Benzina sfonda nuovo record e si avvicina a 1,6 euro

Codacons, + 16,7% in un anno. Stangata da 273 euro a famiglia

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Nuovo record per il prezzo dellabenzina che si avvicina a quota 1,6 euro al litro. Secondo le rilevazioni settimanali del Mise ha raggiunto quota 1,593 euro al litro contro gli 1,588 di una settimana fa. Il Gasolio si attesta invece a 1,452 euro, contro gli 1,447 euro al litro di una settimana fa. "Un litro di benzina - calcola il Codacons - costa oggi il 16,7% in più rispetto a maggio dello scorso anno, con un maggior esborso per un pieno di verde pari a +11,4 euro. Il gasolio costa il 15,7% in più su base annua, +9,85 euro per un pieno". Per una famiglia l'aggravio rispetto al maggio 2020 è di 273 euro l'anno.
    Il Codacons parla di "un vero e proprio allarme prezzi che si ripercuote sulle tasche delle famiglie non solo per i rifornimenti di carburante, ma anche attraverso i listini al dettaglio di una moltitudine di prodotti".
    "Rispetto al 2020, oggi una famiglia media paga 273 euro in più all'anno per i rifornimenti di carburante a causa della corsa senza freni dei listini di benzina e gasolio alla pompa - denuncia il presidente Carlo Rienzi - A tali effetti diretti vanno aggiunti quelli indiretti, ossia le ripercussioni del caro-benzina sui prezzi dei prodotti trasportati, sull'industria e sui beni energetici, con una vera e propria stangata che rischia di abbattersi sulle tasche delle famiglie italiane".

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Bmw Serie 2 Coupé, verso nuovi valori di eccellenza dinamica

Arriva dopo l'estate perfezionata nella sportività e nel confort

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Chiudi Bmw Serie 2 Coupé, verso nuovi valori di eccellenza dinamica (ANSA) Bmw Serie 2 Coupé, verso nuovi valori di eccellenza dinamica

Una Serie 2 Coupé ancora più sportiva, capace di rinverdire la tradizione dei modelli Bmw a due porte particolarmente orientati al guidatore, compatti e potenti, come quelli costruiti a partire dalla leggendaria 2002 del 1968. Con questa affermazione la Casa di Monaco descrive l'accurato lavoro di messa a punto che - dopo una specifica progettazione - porterà al debutto alla fine della prossima estate della nuova Bmw Serie 2 Coupé.
    I punti di forza unici di questa nuova 'due porte' includono - come già nella versione attuale - la configurazione con trazione posteriore, la presenza di motori a 6 cilindri in linea estremamente potenti, la distribuzione bilanciata del carico sugli assi (prossima al 50:50) e una scocca estremamente rigida, per assecondare con una adeguata resistenza alla torsione la tecnologia delle sospensioni mirata ad assicurare un comportamento di guida agile e dinamico.
    La nuova Serie 2 Coupé si sposta evidentemente più in alto rispetto alla posizione 'numerica' all'interno della famiglia Bmw e punta a soddisfare clienti particolarmente esigenti che sono entusiasti della sportività pura che può essere offerta da un'automobile premium compatta. Ecco spiegata l'attenzione allo sviluppo con test nei centri prova del Gruppo (come quello di Maisach) ed anche sul Nordschleife del Nürburgring, per definire le caratteristiche delle sospensioni, dello sterzo e del sistema di frenata.
    Grazie al collaudo approfondito di tutti i sistemi di trasmissione e del telaio, gli ingegneri di sviluppo assicurano che le caratteristiche prestazionali del motore vanno di pari passo con una manovrabilità controllabile con precisione in ogni situazione e che garantiscano emozionanti dinamiche in curva, il tutto con un'aderenza ottimizzata nelle più diverse condizioni atmosferiche e stradali e con un confort di marcia perfettamente bilanciato.
    La trasmissione di potenza alle ruote posteriori, unica nel segmento della nuova Serie 2 Coupé, è ideale per una guida sportiva e appagante, comprese le manovre di derapata controllata (drifting) facilmente gestibili da parte del pilota.
    La nuova gamma della Serie 2 Coupé proporrà al vertice il modello M240i xDrive Coupé dotato di motore benzina a 6 cilindri in linea con tecnologia TwinPower Turbo da 374 Cv.
    A questo sono abbinati una trasmissione Steptronic Sport a 8 rapporti e il sistema di trazione integrale intelligente xDrive che, in funzione della filosofia alla base di questo modello, ha un settaggio orientato alla ruota posteriore. I test dinamici di guida condotti anche sul Nürburgring, sono serviti per affinare l'interazione del sistema xDrive con il differenziale sportivo M presente nell'asse posteriore.
    L'effetto di bloccaggio, grazie all'azionamento elettrico, è completamente variabile e ciò permette di ottimizzare le prestazioni in curva per quanto riguarda trazione e stabilità di guida. La distribuzione mirata della potenza tra le ruote posteriori consente un'accelerazione laterale significativamente maggiore e anche un aumento della velocità in uscita di curva.
    Tutte le varianti della nuova Bmw Serie 2 Coupé beneficiano di una struttura della carrozzeria particolarmente resistente alla torsione (+12%) rispetto al modello precedente, ad esempio attraverso l'uso di puntoni nella parte posteriore del veicolo.
    Spiccano poi le carreggiate aumentate anteriormente e posteriormente per ridurre efficacemente il rollio della carrozzeria e le fluttuazioni del carico sulle ruote durante le curve affrontate ad alta velocità.
    Bmw Serie 2 Coupé monta di serie di ammortizzatori specifici che ottimizzano il rapporto tra sportività e confort di marcia.
    Inoltre come opzione viene offerto il telaio adattivo M con ammortizzatori a controllo elettronico regolabili - attraverso una mappatura - per privilegiare la sportività oppure il confort. Importanti miglioramenti anche sul fronte del sistema di guida, che beneficia della distribuzione equilibrata del carico sui due assi, del design specifico della sterzo e di una accresciuta rigidità dei cuscinetti di supporto sull'asse anteriore.
    Anche se la mascheratura optical dei prototipi fotografati in collaudo ne impedisce una completa percezione, la nuova Serie 2 Coupé si distinguerà per un design moderno ma comunque coerente con gli altri ultimi prodotti Bmw, compresa l'ultima variante della mascherina a doppio rene. Sono comunque evidenti le soluzioni destinate ad ottimizzare le proprietà aerodinamiche.
    In particolare, nella versione M, spiccano un labbro dello spoiler anteriore specifico, lo splitter anteriore e deflettori per gestire il flusso d'aria sul sottoscocca. Misure che assicurano una portanza sull'assale anteriore ridotta del 50% rispetto al modello attuale. 
   

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Mobilità sostenibile, colosso cinese Sunra sceglie Mobee Srl

Partnership tra azienda produttrice veicoli elettrici e startup

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Il colosso cinese Sunra, leader nella progettazione e commercializzazione di veicoli elettrici con circa 2 milioni di veicoli prodotti ogni anno e una rete di circa 10mila punti vendita in 70 Paesi, ha siglato una partnership con Mobee, start up fondata da Stefano Amici e Davide Morando che dispone di E-Cargo Bike e Scooter elettrici.
    La collaborazione punta a migliorare il servizio di Sunra e di Mobee in Italia, nell'ottica di una circolazione dei mezzi e delle merci che possa ridurre il più possibile l'impatto sull'ambiente.
    "Si tratta di una partnership molto importante per noi - commenta Chen Lizhou, amministratore delegato di Sunra EV Italia -. La nostra intenzione è di crescere ancora, perseguendo obiettivi sempre più soddisfacenti che intendiamo centrare entro la fine del 2021. Mobee è una realtà nuova, in cui intravediamo un grande potenziale. Infatti, non abbiamo avuto alcuna esitazione nel credere fortemente in questa collaborazione, certi che insieme faremo parecchia strada, investendo nella mobilità green e sostenibile".
    Sunra EV Italia dispone di prodotti di qualità ad alto contenuto tecnologico, nonché di una fornitura di ricambi gestita direttamente sul nostro territorio, grazie all'interfaccia diretta e privilegiata con Sunra EV Global. Nel 2012 Sunra è stata inserita nella classifica dei top 500 brand cinesi di maggior valore al mondo e al primo posto come industria produttrice di mezzi elettrici in Cina. Nel 2008 ha sponsorizzato le Olimpiadi di Pechino come unico fornitore di veicoli green.

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Dal primo test nucleare un quasicristallo creato dall'uomo

Scoperto da una ricerca a guida italiana

Scienza & Tecnica Fisica & Matematica
Chiudi Il campione di trinitite nel quale è stato scoperto il primo quasicristallo (fonte: Luca Bindi, Paul J. Steinhardt) (ANSA) Il campione di trinitite nel quale è stato scoperto il primo quasicristallo (fonte: Luca Bindi, Paul J. Steinhardt)

Scoperto il primo quasicristallo creato dall'uomo: a produrlo è stata la prima esplosione nucleare avvenuta all'alba del 16 luglio 1945, quando gli Stati Uniti dettero il via al test Trinity, il primo esperimento atomico condotto nel deserto del New Mexico. Lo indica lo studio del gruppo internazionale coordinato da Luca Bindi, dell'Università di Firenze. La scoperta potrebbe avere ricadute anche in termini di deterrenza nucleare: diversamente da quella degli altri detriti che si formano in seguito alle esplosioni nucleari, la composizione dei quasicristalli rimane stabile nel tempo e potrebbe quindi testimoniare che sono stati eseguiti dei test.
Lo studio, pubblicato sulla rivista dell'Accademia delle scienze degli Stati Uniti, Pnas, è stato condotto insieme alle università di Princeton, del Massachusetts, al California institute of technology (Caltech) e al Los Alamos National Laboratory.


Un'immagine del test Trinity (fonte: Los Alamos National Laboratory Library)

"Il nuovo materiale si è formato accidentalmente durante il primo test atomico che gli americani effettuarono nell'ambito del Progetto Manhattan", racconta Bindi, ordinario di Mineralogia, tra i massimi esperti di quasicristalli. "La detonazione - prosegue - causò la fusione della sabbia circostante, della torre di prova e delle linee di trasmissione in rame, andando a formare un materiale vetroso noto come trinitite. Ed è proprio studiando i frammenti di trinitite nei laboratori dell'Università di Firenze che abbiamo scoperto il più antico quasicristallo creato dall'uomo, che ha una composizione chimica finora sconosciuta, Si61Cu30Ca7Fe2, legata alle condizioni in cui si è formato, e una caratteristica peculiare: la sua data di creazione è indelebilmente impressa nella storia".

I quasicristalli sono materiali unici, i cui atomi sono disposti come in un mosaico, in modelli regolari ma che non si ripetono mai nello stesso modo, come succede invece nei cristalli ordinari. Il primo fu creato in laboratorio da Dan Shechtman nel 1982 (lavoro che gli valse poi il premio Nobel per la Chimica) e da allora tali materiali, per la loro eccezionale struttura, sono stati utilizzati in una varietà di applicazioni tecnologiche.

"Fino a oggi sapevamo che i quasicristalli in natura si formano a condizioni estreme di temperatura e pressione: gli unici due documentati, l'icosaedrite e la decagonite, erano stati infatti ritrovati, proprio grazie alle mie precedenti ricerche, nei frammenti di una meteorite caduta sulle montagne del Koryak, nell'estremo oriente della Russia, circa 15mila anni fa. Le condizioni in cui i due quasicristalli si erano formati, probabilmente in collisioni tra asteroidi nello spazio agli albori del sistema solare, sono paragonabili - conclude Bindi - a quelle prodotte in esplosioni atomiche. Per questo ho deciso di studiare attentamente il materiale del test Trinity".

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Due asteroidi dedicati a Tito Stagno e Gigi Proietti

La proposta accettata dall'Unione astronomica internazionale

Scienza & Tecnica Spazio & Astronomia
Chiudi Rappresentazione artistica di asteroidi nella fascia tra Marte e Giove (fonte: Pablo Carlos Budassi da Wikipedia) (ANSA) Rappresentazione artistica di asteroidi nella fascia tra Marte e Giove (fonte: Pablo Carlos Budassi da Wikipedia)

Gigi Proietti e Tito Stagno ora sono davvero nel firmamento e 'volano' fra Marte e Giove: l'Unione astronomica internazionale (IAU) ha infatti deciso di dedicare a loro due asteroidi, così come era stato proposto da Mario Di Martino, astronomo dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), e Marco Morelli, direttore del Museo di Scienze Planetarie di Prato.

L'asteroide (110702) Titostagno era noto finora con la sigla 2001 TR 216: "ha un diametro di 5,5 chilometri, orbita attorno al Sole in 4,40 anni terrestri a una distanza media di circa 403 milioni di chilometri", dice Di Martino all'ANSA. "Era stato individuato nell'ottobre del 2001 da Maura Tombelli, un'astrofila di Montelupo Fiorentino che detiene il record femminile di asteroidi scoperti, oltre 200. Chi scopre un asteroide ha dieci anni di tempo per dargli un nome, poi possono farsi avanti anche altri: noi abbiamo pensato che fosse opportuno dedicarlo al giornalista Tito Stagno perché nel 1969 commentò la diretta dello sbarco del primo uomo sulla Luna e poi seguì tutta la serie delle missioni Apollo".

L'asteroide (7916) Gigiproietti, noto finora con la sigla 1981 EN, è stato invece scoperto nel 1981 "dall'Osservatorio di La Silla, che fa parte dello European Southern Observatory (ESO) in Cile", precisa Di Martino. "Ha un diametro di poco superiore a 3,5 chilometri, orbita attorno al Sole in 3,64 anni terrestri a una distanza media di circa 355 milioni di chilometri". L'idea di dedicarlo all'attore romano, conclude, "mi è venuta d'istinto, subito dopo la sua morte".

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Presentata l’Alfa Romeo Giulia per l’Arma dei Carabinieri

Oltre 70 anni fa tutte le Gazzelle avevano marchio Biscione

Motori Attualità
Chiudi Presentata l’Alfa Romeo Giulia per l’Arma dei Carabinieri (ANSA) Presentata l’Alfa Romeo Giulia per l’Arma dei Carabinieri

È stata consegnata a Torino presso il Centro Stile, sede del nuovo quartier generale Alfa Romeo, la Giulia Radiomobile 2.0 turbo 200 CV con cambio automatico a 8 rapporti in livrea blu istituzionale, destinata all'impiego da parte del personale delle Tenenze e delle Stazioni dei Carabinieri per il controllo del territorio: è la prima di una flotta di 1.770 esemplari. Alla cerimonia hanno partecipato il Presidente del Gruppo Stellantis, John Elkann, il Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Teo Luzi, il CEO del Brand Alfa Romeo, Jean-Philippe Imparato, l’Italy Country Manager di Stellantis, Santo Ficili, il Comandante della Regione Carabinieri Piemonte e Valle d’Aosta, Aldo Iacobelli e il Comandante Provinciale Carabinieri di Torino, Francesco Rizzo. Queste nuove Alfa Romeo Giulia rafforzano il sodalizio storico tra Alfa Romeo e i Carabinieri, nato nel secondo dopoguerra quando tutte le “Gazzelle” avevano il marchio del Biscione. La prima Alfa Romeo dell’Arma è stata la 1900 M “Matta” nel 1951. Un anno dopo, con la berlina 1900 è nata la Gazzella. Nel linguaggio dell’Arma, la Gazzella rappresenta concetto di pronto intervento: veloce, agile e resistente. La sua discendente diretta fu la Giulia degli anni Sessanta, proponeva concezioni all'avanguardia riuscendo a coniugare ottime prestazioni motoristiche con elevate doti di affidabilità. L’auto ben si integrava nel disegno di rinnovamento strutturale dell'Arma, completato dai nuovissimi apparecchi radiotelefonici collegati alle Centrali Operative, che costituivano il fiore all’occhiello dell’Arma. Il mezzo venne impiegato dal 1963 al 1968. Da allora lo stretto legame tra l’Arma e Alfa Romeo è proseguito negli anni con vetture sempre più grintose e affidabili: dall’Alfa Romeo Alfetta all’Alfa Romeo 90, dall’Alfa Romeo 75 all’Alfa Romeo 155, dall’Alfa Romeo 156 all’Alfa Romeo 159, arrivando sino all’eccezionale Giulia Quadrifoglio, simbolo dell’eccellente know-how tecnologico e del migliore spirito creativo del nostro Paese.

Prosegue il sodalizio tra Alfa Romeo e Carabinieri, ecco la nuova Giulia

L’allestimento delle vetture è stato sviluppato in modo specialistico secondo le richieste dell'Arma, e tra le dotazioni specifiche spiccano:

  • Pannello messaggio variabile aerodinamico di ultima generazione
  • Due lampeggianti con luce laterali e faro orientabile di ultima generazione
  • Lampeggianti led su specchi retrovisori esterni
  • Parabrezza blindato (livello B4) e cristalli laterali e lunotto antisfondamento (anteriori antiframmentazione)
  • Porte anteriore blindate con protezione piedi scendenti (livello B4)
  • Protezione antiscoppio del serbatoio carburante
  • Due portaarma elettromeccanico
  • Cellula detenuto unipersonale (permette un terzo equipaggio)
  • Portagiubbotti antiproiettili in abitacolo
  • Due porta tonfa e paletta
  • Radio in posizione centrale per l'utile impiego da parte di entrambi i componenti dell’equipaggio
  • Sistema di amplificazione e diffusione esterno vettura
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Ferrari Purosangue, base tecnica e design condivisi con Roma

Collaudi finali in vista del lancio nel primo semestre 2022

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Chiudi Ferrari Purosangue, base tecnica e design condivisi con Roma (ANSA) Ferrari Purosangue, base tecnica e design condivisi con Roma

Si intensificano i collaudi finali di Ferrari Purosangue, il primo suv del Cavallino Rampante, che verrà svelato nel corso del 2022 per poi essere consegnato l'anno successivo ai clienti (e sembrano essere già numerosi) che l'hanno già acquistato. L'evento di presentazione dovrebbe coincidere con il Capital Markets Day, in programma nel primo semestre del 2022. 
    Alludendo appunto alla nomina del successore di Louis Camilleri, John Elkann presidente e Ceo ad interim di Ferrari ha detto, nel corso dell'assemblea degli azionisti chiamati ad approvare il bilancio 2020, che "il nuovo Ceo e il nuovo senior management team condividerà con voi il futuro entusiasmante di Ferrari nel Capital Markets Day nel 2022, anno importante per i lanci di nuove vetture e del Purosangue in particolare, qualcosa di davvero speciale".
    Al momento alcuni dei muletti che circolano in Italia e in Germania (dove sono stati sorpresi dai fotografi del magazine specializzato Autoevolution) sono stati realizzati sfruttando elementi di carrozzeria del suv Levante di Maserati, ma una immagine 'rubata' durante una presentazione interna evidenzia la stretta parentela stilistica del Purosangue con la Ferrari Roma.
    Di questo modello il primo suv del Cavallino Rampante utilizzerà la piattaforma, il motore e una parte degli organi meccanici. Oltre al V8 della Roma, elettrificato con un nuovo sistema derivato da quello della SF90 Stradale, e in grado di erogare 700 Cv e in un secondo tempo dovrebbe arrivare un V12 da circa 800 Cv egualmente Phev.
   

