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E' il "momentum" dei portafogli green

Ci sono diverse modalità per incorporare il fattore ESG nella propria strategia di investimento. Soprattutto quando si ha a che fare con gli strumenti passivi. Ad esempio, in tal caso, bisogna considerare il trade off tra il livello di esposizione ESG che si ha rispetto a quello del benchmark preso come riferimento.

 

Tendenzialmente sul mercato si riconoscono due modalità per incorporare i fattori ESG nel proprio processo di investimento. Una prima che mira all’esclusione. E’ un approccio che si basa sull’esclusione di titoli di aziende che hanno comportamenti lontani dagli standard ESG (ad esempio tabacco &co). Esiste poi un’altra modalità che si basa sull’assegnare invece, a ciascun titolo uno score sulla base di una serie di fattori ESG. Dopo tale attribuzione si bilancia il portafoglio includendo le azioni che hanno ottenuto un punteggio più elevato sia in relazione al proprio mercato, sia in relazione al settore. Dando vita a quella che è considerata un’esclusione positiva.

 

Invesco nei suoi nuovi ETF utilizza una combinazione dei due approcci, quindi in primo luogo esclude i titoli di tutte quelle aziende che non considerano in alcun modo i fattori ESG e poi, in secondo luogo, inserisce le azioni che restano dalla combinazione del punteggio ESG con il fattore ESG momentum, pensato per aumentare l’esposizione a quelle società che stanno migliorando attivamente il loro profilo ESG. Per ESG momentum si intende, infatti, proprio la tendenza da parte di un’azienda a mantenere comportamenti virtuosi nel tempo.

 

Tale strategia (combinazione dei due approcci) offre secondo l’asset manager un’esposizione ESG efficace ed efficiente, evitando deviazioni eccessive rispetto al benchmark che la maggior parte degli investitori utilizza come criterio per valutare la performance.

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