inviando un messaggio da Washington a Baltimora. A rendere possibile quel primo messaggio, che consisteva nella frase "Qual è l'opera che Dio compie" tratta dal Libro dei Numeri della Bibbia, era stato il sistema brevettato da Morse nel 1840 e il codice fatto di punti, linee e pause, ideato dallo stesso inventore americano e sviluppato in collaborazione con Alfred Vail, il codice Morse.

Da allora il telegrafo si è diffuso rapidamente in tutti i continenti, dando origine a una fitta rete sulla quale viaggiavano messaggi privati e le notizie che i corrispondenti inviavano ai loro giornali. Grazie al telegrafo, in quel periodo sono nate le agenzie di stampa, prima fra tutte la Agence Havas a Parigi nel 1835, seguita dalla britannica Reuters nel 1850 e l'italiana Agenzia Stefani nel 1853.

Seppur estese, le reti telegrafiche coprivano solo la terraferma e la comunicazione tra i continenti avveniva via nave e presto si sentì l'esigenza di utilizzare cavi sottomarini per risolvere il problema. Il primo cavo è posizionato nel 1845 nella baia britannica di Portsmouth e rapidamente si è sviluppata una fitta rete. Un'altra grande rivoluzione nelle telecomunicazioni è arrivata con il telegrafo senza fili, quando nel giugno 1896 Guglielmo Marconi depositava il brevetto alla base della nuova tecnologia e nel 1901 inviava il primo segnale attraverso l'Atlantico.

Oggi è ancora possibile inviare un telegramma dall'ufficio postale, ma questa tecnologia è passata in secondo piano dopo l'arrivo del telefono, del fax e infine di internet. Nel frattempo le telecomunicazioni si preparano a un nuovo salto in avanti con i satelliti per le telecomunicazioni quantistiche che promettono connessioni ultra veloci e a prova di hacker, come hanno dimostrato i primi esperimenti condotti in Cina.

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Antartide, dai droni il censimento dei pinguini - VIDEO

I robot volanti per la prima volta nel continente bianco

Scienza & Tecnica Terra & Poli
Chiudi Pinguini di Adelia (fonte: Jason Auch, Wikipedia) (ANSA) Pinguini di Adelia (fonte: Jason Auch, Wikipedia)

 Il censimento dei pinguini ha un aiuto d'eccezione: per la prima volta i droni hanno sorvolato i ghiacci dell'Antartide per aiutare i ricercatori al lavoro nella base italiana "Mario Zucchelli" nell'ultima campagna estiva condotta nell'ambito del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (Pnra), finanziata dal ministero per l'Istruzione, l'Università e la Ricerca (Miur) e realizzata da Enea e Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr).



Due i droni a disposizione dei ricercatori, che nell'ambito del progetto PenguinERA, hanno permesso di ottenere una stima dei pinguini di Adelia presenti nelle colonie di Adélie Cove e di Edmonson Point.



"I dati serviranno per stimare il successo riproduttivo annuale dei gruppi di studio", osserva Silvia Olmastroni, ricercatrice del Museo Nazionale dell'Antartide presso l'Università di Siena. Nella prossima campagna estiva in programma a fine anno, il "servizio droni" sarà operativo a tempo pieno a supporto delle ricerche, come nella logistica e nella gestione della base Zucchelli e della base italo-francese Concordia, sul plateau antartico. 

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Villa d'Este, A. Lange & Söhne al Concorso d'Eleganza 2019

Al vincitore un orologio Lange 1 Time Zone "Como Edition"

Motori Attualità
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(ANSA) - ROMA, 23 MAG - "La sinfonia dei motori" è il motto del 90 anniversario del Concorso d'Eleganza, il contest più esclusivo per le automobili storiche. Quando i propulsori faranno sentire il loro potente rombo nel parco di Villa d'Este, il leggero ticchettio del Lange 1 Time Zone "Como Edition" renderà omaggio all'incredibile bellezza del luogo e all'esclusività dell'evento. Dal 2012, infatti, il vincitore del "Best of Show", la categoria più prestigiosa, sarà premiato con un orologio di questo tipo da Wilhelm Schmid, CEO di A. Lange & Söhne.

Wilhelm Schmid e il collezionista di automobili storiche Duccio Lopresto si sono confrontati su vari temi: famosi designer, corse leggendarie e collezionisti di spicco.

Protagonista dell'incontro è stata la sensazionale Alfa Romeo Giulietta Sprint Speciale Prototipo della famiglia Lopresto, vincitrice del "Best of Show" nel 2017.

L'orologio è realizzato con cassa in oro bianco, stemma della competizione inciso a mano sul fondello e, sull'anello del fuso orario, l'ora dell'Europa centrale è rappresentata da Como.

(ANSA).

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Trovato l'interruttore genetico che non fa bruciare i grassi

Chiave per nuove cure contro l'obesità

Scienza & Tecnica Biotech
Chiudi Tessuto adiposo bianco e beige (fonte: Villanueva Lab) (ANSA) Tessuto adiposo bianco e beige (fonte: Villanueva Lab)

Scoperto l'interruttore genetico che blocca la trasformazione del grasso 'cattivo', ossia il tessuto adiposo bianco, nel tessuto bruno che brucia i grassi. Il risultato, pubblicato sulla rivista Genes and Development dal gruppo del'università dello Utah coordinato da Claudio Villanueva, può essere la chiave per future cure anti-obesità e diabete. Diventerebbe cioè possibile togliere uno dei freni che impediscono di perdere peso.

Esistono tre tipi di cellule adipose: bianche, le più comuni e associate a malattie metaboliche come diabete e obesità; brune, che si attivano in condizioni di freddo e bruciando generando calore; beige, legate a quelle bianche. Quelle brune e quelle beige contengono inoltre più mitocondri, vale a dire che grazie a queste centraline energetiche riescono a funzionare in modo più efficiente.

Già precedenti studi avevano visto come le cellule bianche possano trasformarsi in brune e beige, capaci di bruciare le calorie, se esposte allo stress del freddo. In questo nuovo studio i ricercatori hanno trovato un modo per produrre molte più cellule bruciagrassi, identificando il ene chiamato Tle3, un interruttore molecolare che blocca la trasformazione delle cellule bianche negli altri due tipi.

"Se troviamo un modo per spegnere questo interruttore - commenta Villanueva - potremo sviluppare delle terapie per il diabete". Nei topi i ricercatori hanno cancellato questo gene e messo gli animali in condizioni di freddo per diversi giorni, stimolandoli a sviluppare più cellule beige, in modo da capire l'impatto della perdita del gene Tle3.

Si è così visto che senza questo interruttore genetico, i topi usavano più cellule beige, consumando più energia e senza ingrassare in condizioni normali, e perdendo peso in condizioni di freddo. "Questi risultati potranno aiutare nel lungo periodo a mettere a punto terapie per le malattie metaboliche - conclude Villanueva - con farmaci che prendano come bersaglio questo gene".

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