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Toyota, nel 2030 venderà in Usa 85% auto con motore termico

In totale il 30% delle immatricolazioni non sarà elettrificato

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Chiudi Toyota, nel 2030 venderà in Usa 85% auto con motore termico (ANSA) Toyota, nel 2030 venderà in Usa 85% auto con motore termico

Andamento ondivago per le previsioni e i programmi di Toyota negli Stati Uniti sulla transizione della mobilità. Dopo aver affermato nel 2019 che sostanzialmente non c'era "nessuna richiesta" di veicoli a batteria in quel mercato, ed aver invece annunciato più recentemente una forte offensiva 100% elettrica, nei giorni scorsi è sceso in campo Chris Reynolds, direttore amministrativo di Toyota Motor North America, per fare marcia indietro e ribadire che gli obiettivi di miglioramento del clima si possono raggiungere solo investendo in "molte soluzioni diverse".
    "Anche se alcuni ritengono che concentrare le risorse su un'unica soluzione permetterà di raggiungere l'obiettivo più rapidamente - ha detto Reynolds - crediamo che investire in molte soluzioni diverse sarà effettivamente il modo più veloce per raggiungere la neutralità del carbonio in tutto il mondo".
    Una strategia - come riporta il quotidiano Detroit News - che riflette quanto annunciato a livello di numeri. Per il mercato degli Stati Uniti, Toyota afferma che i veicoli elettrificati rappresenteranno il 70% delle sue vendite entro il 2030, la maggior parte delle quali saranno ibridi. E I modelli elettrici a batteria e i veicoli a celle a combustibile, combinati, rappresenteranno il 15% delle immatricolazioni negli Stati Uniti entro il 2030, secondo la società.
    Se ne conclude - ribadisce Detroit News - che entro il 2030, l'85% delle vendite Toyota nell'importante mercato Usa avranno ancora un motore a combustione interna sotto il cofano alla fine del decennio e che il 30% della sua gamma negli Stati Uniti non avrà nessuna forma di elettrificazione.
   

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Kelley Blue Book Cost to Own Stellantis vince in 3 categorie

Premiate Dodge Charger, Jeep Wrangler e Chrysler Voyager

Motori Attualità
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Un importante riconoscimento per Stellantis nelle classifiche della decima edizione del Kelley Blue Book (KBB), la più grande organizzazione per la valutazione dell'usato negli Stati Uniti, che premia i modelli in circolazione - suddivisi in 22 categorie - secondo il Cost to Own (cioè la spesa per gestire l'auto) calcolato su 5 anni. Fra i 'soliti' vincitori spicca quest'anno la vittoria nelle rispettive categorie di Dodge Charger (full size sedan), Jeep Wrangler (off road suv) e Chrysler Voyager (minivan).
    "L'ammortamento tende ad essere una forte componente del costo totale di proprietà, quindi le auto che vincono hanno in genere forti valori residui - ha affermato Eric Ibarra, direttore delle analisi di KBB - e la Dodge Charger ha prestazioni molto elevate nel segmento delle auto full size e ha forti valori residui. Il rendimento è un attributo importante quando si guarda a come manterrà il valore. Jeep Wrangler - ha precisato Ibarra - è un veicolo iconico e vince anni dopo anno nel segmento fuoristrada".
    Anche nelle altre classifiche i diversi Kelley Blue Book Cost of Own Award sono stati assegnati a veri outsider: nelle elettriche Nissan Leaf ha battuto Tesla mentre tra i suv luxury fullsize Infiniti QX80 ha battuto l'icona Cadillac Escalade e tra i suv full size Nissan Armada ha fatto segnare un costo di possesso inferiore a Chevy Tahoe - Silverado e a Ford Expedition.
    Primo posto nelle Compact car per la Hyundai Elantra, con la marca sudcoreana che ha conquistato con la Venus anche la categoria Subcompact suv. Bene anche Subaru che con tre primi posti (Ascent nei midsize 3 row suv; Forester nei compact suv e Outback nei midsize suv 2 row) si colloca pari merito con Stellantis. 
   

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Tibet, ultimata strada nella valle più profonda mondo

67km fra Pad e Medog attraverso Yarlung Zangbo Grand Canyon

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La costruzione di una strada che passa attraverso il Grand Canyon Yarlung Zangbo, noto per essere la valle più profonda al mondo, con una profondità massima di 6.009 metri, è stata ultimata sabato nella regione autonoma del Tibet, nella Cina sud-occidentale.
    I lavori di completamento del progetto hanno richiesto quasi 7 anni. A segnare la fine delle opere di costruzione principali dell'arteria di 67,22 km che collega il comune di Pad nella città di Nyingchi e la contea di Medog, la conclusione dello scavo di un tunnel di 2.114 metri avvenuta sabato mattina.
    Il progetto è stato realizzato dalla China Huaneng Group Co., Ltd. e iniziato nel 2014, con un investimento stimato di oltre 2 miliardi di yuan (circa 310 milioni di dollari).
    Durante la costruzione la società ha posto particolare enfasi sullo sviluppo verde e ha destinato 110 milioni di yuan nella protezione dell'ambiente ecologico e dell'acqua, importo che a detta del dirigente Du Canxun, è molto più elevato dei 75,39 milioni di yuan inizialmente previsti. La strada è stata costruita sul vecchio percorso escursionistico tra il comune Pad di Nyingchi e il comune Baibung, nella contea di Medog, con una differenza di altitudine che arriva fino a 2.892 metri tra il punto più alto e quello più basso della strada. Si tratta del secondo collegamento di rilievo per la contea di Medog, dopo il primo che la connette con il comun di Zhamog, nella contea di Bomi. Una volta che la nuova autostrada sarà aperta al traffico, la lunghezza del tragitto che collega la città di Nyingchi e la contea di Medog sarà ridotta a 180 km dai 346 km originari e anche il tempo di viaggio diminuirà di otto ore. 

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Musei Usa in gara per omaggio a Nativi

Targa e tele al Met, a Filadelfia la pace con Penn

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Chiudi Musei Usa in gara per l'omaggio ai Nativi: tele di Monkman in mostra dal 2019 al Met. foto di Alessandra Baldini (ANSA) Musei Usa in gara per l'omaggio ai Nativi: tele di Monkman in mostra dal 2019 al Met. foto di Alessandra Baldini

Al Met una targa e tele ispirate alla legacy delle popolazioni indigene d'America. A Filadelfia una collana di conchiglie col primo incontro tra il colono quacchero William Penn e la tribù dei Lenape. Intanto a Washington una mostra sull'arte nativo-americana contemporanea aprirà i battenti nell'autunno 2022 alla National Gallery: a curarla sarà Jaune Quick-to-See Smith, un'artista nata in una riserva, di cui il museo, sotto la nuova direttrice Kaywin Feldman, ha da poco acquistato l'opera "I See Red: Target" del 1992. Se ad Harvard il Peabody sta trattando per resituire alla tribù dei Ponca un calumet a forma di tomahawk appartenuto al loro capo Standing Bear, i musei Usa stanno facendo a gara per rendere omaggio ai Nativi. A New York il Met ha installato una targa all'ingresso su Fifth Avenue in cui si riconosce che il terreno su cui il museo è stato costruito era parte della Lenapehoking, la "terra della diaspora Lenape" e "un luogo di raduno e scambio per molti popoli nativi che vivevano e lavoravano su quest'isola". I Lenape, che seguivano un sistema di clan madrilineare, prosperavano su un vasto territorio da New York al Delaware prima dell'arrivo dei bianchi, ma nel 1692, quando Penn li incontrò in quella che è oggi la Pennsylvania, il loro numero era stato decimato dall'epidemia di vaiolo portato in America dagli europei. I Lenape furono poi spinti a ovest negli ultimi decenni del diciottesimo secolo e a metà Ottocento furono trasferiti a forza in Oklahoma dal governo americano. La targa è solo uno dei gesti da parte del Met che di recente ha integrato opere di artisti indigeni nelle sue collezioni: nel 2018 la collezione donata dai collezionisti Charles e Valerie Diker è stata esposta nelle gallerie di arte americana mentre l'anno dopo due grandi tele del pittore Cree Kent Monkman che rivisitavano dal punto di vsita dei Nativi il monumentale dipinto di Emanuel Leutze "Washington Crossing the Delaware" hanno trovato posto nell'atrio principale di accesso dei visitatori. L'anno scorso poi il Met ha nominato Patricia Marroquin (Purépecha), la prima curatrice a tempo pieno delle collezioni arte nativo-americana e la prima storica dell'arte nativa-americana assunta a tempo pieno in 150 anni di storia del museo. Il Philadelphia Museum of Art non è stato da meno: il riallestimento firmato da Frank Gehry e inaugurato all'inizio di maggio ha permesso di rivisitare le raccolte di arte americana con un omaggio speciale al loro aspetto non europeo: la cintura di conchiglie in cui Penn e un capo Lenape si danno la mano (un prestito del Philadelphia Museum of History) è stata collocata all'ingresso sotto i ritratti di Lapowinsa e Tishcohan, due capi tribù successivamente cacciati dalle loro terre dai coloni bianchi.

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Triumph, scomparso Sandro Zornio del Registro Storico

Si è spento in ospedale dopo un incidente sulla sua Bonneville

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Il Registro Storico Triumph italiano piange il suo fondatore e presidente Sandro Zornio, scomparso ad appena 50 anni. Si è spento il 16 maggio dopo un mese di ricovero all'ospedale Ca' Foncello di Treviso dove era stato ricoverato in seguito a un incidente stradale sulla sua Triumph Bonneville.
    Quella di Zornio è una figura molto nota e stimata fra gli appassionati italiani del marchio. Una ventina d'anni fa, aveva creato il sito Fedrotriple.it (il riferimento è sia al protagonista del libro 'Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta', sia alla sua Speed Triple) per ricostruire, mappare e raccontare la vicenda del 'nuovo corso' di Hinckley e la presenza della Casa motociclistica inglese in Italia. Oltre alla 'nuova' Triumph Motorcycles, il lavoro di documentazione di Sandro Zornio si era esteso alla figura dell'importatore Carlo Talamo e alle vicende della Numero Uno e Numero Tre, le società da lui create per distribuire in Italia rispettivamente di Harley-Davidson e Triumph.
    Nel 2012, in concomitanza con il 110° Anniversario del Costruttore britannico e dei 20 anni dalla ripresa della produzione a Hinckley dopo la chiusura del primo stabilimento di Meriden (1983), Sandro Zornio ha riunito un gruppo di amici e appassionati per fondare il Registro Storico Triumph, punto di riferimento per centinaia di possessori e che ha ottenuto il riconoscimento ufficiale dalla Triumph Motorcycles Italia e l'affiliazione alla Federazione Motociclistica Italiana.
    Zornio lascia la compagna Erika e la figlia Camilla, oltre all'affetto e alla stima di centinaia di amici, soci del RST ed estimatori.
   

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Da Sotheby's un'asta di crypto arte d'annata

Tra i lotti in palio il primo Non Fungible Token mai creato

Lifestyle Lusso
Chiudi Da Sotheby's un'asta di Nft d'annata (ANSA) Da Sotheby's un'asta di Nft d'annata

Nft d'annata: dopo il successo da Christie's dell'asta di Beeple, Sotheby's metterà in vendita online il primo Non Fungible Token mai creato. L'annuncio della casa d'aste cavalca la popolarità di una nuovissima forma di arte digitale: Kevin McCoy è il nome del crypto-artist che sette anni fa, nel 2014, ha "coniato" il pezzo intitolato "Quantum" usando per la prima volta la tecnologia blockchain. Le puntate, accettate sul sito di Sotheby's tra il 3 e il 10 giugno, partiranno da cento dollari o l'equivalente in cryptovaluta: la casa d'aste ha annunciato una collaborazione con Coinbase e ammetterà per la prima volta pagamenti in Bitcoin e Ethereum. Una porzione delle vendite andrà a due fondazioni, Mint Fund e Sevens Foundation, che aiutano crypto-artisti di tutto il mondo a sostenere le spese di produzione delle loro opere. Tre i lotti finora annunciati, ma altri Nft si uniranno al catalogo nei prossimi giorni.
"I Non Fungible Tokens saranno considerati una delle svolte artistiche fondamentali di questo secolo", ha argomentato Sotheby's in un comunicato: "Dopo essere saliti alla ribalta negli ultimi mesi sono passati da una contro-cultura artistica sovversiva a una tendenza dominante globale nell'arte e nei media. Giorno dopo giorno i Nft continuano a ridefinire la natura stessa dell'arte e del posto dell'artista nel mondo". Con "Quantum", "generativamente costruito interamente in codice", e che "prefigura l'esplosione della creatività digitale attraverso gli Nft" andranno all'asta anche "CryptoPunk #7523" di Larva Labs e "The Shell Record" della britannica Anna Ridler. "Siamo andati in cerca di crypto-artisti in quattro continenti, convincendo figure emergenti e 'Old Masters' a mostrare il loro lavoro", ha spiegato il curatore Robert Alice. Larva Labs è salito alla ribalta creando e vendendo immagini note come CryptoPunks, nove delle quali sono state vendute da Christie's la scorsa settimana per 16,9 milioni di dollari, il doppio della stima di partenza. "Ci sono oltre 10mila CryptoPunk ma non ne esistono due esattamente uguali. L'asta presenterà uno dei più rari, uno di nove punk alieni e l'unico di quei nove con la maschera". A sua volta Anna Ridler lavora con sistemi di conoscenza per comprendere meglio il mondo. Il suo "Shell Record", basato su immagini di gusci raccolti sulle rive del Tamigi, è ispirato alla storia delle conchiglie come uno dei primi mezzi di scambio. Fino ad allora confinati in vendite di settore, i Nft sono esplosi sul mercato dell'arte lo scorso marzo, quando Beeple (vero nome Mike Winkelmann) è diventato il terzo artista più valutato al mondo dopo Jeff Koons e David Hockney quando il suo monumentale file Jpeg "5.000 Days" è stato battuto per 69 milioni di dollari.

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Vaccino Pfizer, risposta immunologica tripla con richiamo a 3 mesi

Esteso il peridodo di conservazione della fiala scongelata da 5 giorni a 30

Salute & Benessere Sanità
Chiudi Dosi di vaccino Pfizer (ANSA) Dosi di vaccino Pfizer

Un ulteriore prolungamento per la somministrazione della seconda dose del vaccino Pfizer, già ipotizzata oggi da fonti di Governo, rispetto ai tempi più lunghi già applicati, potrebbe essere preso in considerazione - secondo quanto si apprende - sulla base di nuovi dati scientifici attualmente in via di pubblicazione su una autorevole rivista scientifica. Per il vaccino Pfizer, tali dati evidenzierebbero che a circa tre mesi dalla prima somministrazione (12 settimane) si ha una risposta immunologica tripla rispetto all'intervallo di 21 giorni previsto inizialmente per il richiamo, soprattutto nei soggetti più anziani.

Intanto l comitato per i medicinali per uso umano dell'Agenzia europea del farmaco (Ema) ha esteso il periodo di conservazione approvato della fiala scongelata e non aperta del vaccino Pfizer/BioNtech a 2-8 ° C (cioè in un normale frigorifero) da cinque giorni a un mese (31 giorni). Lo rende noto l'Ema.

L'estensione del periodo di conservazione, comunica Ema, è stata approvata in seguito alla valutazione di ulteriori dati sugli studi di stabilità presentati dalla casa produttrice. "Si prevede che una maggiore flessibilità nella conservazione e nella manipolazione del vaccino avrà un impatto significativo sulla pianificazione e la logistica", del suo utilizzo negli Stati membri dell'Ue, si legge nella nota dell'Agenzia regolatoria europea. Le modifiche descritte saranno incluse nelle informazioni pubblicamente disponibili sul vaccino e l'etichettatura del prodotto sarà aggiornata di conseguenza. L'Ema, si legge ancora nella nota, è in dialogo continuo con le case farmaceutiche produttrici dei vaccini Covid-19 sui miglioramenti che le aziende stanno mettendo a punto per la produzione e la distribuzione di questi farmaci in Europa. 
   

