Impianti dopo la perdita di un dente, cosa sapere

Risponde il Dottor Giacomo Piacentini, Commissione ANSA-SIdP

Redazione ANSA ROMA

  Gli impianti dentali rappresentano un'opzione terapeutica per la sostituzione di uno o più elementi dentali mancanti.
    Essi infatti permettono di migliorare problemi legati alla funzione masticatoria e/o all'estetica risparmiando la sostanza dentale dei denti adiacenti.
    Che cosa avviene dopo l'estrazione di un dente? Le radici dei denti sono circondate da osso e gengiva e occupano uno spazio chiamato "alveolo". Quando si estrae un dente questo spazio rimane vuoto e nelle settimane successive all'estrazione viene occupato dal coagulo che successivamente matura e nell'arco di qualche mese diventa nuovo osso ben mineralizzato Per ottenere la completa guarigione di un alveolo è necessario un tempo di circa 3-6 mesi.
    Come funzionano gli impianti dentali? Gli impianti dentali sostituiscono le radici dei denti mancanti.
    Ad essi viene poi avvitata la corona del dente.
    Il successo degli impianti dentali si basa su un fenomeno chiamato "osteointegrazione", ovvero l'intima unione tra l'osso e la superficie dell'impianto.
    Esso ha inizio nel momento in cui l'impianto viene avvitato nell'osso e necessita di un periodo di tempo che va dai 3 ai 6 mesi. Dopo tale periodo è possibile posizionare il dente sull'impianto. Studi recenti hanno dimostrato che tale fenomeno avviene senza complicanze circa nel 95% dei casi. Dopo quanto tempo dall’estrazione del dente si può inserire un impianto?
Dopo aver estratto un dente bisogna attendere che l’alveolo guarisca. Come detto in precedenza il tempo necessario è di 3-6 mesi. A guarigione avvenuta è possibile inserire un impianto dentale.
Ci sono però situazioni in cui è possibile effettuare estrazione e inserimento implantare nella stessa seduta.
Gli impianti immediati rappresentano un’alternativa terapeutica che comporta alcuni importanti vantaggi tra cui:
- Riduzione delle sedute chirurgiche e del discomfort per il paziente
- Riduzione dei tempi operativi.
Tuttavia essi rappresentano una procedura clinica che non può essere messa in atto sempre, e che deve essere effettuata da operatori esperti e in casi selezionati, perché comporta dei rischi.
Tra le complicanze che più di frequente si possono presentare in seguito all’uso di impianti immediati vi è la recessione del margine gengivale nella sede interessata : la gengiva si “allontana dalla corona del dente e il dente avvitato sull’impianto appare più lungo, a volte antiestetico.
Di frequente la recessione è legata al malposizionamento dell’impianto (da qui l’importanza che riveste l’esperienza dell’operatore) soprattutto quando venga inserito con angolazione rivolta verso l’esterno.
In conclusione, gli impianti immediati rappresentano una valida opzione terapeutica, ma prima di mettere in atto tale procedura devono essere esaminati diversi fattori legati al paziente e al sito che si deve trattare tra cui le caratteristiche occlusali, le caratteristiche gengivali e le caratteristiche legate all’anatomia dell’alveolo estrattivo.
Per una attenta valutazione di questa opzione di piano di trattamento è spesso necessario eseguire una valutazione radiologica tridimensionale dell’osso alveolare residuo; ancora deve essere attentamente valutata l’eventuale necessità rigenerativa nonché l’opzione di eseguire una chirurgia guidata al fine di evitare il malposizionamento della vite implantare.
   

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