Trapianti per salvare le foreste sottomarine

Ispra racconta 20 anni passati a recuperare le praterie di Posidonia

Redazione ANSA

Quasi invisibili agli occhi ma essenziali alla vita dei mari: sono le praterie di Posidonia, una pianta fondamentale per gli ecosistemi marini e la produzione di ossigeno. Crisi climatica, erosione e attività umana ne hanno ridotto la presenza di un terzo in 50 anni ma è possibile ripristinare queste foreste sottomarine grazie ai trapianti. Il racconto è in un documentario realizzato da ricercatori dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra).

“Le praterie di Posidonia sono un po’ come le foreste che troviamo a terra, sono un patrimonio fondamentale ma se perdiamo un intero bosco lo vediamo e reagiamo perché ne conosciamo il valore, se perdiamo le praterie di Posidonia spesso neanche ce ne accorgiamo perché semplicemente non lo sappiamo, non lo vediamo. Ma è una perdita grave, esattamente come quella di una foresta”, ha spiegato Barbara La Porta, ricercatrice Ispra e coordinatrice del progetto europeo Life Seposso con Tiziano Bacci, di Ispra. Queste piante, da non confondersi con le alghe, sono fondamentali per la vita marina perché sono l’habitat di una grande varietà di animali e ‘asili nido’ di moltissimi pesci giovanissimi, e importanti per l’equilibrio chimico dei mari perché garantiscono l’assorbimento di CO2 e la produzione di ossigeno.

Ma negli ultimi anni si è assistito a una graduale distruzione di queste foreste sottomarine per varie cause, dalle mareggiate agli interventi umani, ad esempio per l’ampliamento di porti o inquinamento, fino anche per cause in teoria facilmente controllabili come la pesca – di fatto illegale – o per le ancore gettate dai turisti che ‘arano’ i fondali. Si tenta allora da anni di ricostruire queste foreste attraverso dei veri e propri trapianti in siti considerati adatti alla ricrescita.

“Abbiamo voluto seguire  gran parte dei trapianti fatti in tutta Italia negli ultimi 20 anni e capire cosa ha funzionato e cosa no", ha detto La Porta. "Nel complesso - ha aggiunto - sono stati fatti 15 grandi interventi, da Santa Marinella nel Lazio ad Augusta-Priolo in Sicilia”. Uno degli elementi importanti emersi è che, oltre alle competenze tecniche, un aspetto fondamentale per la buona riuscita dei trapianti è anche il coinvolgimento della popolazione e delle istituzioni: “fondamentale è la consapevolezza di avere una risorsa nascosta sotta il mare”.  “Allo stesso tempo – conclude la ricercatrice – è importante capire che i trapianti sono solo una possibilità estrema per salvare la Posidonia, prima di tutto dobbiamo evitare di fare danni”.

 

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