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Chi è Halston, il re dello Studio 54, lo stilista Usa che rivoluzionò gli anni '70

Talento ed eccessi, da Jackie a Liza Minnelli. Serie su Netflix

Lifestyle Moda
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Gli anni '70, i caftani sfumati in tie-dye, gli abiti drappeggiati e sexy. E poi il look dei mini abiti di Liza Minnelli, i primi chemisier in similcamoscio nei grandi magazzini, le donne americane impazzite per il suo stile pulito, essenziale e sexy: avrebbe milioni di follower e sarebbe un influencer oggi Halston, lo stilista che è stato uno dei designer americani più influenti del XX secolo, contribuendo a definire lo stile degli anni '70, l'era della disco e a noi è praticamente sconosciuto. Una miniserie Netflix appena lanciata lo racconta e lo fa conoscere al pubblico italiano e alle generazioni più giovani: grande talento e altrettanti eccessi, una vita da protagonista, egocentrico e di grande intuito sullo sfondo di una New York che se la gode, soprattutto allo Studio 54, praticamente una seconda casa.

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    Le foto d'epoca ritraggono il vero Halston accanto a Elsa Peretti (la designer italiana di gioielli che a lungo collaborò con lui e disegnò per Tiffany, scomparsa il 18 marzo scorso), Liza Minnelli, Andy Warhol, la prima modella afro Pat Cleveland, la sua preferita, Lauren Hutton, circondato di donne che lo seguivano ovunque tanto da meritarsi l'appellativo Halstonettes.
    Bianca Jagger in abito Halston rosso entrò su un cavallo bianco nella disco in una delle feste che hanno fatto epoca, pista da ballo e da sballo.

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Il suo successo ha una data d'inizio, 1961: l'insediamento alla Casa Bianca di John Kennedy, Jacqueline elegante in Oleg Cassini indossava un pillbox, un cappello a tamburello disegnato dall'allora stilista emergente Halston. Da lì in poi un incredibile successo e una visionarietà d'impresa, tutta incentrata sul suo nome, decisamente precoce. Alti e bassi sono inclusi, quest'ultimi legati alla sua dipendenza da cocaina, la droga all'epoca dei ricchi e per la quale la celebre discoteca a Manhattan venne chiusa. Ewan Mc Gregor si è letteralmente trasformato per interpretare l'omosessuale Roy Halston Frowick che dalla provincia dello Iowa arrivò a costruire (e poi perdere) un impero. Morì a soli 57 anni nel 1990 di Aids a San Francisco dove si era ritirato.
   

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(Elsa Peretti in a 'Bunny' costume by Halston, New York, 1975; photographed by Helmut Newton)

Della sua moda, tra le varie intuizioni, restano gli abitini in microfibra, l'ultrasuede per cui è rimasto famoso e l'halter dress, l'abito a colonna con lo scollo all'americana, con taglio a sbieco ricavato da un unico pezzo di tessuto, mentre le foto del jet set sono affascinanti con tutte le sue creazioni rimaste nella storia: tute e abiti a colonna, morbidi, scollati, sexy. Dietro la miniserie c'è Ryan Murphy deciso a raccontare luci e ombre, senza sconti di quello che è considerato tra gli inventori della moda americana. Offre una versione drammatizzata di come la carriera di Halston salì alle stelle negli anni '70 e '80 e di come crollò in seguito allo stile di vita sempre più eccessivo tanto che venne licenziato dalla sua stessa società di design a metà degli anni '80.
    La famiglia di Halston, in particolare la nipote Lesley Frowick, a nome dei parenti ha protestato (invano) per questa serie : "Non riflette il vero Halston. Era un maniaco del lavoro che avrebbe lavorato fino alle 2 del mattino se necessario". Nel cast spicca Krysta Rodriguez che si è trasformata in Liza Minnelli. Tra le curiosità storiche la sfida di Versailles nel 1973: la 'battaglia' tra 5 stilisti americani e 5 francesi, una specie di Davide contro Golia. Da una parte Halston, Ann Klein (con la sua assistente Donna Karan), Bill Blass, Stephen Burrows e Oscar de la Renta, dall'altra Yves Saint Laurent, Marc Bohan per Christian Dior, Pierre Cardin, Emanuel Ungaro e Hubert de Givenchy.
La serie tv sta funzionando: su Stylight il brand Halston Heritage ha visto un incremento dei clic del +209% durante i 3 giorni successivi al lancio della serie e su Google il termine di ricerca “Suede Dress” ha visto un aumento del +426% dal giorno dell’uscita della serie ad oggi, come il caftano (+13% di clic su Stylight

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Opel Astra F, compie 30 anni la Opel più venduta di sempre

Prodotta in diverse versioni, compresa l'elettrica Impuls III

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Chiudi Opel Astra F, compie 30 anni la Opel più venduta di sempre (ANSA) Opel Astra F, compie 30 anni la Opel più venduta di sempre

Trentesimo compleanno per Opel Astra F, ovvero la Opel più venduta di sempre. La Opel Astra F fu presentata in anteprima mondiale nel 1991, come la settima generazione della compatta Opel. La nuova Astra, nome uguale a quello della gemella britannica di Vauxhall, puntava anche a distinguersi per l'elevato numero di sistemi di sicurezza avanzati. Rispetto al modello precedente, la Opel Astra F offriva un abitacolo molto più spazioso pur avendo una carrozzeria dalle dimensioni simili. Era anche caratterizzata da una grande attenzione per l'ambiente, grazie alla possibilità di riciclare numerosi materiali utilizzati per la sua produzione, compiendo così un importante passo avanti verso la chiusura del ciclo delle materie prime, in particolare quelle sintetiche.

Opel produsse circa 4,13 milioni di unità tra il 1991 e il 1997, numeri che rendono la Opel Astra F il modello più venduto nella storia del marchio. La gamma della Opel Astra F permetteva di scegliere tra cinque motori benzina e un diesel. I motori benzina 1.4, 1.6, 1.8 e 2.0 litri erano equipaggiati con convertitore catalitico a tre vie e il diesel 1.7 litri spiccava per il catalizzatore ossidante appositamente sviluppato. Le prime versioni consegnate alle concessionarie nell'ottobre 1991 furono la berlina 5 porte, la station wagon e la sportiva Opel Astra GSi. Disponibile esclusivamente in versione 3 porte 'hot-hatch', la GSi top di gamma poteva montare il motore 2 litri da 85 kW (115 CV) o da 110 kW (150 CV), quest'ultimo con 16 valvole e doppio albero a camme in testa. La tre volumi 4 porte arrivò nella primavera del 1992, seguita un anno dopo dalla Opel Astra decappottabile, realizzata dal carrozziere italiano Bertone. L'elevato livello dei dispositivi di sicurezza di Opel Astra F segnò un passo avanti nel segmento delle compatte. L'Opel Safety System comprendeva, tra l'altro, le doppie barre d'acciaio nelle portiere per la protezione dagli impatti laterali, rampe antiaffondamento nei sedili e tensionatori delle cinture anteriori che riducevano il movimento in avanti in caso di grave urto frontale. La sicurezza passiva aumentò ulteriormente nel 1994, quando Opel rese di serie gli airbag frontali 'full-size' lato guidatore e passeggero anteriore.
    'Full size' era anche l'abitacolo del nuovo modello. Rispetto alla Kadett E, gli ingegneri Opel riuscirono a rendere l'abitacolo della Opel Astra F molto più spazioso, per esempio spostando il parabrezza in avanti di 74 millimetri e aumentando l'altezza e lo spazio per le ginocchia fino a 50 mm. La Opel Astra F fu inoltre una piattaforma per i sistemi di propulsione alternativa. L'elettrica Astra Impuls III, dimostrò la sua efficacia in un test su ampia scala condotto sull'isola di Rügen, nel Mar Baltico. Dieci prototipi percorsero in totale 350 mila chilometri tra il 1993 e il 1997. 

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Ancora due podi per Arduini e Bodega nell'ATCC

A bordo Peugeot 308TCR, duo consolida seconda posizione a Modena

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Quattro podi in quattro gare. E' con questa incredibile media che Massimo Arduini e Giuseppe Bodega hanno lasciato l'autodromo di Modena, sede del secondo appuntamento stagionale dell'ATCC. Sul tracciato emiliano l'esperto equipaggio lombardo ha colto due convincenti secondi posti in gara, allungando a quattro la striscia di piazzamenti d'onore consecutivi. Grazie ai due secondi posti conquistati in Emilia Romagna, Arduini e Bodega occupano saldamente la seconda posizione in campionato.
    "Direi che abbiamo iniziato la stagione al meglio, stiamo badando a portare 'fieno in cascina' senza prendere rischi inutili. La stagione è lunga e, come lo scorso anno ha insegnato, ogni punto è importante. La nostra strategia per questa prima fase di campionato è semplice: massimo risultato con il minimo sforzo", ha commentato Massimo Arduini, che dopo il terzo tempo in qualifica ha conquistato il secondo posto in Gara 1. "La costanza dei risultati, insieme all'essere competitivi su ogni tracciato, sono sicuro che pagherà a fine stagione".
    "La nostra Peugeot 308TCR si è dimostrata molto competitiva anche su un tracciato così atipico come quello di Modena. In Gara 2 ho provato ad attaccare Babuin nei primi giri, ma la pista non permette molti punti di sorpasso. Avremmo rischiato troppo per pochi punti in più, ho dovuto fare un bello sforzo per fare il ragioniere e pensare al campionato. E' un po' contro il mio istinto, ma sono sicuro che nelle prossime gare potremo salire anche l'ultimo gradino del podio che in questa stagione ancora ci è mancato", ha detto Bodega, secondo in Gara 2. "Quattro podi in quattro gare sono comunque un ottimo inizio di stagione, il lavoro che abbiamo svolto fino ad ora ha pagato".
    Il prossimo round del ATCC è in programma sul tracciato di Vallelunga il 12 e 13 giugno prossimi.
   

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Audi, lo sterzo secondo la casa dei Quattro Anelli

Design e tecnologia per l'interfaccia tra pilota e vettura

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Chiudi Audi, lo sterzo secondo la casa dei Quattro Anelli (ANSA) Audi, lo sterzo secondo la casa dei Quattro Anelli

Dal design alla tecnologia integrata, lo sterzo per Audi è l'interfaccia per eccellenza tra uomo e vettura. Per la casa dei quattro anelli lo sterzo è infatti un componente determinante nella definizione del carattere delle vetture, tanto che viene pensato seguendo le linee guida di reattività e maneggevolezza sia in manovra che nella guida più dinamica.
    Proprio nelle fasi di percorrenza, la precisione dello sterzo costituisce la base del feeling tra vettura e conducente. Un obiettivo, quest'ultimo, cui contribuiscono i sensori deputati a rilevare in tempo reale l'angolazione del volante armonizzandovi servoassistenza e demoltiplicazione. L'obiettivo principale degli ingegneri Audi consiste nell'ottenere una risposta nitida e prevedibile indipendentemente dalle forze che agiscono sull'assale anteriore, garantendo al contempo stabilità, handling e trazione oltre al corretto assorbimento delle imperfezioni dell'asfalto.
    Uno sterzo bilanciato ha reazioni lineari in ogni frangente e comunica al guidatore l'avvicinarsi dei limiti della fisica.
    Limiti oltre i quali si manifestano fenomeni quali il sottosterzo o il sovrasterzo.
    In funzione delle dimensioni, delle performance e della vocazione di ogni auto, Audi conferisce allo sterzo una caratterizzazione specifica. Muovendosi all'interno di un ventaglio di regolazioni, gli ingegneri dei quattro anelli adattano il setup da vettura a vettura, tenendo conto delle diverse motorizzazioni e configurazioni di carrozzeria. I modelli sportivi delle gamme S ed RS, ad esempio, beneficiano di una reattività di riferimento, mentre SUV e Avant godono di un calibrato bilanciamento tra stabilità, comfort e sportività. Le possibilità di personalizzazione sono ulteriormente rafforzate dal sistema di gestione della dinamica Audi Drive Select che permette di armonizzare la taratura dello sterzo allo stile di guida e al programma di marcia selezionato.
    La corona del volante, poi, oggi è molto di più di un semplice strumento per cambiare direzione: è piuttosto l'interfaccia per eccellenza tra uomo e macchina. Oggi, grazie ai comandi multifunzione, sono gestibili molteplici funzioni nell'ambito della comunicazione, dell'infotainment e delle opzioni comfort.
    Nel tempo, i volanti sono divenuti delle vere e proprie centrali di comando con caratteristiche peculiari quali il look sportivo, l'ergonomia, l'intuitività e l'elevata funzionalità.
    La massima espressione della tecnologia audi in materia di sistemi di sterzo è rappresentata dalla combinazione dello sterzo dinamico e della sterzatura integrale.
    Disponibile per i modelli delle gamme Audi A6, A7 Sportback e Audi A8, lo sterzo integrale dinamico coniuga una risposta sportiva e diretta a una stabilità di riferimento.
   

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Consumi: nell'anno del Covid pesce allevato -40% ma il caviale vola

Api, grandi realtà hanno resistito con il delivery e l'online

Terra & Gusto Dal Mare
Chiudi Consumi: nell'anno del Covid pesce allevato -40% ma il caviale vola (ANSA) Consumi: nell'anno del Covid pesce allevato -40% ma il caviale vola

Allevamenti in acqua dolce e la pesca sportiva hanno pagato il prezzo più alto per la pandemia con perdite delle vendite fino al 40%, mentre le specie ittiche allevate in mare hanno tenuto grazie anche ad una produzione molto esigua pari ad appena il 20% del totale. Raddoppiano invece i consumi interni di caviale di cui l'Italia è il primo produttore europeo e secondo al mondo dopo la Cina. Dopo un anno di Covid arriva il bilancio dei danni del comparto stilato dall'Api, l'Associazione che riunisce gli acquacoltori di Confagricoltura. Secondo gli ultimi dati su produzione e consumo, l'Api segnala che la chiusura del canale Ho.Re.Ca si è tradotta in una perdita delle vendite del 30%, fa sapere il presidente Pier Antonio Salvador, dove a soffrire sono state le aziende più piccole, mentre quelle di dimensioni maggiori sono riuscite a riequilibrare la loro presenza sul mercato, aumentando i quantitativi nella Grande distribuzione vendendo sottocosto e utilizzando i servizi di delivery e l'on-line.

"Per le trote made in Italy, la specie italiana più prodotta e esportata - spiega il direttore dell'Associazione Andrea Fabris - il fatturato ha perso oltre il 15%, mentre la produzione poco meno del 10%; dati che potrebbero sembrare in contrasto ma che sono dovuti alla necessità delle aziende di cedere il surplus a prezzi bassi, per garantire negli allevamenti lo spazio per le nuove produzioni". Quanto al caviale, fa sapere l'Api, il boom delle vendite si è registrato soprattutto nel periodo di Natale, una vera eccellenza italiana, prodotta in Lombardia, Piemonte e Veneto. La produzione di orate e spigole, altro fiore all'occhiello dell'acquacoltura nazionale, segnala infine l'Associazione, ha dimostrato un leggero incremento indice, tra l'altro, di una maggiore attenzione all'origine italiana dei prodotti ittici. 

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Abarth 1000sp, torna in scena con esemplare unico

Adattamento in chiave moderna dell'auto firmata Colucci nel 1966

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Chiudi Abarth 1000sp, torna in scena con esemplare unico (ANSA) Abarth 1000sp, torna in scena con esemplare unico

A cinquantacinque anni dalla produzione originale, torna in scena la Abarth 1000sp. Il progetto originale affidato nel 1966 a Mario Colucci, ingegnere milanese , già Alfa Romeo, in dicava nel nome la cilindrata del motore, derivato da quello della Fiat 600, e la categoria Sport Prototipo, ovvero la tipologia di vetture a ruote coperte realizzate solo per partecipare alle competizioni e costruite in piccola serie. Concepita per eccellere sia nelle brevi corse di salita sia nelle gare di durata, la 1000sp era caratterizzata da linee semplici, basse e filanti. Leggera e potente, conquistò un'importante serie di vittorie internazionali, prima fra tutte quella ottenuta nella sua classe alla 500 km del Nürburgring, nel settembre 1966, che contribuirono a consolidare il prestigio sportivo del marchio Abarth. L'ingegner Colucci portava così a compimento la sua concezione di vettura da competizione a telaio tubolare, iniziata qualche anno prima con l'Alfa Romeo Abarth 1000. La 1000sp ha continuato negli anni a ispirare i designer del Centro Stile Fiat e Abarth, che hanno immaginato oggi una reinterpretazione contemporanea dell'iconica Sport Prototipo degli anni Sessanta: un'auto sportiva di taglia media, dalla silhouette accattivante e dalle linee essenziali. Quest'idea di vettura è divenuta la base di un progetto realizzato in questi mesi e in piena coerenza con l'antesignana: punti e linee del design della vettura originale vengono rispettati per garantire la continuità tra la sportiva degli anni Sessanta e la concept car del nuovo millennio. Nell'Abarth 1000sp di oggi, prodotta in un esemplare unico, vengono rispettati tre principi di design fondamentali già nella vettura degli anni Sessanta: leggerezza, aerodinamica e l'ergonomia. L' Abarth 1000sp mantiene quindi un'identità del tutto simile all'antesignana, merito dell'attento lavoro di attualizzazione della Abarth 1000sp storica che non ha lasciato spazio a compromessi. Sotto la 'pelle', invece, il telaio tubolare della storica Sport Prototipo lascia il posto a un telaio ibrido, con la cellula centrale in fibra di carbonio e l'avantreno in alluminio. L' Abarth 1000sp dispone di un motore centrale 4 cilindri sovralimentato in alluminio, da 1742 cc, capace di erogare fino a 240 CV di potenza. la 'nuova' Abarth 1000sp è pronta a mettersi di nuovo in mostra e, in autunno, prenderà parte a importanti manifestazioni dedicate alle auto storiche.
   

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Auto batteria, Ue batte Cina per incentivi e scelte Governi

IEA: obiettivi Parigi raggiungibili, ma politiche insufficienti

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Chiudi Auto batteria, Ue batte Cina per incentivi e scelte Governi (ANSA) Auto batteria, Ue batte Cina per incentivi e scelte Governi

Se si osserva l'andamento delle vendite di auto elettriche nel mondo, l'aspetto più eclatante è rappresentato dal sorpasso a fine 2020 della Cina da parte dell'Europa, un cambiamento che secondo gli analisti della International Energy Agency (IEA) è essenzialmente legato al diverso atteggiamento delle autorità nelle due macro-aree.
    Il superamento della pietra miliare del 10 milioni di auto elettriche sulle strade a livello globale è infatti avvenuto per effetto di una crescita del 41% contro la contrazione del 16% nel mercato automobilistico tradizionale. Il trend si è però concretizzato con quote molto diverse in Cina rispetto all'Europa: le vendite a Shanghai, Pechino e nel resto del Paese sono cresciute 'moderatamente' lo scorso anno solo del 12% arrivando a 1,34 milioni, mentre in Europa l'aumento delle vendite di auto elettriche è stato del 137% rispetto fine 2019, toccando quota 1,4 milioni nel 2020.
    Alla base del recente aumento della domanda di auto elettriche in Europa c'è stato principalmente il nuovo quadro normativo favorevole, come accaduto da tempo in Norvegia. Molti Paesi hanno rafforzato politiche chiave come gli standard sulle emissioni di CO2 e gli incentivi sui veicoli a emissioni zero (ZEV), il tutto accompagnato dall'impatto psicologico dell'uscita dalla legalità dei motori termici.
    Nel 2020 almeno 20 Paesi hanno annunciato o ipotizzato il divieto di vendita di automobili con motore ICE o l'obbligo di vendita di soli ZEV (cioè elettrici 100% o fuel cell a idrogeno). La spinta in Europa è stata dunque dettata da norme e decisioni governative e quasi mai da una scelta consapevole degli automobilisti.
    La controprova arriva dalla Cina, dove la riduzione delle sovvenzioni per i veicoli elettrici (EV) - trend avviato nel 2019 - è stata confermata dal Governo cinese che ha annunciato una nuova politica di sussidi. Inizialmente il 31 dicembre 2020 avrebbero dovuto cessare ma a fine marzo 2020 è stato stabilito di estendere i bonus per l'acquisto di veicoli elettrici di altri due anni fino al 2022 con un tasso di riduzione al 10% nel 2020, del 20% nel 2021 e del 30% nel 2022.
    L'effetto è stato che - grazie al 'congelamento' dell'uscita dalla politica dei sussidi in Cina - nel primo trimestre del 2021, le vendite globali di auto elettriche sono aumentate di circa il 140% rispetto allo stesso periodo del 2020, trainate dalla Cina (circa 500.000 veicoli) e dall'Europa (450.000).
    Secondo il rapporto dell'AIE, a livello globale, il forte slancio delle auto elettriche continuerà. "Le politiche esistenti in tutto il mondo suggeriscono una crescita sana in questo decennio: nello scenario delle politiche dichiarate, lo stock di veicoli elettrici a 4 ruote raggiungerà 145 milioni nel 2030, rappresentando il 7% della flotta dei mezzi stradali", I mercati dei veicoli elettrici - afferma lo studio - potrebbero essere significativamente più grandi se i Governi accelerassero gli sforzi per raggiungere gli obiettivi climatici e con questa ipotesi la flotta globale di veicoli elettrici raggiungerebbe nel 2030 i 230 milioni di veicoli con una quota del 12% sul circolante con una riduzione delle emissioni di gas serra - dal pozzo alla ruota - pari ad oltre un terzo rispetto a una flotta di veicoli ICE equivalente.
    La transizione - fa notare il rapporto - si sta facendo però sulle spalle dell'industria (che prosegue negli investimenti) e soprattutto dei consumatori che nel 2020 hanno fatto arrivare a 120 miliardi di dollari la spesa per l'acquisto di auto elettriche mentre i Governi di tutto il mondo hanno speso solo 14 miliardi di dollari per sostenere la transizione, con incentivi che sono però diminuiti negli ultimi cinque anni.
    Resta il problema della forte riduzione delle emissioni necessaria per raggiungere gli obiettivi climatici globali stabiliti dall'accordo di Parigi. Lo scenario di domanda sostenibile (SDS) prevede emissioni nette zero entro il 2070 e un contenimento dell'aumento della temperatura globale entro - 1,7 / -1,8 ° C con una probabilità del 66% . Per raggiungere questo obiettivo, lo scenario richiede una rapida riduzione dell'intensità di carbonio della generazione di elettricità, cambiamenti nel comportamento di guida e un minore utilizzo dei mezzi di trasporto pubblico.
    Secondo IEA, la SDS presume che tutti gli obiettivi e le ambizioni relativi ai veicoli elettrici possano essere raggiunti, anche se le attuali misure politiche non sono ritenute sufficienti per stimolare tali tassi di adozione.
   
   

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Cdc, con vaccini a Rna -94% rischio di ammalarsi per sanitari

Studio Usa, dopo 7 giorni dalla seconda dose

Salute & Benessere Medicina
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(ANSA) - ROMA, 17 MAG - I vaccini a Rna di Pfizer-Biontech e Moderna hanno mostrato di ridurre del 94% il rischio di ammalarsi di Covid-19 tra gli operatori sanitari che avevano ricevuto entrambe le dosi. È il dato che emerge da un nuovo studio dei Centers for diseases control (Cdc) americani, condotto su un vasto campione di questi lavoratori, e che conferma i primi dati usciti lo scorso marzo.
    "Questa indagine ci offre l'informazione più convincente finora sull'effetto dei vaccini anti-Covid nel mondo reale - commenta la direttrice dei Cdc, Rochelle P. Walensky - Aggiunta agli altri studi precedenti, è stata cruciale nel far cambiare ai Cdc le raccomandazioni per coloro che sono completamente vaccinati contro il Covid". I dati della ricerca riguardano 500.000 operatori sanitari di 33 strutture di 25 Stati Usa e mostrano l'efficacia dei vaccini a Rna contro la malattia sintomatica. Nello studio è stato confrontato lo stato vaccinale di chi è risultato positivo al virus Sars-CoV-2, e del gruppo di controllo negativo ai test. La conclusione è stata che gli operatori sanitari hanno un rischio del 94% minore di ammalarsi 7 giorni dopo aver ricevuto la seconda dose, e dell'83% in chi è parzialmente vaccinato (cioè 14 giorni dopo la prima dose o nei primi 6 giorni dalla seconda). (ANSA).
   

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Online l'archivio "tesoro" di foto e manifesti dell'Enit

Dai manifesti storici ai doc di Emmer, più di 100 mila reperti

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Chiudi Turismo, online l'archivio 'tesoro' di foto e manifesti dell'Enit (ANSA) Turismo, online l'archivio 'tesoro' di foto e manifesti dell'Enit

I bellissimi manifesti storici e le foto con estratti dei lavori documentaristici cinematografici del celebre regista Luciano Emmer, che raccontavano le bellezze dell'Italia attraverso lo storytelling dei sentimenti. E poi le campagne pubblicitarie firmate dai migliori designer degli anni '30-'40-'50, che hanno indirizzato l'Italia verso la ripresa post bellica e ora post Covid. L'Enit apre al pubblico l'Archivio storico del turismo italiano (https://www.mostrevirtuali.enit.it/archivio_prova/), oltre 100 mila tra diapositive, manifesti e foto digitalizzate e in continuo aggiornamento a mano a mano che riaffiorano i reperti.

L'Agenzia Nazionale del Turismo va ora alla ricerca anche dei beni non censiti nella disponibilità invece delle collezioni d'arte dei privati e delle gallerie. In occasione del lavoro di riordino del maestoso archivio verrà realizzato il recupero dei manifesti artistici che purtroppo negli anni sono andati dispersi. Un vero e proprio censimento di tutte le opere presenti oggi sul mercato che Enit commissionò e produsse tra gli anni '20 e gli anni '70 in linea con la propria mission: la promozione dell'Italia all'estero. L'attività in corso si inserisce nell'ambito dell'ampio progetto di sistematizzazione, catalogazione, studio e valorizzazione del patrimonio culturale avviato da Enit in occasione dei cento anni dalla fondazione (2019) dell'Agenzia. Tale imponente lavoro di sistematizzazione ha permesso finora di digitalizzare 20mila record tra manifesti, foto, diapositive, negativi, vetrini e editoria, che diventeranno in totale 160mila a fine 2023, e ha permesso la creazione di un archivio unico centralizzato e digitale da oggi fruibile on line.

L'Archivio storico Enit, composto da fotografie e manifesti, fu costituito a partire dal 1919, anno di fondazione dell'Ente che ha il compito di far conoscere e appassionare l'estero all'Italia come destinazione turistica d'eccellenza.

"La cultura fruibile anche attraverso strumenti innovativi è un modo contemporaneo per ampliare l'ospitalità italiana e amplificare sempre di più il respiro e la conoscenza internazionale di questo Paese che è tra i più desiderati al mondo dagli stranieri. Fattori che esaltando l'unicità e che incentivano la curiosità verso le località turistiche italiane" dichiara il presidente Enit Giorgio Palmucci.

"Sempre crescenti le esclamazioni di meraviglia suscitate dalla tradizionale industria dell'accoglienza italiana. Per preparare il ritorno alla normalità il contesto storico ci porta ad andare alla ricerca di strategie per anticipare il viaggio con il pensiero come fosse un sogno da immaginare e realizzare. In 100 anni il movimento turistico è esploso da 900mila visitatori nel 1911 a quasi 64 milioni di arrivi odierni. L'apporto al sistema economico dal 1924 ad oggi è passato da 2 miliardi e mezzo di lire a quasi 42 miliardi di euro" aggiunge il direttore Enit Giovanni Bastianelli.

"Enit sta mettendo in campo nuovi modi per conservare, arricchire e mettere a disposizione il nostro patrimonio culturale a beneficio dei cittadini di oggi e delle generazioni future. Una declinazione della cultura turistica che comunica le proprie attrattive in modo coinvolgente e seducente" dichiara la direttrice Marketing Enit Maria Elena Rossi.

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La Collezione Pinault, dopo Venezia nel cuore di Parigi

Dal 22 maggio arte contemporanea nell'antica Bourse du Commerce

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PARIGI - Apre il 22 maggio nel cuore di Parigi, a due passi da Les Halles, fra il Louvre e il Centre Pompidou, il nuovo museo di arte contemporanea di François Pinault, una "Collection" avveniristica che sboccia nel cuore della bellissima settecentesca Bourse du Commerce. Come per Palazzo Grassi e Punta della Dogana, è stato il progettista giapponese Tadao Ando a trasformare l'antico luogo in cui fiorivano le trattative fra i commercianti parigini nella nuova "Collection Pinault" del magnate francese. Nata volutamente nel centro della capitale, la nuova installazione è contraltare dell'avveniristico "vascello", la Fondation Vuitton, museo di arte contemporanea che sorge dal 2015 nel Jardin d'Acclimatation del Bois de Boulogne voluto dal patron di LVMH, rivale nel lusso di Pinault, Bernard Arnault.
    Entrando nella Bourse du Commerce / Collection Pinault, è l'impatto nell'enorme spazio cilindrico attorno al quale corrono le gallerie espositive - sovrastato dalla cupola di vetro e acciaio che illumina a giorno gli interni - a rappresentare la prima grande sorpresa per il visitatore. Al centro, si staglia "Untitled", opera multiforme e spaziale dell'artista svizzero Urs Fischer: al centro, la copia del Ratto delle Sabine, opera monumentale del Giambologna a Firenze, in Piazza della Signoria.
    Ad ammirarla, la riproduzione di un pittore italiano, Rudolf Stingel. Poi, sedie: una banalissima da giardino, di plastica bianca, una da ufficio, poi due sedili di aereo classe economica, quindi altre 4 sedie di collezioni d'arte. L'insieme non è in marmo, legno, plastica ma in cera. Come candele, a simboleggiare il tempo che passa e la vanità, tutte queste opere cominceranno a sciogliersi dall'ingresso dei primi visitatori e si consumeranno piano piano fino ad essere, alla fine, sostituite.
    Il visitatore che pensa e riflette su creazione, distruzione e trasformazione, alza gli occhi verso la luce che arriva dalla cupola e nota "Others", opera di Maurizio Cattelan, una squadriglia di piccioni perfettamente riprodotti e sistemati lungo la ringhiera che corre attorno alla "Rotonda", la grande piazza centrale della Bourse, attorno alla quale si dipana il Museo.
    L'idea di Tadao Ando per questa sua nuova creazione, lavori cominciati nel 2017 e conclusi l'anno scorso, apertura ritardata di un anno a causa della pandemia, è quella di inserire un cilindro di cemento di 29 metri di diametro al centro dell'antico edificio, circolare (diametro 38), lasciando lo spazio tutt'intorno per gallerie espositive negli spazi laterali. Il cilindro non raggiunge la cupola e lascia entrare la luce. Tutt'intorno corrono le rampe che portano alle sale espositive, in un insieme che lascia trasparire evidente l'ispirazione al Museo Guggenheim di New York, la costruzione a spirale di Frank Lloyd Wright.
    Sono proposti - dalla collezione Pinault, in molti casi in prima assoluta al pubblico - 32 artisti e oltre 200 opere. In tutto 13.000 metri quadrati, 3.000 per le esposizioni. Al piano seminterrato, auditorium circolare da 228 posti. Fra le collezioni esposte, quasi tutte di artisti viventi, molti statunitensi, africani, sudamericani, opere spesso drammatiche, immerse nei problemi della società o in tortuosi percorsi spirituali. Dominano temi della società contemporanea, l'eguaglianza, il genere, il razzismo, l'intolleranza.
    Spazio di rilievo, nella galleria 2 - ad altezza doppia - tutte le opere della Collezione Pinault, mai mostrate finora, dell'artista afro-americano David Hammons, individualità radicale e intransigente dall'enorme influenza sulla scena artistica contemporanea. (ANSA).
   

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Mare: l'Ue presenta un piano per "l'economia blu"

Presentate le linee guida per l'acquacoltura sostenibile

Terra & Gusto Dal Mare
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BRUXELLES - La Commissione europea ha proposto una serie di azioni per favorire gli investimenti in aree marine protette, energia rinnovabile offshore e decarbonizzazione di trasporto marittimo e porti. La transizione ecologica e l'innovazione, si legge nel piano per "l'economia blu" presentato oggi dall'Esecutivo Ue, sono grandi opportunità per l'economia del mare Ue, che oggi dà lavoro a 4,5 milioni di persone e fattura 650 miliardi l'anno. La Commissione von der Leyen intende proporre iniziative a tutto campo per l'innovazione e la sostenibilità ambientale in tutti i settori della "blue economy", dalla pesca, al turismo e alle rinnovabili. Oggi sono state presentate linee guida per l'acquacoltura sostenibile, mentre già a partire dalle prossime settimane saranno adottate nuove disposizioni per il taglio delle emissioni del trasporto marittimo. 

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Covid, in Europa una nuova variante nata in Camerun

Si chiama B.1.620, individuata in Lituania, Francia, Germania, Spagna e Belgio

Scienza & Tecnica Biotech
Chiudi L'analisi delle sequenze del virus SarsCoV2 ha permesso di individuare una nuova variante (fonte: geralt/Flickr) (ANSA) L'analisi delle sequenze del virus SarsCoV2 ha permesso di individuare una nuova variante (fonte: geralt/Flickr)

Ha avuto origine nel Camerun la nuova variante del virus SarsCoV2 indicata con la sigla B.1.620. E' stata individuata in Lituania e in Francia, Germania, Spagna e Belgio, ha mutazioni comuni a varianti classificate fra quelle da valutare con attenzione (Voc). Lo segnala la ricerca condotta da una decina di centri di europei guidati dall'Università lituana di Vilnius e online sul sito medRxiv, che pubblica studi non ancora validati dalla comunità scientifica.

La ricerca, il cui primo autore è Gytis Dudas, è segnalata dalla rivista Science sul suo sito e sottolinea la necessità di potenziare il sostegno ai Paesi più poveri per prevenire la nascita di ulteriori nuove varianti pericolose.

La variante B.1.620 sarebbe emersa in Africa centrale, probabilmente in Camerun, ma la quasi completa mancanza di sequenziamenti fatti nei Paesi più poveri rende impossibile avere certezze. Un fenomeno considerato molto preoccupante dalla rivista Science, che suo suto sito rileva che al momento sono 51 i Paesi, comprese grandi nazioni come India, Indonesia, Russia e Brasile, che hanno caricato nel grande database internazionale Gisaid, sequenze relative a meno dello 0,1% dei casi individuati al loro interno.

Si tratta, osserva la rivista, di nazioni che hanno anche uno scarso o nullo accesso ai vaccini e che sono alle prese con gravi focolai interni. Un mix preoccupante di condizioni che può favorire la diffusione di nuove varianti e che dovrebbe spingere i Paesi ricchi a dare un maggior sostegno alle misure di contenimento in quelli più poveri. Secondo Dudas "sarebbe molto più interessante sequenziare gli ultimi 1.000 casi nella Repubblica Centrafricana rispetto ai prossimi 100.000 casi in Germania".

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Ricaricare l'auto dall'asfalto, sperimentazione nel Bresciano

Circuito vicino al casello di Chiari Ovest della A35 Brebemi

Motori Eco Mobilità
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Ricaricare l'auto elettrica percorrendo una strada, senza bisogno di fermarsi alle colonnine, grazie a spire sotto l'asfalto che trasmettono l'energia wireless alla batteria del veicolo in movimento.E' il dispositivo che sarà sperimentato dal prossimo autunno in un circuito di 1050 metri a Chiari, in provincia di Brescia, accanto all'autostrada A35.
    Il processo vede coinvolti l'A35 Brebemi-Aleatica, ABB, Electreon, FIAMM Energy Technology, IVECO, IVECO Bus, Mapei, Pizzarotti, Politecnico di Milano, Prysmian, Stellantis, TIM, Università Roma Tre e Università di Parma. L'obiettivo, si legge in un comunicato di A35, è lo "sviluppo di un innovativo sistema di mobilità delle persone e delle merci a zero emissioni lungo corridoi di trasporto autostradali".
    Il progetto sperimentale prevede la costruzione di un anello di asfalto di 1.050 metri, alimentato con una potenza elettrica di 1MW, denominato "Arena del Futuro", in un'area privata dell'autostrada A35 in prossimità dell'uscita Chiari Ovest.
    Sotto l'asfalto saranno installate spire metalliche in grado di trasmettere elettricità senza fili ai veicoli che passano sopra.
    E' la tecnologia "Dynamic Wireless Power Transfer" dell'israeliana Electreon. Per i test saranno usate due auto elettriche Stellantis e un bus Iveco.
    Sul circuito si sperimenterà anche la guida autonoma, attraverso la tecnologia 5G di Tim. 

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Il diritto in cucina, gli chef a scuola di copyright

Un seminario per scoprire come tutelare la creatività

Terra & Gusto In breve
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C'è chi ha registrato il proprio nome come lo chef Alajmo e ottenuto un brevetto per la pizza al vapore. Chi ha depositato il disegno di posate speciali come lo chef Davide Oldani. Chi si è fatto valere sul web contro chi usava il proprio nome per un sito, come lo chef Gordon Ramsay .

Proteggersi dalle imitazioni è un tema sempre più sentito nell'alta cucina. È aperto un dibattito sulla possibilità di tutelare l'impiattamento di una ricetta. Non ci sono ancora sentenze dei Tribunali, ma nel 2015 c'è stato un finto processo alla Triennale di Milano. Il processo, simulato ma con veri giudici e avvocati, ha visto al centro il piatto "Risotto oro e zafferano" in omaggio a Gualtiero Marchesi, realizzato da un suo ex cuoco, Guido Rossi. Per approfondire questi temi, lo studio legale Giovannelli e Associati ha organizzato il seminario gratuito virtuale di due giorni "A lezione di diritto per le stelle. Come ripartire dalla tutela dei diritti di proprietà intellettuale e della creatività nell'Alta Ristorazione", il 17 e il 24 maggio. "Questo progetto vuole essere un omaggio al settore. E lo abbiamo fatto ora, in un momento che vogliamo vedere come un'occasione di speranza e ripartenza", dichiara l'avvocato Alessandra Feller, responsabile del Dipartimento di Proprietà Intellettuale, Information Technology e Privacy, che ha ideato il seminario. 

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F1: al Gp di Monaco la McLaren corre con una nuova livrea

Per celebrare la partnership con Gulf

Motori Attualità
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Per il prossimo Gran Premio di Monte Carlo la McLaren cambierà 'veste'. Il team di Woking ha deciso di celebrare l'appuntamento monegasco che si terrà domenica prossima, il 23 maggio, e la partnership con la compagnia petrolifera americana Gulf riavviata nel luglio 2020 correndo con una nuova livrea. Lo ha annunciato lo stesso team di Woking con una video-premiere mondiale sui propri canali social.
    La McLaren che vedremo guidare al britannico e a Daniel Ricciardo nel prossimo Gran Premio di Monte Carlo ricrea i colori di Gulf, partner strategico del team di Woking.    

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Nuovi bus elettrici in funzione da lunedì a Torino

Appendino, utilizzabili su tutte le tratte sono top tecnologia

Motori Eco Mobilità
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Prendono servizio da lunedì prossimo i primi 4 dei 50 nuovi autobus elettrici che entro fine settembre verranno messi su strada a Torino. Ad annunciarlo, in un video Facebook, la sindaca Chiara Appendino che ha visitato il deposito del Gerbido e fatto un giro di prova su uno dei nuovi mezzi, inizialmente impiegati sulle linee 58 e 71.
    "Sin dall'inizio - sottolinea la prima cittadina - abbiamo ritenuto fondamentale rinnovare il parco mezzi di Gtt e siamo riusciti ad abbassare l'età media di 3 anni. Sono più di 200 i pullman nuovi che stanno già girando per la città e finalmente arrivano i nuovi bus elettrici. Sono inoltre in costruzione 70 tram nuovi che vedremo in strada a partire da inizio 2022 e sono in corso acquisti di altri mezzi". I veicoli si caricano in 3 ore e possono fare circa 250 km "quindi possono essere utilizzati su tutte le tratte della città", spiega Appendino mentre l'assessora ai Trasporti Maria Lapietra evidenzia le novità per gli utenti disabili, compresi posti per chi ha disabilità visive e per i cani guida, e la "riduzione dell'inquinamento, ambientale e acustico". "Siamo veramente orgogliosi - aggiunge l'Ad di Gtt, Giovanni Foti - perché questi mezzi sono il top della tecnologia, per una maggiore sicurezza di autisti e passeggeri".

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BMW 'Spirit Of GS', esperienze off-road sicure per tutti

Nuovo progetto che allarga le attività della GS Academy

Motori Due Ruote
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Si chiama Spirit Of GS il nuovo progetto firmato BMW Motorrad, per un'esperienza in fuoristrada.
    La nuova proposta del marchio dell'elica avrà come protagonista la rinnovata scuola di fuoristrada GS Academy, affiancata da una offerta GS Experience creata in base alle esigenze del singolo cliente. Il progetto mira a coinvolgere gli appassionati del modello off-road della casa nell'avventuroso mondo del fuoristrada visto da dietro il manubrio di una BMW GS.
    Dopo aver introdotto nel 2006 con la GS Academy un format di avvicinamento al fuoristrada innovativo per le maxi enduro, pensato per quei clienti che non volevano limitare la loro esperienza di turismo su due ruote alle sole lingue di asfalto, BMW Motorrad Italia oggi rinnova e diversifica la sua offerta.
    Sotto il cappello di Spirit of GS, le offerte di BMW Motorrad dedicate alla guida in fuoristrada sono adesso due e sono basate su due partnership con Blue Bike Camp ed Enduro Republic.
    Continua la GS Academy, che nei suoi primi 15 anni di presenza ha totalizzato oltre 1700 partecipanti, ma si rinnova nella forma e nei contenuti. La GS Academy sarà seguita dagli esperti istruttori di Blue Bike Camp capitanati da Daniele Madrigali, più volte iridato come team manager nel mondo dell'enduro.
    La GS Academy, che è rivolta a un pubblico che si avvicina alla guida in fuoristrada con le moto non specialistiche o che comunque si accinge ad affrontare il fuoristrada con le maxi enduro, si svolge a Ziano piacentino (PC) e si basa su diversi campi scuola con percorsi fettucciati tecnici, ostacoli ricreati artificialmente e percorsi nei dintorni della Val Tidone. La durata del singolo corso è di un giorno intero e prevede sia una parte iniziale di teoria, che un training pratico a seguire.
    La GS Academy prevede due diversi tipi di corso per rispondere a due esigenze diverse: GS Academy Camp, che è rivolto a insegnare i fondamenti della guida in fuoristrada e si svolge per lo più sui campi scuola. Il corso prevede un massimo di 10 partecipanti a sessione, ha durata di un giorno, in genere il sabato, e viene offerto a un costo di 450 euro, che include la scuola e l'ospitalità.
    GS Academy Track, che è pensato invece per applicare ed affinare i fondamenti della guida in fuoristrada già imparati, si svolge sia sui campi scuola che sui percorsi tracciati nella Val Tidone. Il corso prevede un massimo di 10 partecipanti a sessione, ha durata di un giorno, in genere la domenica, e viene offerto a un costo di 490 euro, che include la scuola e l'ospitalità. 
   

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Fino a 150mila km 'cancellati' da auto, due denunce

Indagine a San Benedetto T. su rivenditore, decine parti offese

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Centinaia di migliaia i chilometri 'cancellati' da numerose autovetture usate e vendute all'ignara clientela da una concessionaria 'plurimarche' dell'entroterra sambenedettese. Un escamotage (non nuovo nella modalità) scoperto oggi alla luce dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Ascoli Piceno, che ha denunciato per truffa una coppia - una 33enne e un 40enne -, rappresentanti legali della concessionaria, con precedenti di polizia tra i quali, per uno dei due amministratori, l'ipotesi truffa e la frode in commercio sempre nella commercializzazione di auto con contachilometri manomessi.
    Diverse decine di automobilisti che avevano riposto la loro fiducia nel rivenditore della riviera si sono trovati in possesso di auto con chilometraggio 'alleggerito', e delle quali era stata 'decantata' la maggiore affidabilità proprio per la limitata percorrenza dovuta all'anzianità del precedente proprietario e al conseguente limitato uso della vettura.
    Centinaia i contratti stipulati dal rivenditore: uno dei clienti, dopo aver acquistato un'autovettura con circa 100mila Km dichiarati, ha dovuto affrontare l'amara realtà degli oltre 200mila Km accertati nell'ultimo controllo effettuato presso la Motorizzazione Civile. Così è scattata la denuncia alla Guardia di Finanza nella quale sono confluiti decine di casi. Dalle indagini è emerso un giro di 'ringiovanimenti' di auto che, nel migliore dei casi, perdevano subito 50mila Km, e nei casi più gravi quote superiori o vicine ai 150mila Km. Nell'aprile scorso, uno dei due rappresentanti legali della concessionaria e il fratello vennero arrestati dalla polizia per aver aggredito, malmenato e minacciato con un coltello il collaboratore di uno studio commerciale di Porto d'Ascoli che aveva acquistato presso la stessa concessionaria un'auto risultata anch'essa 'taroccata'. Secondo gli investigatori, si sarebbe trattato di un atto intimidatorio per convincerlo a ritirare la querela.

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Attesi 39 milioni di turisti ma pesano finanze e Covid

Demoskopika, Puglia, Toscana e Sicilia le mete più gettonate

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Chiudi Attesi 39 mln turisti ma pesano finanze e Covid (ANSA) Attesi 39 mln turisti ma pesano finanze e Covid

ROMA - Con la prospettiva di ulteriori novità positive (su coprifuoco e non solo) dalla cabina di regia a Palazzo Chigi si cominciano a fare i conti sulle vacanze estive. Uno scenario di costante ripresa grazie soprattutto al progredire delle vaccinazioni e al Green Pass, anche se rimangono le ombre legate alle paure di un rialzo dei contagi e alla difficile situazione economica di molti italiani. Sono almeno 39 milioni (+12% sul 2020) gli arrivi tra italiani e stranieri stimati per l'estate con 166 milioni di presenze (+16,2%) secondo un'indagine in collaborazione con l'Università del Sannio che l'ANSA ha pubblicato in anteprima. Ma come avverte il il presidente di Demoskopika, Raffaele Rio, "sono stime prudenziali" visto che ci sono "segnali che il comparto potrebbe registrare incrementi dei flussi ottimisticamente più rilevanti". La situazione migliorerà ulteriormente anche con l'eliminazione della quarantena per americani e altri turisti extra europei.

UN ITALIANO SU 2 IN VACANZA, L'87% SCEGLIE IL BELPAESE - Oltre la metà degli italiani ha scelto di andare in vacanza nei prossimi mesi: il 28,7% sta pensando di programmarla, il 20,6% ha deciso di partire anche se manifesta ancora qualche indecisione, mentre solo il 4,1% ha già prenotato la villeggiatura. L'86,8% dei connazionali pronti a "fare le valigie" farà vacanze italiane. Sul versante opposto il 13,2% (percentuale quasi raddoppiata sul 2020) ha scelto di recarsi oltre confine, quasi tutti in una meta europea.

PUGLIA, TOSCANA E SICILIA LE METE PIÙ GETTONATE - Saranno principalmente cinque le destinazioni regionali a trainare la ripresa: la Puglia con 1,9 milioni di arrivi (+13,6%) e 10,6 milioni di presenze (33,9%), la Toscana con 4,1 milioni di arrivi (+13,4%) e 19,1 milioni di presenze (23,3%), la Sicilia con 1,7 milioni di arrivi (+13,2%) e 6,5 milioni di presenze (23,6%). E, ancora, l'Emilia-Romagna con 4,5 milioni di arrivi (+12,9%) e 23,1 milioni di presenze (26,3%), la Sardegna con 1,5 milioni di arrivi (+12,8%) e 8,2 milioni di presenze (20,0%).

IL 47% RINUNCIA A FERIE, PESANO COVID E GUAI ECONOMICI - Secondo Demoskopika il Covid condiziona ancora le scelte di 1 italiano su 4 e anche le difficoltà economiche si fanno sentire: il 46,6% degli italiani ha rinunciato alle vacanze per i prossimi mesi. In primo luogo, perché "pur volendo", i cittadini hanno ancora timore a viaggiare (24,2%). Il 14,1% ha "già rinunciato, al di là del Coronavirus". Significativo, inoltre, anche l'8,2% che non ha programmato la villeggiatura con la famiglia dichiarando di "non avere le possibilità economiche". I guai finanziari sono confermati, seppur con percentuali diverse, anche dal rapporto Confcommercio-Censis: il 20% ha già deciso che non andrà in vacanza, più per mancanza di risorse che per la paura dei contagi e quasi la metà delle famiglie (47,4%) non ha fatto programmi a causa dell'incertezza.

PREVALE IL MARE, RADDOPPIANO LE CASE VACANZA - Poco meno di 9 italiani su 10 concentreranno la loro villeggiatura nel mese di luglio (32,3%) e, soprattutto, in agosto (54,2%). Quasi 7 italiani su 10 trascorreranno la vacanza al mare (68,9%), il 13,2% sceglierà città d'arte e borghi mentre il 12,4% andrà in montagna, campagna e agriturismo. Le vacanze saranno, inoltre, "familiari" per 66,7% del campione interpellato. Quanto alle sistemazioni: il 37,2% degli italiani (il doppio dello scorso anno) preferirebbe pernottare in una "casa presa in affitto". La metà di chi va in vacanza indica strutture alberghiero o extra: "albergo o villaggio" (29,3%), "B&B" (12,5%), "agriturismo" (3,7%), "campeggio" (2%) e "ostello" (0,8%).

CON IL GREEN PASS MAGGIORE SPESA TURISTICA PER 1,7 MLD - Otre 10 milioni di italiani ritengono il Green Pass tra le azioni prioritarie affinché un turista possa sentirsi più sicuro in vacanza in Italia. Demoskopika stima in 4,4 milioni di arrivi l'effetto della sua introduzione sul dato complessivo estivo dei quasi 39 milioni di turisti (+11,3%). Inoltre genererebbe 1,7 miliardi di spesa turistica.

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MG 6 XPower, sempre più 'sportive' nel futuro nel marchio

Anteprima sui social network cinesi. Sviluppata su base MG 6

Motori Prove e Novità
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Una supersportiva per MG che punta sulla 6 XPower. Il modello è quello che lo storico marchio britannico, oggi di proprietà della cinese SAIC che ha acquisto il brand, ha presentato attraverso alcune immagini ufficiali pubblicate sul social network cinese Wibo. La 6 XPower, è una hot hatch che ricalca le linee di quella SV lanciata da MG nel 2003, con linee sportive ed equipaggiata con un motore V8. Le linee sono quelle della 6 attualmente in vendita sul mercato cinese.

Tanti i dettagli, in base a quanto fino ad ora mostrato dalla casa automobilistica, che rimandano al glorioso passato MG che i nuovi proprietari sembrano sempre più intenzionati a rilanciare. A spiccare su tutto è la livrea British Racing Green di MG che rende omaggio alle sportive del passato del marchio ma anche alcuni dettagli stilistici, a cominciare dal generoso alettone posteriore in stile racing e dai passaruota maggiorati.
    Lo stile sportivo è più che presente anche all'interno dell'abitacolo, tra cinture di sicurezza verdi e sedili sportivi rinforzati, con ricamo Xpower. Per il resto, tanto cuoio e microfibra, cuciture verdi a contrasto e altri dettagli da supersportiva anche nell'aspetto. La base utilizzata per sviluppare la nuova sportiva è quella della MG 6, attualmente in vendita in Cina e prima messa in vendita anche negli Stati Uniti, ma non ci sono dettagli sul tipo di motorizzazione, anche se da MG hanno fatto sapere che sarà una "bestia". La presentazione, seppur solamente social, della 6 XPower, per MG arriva dopo il recente debutto della concept car sportiva Cyberster al Salone dell'Auto di Shanghai, che andrà in produzione nei prossimi mesi, oltre a quella della coupé sportiva Emotion. Non è dato nemmeno sapere, al momento, se l'auto rappresenterà un progetto singolo, oppure la prima di una nuova serie sportiva firmata MG. 
   

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L'intelligenza artificiale prevede l'esito delle cure per gli impianti dentali

Quando si ammalano, aiuterà a personalizzare le terapie

Salute & Benessere Salute denti e gengive
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L'intelligenza artificiale consente di predire l'efficacia della terapia per la perimplantite, una malattia molto diffusa relativa agli impianti dentali che può portare alla perdita dell'impianto stesso. È quanto dimostrato in uno studio pubblicato sulla rivista Theranostics e condotto presso la University of Michigan School of Dentistry.

Gli impianti dentali rappresentano una modalità di sostituzione dei denti perduti con elevata prevedibilità di successo. Esistono tuttavia malattie che interessano gli impianti come le mucositi e le perimplantiti e che possono svilupparsi in situazioni di scarsa igiene orale domiciliare ed in assenza di controlli periodici professionali.

    La perimplantite è comparabile alla malattia parodontale, differenziandosi per il coinvolgimento degli impianti dentali, applicati per sostituire denti mancanti. Si tratta di un'infezione dei tessuti che circondano l'impianto, spiega Nicola Marco Sforza, presidente Eletto della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP), caratterizzata da sanguinamento o suppurazione (presenza di pus) e perdita dell'osso su cui l'impianto stesso è fissato, con conseguente compromissione fino alla perdita dell'impianto.
  

  "La perimplantite rappresenta una condizione patologica derivante da una disregolazione tra la colonizzazione batterica (infezione) e la risposta immunitaria dell'ospite" - afferma Sforza - "e pur mostrando diversi aspetti in comune con la parodontite, se ne differenzia, tra le altre cose, per la scarsa prevedibilità della terapia, i cui risultati non sempre sono positivi, soprattutto a lungo termine".
   

La perimplantite non è affatto un problema raro e nelle forme più gravi - con rischio reale di perdita dell'impianto dentale - interessa fino al il 15% dei pazienti (uno ogni 7 a nove anni dall'impianto) e l'8% degli impianti. Nelle forme meno gravi interessa quasi la metà dei pazienti con impianto (45,5% di essi). Considerando che In Italia si eseguono oltre un milione di impianti ogni anno, la perimplantite è certamente una condizione diffusa. I risultati della terapia chirurgica della perimplantite non sempre sono positivi e ad oggi è impossibile stabilire a priori i pazienti che guariranno e quelli che, invece, dovranno rimuovere l'impianto.
   

Gli autori dello studio clinico hanno introdotto un algoritmo in grado di prevedere l'esito delle cure della perimplantite, ad oggi del tutto incalcolabile. Il 'software' da loro sviluppato, denominato FARDEEP (Fast and Robust Deconvolution of Expression Profiles) aiuta a conoscere il destino di un impianto andando ad esaminare i batteri presenti in sede oltre alla tipologia e concentrazione delle cellule immunitarie.
   

"L'applicazione di questo algoritmo consentirebbe al clinico di prevedere, prima ancora di effettuare la terapia chirurgica della perimplantite, - continua Sforza - se l'impianto da trattare possa avere buone possibilità di successo oppure no, suggerendone quindi la rimozione. Tutto ciò con un approccio personalizzato. Sono tuttavia necessari ulteriori studi clinici per confermare questi risultati così promettenti - conclude - ma certamente è innegabile che la ricerca scientifica stia procedendo speditamente verso la individualizzazione del profilo microbiologico e immunitario del paziente che si dovrà sottoporre alla terapia implantare. L'obiettivo finale sarà riuscire a predire, con un approccio personalizzato, la migliore performance clinica degli impianti e la possibilità di trattare con successo eventuali complicanze come le perimplantiti".
   
   

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Concorso Eleganza Città Trieste, le best da Anni '10 ai '70

Alfa Romeo 6C 2300 Mille Miglia del 1938 è vettura best of show

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Una kermesse all'insegna dell'eleganza nel mondo delle quattro ruote. La prima edizione del Concorso di Eleganza Città di Trieste organizzato dal Club Aci Storico, l'Automobile Club di Trieste, e l'AAVS - Associazione Amatori Veicoli Storici, con il patrocinio dell'Automobile Club d'Italia, della Fia (Federazione Internazionale dell'Automobile) e della Fiva (Fédération International des Véhicules Anciens), ha chiuso i battenti conferendo un premio speciale, attribuito dagli spettatori triestini, alla Ferrari 250 Tour De France del 1957.
    La giuria, presieduta dal Presidente dell'Automobile Club d'Italia, Angelo Sticchi Damiani, composta da Lorenzo Boscarelli, presidente dell'Associazione Italiana per la Storia dell'Automobile, David Giudici, direttore di Ruoteclassiche, Youngtimer e AutoItaliana, Giorgio Marzolla, esperto e collezionista di auto storiche e affiancata da una commissione tecnica composta da Dino Cognolato, fra i più famosi restauratori a livello mondiale, e Sergio Schiavon, anch'egli esperto restauratore, ha poi attribuito i premi d'onore ai vincitori delle sette classi di età.
    Nella categoria Best in Class anni '10 ha vinto la Fiat Zero del 1913, tipo di carrozzeria Torpedo Stabilimenti Farina, ritenuta la prima "utilitaria" Fiat. Per la categoria anni '20 il premio è andato alla Diatto 20S del 1924, carrozzeria sportiveggiante tipo Bateau, mentre per i '30 all'Alfa Romeo 6C 2300 Mille Miglia del 1938. Best in Class anni '40 ancora un'Alfa Romeo: si tratta della 6C 2500 S Cabriolet Pininfarina del 1945. E ancora per i '50 ha vinto la Lancia Aurelia B24S del 1955, carrozzeria Pininfarina, nella sua versione Spider cosiddetta "America" munita di hard-top; mentre Best in Class anni '60 è la Ferrari 275 GTB 6C del 1965. Berlinetta, carrozzeria Scaglietti su disegno di Pininfarina.
    Best in Class anni '70 sbaraglia la concorrenza la Ferrari Dino 246 GT del 1972. La Dino 246 è l'evoluzione finale della Dino 206 costituita come marca nel 1968. Questa Berlinetta a due posti è realizzata dalla carrozzeria Pininfarina.
    L'Alfa Romeo 6C 2300 Mille Miglia del 1938 si è poi aggiudicata anche il Trofeo "Concorso di Eleganza Città di Trieste" come vettura "Best of Show".
    Piazza Unità d'Italia ha visto protagoniste anche le 10 Moto Guzzi che il Club ACI Storico ha selezionato per celebrare i cento anni del marchio dell'Aquila.
    In una cerimonia sono state premiati i modelli: Moto Guzzi Sport 500, Moto Guzzi Sport 15 500, Moto Guzzi V7 Sport 750, Moto Guzzi Motoleggera 65 "Guzzino", Moto Guzzi Galletto 160/175/192, Moto Guzzi MGX-21 1400. 

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Dacia Bigster, fratello maggiore di Duster arriva entro 2025

Sarà disponibile con alimentazione benzina/Gpl e ibrida E-Tech

Motori Attualità
Chiudi Dacia Bigster, fratello maggiore di Duster arriva entro 2025 (ANSA) Dacia Bigster, fratello maggiore di Duster arriva entro 2025

Il marchio Dacia sta progettando di svelare entro il 2025 tre nuovi modelli. Il primo a debuttare sarà il fratello maggiore di Duster ed il suo nome sarà Bigster, appunto per sottolineare l'appartenenza e le similitudini con la famiglia di suv del marchio del gruppo Renault.
    Il nuovo Bigster rappresenterà una ventata di freschezza nella famiglia Dacia - si legge su Autoexpress - e porterà con sè tutti i valori del brand, a partire dall'approccio minimalista, senza comunque rinunciare ad uno stile decisamente più cool.
    Renault, casa madre di Dacia, sta lanciando un'offensiva di prodotto nelle classi delle hatchback familiari e dei suv di medie dimensioni e la Bigster - secondo le aspettative della casa - sarà all'altezza del suo nome giocando un ruolo chiave in questa nuova spinta della gamma.
    Al centro di questa strategia c'è sicuramente la piattaforma CMF-B: la nuova Sandero del marchio è già basata su questa piattaforma, che diventerà una soluzione unica per Dacia.
    La Bigster è stata presentata sotto forma di concept all'inizio dell'anno. Dacia ha confermato che avrà una lunghezza di 4,6 metri, che è circa lo stesso di una Land Rover Discovery Sport e un po' più lunga di una VW Tiguan. Gli interni saranno spaziosi ma ancora non si conosce se sarà disponibile sul mercato una versione sette posti.
    La piattaforma CMF-B dà a Dacia l'accesso a una vasta gamma di propulsori per la Bigster. Tra le varie opzioni ci si aspetta anche una versione a doppia alimentazione benzina /Gpl, in pieno stile Dacia, ed una con la trasmissione ibrida E-Tech. 
   

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Nissan, all'asta una 300ZX del 1990 in gara nella IMSA GTO

Online fino al 20 maggio: l'ultima offerta 275mila dollari

Motori Sotto la Lente
Chiudi Nissan, all'asta una 300ZX del 1990 in gara nella IMSA GTO (ANSA) Nissan, all'asta una 300ZX del 1990 in gara nella IMSA GTO

È in vendita all'asta su Bring a Trailer una delle sette auto da corsa 300 ZX 'generazione' Z32, costruite dalla Clayton Cunningham Racing per la competizione IMSA GTO che debuttò con una pole position alla fine del 1990 per mano di Steve Millen.
    Le vetture - si legge sul sito Motorauthority - sono state realizzate da Clayton Cunningham tra il 1989 e il 1995. In particolare, l'auto che ora è in vendita - telaio 004 - ha debuttato nel 1990 e ha corso anche nel 1991, con vittorie a Road Atlanta e Watkins Glen, sette pole position, due giri veloci e un record di finitura del 93%, secondo l'annuncio. La potenza è fornita da un 3.0 litri V-6 biturbo, accoppiato a una trasmissione manuale a 5 velocità con trazione posteriore.
    In seguito alla stagione del 1991, si legge ancora nella scheda della vettura in vendita, il modello è stato utilizzato come telaio di riserva prima di essere venduto nel 1997 a un proprietario canadese, che pare non l'abbia utilizzato fino al 2003 quando poi è stata restituita alla Clayton Cunningham Racing per il ricondizionamento. L'auto poi rimase di nuovo inattiva fino a quando fu venduta nel 2017 a un proprietario dell'Oregon, che la inserì in gare d'epoca. È stata rimessa a nuovo una seconda volta prima di essere acquistata dall'attuale proprietario nel 2020.
    La carrozzeria in fibra di carbonio assomiglia vagamente a una Nissan 300ZX del 1990 di serie, ma sotto c'è un telaio tubolare su misura. Il telaio 004 ha debuttato con un layout a passo allungato.
    Un'auto simile, il telaio 002, costruito per la stagione 1989 IMSA, è andato invenduto dopo essere stata messa a listino da Stratas Auctions l'anno scorso. Quell'auto ha lo stesso motore twin-turbo del telaio 004, ma il precedente telaio a passo corto. Inoltre non ha mai vinto una gara; il suo miglior risultato è stato il terzo posto a Mid-Ohio.
    L'asta online terminerà il 20 maggio prossimo, al momento la cifra ha raggiunto i 275mila dollari americani. 
   

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Daimler Buses lancia innovativo servizio ricambi stampati 3D

Rivoluzione dei servizi assistenza per clienti Mercedes e Setra

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Chiudi Daimler Buses lancia innovativo servizio ricambi stampati 3D (ANSA) Daimler Buses lancia innovativo servizio ricambi stampati 3D

Presso il centro servizi BusWorld Home (BWH) di Amburgo Daimler Buses e Omniplus, la società controllata che si occupa dei servizi ai clienti Mercedes e Setra, hanno creato un centro di stampa mobile per la produzione decentralizzata in 3D di pezzi di ricambio.
    Si tratta di una 'mini fabbrica' alloggiata in container per una superficie totale di 36 mq che è dotata di una stampante 3D industriale di alta qualità e comprende tutte le stazioni rilevanti necessarie alla produzione di pezzi di ricambio realizzata con questa innovativa tecnologia.
    Daimler Buses ha analizzato il suo vastissimo catalogo ricambi concludendo che attualmente poco meno di 40.000 pezzi per autobus possono essere prodotti con 3D e di questi un numero crescente è ora disponibile solo come pezzi stampati in 3D.
    Ralf Anderhofstadt, che guida il Center of Competence 3D-Printing presso Daimler Buses e il suo team si stanno attualmente concentrando su circa 7.000 parti che sono in fase di digitalizzazione per creare i modelli virtuali da riprodurre nelle stampanti. In futuro, i clienti di Daimler Buses potranno acquistare licenze di stampa 3D tramite il portale Omniplus On e far produrre le parti corrispondenti tramite un centro certificato.
    Il container misura dodici metri per tre e può essere trasportato su camion in qualsiasi luogo. Una volta a destinazione per il suo funzionamento sono necessari solo l'elettricità e una connessione Internet. Grazie alla competenza di BWH Hamburg nel campo della verniciatura, i pezzi di ricambio possono essere affinati direttamente, secondo le esigenze del cliente. Daimler Buses sta quindi allestendo un ulteriore impianto di produzione per pezzi di ricambio stampati in 3D presso la BWH di Amburgo, oltre al centro di stampa 3D industriale interno nella produzione di parti a Neu-Ulm.
    "Grazie al centro di stampa mobile - ha commentato Bernd Mack, responsabile del servizio clienti e ricambi di Daimler Buses - possiamo sfruttare maggiormente i vantaggi della tecnologia 3D e aumentare ulteriormente la velocità con cui forniamo i pezzi di ricambio. La produzione decentralizzata di parti evita i costi di magazzino e riduce le rotte di trasporto.
    Così, 3D la stampa non solo ci consente di reagire rapidamente, in modo flessibile ed economico alle esigenze dei clienti, ma anche di migliorare la nostra impronta ecologica per la produzione di pezzi di ricambio". 
   

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Twin Cities Auto Show 2021, aperto il Salone in Minnesota

Primo evento 'fisico' degli Stati Uniti nel corso dell'anno

Motori Attualità
Chiudi Twin Cities Auto Show 2021, aperto il Salone in Minnesota (ANSA) Twin Cities Auto Show 2021, aperto il Salone in Minnesota

La notizia dell'apertura al pubblico del Twin Cities Auto Show nello Stato Usa del Minnesota, avvenuta sabato 15 maggio, potrebbe essere secondaria vista l'assenza ufficiale delle Case automobilistiche e il 'format' da evento locale. Ma assume una rilevanza globale se si pensa che il Salone organizzato dalla Greater Metropolitan Auto Dealers Association (GMADA) è il primo che si apre quest'anno negli Stati Uniti dopo una lunga serie di cancellazioni - tra cui quelli di Los Angeles, New York e Detroit oltre al CES di Las Vegas - dovute alla pandemia.
    Il Twin Cities Auto Show 2021 era originariamente programmato per il tradizionale mese di marzo (come per l'edizione 2020 che si è svolta regolarmente) ma le difficoltà legate al Coronavirus ne hanno consigliato lo spostamento dai padiglioni al chiuso del Minneapolis Convention Center all'area aperta del Minnesota State Fairgrounds, con apertura dal 15 al 23 di maggio.
    "Lo State Fairgrounds è un luogo familiare per i nostri concittadini - ha detto Barb Hilbert, presidente dell'associazione GMADA - e lo spazio aggiuntivo ci ha consentito di fornire agli spettatori molte più opportunità esperienziali. Oltre alle auto in mostra (oltre 200) ci sono le dimostrazioni dei dealer, il Camp Jeep le auto d'epoca e l'area food con gli altri intrattenimenti della Minnesota State Fair".
    
   

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Stellantis e Foxconn si alleano per tecnologia auto

Fca avvia confronto per joint venture in Cina

Motori Industria
Chiudi Stellantis (ANSA) Stellantis

Stellantis, quarto costruttore automobilistico al mondo e il gruppo taiwanese Foxconn, storico partner di Apple per la produzione degli iPhone, annunceranno domani una alleanza strategica in ambito tecnologico nel settore automotive. I dettagli dell'accordo verranno illustrati, in una conferenza stampa online, dall'amministratore delegato di Stellantis Carlos Tavares, da Young Liu, presidente di Foxconn, da Yves Bonnefont, chief software officer di Stellantis, e da Calvin Chih, amministratore delegato di Fih. A Piazza Affari il titolo ha chiuso in crescita dell'1,63% a 15,098 euro. L'alleanza dovrebbe riguardare il business dell'Internet of Vehicles (IoV).

Non è chiaro se l'accordo, che coinvolge anche la controllata Fih Mobile, specializzata nell'assemblaggio, ricalcherà quello annunciato a gennaio 2020 da Fca che aveva confermato discussioni in corso con Foxconn - gigante dell'elettronica e dell'assemblaggio conto terzi - per la possibile costituzione di una joint venture paritetica per lo sviluppo e produzione in Cina di veicoli elettrici di nuova generazione e l'ingresso nel business IoV (Internet of Vehicles).

La collaborazione al centro del negoziato del 2020, inizialmente focalizzata sul mercato cinese, per Fca aveva l'obiettivo "di unire le capacità di due affermati leader mondiali nell'ambito della progettazione automobilistica, dell'ingegneria, della produzione e della tecnologia mobile software, per concentrarsi sul crescente mercato dei veicoli elettrici a batteria". Non si sa se anche questa volta il punto di partenza dell'alleanza sia la Cina. Non è neppure chiaro se l'accordo possa riguardare anche il software, che è diventato elemento strategico dell'industria dell'auto. Foxconn è il più grande assemblatore di dispositivi elettronici al mondo ed è anche il più grande datore di lavoro del settore privato in Cina, con più di 30 fabbriche e strutture di ricerca.

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Citroën Ami, tutti i kit per una urban car 'tailor made'

È possibile scegliere pack ed elementi decorativi online

Motori Componenti & Tech
Chiudi Citroën Ami, tutti i kit per una urban car 'tailor made' (ANSA) Citroën Ami, tutti i kit per una urban car 'tailor made'

Citroën Ami si distingue non solo per il suo design unico e per la capacità di essere flessibile e versatile per ogni utilizzo urbano, ma anche e soprattutto per la possibilità di personalizzazione. Una possibilità che consente ai possessori della urban car di realizzare un esemplare tailor made, fatto su misura per tutte le esigenze.

Per la personalizzazione, i clienti si possono rivolgere al sito Mister Auto, un portale di e-commerce di accessori e ricambi, una cui sezione è completamente dedicata ad Ami -100% ëlectric.
    Attraverso il portale si possono acquistare e ricevere direttamente a domicilio gli accessori e i ricambi di Ami -100% ëlectric, a cominciare dai Pack di personalizzazione per trasformare Ami -100% ëlectric in My Ami Orange, My Ami Grey, My Amy Khaki, My Ami Blue.
    Ogni Pack comprende diversi elementi decorativi, come ad esempio stickers adesivi, copricerchi e tappetini ed altri elementi funzionali come la rete centrale di separazione, le reti di contenimento per le portiere, vani portaoggetti sul cruscotto, gancio per borsa lato passeggero, supporto per smartphone, connect box Dat@Ami per connettere lo smartphone ad Ami.
    Il montaggio di ogni elemento viene spiegato attraverso tutorial che guidano passo per passo alla personalizzazione di Ami -100% ëlectric. Inoltre, sul portale è possibile acquistare anche un elemento singolo, scegliendo dal catalogo tra i 150 articoli dedicati.
    È anche possibile acquistare alcuni componenti per il comfort, come lo specchietto retrovisore interno, il kit vivavoce o la tendina parasole, oppure l'adattatore per poter ricaricare Ami anche da colonnina di ricarica pubblica. 
   

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Abel, il robot di 12 anni che sa comprendere gli umani

Frutto della collaborazione tra artisti e ricercatori del Centro Piaggio

Scienza & Tecnica Tecnologie
Chiudi Il robot umanoide Abel ha l'aspetto di un bambino di 12 anni (fonte: Centro 'E. Piaggio') (ANSA) Il robot umanoide Abel ha l'aspetto di un bambino di 12 anni (fonte: Centro 'E. Piaggio')

Somiglia a un ragazzo di 12 anni, sa parlare, ragionare e capire le emozioni degli esseri umani che ha davanti: si chiama Abel ed e' il nuovo robot umanoide realizzato dai ricercatori del Centro di Ricerca 'E. Piaggio' dell'Universita' di Pisa in collaborazione con la Biomimics di Londra, i laboratori dove sono nati alcuni dei piu' famosi 'alieni' del cinema, come quelli di Star Wars e i dinosauri di Jurassic Park.


Una delle fasi della realizzazione del robot Abel (fonte: Centro 'E. Piaggio')

"Abel e' un robot umanoide sia sotto l'aspetto estetico sia comportamentale", ha detto Lorenzo Cominelli, del Centro di Ricerca E.Piaggio. "Non solo somiglia e si muove con noi umani, ma e' in grado di interagire, comportarsi e percepire cio' che lo circonda in modo analogo al nostro". E' il risultato finale dalla fusione di due settori della ricerca: la robotica sociale e l'affective computing, 'condite' dall'arte di alcuni dei maestri degli effetti speciali come Gustav Hoegen.

Un mix che permette al robot di interagire e allo stesso tempo di studiare l'interlocutore osservandone moltissimi parametri, anche elementi invisibili per l'uomo, come i piccoli cambiamenti termici sul volto visibili all'infrarosso o la frequenza del battito cardiaco, tutti elementi da cui puo' dedurre quali emozioni prova l'umano che ha di fronte, forse meglio di come puo' fare un umano.


Il robot Abel (fonte: Centro 'E. Piaggio')

Abel e' anche in grado di elaborare concetti astratti, di affrontare ragionamenti deduttivi e induttivi e di formulare ipotesi. "Cerca di capire la persona che ha davanti - ha precisato Cominelli - e, se fa un'azione, prova a capire se ha provocato una reazion, e di che tipo. Ad esempio, in applicazioni con pazienti affetti da disturbi come Alzheimer, un robot simile puo' essere usato per scandagliare le reazioni del paziente a una serie di comportamenti e poi capire quale possano essere le migliori risposte. Da questo lavoro il medico potra' in seguito cercare i trattamenti piu' efficaci. Abel ha incredibili potenzialita' , una piattaforma per usi in moltissimi campi".

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Ricostruita l’origine del buco nero al centro della Via Lattea

Sagittarius A* nato dalla fusione di centinaia di piccoli buchi neri

Scienza & Tecnica Spazio & Astronomia
Chiudi Rappresentazione artistica di un buco nero (fonte: Pixabay) (ANSA) Rappresentazione artistica di un buco nero (fonte: Pixabay)

Nuova luce sull’origine del gigantesco buco nero al centro della Via Lattea: Sagittarius A* (Sgr A*), con una massa di circa 4 milioni di volte il Sole, è il risultato dell’aggregazione di un insieme di buchi neri più leggeri, circa 400, che orbitando hanno perso energia fino a fondersi. Lo indica lo studio pubblicato sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, coordinato da Roberto Capuzzo Dolcetta, del dipartimento di Fisica dell’Università Sapienza di Roma, in collaborazione con la École Normale Supérieure di Parigi.

Lo studio è basato su simulazioni realizzate dai computer del centro di ricerca Amaldi della Sapienza. Sagittarius A* è una sorgente radio molto intensa situata nella costellazione del Sagittario al centro della Via Lattea. La sua identificazione è stata premiata nel 2020 con il Nobel per la fisica ad Andrea Ghez e Reinhard Genzel, che hanno svelato l’esistenza di questo buco nero gigante misurando i movimenti delle stelle nella regione centrale della nostra galassia.

Secondo gli autori dello studio, “mentre l’origine dei cosiddetti buchi neri stellari ha una spiegazione fisica ormai accertata: sono ciò che resta di stelle massicce ormai spente, la formazione dei buchi neri supermassicci è ancora incerta. La nostra ipotesi - concludono - è che siano il frutto della rapidissima aggregazione, tramite collisioni successive, di un gruppo di buchi neri più leggeri trasportati al centro della Via Lattea dagli ammassi stellari che li ospitavano e che, orbitando, hanno perso progressivamente energia”. Fino a fondersi in un gigantesco cannibale cosmico.

 

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Musk lascia intendere di voler mollare i Bitcoin di Tesla

Il suo commento ad un tweet fa scivolare la criptovaluta del 5%

Motori Industria
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 Elon Musk in un uno scambio su Twitter ha lasciato intendere che Tesla potrebbe vendere o si sarebbe già liberata dei Bitcoin ancora in suo possesso. Lo riporta Bloomberg. In poco tempo, dopo la diffusione della notizia, la criptovaluta è scivolata del 5%. "I possessori di Bitcoin - ha scritto un utente che si firma @CriptoWhale - si schiaffeggeranno il prossimo trimestre quando scopriranno che Tesla ha mollato il resto dei loro Bitcoin. Con la quantità di odio che Elon Musk sta ricevendo , non lo biasimo...". Pronta il commento di Musk: "Infatti..", quasi a confermare la tesi dell'utente a cui ha risposto, scrivono i media. 
   

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Musk: Tesla non ha venduto alcun Bitcoin

Dopo la precisazione, la criptovaluta si e' parziamente ripresa, salendo ad oltre 44 mila dollari.

Motori Industria
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Il patron di Tesla Elon Musk ha chiarito in un tweet che la sua casa automobilistica "non ha venduto alcun Bitcoin", dopo che ieri la criptovaluta era scesa ad una quotazione di 43 mila dollari in seguito ad un cinquettio in cui l'imprenditore sembrava aver lasciato intendere che la sua societa' aveva venduto o potesse vendere il resto della sua riserva di bitcoin. Dopo la precisazione, la criptovaluta si e' parziamente ripresa, salendo ad oltre 44 mila dollari.

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La Nasa punta sui laser per comunicazioni spaziali più veloci

Per trasmettere fino a 100 volte più dati, nuovi test in estate

Scienza & Tecnica Fisica & Matematica
Chiudi Rappresentazione artistica del satellite STPSat-6 (fonte: NASA) (ANSA) Rappresentazione artistica del satellite STPSat-6 (fonte: NASA)

Sperimentare la tecnologia laser nelle comunicazioni spaziali per renderle più veloci e inviare sulla Terra fino a cento volte più dati rispetto ai tradizionali sistemi a onde radio: è quello che intende fare la Nasa con il suo nuovo dimostratore tecnologico LCRD (Laser Communications Relay Demonstration), che sarà lanciato da Cape Canaveral il prossimo 23 giugno a bordo del satellite STPSat-6 del Dipartimento della Difesa statunitense.

Una volta inserito in un’orbita geosincrona a 35.000 chilometri dalla Terra, LCRD condurrà una campagna di test lunga due anni per sperimentare la comunicazione laser ed esplorare meglio le sue potenziali applicazioni. Inizialmente le due stazioni di terra della missione (localizzate in California e alle Hawaii) saranno sfruttate per simulare due potenziali utilizzatori del servizio: la Nasa potrà così valutare il disturbo dell’atmosfera sui laser e potrà sperimentare il passaggio da un utilizzatore all’altro. Dopo questa prima fase sperimentale, LCRD verrà impiegato per supportare missioni spaziali vicine alla Terra, inviando e ricevendo dati attraverso laser a infrarossi per dimostrare l’efficienza del sistema di comunicazione.

Il primo vero utente di LCRD sarà il terminale ILLUMA-T (Integrated LCRD Low-Earth Orbit User Modem and Amplifier Terminal), che sarà lanciato verso la Stazione spaziale internazionale (ISS) nel 2022. Il terminale riceverà dati scientifici ad alta qualità dagli esperimenti e dagli strumenti a bordo della ISS e poi li trasferirà a LCRD a 1,2 gigabit al secondo; LCRD, a sua volta, li trasmetterà con la stessa velocità a terra. LCRD e ILLUMA-T sono in un certo senso gli ‘eredi’ dell’esperimento ‘Luna Laser Communications Demonstration’, che nel 2013 permise di scaricare dati dalla Luna alla velocità di 622 megabit al secondo.

La Nasa sta già sviluppando diverse altre missioni basate sulla comunicazione laser: migliorare la trasmissione dei dati è diventata infatti una priorità, dal momento che nello spazio si utilizzano strumenti sempre più sofisticati in grado di raccogliere dati ad altissima definizione, come i video in 4K. Usare le comunicazioni laser invece che quelle radio potrebbe consentire ad esempio di inviare a Terra una mappa completa di Marte in soli nove giorni invece che nove settimane. Inoltre le tecnologie laser sono più piccole, leggere e meno energivore, dunque ideali per essere integrate nei veicoli spaziali. Il segnale laser offre una maggiore sicurezza, perché riduce il rischio di interferenze e intercettazioni indesiderate, ma per arrivare al bersaglio richiede un’estrema precisione.

 

 

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Covid, in Italia almeno 52 casi della variante indiana

Ceinge, le sequenze nella banca dati internazionale

Scienza & Tecnica Biotech
Chiudi Particelle del virus SarsCoV2nsu una cellula (fonte: NIAID) (ANSA) Particelle del virus SarsCoV2nsu una cellula (fonte: NIAID)

Sono al momento 52 i casi di variante indiana segnalati in Italia, sulla base delle sequenze del virus SarsCoV2 trasmesse alla banca dati internazionale Gisaid. Le ha individuate la ricerca condotta da Angelo Boccia e Rossella Tufano, del gruppo di Bioinformatica del Ceinge-Biotecnologie avanzate coordinato da Giovanni Paolella. "Il dato si riferisce del numero delle particelle virali delle quali e' stata fatta la sequenza e non al numero dei casi reali presenti in Italia: andando avanti avremo nuovi numeri", precisa il genetista Massimo Zollo, dell'Universita' Federico II di Napoli e coordinatore della Task force Covid-19 del Ceinge.

Della variante indiana B.1.617 sono state finora identificate tre 'sotto-varianti' chiamate B.1.617.1, B.1.617.2 e B.1.617.3. I dati piu' recenti disponibili, relativi al 14 maggio, indicano che delle 52 sequenze del virus con la variante indiana rilevate in Italia, tre sono del tipo B.1.617.1 e 49 del tipo B.1.617.2; nessuna sequenza al momento appartiene al tipo B.1.617.3.

Per quanto riguarda la distribuzione geografica, i 3 casi della variante B.1.617.1 sono stati individuati in Veneto (1), Liguria (1) e Lazio (1). Dei 49 casi della variante B.1.617.2, la maggior parte e' stata individuata nel Lazio (66%), dove nella zona di Sabaudia (Latina) era stata individuata piu' grande concentramento di persone con questa variante; le altre sequenze provengono da Trentino Alto Adige (14%), Lombardia (10%), Puglia (6%), Friuli Venezia Giulia e Sicilia, ciascuno con il 2%.

"E' una fotografia della situazione al 14 maggio delle sequenze depositate ma questo non e' la situazione che rappresenta l'incidenza della variante in Italia, e questi rapporti potrebbero cambiare", osserva Zollo. E' vero per l'Italia come per l'Europa, dove la concentrazione prevalente della variante indiana e' attualmente in Gran Bretagna, grazie al massiccio programma di sequenziamento nazionale promosso nel Paese, e nel resto d'Europa i valori rilevati in Italia sono confrontabili a quelli di Francia, Irlanda, Belgio e Danimarca. Nel resto del mondo concentrazioni della variante sono presenti in Australia, Nuova Zelanda, Indonesia e Sri Lanka.

Quella indiana e' una variante complessa, nella quale si trovano alcune mutazioni tipiche di quella inglese B.1.1.7 e alcune della variante nigeriana B.1.1.207, e altre mutazioni non presenti su altre varianti, osserva Zollo, come quelle che riguardano una zona diversa dalla parte della proteina Spike chiamata Rbd e che si lega alla porta d'ingresso del virus nella cellula, il recettore Ace2.

"In particolare la variante indiana - prosegue - ha stessa mutazione della variante isolata in California e di quella sudafricana B.1.351. E' una mutazione che tutti i virus della famiglia SarsCoV2 si sono adattati ad avere: e' una mutazione che si sta adattando a trovare interazioni diverse e sta imparando a riconoscere recettori che non conosciamo". Altre mutazioni, conclude, "si stanno distribuendo nel mondo, dall' Australia al Kenya, fino alla Nuova Zelanda".

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Viaggio nei luoghi iconici del movimento Lgbt

Dagli Usa all'Europa dove si è lottato per i diritti omosessuali

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(di Ida Bini) (ANSA) - NEW YORK, 16 MAG - Il 17 maggio è la giornata internazionale contro l'omofobia e ogni forma di discriminazione sessuale, ed è l'occasione per scoprire i luoghi simbolo della lotta per i diritti omosessuali e i monumenti che ne testimoniano discriminazioni e violenze. Si parte da New York: al 53 di Christopher street c'è Stonewall Inn, uno dei più noti locali gay di Manhattan, nel Greenwich Village. Qui il 27 giugno 1969 la polizia fece irruzione, manganellando e arrestando dozzine di avventori, che si difesero; gli scontri durarono un paio d'ore e nelle sere successive ripresero con centinaia di persone radunate a manifestare. Il simbolo dei "moti di Stonewall" fu Sylvia Rivera, ragazza transgender che per prima si ribellò gettando una bottiglia contro i poliziotti. Succedeva nel Greenwich Village, cuore della controcultura americana prediletto dalla comunità hippie e dove un anno dopo, in memoria dei moti di Stonewall, venne organizzato il primo Gay Pride, inizialmente chiamato "Christopher Street Liberation Day March".
    Da allora il movimento omosessuale iniziò una fase militante e le parate dell'Orgoglio Gay si diffusero in molte altre città: a Los Angeles per la prima volta veniva transennata la strada della manifestazione, proprio come in una vera marcia.
    Sempre a New York altri sono i luoghi iconici del movimento: Langston Hughes House, ad Harlem, è la casa del poeta e scrittore afroamericano che tenne sempre nascosta la sua omosessualità, ma che oggi invece è uno dei simboli per il movimento gay internazionale. Ancora nel Greenwich Village c'è la Chiesa protestante che ha fatto della lotta per i diritti degli omosessuali la sua sfida più grande. Poco distante meritano una visita Stonewell Inn, che nel 2016 il presidente Obama ha nominato monumento nazionale, e nell'East Second Street la Star House, dove Sylvia Rivera fondò un'organizzazione a tutela dei giovani transgender senza casa.
    Anche la città di Philadelphia è un'icona del movimento per i diritti omosessuali: è la capitale del global Equality Forum e del PrideFest America, tutti appuntamenti dedicati all'emancipazione e uguaglianza della comunità Lgbt. E che la città sia da sempre esempio di tolleranza è testimoniato dal 1682 dal suo fondatore, il quacchero inglese William Penn, che ne volle fare la "città dell'amore fraterno". San Francisco è famosa per il quartiere Castro, sede di una delle comunità gay più grandi al mondo. Dagli anni '20 agli anni '70 è stata la patria dell'indulgenza e del pensiero liberale e ha ospitato personaggi e artisti non convenzionali. Tra i luoghi simbolo della comunità Lgbt ci sono, tra i tantissimi, locali come Spec's, celebre nel passato per la rivendita clandestina di alcolici ma anche come locale Lgbt, Asia SF e il teatro Castro.
    In Gran Bretagna fu storico l'incontro del 1984 tra un gruppo di attivisti gay e i minatori del Galles in sciopero contro la Thatcher; è una pietra miliare nella storia dei diritti civili: da allora fu proprio il sindacato dei minatori a spingere il partito laburista inglese a sposare la causa della comunità Lgbt. Ecco i luoghi iconici da non mancare: a Londra la base degli attivisti era Gay's the Word, piccola libreria del quartiere di Bloomsbury dove si acquistano ancora testi della controcultura inglese. Per raccogliere fondi per i minatori, la Lgsm (Lesbians & Gays Support the Miners) organizzò un concerto alla Electric Ballroom di Camden High Street, uno dei templi della musica londinese; sempre nel quartiere di Camden ci sono ancora alcuni dei club che ospitavano il divertimento clandestino dei gay londinesi tra gli anni '70 e '80. A Manchester merita una visita il People's History Museum che custodisce gli archivi della Lgsm con foto e documenti sull'incontro tra gay e minatori che cambiò il corso del movimento dei diritti civili in Gran Bretagna.
    A Berlino, in Germania, già nel 1897 il sessuologo Magnus Hirschfeld, per mobilitare l'opinione pubblica contro la discriminazione, aveva fondato con un gruppo di intellettuali (tra cui Herman Hesse e Thomas Mann) il comitato scientifico-umanitario WHK, considerato il primo gruppo organizzato della storia del movimento omosessuale. Durante la II Guerra Mondiale il suo collaboratore più stretto, Kurt Hiller, venne internato in un campo di concentramento e insieme a lui furono vittime della persecuzione nazista ebrei, rom, sinti e testimoni di Geova; omosessuali e lesbiche venivano marchiati con un triangolo rosa per gli uomini e nero per le donne. A ricordare la loro tragedia nel parco Tiergarten della capitale tedesca c'è un monumento, un grande cubo di cemento, con un video che proietta coppie di gay e lesbiche mentre si baciano. Frankfurter Engel è il monumento commemorativo dedicato alle persecuzioni degli omosessuali che si trova nella piazza Klaus Mann di Francoforte.
    Questi memoriali in realtà si trovano un po' ovunque: da Montevideo in Uruguay, dove sul granito rosa del monumento c'è la frase "Honrar la diversidad es honrar la vida", a Trieste che ha deciso di commemorare gli omosessuali perseguitati durante il nazifascismo nella Risiera di San Sabba. Anche a Bologna, nei giardini di Villa Cassarini è presente il primo memoriale realizzato in Italia, inaugurato nel 1999 per la ricorrenza dei 45 anni della liberazione dal nazifascismo. Quello di San Francisco, invece, è tra i monumenti più conosciuti: è composto da 15 pilastri di granito rosa in ricordo delle vittime e si trova nel Pink Triangle Park di Castro. Nel Parc de la Ciutadella di Barcellona il monumento alle vittime ha incisa la frase "In memoria di gay, lesbiche e transessuali che hanno sofferto la persecuzione e la repressione nel corso della storia". Persino in Alaska, a Anchorage, c'è un monumento alle vittime mentre a Sidney un grande triangolo rosa campeggia nel Green Park di fronte al Museo ebraico. Quello di Amsterdam, l'Homomonument, è un memoriale realizzato con tre triangoli che ne compongono uno più grande e la punta indica la casa di Anna Frank. Infine c'è un luogo simbolico da visitare: la Danimarca, tra i primi Paesi ad aver lottato per i diritti e il primo ad aver riconosciuto nel 1989 le unioni civili tra persone dello stesso sesso. A Copenaghen, chiamata la città arcobaleno, va visitato il quartiere Soho che quest'anno dal 12 al 22 agosto ospita il World Pride con la svedese Malmoe per celebrare l'uguaglianza e i diritti umani. (ANSA).
   

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Dalla cheratina all'olio di Argan, 5 segreti beauty dal mondo

Ingredienti e trend per viaggiare con la beauty routine

Lifestyle Beauty & Fitness
Chiudi La papaya è una potentissima alleata per nutrire e lenire la cute durante e dopo l’esposizione al sole foto iStock. (ANSA) La papaya è una potentissima alleata per nutrire e lenire la cute durante e dopo l’esposizione al sole foto iStock.

La bellezza da tutto il mondo: ci sono super ingredienti e beauty trend che hanno un paese d'origine ma che ormai hanno valicato i confini e si sono affermati nel mondo. Abiby, talent scout di prodotti must have, suggerisce 5 segreti beauty da altrettante parti del mondo per un viaggio attraverso la bellezza dal Brasile all’Australia, passando per Marocco, Giappone e Francia. In attesa di grandi viaggi...
Il segreto beauty dal Sud America: la cheratina
Presente naturalmente nei capelli, la cheratina è una proteina che, a causa del passare del tempo e degli agenti esterni, tende a diminuire rendendo la chioma più fragile e spenta. Per correre ai ripari il consiglio arriva direttamente dal Brasile, dove prodotti a base di cheratina fanno da sempre parte della hair beauty routine e vengono utilizzati in particolare per contrastare l’umidità e i danni causati dallo smog o dalla lunga esposizione al sole. Le proteine della cheratina districano, idratano, eliminano l’effetto crespo, prevengono e trattano le doppie punte, proteggono dai danni ambientali e donano un effetto setoso e lucente alla chioma.
Il segreto beauty dall’Africa: l’Olio d’Argan
In Marocco i rituali di bellezza affondano le radici negli ingredienti offerti dalla terra e tra questi c’è l’Olio di Argan, una sostanza estratta dai semi dell’Argania spinosa, pianta tipica del sud del paese. In particolare, l’Olio di Argan è un ingrediente preziosissimo per la salute della pelle, perché, grazie all’alta concentrazione di antiossidanti, vitamine A ed E e di omega-6, è un potente emolliente e antirughe naturale. 
Il segreto beauty dall’Oceania: la papaya
La papaya è una potentissima alleata per nutrire e lenire la cute durante e dopo l’esposizione al sole e lo sanno benissimo in Australia, dove è presente in moltissimi prodotti dedicati agli amanti del surf. Questo frutto, in particolare, è ricco di vitamine A, E e C, ha proprietà idratanti e nutrienti e aiuta a contrastare non solo l’invecchiamento cutaneo, ma anche acne e brufoli. Nel doposole protegge contro gli sfregamenti, reidrata la pelle esposta al sole, ripara le labbra e lenisce bruciori, gonfiori e pruriti dovuti alle punture di insetti.
Il segreto beauty dall’Asia: il make up “nude look”
Nel mondo del beauty i nuovi trend arrivano dal Giappone e strizzano l’occhio al minimalismo, complici anche le nuove abitudini dettate dall’utilizzo costante della mascherina, che ha spinto le donne di tutto il mondo a dedicare molto meno tempo al make up. I prossimi mesi, quindi, saranno dettati da un trucco minimal e dall’effetto nude, per uno stile più naturale, ma ugualmente impeccabile e d’effetto. 
Il segreto beauty dall’Europa: l’idratazione contro la maskne
L’uso della mascherina non ha spinto solo a ridurre il trucco, ma anche a prestare più attenzione allo skincare per combattere la tanto temuta maskne, l’acne da mascherina. L’aiuto, in questo caso, arriva dalla Francia dove spopolano spray e prodotti idratanti per rinfrescare e pulire il viso durante la giornata. 

 

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Andy Warhol e i Velvet Underground, la storia del 'banana album'

In mostra a Roma raro esemplare della cover con la buccia adesiva

Lifestyle Design & Giardino
Chiudi Andy Warhol Velvet Underground (ANSA) Andy Warhol Velvet Underground

La Pop Art è un modo di amare le cose diceva quel genio eclettico di Andy Warhol. E la sua straordinaria creatività ha cambiato non soltanto il mondo dell’arte ma ha avuto anche una straordinaria influenza sulla musica pop. L’incontro tra queste due differenti espressioni artistiche avvenne nel 1966 quando Warhol vide la rock band sperimentale dei Velvet Underground; quello che esprimevano attraverso la loro musica era secondo Warhol, molto simile a quello che lui stesso esprimeva nella sua arte. La band si era appena esibita ed era stata contestualmente licenziata in tronco, lo spettacolo a giudizio degli organizzatori era stato eccessivamente volgare e sopra le righe. Warhol e i Velvet Underground si incontrarono ai tavoli del Cafè Bizarre nel Greenwich Village a New York e quello fu soltanto l’inizio, da lì il via degli anni di collaborazione alla Factory, che sarà messa a disposizione da Warhol come sala di prova.
La copertina dell’album di debutto dei Velvet Underground, disegnata proprio da Andy Warhol divenne una vera e propria icona, a volte sostituendo il titolo del disco, spesso semplicemente chiamato “banana album”. La copertina originale era leggermente diversa da come la conosciamo oggi. Infatti, la buccia era adesiva e si poteva staccare, rivelando una banana di colore rosa, al di sotto, con una evidente allusione sessuale. Il tutto accompagnato dalla scritta “Peel slowly and see”, sbucciare lentamente e vedere. L’idea di Warhol per la copertina fu considerata assolutamente geniale dalla Verve Records, che aveva acquistato i diritti di distribuzione del disco, motivo per cui investirono moltissimo per acquistare una macchina capace di produrre quello che l’artista aveva richiesto. L’allusione sessuale era però difficile da realizzare e allungava moltissimo i tempi di distribuzione, così negli anni ritornò ad essere semplicemente la banana gialla che possiamo trovare oggi in qualunque negozio di dischi.
Il disco contiene pezzi famosissimi ed intramontabili come Sunday Morning, I’m Waiting For The Man, Femme Fatale, Venus In Furs, Run Run Run, Heroin, There She Goes Again, I’ll Be Your Mirror, solo per citarne alcune. Contrariamente a quanto si possa pensare, il disco non andò affatto bene, The Velvet Underground & Nico registrò nei primi 5 anni la vendita di non più di 30.000 copie. Ciò nonostante l’importanza avuta nella storia della musica fu epocale. Senza quel disco, forse, non ci sarebbero stati il punk, la new wave e tutto il rock alternativo degli anni a seguire. Per questo motivo alcuni, come Brian Eno, sono convinti che “ciascuno di quei 30.000 che l’hanno comprato hanno fondato una band“.
Tra le opere pop che verranno esposte alla Galleria Restelliartco in Roma dal 28 maggio al 31 luglio, all’interno della Mostra “Pop sounds good” spicca la cover con la celebre banana in un rarissimo esemplare firmato da Warhol e, fatto ancora più importante una tra le pochissime con la cover adesiva. All’interno degli spazi espositivi della Galleria anche altre opere di Warhol come i “Kellogg’s Frosted Flakes” del 1979, i “Kellogg’s Rise Krispies” del 1988 , quindi le celeberrime serigrafie delle Campbell’s Soup “Vegetarian Vegetable” e “Hot Dog Bean” della Sunday B. Morning - After Warhol, 2015, lo “Skulls” rara opera del 1976, la banconota da “Centomila Lire” anni ’80, la banconota dei “2 Jefferson Dollars” del 1976 e le “Marilyn / This is not by me” della Sunday B. Morning edizione del 1970.

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Pride, 60 anni di lotte per diritti Lgbtq/VIDEO

Voci del movimento in docuserie che ha debuttato in Usa su Fx

Lifestyle Società & Diritti
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I momenti più importanti della lotta per i diritti Lgbtq in 60 anni ma anche tanti percorsi intimi di discriminazioni e violenze subite, contrastate con coraggio e solidarietà, per vivere la propria identità sessuale senza doversi nascondere. Un racconto in sei episodi, tra straordinario e a volte inedito materiale d'archivio e testimonianze, dagli anni '50 all'oggi, firmati da cineaste e cineasti queer (Tom Kalin, Andrew Ahn, Cheryl Dunye, Anthony Caronna Alex Smith, Yance Ford, e Ro Haber) che scandisce Pride, la docuserie in Usa su Fx in occasione della Giornata internazionale contro l'omofobia, la bifobia e la transfobia (17 maggio).
   
In ogni decade "che abbiamo affrontato era evidenziare le lotte ma anche l'amore e la gioia, la felicità che la comunità Lgbt era in grado di vivere - spiega la showrunner Alex Stapleton, negli incontri in streaming della testata Deadline per i Contenders di stagione nelle categorie documentario e programmi 'unscripted' (dalle docuserie ai reality game,ndr ) -.
    Un equilibrio che abbiamo cercato anche nell'episodio sugli anni '50, particolarmente duro". Dalla testimonianza fra gli altri, di Madeleine Tress, licenziata da un lavoro governativo perché omosessuale, alla storia del senatore democratico Lester Hunt, che si suicidò dopo l'arresto del figlio con un uomo che si prostituiva. Si è puntata l'attenzione sugli attivisti, "anche quelli meno conosciuti, per comprendere la loro vita e il contributo che hanno dato al movimento e su figure di spicco come l'afroamericano Bayard Rustin (1912 - 1987), che ha "combattuto per i diritti civili su ogni livello in questo Paese" aggiunge Stapleton. "Molti pensano che il movimento gay sia iniziato con Stonewall (gli scontri fra gruppi lgbt e la polizia di New York nel 1969, dopo l'ennesima irruzione degli agenti in un locale gay) - spiega la coproduttrice esecutiva Christine Vachon, una delle più importanti e influenti produttrici indie. Volevamo invece mostrare le tante forme di resistenza di persone così diverse che hanno partecipato alla lotta per i propri diritti prima e dopo Stonewall". 
   

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Bubble Hotel, anche in Italia si dorme sotto le stelle

Natura, privacy, relax e lusso, le bolle trasparenti si moltiplicano

Lifestyle Tempo Libero
Chiudi Bubble Hotel nei dintorni di Bergamo (ANSA) Bubble Hotel nei dintorni di Bergamo

Vere e proprie sfere trasparenti, che offrono praticamente tutte le comodità di una camera di hotel, ma al posto delle pareti e del soffitto si ammira il cielo stellato durante la notte e ci si sente immersi nella natura. Le strutture gonfiabili sono provviste di mobili di design, tende e biancheria pregiata, peculiarità che non si possono trovare in un semplice campeggio: sono i Bubble Hotel, sono ancora pochi in Italia - si trovano in Piemonte, Toscana, Lombardia, Basilicata, Liguria, Puglia, Umbria - ma sono una novità di tendenza, di cui si è parlato alla Bit Digital Edition in una ottica di turismo esperienziale sempre più importante.
A Satriano di Lucania in provincia di Potenza, in un contesto turistico in forte espansione, con una vasta offerta di escursioni di carattere naturalistico (trekking, torrentismo, passeggiate a cavallo), avventuroso (il ponte alla Luna di Sasso di Castalda si trova a pochi minuti dalla struttura) e anche enogastronomico si trova Atmosfera Bubble Glamping, un progetto che nasce dalla voglia di valorizzare un terreno di famiglia in Basilicata, abbandonando la frenetica vita nella Capitale per realizzare il primo Bubble Glamping d'Italia. E' stato progettato con la massima attenzione agli aspetti naturalistici e realizzato attraverso interventi di valorizzazione del territorio a basso impatto ambientale. Nella struttura si produce energia pulita attraverso un impianto fotovoltaico, acqua calda dal sole con un pannello solare termico, le acque nere vengono trattate in loco da una fossa biologica che la re-immette nell'ambiente pulita, è stata abolita la plastica monouso e si usano solo prodotti e fornitori a Km0. Le Bubble Room sono prodotte con materiali di altissima qualità, certificati e omologati, per questo possono resistere a tutti i tipi di temperatura esterna e dotate di ogni comfort all’interno. Il Glamping è aperto tutto l'anno, con qualsiasi condizione metereologica, anche con la neve, semplicemente rimodulando il sistema di riscaldamento interno. L’arredamento aggiunge una nota glamour all’esperienza naturalistica, con pezzi di design contemporaneo abbinati ad elementi di recupero provenienti dalla vecchia masseria di famiglia. Il bagno privato, a un passo dalla Bubble Room, è realizzato con la massima attenzione al comfort, proprio perchè il glamping è camping + glamour, quindi le comodità non devono mancare. L’area privata esterna è dotata di vasca idromassaggio riscaldata e di spazio relax con tavolo, sedie e maxi pouff. La colazione viene servita direttamente in camera, all'interno di cestini da chic-nic in vimini. I nomi delle Bubble Room richiamano gli elementi naturali presenti sul posto. Folium, la prima bolla, aperta da luglio 2019, in onore delle foglie delle querce del bosco dove è posizionata. Lapis, inaugurata nel 2020, che rimanda alle pietre naturali usate per realizzare la sua pavimentazione esterna.
Nei dintorni di Bergamo, in cima a colline con viste mozzafiato nelle Prealpi bergamasche, natura e relax sono i protagonisti: un posto, il Relais de Cesari a Borgo Ticino, poco distante dal Lago Maggiore, per dimenticarsi le noie, i rumori, lo stress e la frenesia della quotidianità cittadina. Si soggiorna in “bolle” trasparenti, una serie di piccole costruzioni in cui si ha la possibilità di dormire ammirando il panorama circostante. Un fantastico modo di passare notti romantiche sotto le stelle in una struttura confortevole.

Sul portale Bubble Emotion le nuove strutture in Ligura, provincia di Imperia, in Piemonte a Ponte Ticino e in Toscana a Marina di Bibbona: standard di tutto comfort in location attrezzate.

I Bubble Hotel sono un poco diversi, più lussuosi, del gampling che è una evoluzione lusso del campeggio: sono entrambi comunque concetti vicini di vacanze esperienziali a contatto con la natura. Nell'immagine qui sotto la cupola geodetica di Relais dei Cesari, gampling a Borgo Ticino

Sul Monte Cornacchia, a un’altitudine di circa 900 m, nella località del Lago Pescara di Biccari, in Puglia, la Bubble sotto il cielo stellato, in mezzo alla natura. La sfera di Biccari è stata concepita e realizzata in Belgio da un team di designer e progettisti che hanno voluto dare una svolta al concetto di pernottamento nella natura. La bubble room propone il comfort di una stanza di hotel, ma con la suggestione delle pareti e del soffitto trasparenti, per sentirsi completamente immersi nella natura. All’interno della bolla, che misura circa 20 mq, è presente un letto matrimoniale, ma se richiesto è possibile aggiungere un ulteriore posto letto per poter permettere il soggiorno anche alle famiglie con bambini.
In Umbria c'è Casale MilleSoli - Strada Mugnano Poggio Montorio - Perugia. Un igloo trasparente, una tenda sospesa per dormire sotto una coperta di stelle e vivere un' esperienza di «tree camping»

In Piemonte c'è anche Gaia's Spheres B&B a Gorzegno (CN), nel cuore dell’autentica Alta Langa: un soggiorno a stretto contatto con la natura, nel silenzio, immersi nel verde, lontano dal caos della città. Gaia’s Spheres rappresenta perfettamente il “glamping”, il campeggio di lusso a contatto con la natura. Una forma di turismo ecosostenibile e responsabile che unisce l’immersione nella natura a 360 gradi, senza dover rinunciare alle comodità, allo charme di una struttura ricettiva d’eccellenza. Ognuna delle sfere mette a disposizione un accogliente spazio di circa 20 mq, nel quale gli ospiti hanno a disposizione un confortevole letto matrimoniale ed una zona relax dalla quale è possibile godere di una splendida vista sul territorio circostante.

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